Satsang con Paramahamsaji a San Sicario 2

 

D: Fino ad ora hai parlato del mantra come processo di purificazione. Ci puoi parlare del mantra come ponte tra guru e discepolo?
Paramahamsaji: Penso che il ponte tra guru e discepolo sia la devozione. Naturalmente, il mantra può aiutare.

D: Perché dai sannyasa a persone che sono sposate e che sono dei capifamiglia?
Paramahamsaji: Sannyasa è un’idea o una filosofia. Solo perché vivi con tua moglie o tuo marito non significa che sei un miserabile. Non tutti gli scapoli sono sinceri e non tutte le persone sposate sono peccatrici. Marito e moglie rappresentano due poli opposti chiamati Shiva e Shakti. Non potete avere elettricità se i due poli, positivo e negativo, non si uniscono assieme.
Quando do sannyasa alle persone sposate, mi aspetto da loro che pratichino la filosofia spirituale dell’unione tra i due poli in maniera molto sistematica e corretta. Entrambi possono vivere la vita di un sannyasin e aiutarsi l’un l’altro. Ciò significa che devono essere molto responsabili riguardo sannyasa.

D: Come possiamo applicare la pratica del kriya yoga nella vita quotidiana?
Paramahamsaji: Non è assolutamente necessario applicare le pratiche di yoga alla vostra vita quotidiana. Quando praticate yoga per qualche tempo, la vostra consapevolezza cambia. Questo cambiamento di coscienza non è improvviso. È molto graduale. Voi vivete la vostra vita con questa qualità di coscienza cambiata. Ecco come potete applicarla.

D: Qual è la differenza tra kundalini yoga e kriya yoga?
Paramahamsaji: Lo scopo del kriya yoga è risvegliare la kundalini preparando l’aspirante. In effetti, ogni forma di yoga tende a risvegliare kundalini. Potete risvegliare la vostra kundalini con l’azione altruistica (o karma yoga). Penso che questo sia il sentiero più facile. Analogamente, anche bhakti yoga, raja yoga, gyana yoga e altre forme di yoga tendono a risvegliare la kundalini. Ma la pratica del kriya yoga influenza direttamente il risveglio di kundalini. Noi non lo chiamiamo kundalini yoga, lo chiamiamo kriya yoga perché c’è un sistema yogico separato chiamato kundalini yoga che è diverso dal kriya yoga.

D: L’illuminazione è un evento graduale o avviene all’improvviso? Quale percorso seguono le varie tecniche yogiche per raggiungere l’illuminazione?sansicario009
Paramahamsaji: Dipende dalla persona. Di solito, è un processo graduale. In varie vite raggiungi gradi di illuminazione. Il centro dell’illuminazione è principalmente ajna chakra.

D: Cosa succede dopo la morte ad una persona illuminata rispetto ad una persona non illuminata?
Paramahamsaji: Entrambe si reincarnano. Devono lavorare per la loro ulteriore evoluzione. Quando uno ottiene la sua evoluzione finale allora esce dal ciclo.

D: Swamiji, abbiamo appena saputo che Anandamaya Ma ha lasciato il suo corpo mortale. Tutti sappiamo che la conoscevi da quando eri molto giovane. Ci puoi dare qualche notizia riguardo lo straordinario fenomeno che lei incarnava?
Paramahamsaji: Questa è una novità anche per me. Non lo sapevo. La incontrai quando avevo dieci anni e lei mi incoraggiò molto spiritualmente.
Era nata in quella parte dell’India conosciuta come Bangladesh e sin dall’infanzia ha vissuto una vita di estasi spirituale. Durante la sua vita ha ispirato milioni di persone verso il sentiero della bhakti. Il suo mantra era ‘solo le parole di Dio sono parole, tutto il resto è doloroso.’
Lei aveva un ashram nella stessa città dove io sono nato ed era solita visitare quel luogo una o due volte l’anno. Gli Indiani sono molto religiosi e bhakti marga per temperamento. Ogni volta che sentono di un santo o di qualche discorso divino, vanno sempre a vedere. E davanti ad un vero santo, davanti ad un vero sadhu in India, il più ricco ed il più povero, il re ed il suddito, non hanno nessun tipo di distinzione.
In occidente molto pochi sanno che in India un santo o guru è considerato sopra Dio, non sotto Dio. In presenza di un vero sadhu, o un santo realizzato in Dio, sia un Mussulmano o una prostituta, un Cristiano o un carnivoro, o un grande capo, o un re, chiunque vada, tutti sono considerati uguali, e devono comportarsi come fossero uguali. Questo è precisamente il motivo per cui in India sono nati particolari tipi di sannyasin, ma gli Indiani sono molto attenti a non offenderli.
Ananadamay Ma era tra questi. Dovunque andasse, ci fosse stato un grande uomo o uno spazzino di strada, essi sedevano davanti a lei, fianco a fianco. Lei era rispettata da ogni ceto sociale, il politico, l’intellettuale, il commerciante e la classe operaia. Lei non discuteva mai di religione, ma parlava sempre, con ogni respiro, di Dio.
La religione e Dio sono due cose diverse, non la stessa cosa. Dio ha a che fare col cuore di un devoto e non con il sancta sanctorum. Il cuore di un vero devoto è il tempio mobile di Dio e il sancta sanctorum è la casa morta di Dio. Non è un male andare al sancta sanctorum, ma uno dovrebbe ricordare che se qualcuno tra di noi vive con Dio nel cuore, egli è il vero tempio.
Ogni volta che Anandamayi Ma arrivava, migliaia e migliaia di persone povere e ricche si recavano per avere il suo darshan. C’è un’altra credenza tra gli Indù, che i veri santi non hanno bisogno di pubblicità. Non vi serve soffiare in una conchiglia per annunciare l’alba. Allo stesso modo, quando c’è molta pubblicità intorno ad uno swami o a un sadhu, gli Indiani diventano molto vigili e cauti. Coloro che aspirano alla vita spirituale, coloro che intendono condurre una vita più elevata, dovranno scoprire le cose da sé senza leggere materiale pubblicitario.
Un santo realizzato in Dio non dovrebbe essere trattato come un annuncio pubblicitario.
Anandamayi Ma è vissuta sempre in trance, in estasi; perciò, ovunque andasse, il suo arrivo non era mai annunciato a suon di tromba. Nonostante questo, la sera, trovavate migliaia di persone che affollavano l’appartamento in cui viveva. Ovunque lei vivesse, in qualunque casa abitasse, diventava un tempio. Parlava molto poco, ma dal suo sguardo, i suoi devoti ottenevano un messaggio di conforto, consolazione e la risposta a ciò per cui erano andati. Anandamaya significa pieno di beatitudine e Ma significa madre.

D: L’uomo accetta con difficoltà alcune cose come solitudine, morte etc. Cosa può fare lo yoga per aiutare?
Paramahamsaji: Quando praticate lo yoga, allora migliorate la qualità della vostra mente e delle vostre emozioni, ed iniziate ad accettare molti avvenimenti inevitabili. Molte persone in questo mondo, sono preoccupate per tutto perché l’uomo è perfezionista e vuole che ogni cosa sia perfetta. Se vede qualcosa di assurdo, non lo accetta, non lo capisce.
La filosofia dello yoga è connessa al processo di evoluzione. Noi crediamo che ci saranno sempre idioti in questo mondo, fianco a fianco con i saggi. Prevarranno forze positive e negative, esisteranno fianco a fianco. Quando avrete realizzato questo, niente di male potrà disturbarvi.
L’esistenza è una miscela dei tre guna, ed essi ci saranno sempre. Se fate una legge governativa per cui tutti i criminali devono essere uccisi ora, nel giro di cinque anni ci sarà un’altra banda di criminali. Non potete eliminare il processo sempre fluttuante della natura. Non potete eliminare la morte, e se metà della popolazione mondiale diventasse immortale, sarebbe un grosso problema.
Una volta c’era un problema di mortalità. Ora c’è il problema della sovrappopolazione. Perciò la morte e altre circostanze avverse non dovrebbero causare squilibrio nella mente.
La filosofia più importante dello yoga è: voi percepite il mondo secondo la qualità della vostra visione. Quando crescete, oltre i limiti del sé inferiore, interpretate diversamente le azioni e le reazioni che avvengono nella vostra mente.
Sappiamo dello hatha yoga e del raja yoga, ma lo yoga è interessato principalmente alla profondità della coscienza umana. Aiuta una persona ad evolversi e ad avere una migliore realizzazione del mondo.

sansicario008D: Santi e mistici occidentali sono diventati quello tali senza praticare yoga. Può, quindi, lo yoga essere considerato un modo spontaneo e naturale dell’evoluzione umana?
Paramahamsaji: Nella tradizione antica, anche nel Cristianesimo, c’erano le pratiche di yoga. Queste tradizioni si sono adesso perdute perché i santi non vivono più, sopravvivono solo i preti. Questo non è successo solo nel cristianesimo ma anche nell’Induismo. Anche i preti Indù pongono la stessa domanda.
Nella Bibbia c’è un riferimento molto chiaro a kriya yoga, nada yoga e samadhi: ‘Per Dio, io giuro che muoio ogni notte.’ Questa morte non è la morte ordinaria. Qui “morte” indica l’assenza totale di consapevolezza oggettiva.
Non è importante re-interpretare la Bibbia, poiché non sono un’autorità a riguardo, ma i Santi del Cristianesimo sicuramente praticavano yoga. Essi cantavano i nomi, essi cantavano inni (kirtans), essi praticavano penitenza, bhakti yoga, yama e niyama e dormivano sul pavimento. Tutte queste sono forme di yoga.
Hatha yoga è una branca o facoltà dello yoga. Quando questi santi meditavano, cosa accadeva al loro corpo? Diventava immobile. Quella è la definizione di asana. Negli yoga sutra di Patanjali, la definizione di asana è immobilità totale del corpo.
Quando cresci nella consapevolezza spirituale, le tue pratiche cambiano. Ci sono molti santi in India che non praticavano asana, non praticavano kunjal, shankaprakshalana o neti, ma solo perché non lo praticavano, non significa che noi non dovremmo praticarlo. Se volete seguire i santi, dovete seguirli totalmente.
Noi siamo creature della convenienza. Quando il guru beve whisky, il discepolo dice: “Il mio guru beve whisky, anch’io posso berlo perché devo seguire il mio guru.” Quando il guru parla alle donne, le abbraccia, anche noi possiamo farlo perché dobbiamo seguirlo. Ma se il guru tocca i fili dell’alta tensione, non lo farete. Direte: “Oh, lui è un santo, può farlo. Io non posso.” Questo è un modo di pensare molto inopportuno che accade in rapporto a guru e chela.
I santi della tradizione cristiana erano grandi yogi. Una cosa dovreste ricordare, né Cristo né quei santi erano occidentali. Avevano origini orientali. Non erano cattolici di Roma. Erano nai ebrei, ma la divinità non appartiene a una religione. Le incarnazioni di Dio, dei santi e degli apostoli sono esseri universali.

D: Puoi parlare della testimonianza del rapporto corpo/mente facendo riferimento a un’esperienza passata?
Paramahamsaji: Noi ricordiamo le esperienze del passato, ma non possiamo farne esperienza esattamente allo stesso modo. Se hai gustato un certo cibo una volta, hai avuto un’esperienza in quel momento. Puoi richiamare la stessa esperienza oggi, senza avere quel cibo? Per questo scopo devi prima praticare antar mouna, rendere la tua mente un osservatore; qualunque cosa ti venga in mente, tu ne sei testimone. Non ritirare la mente da nessun tipo di esperienza. Non impegnare la mente in nessun processo di pensiero. È un po’ difficile.
Quando sollevi la mano, devi sapere che stai sollevando la mano. Quando respiri, devi sapere che stai respirando. Quando stai oscillando, devi sapere che stai oscillando. Quando sei stabile, devi sapere che sei stabile. Per vedere tutto ciò che succede, per vedere tutto ciò che esiste, per vedere che vedi ciò che vedi. Talvolta pensi cose orribili. Non esserne tormentato. Talvolta vedi il tuo guru, Krishna, Cristo, non importa, non è importante.
Se c’è un dolore nell’addome, devi sapere che c’è un dolore nell’addome – non piangere, non gridare. Se ti stai addormentando, devi sapere che ti stai addormentando, che stai andando, che sei andato. L’atteggiamento deve essere, ‘io sono l’osservatore, non l’attore, non colui che pensa. Io non sono il karma, io non sono il pensiero, io non sono l’emozione, io non sono il sentimento. Io sono soltanto il testimone di tutto ciò che sta accadendo nel mio corpo, nella mia mente.’
Se vi accade di vedere un grande fantasma con denti e corna, una grossa pancia e un viso orrendo che viene verso di voi, dite semplicemente, ‘Bene, lo vedo.’
Un discepolo stava praticando antar mouna. Iniziò a vedere un fiume che sgorgava sempre più vicino a lui e lui stava per essere trascinato via. Iniziò a pensare ‘Oh, sono solo testimone di tutto ciò che sta accadendo’. La volta successiva vide una bella fanciulla che andava verso di lui in atteggiamento amoroso. Egli pensò che egli era l’osservatore e non un partecipante. Un giorno mentre praticava antar mouna andò molto in profondità ed ebbe una visione in cui riceveva un telegramma che gli comunicava la morte di sua madre e, di colpo il suo antar mouna si ruppe.
Uno può praticare antar mouna, rimanere testimone a tutti gli stadi, ma ci sono certe tendenze nell’essere umano che sono le sue debolezze. Esse lo disturberanno sempre. A questo dovete fare attenzione.

D: La tradizione stabilisce che i bambini siano iniziati alle pratiche importanti di yoga all’età di otto anni, ma ora alcuni insegnanti di scuola materna desiderano applicarle a bambini più piccoli, iniziando appena il bambino incomincia la scuola. Lo yoga si può applicare loro? E in questo caso, come?
Paramahamsaji: I bambini prima di otto anni hanno un diverso sistema, e perciò l’insegnamento dello yoga dovrebbe essere dato loro in maniera tale che possano assorbirlo piuttosto che impararlo. Dall’età di due anni, si dovrebbero dare dimostrazioni con lo scopo di farle assimilare. I modelli dovrebbero essere forniti loro allo stesso modo in cui date loro i giocattoli con cui giocare.
La maggior parte delle posture yoga hanno nomi di animali e uccelli. Le strutture delle asana dovrebbero essere preparate in modo da assomigliare a un animale, a un essere umano e anche la postura.
I bambini piccoli hanno un cervello fotografico, qualsiasi cosa vedono è registrata in modo fotografico. Perciò qualunque conoscenza di yoga vogliate fornire ai bambini dovrebbe essere audio-visiva.
Molte volte i bambini di due o tre anni vedono i loro genitori; non possono analizzarli intellettualmente né rispondere emozionalmente. Essi, semplicemente, li vedono e li registrano. Successivamente, quando crescono, verso i diciotto anni, c’è un processo di sviluppo di quelle impressioni. Dopo lo sviluppo di quelle impressioni, essi sviluppano una personalità basata sulle impressioni fornite dai genitori.
Un bambino di un anno, o anche quando ha sei mesi, non comprende cosa fanno i suoi genitori, ma registra le impressioni. Questo è certissimo e nessuno dovrebbe dubitare di questo fatto. Non potete nascondere niente ai vostri bambini in nessun momento, neanche durante la gravidanza.
La coscienza funziona a vari livelli. La vostra coscienza sta funzionando a livello intellettuale. Se io uccido qualcuno, voi lo capite e poi giudicate che questo non è giusto. Molte volte la vostra coscienza funziona a livello spirituale, a livello emozionale ed anche a livello schizofrenico. A due, tre, quattro anni, o perfino prima di due, la vostra coscienza funziona a ciò che chiamerei livello fotografico. Questo è detto samskara.
Ora, se volete che i vostri bambini assimilino lo yoga, e poi sviluppino le impressioni più avanti negli anni, dopo diciotto, diciannove o venti, e influenzare così la loro mente, il loro carattere, la personalità e il destino, allora dovete praticare voi stessi.
Oltre che con figure, supporti visivi, ai bambini si può insegnare anche raccontando storie. In tenera età, i bambini possono non essere capaci di rispondere o reagire, ma sicuramente inspirano tutta la storia, e da ciò essi traggono il meglio o l’essenza. Perciò, a livello di scuola materna, attraverso figure, dimostrazioni e narrazione di storie, potete sicuramente far imparare lo yoga ai bambini.
Quando narrate una storia ad un bambino, ci sono certi aspetti importanti della storia ed una struttura generale, che i bambini registrano ma, più tardi verso i venti anni, possono liberarsi della struttura e conservare l’essenza. Questa è la funzione peculiare dell’intelligenza umana.

D: Ti prego, parla del controllo delle emozioni da parte di un praticante yoga?
Paramahamsaji: Se con la parola yoga intendi raja yoga, allora penso sia meglio dire che le emozioni non dovrebbero essere controllate. Yoga significa karma yoga, bhakti yoga, raja yoga e gyana yoga. Ciascun yoga ha qualcosa per completare la vostra vita.
Bhakti yoga canalizza le vostre emozioni. Dovrebbe essere praticato prima del raja yoga o insieme al raja yoga. Il karma yoga vi aiuta ad equilibrare le impurità della mente, le distrazioni della mente. Se praticate gli yoga sistematicamente, allora non vi imbatterete mai nei problemi dalla mente e dalle emozioni nelle vostre pratiche di meditazione.
Il motivo per cui, nella meditazione, affrontiamo la mente è perché non l’abbiamo curata tramite bhakti yoga e karma yoga. In yoga, la meditazione è considerata il punto più alto ma, tuttavia, io penso che nei paesi moderni la meditazione sia troppo enfatizzata e enfatizzata in modo errato. La meditazione è uno stadio molto alto e perciò ha bisogno di molta preparazione. Se non praticate le altre forme di yoga, allora dovrete affrontare difficoltà nella meditazione.
Il karma yoga è la filosofia del vostro rapporto con la vita. Qual è il vostro rapporto con tutto ciò che vi circonda, e quale dovrebbe essere il vostro atteggiamento nei confronti del vostro lavoro, della vostra famiglia, dei figli, dei problemi, dei nemici e tutto il resto? Come dovreste reagire al successo o al fallimento, all’amore o all’odio, alla vittoria o alla sconfitta? Questo è molto importante. Il karma yoga è la filosofia che fissa il vostro rapporto con tutto il resto nel mondo, in modo tale che niente disturbi la vostra mente, in nessun momento, non importa ciò che vi è successo.sansicario010
Allo stesso modo, il bhakti yoga è così importante che senza di esso, non potete equilibrare adeguatamente le vostre emozioni. Dunque, dobbiamo scoprire chi amare, chi può accettare tutto il nostro senza reagire in malo modo. La maggior parte dei problemi di cui soffre la gente attuale sono i problemi causati dall’amore o dall’assenza di amore.
Perciò è necessario sapere come allenare le vostre emozioni, quando allenate la vostra mente. Una mente non addestrata, emozioni non addestrate, e conduttori non addestrati, provocano incidenti. Dunque, nel bhakti yoga le emozioni sono canalizzate verso una divinità, nella forma di Dio, in forma di deva, in forma di guru.
Se amo qualcuno, lui non dovrebbe sfruttarmi. Se non mi sfrutterà, lo amerò sempre di più. Dio non sfrutta i suoi devoti. Allo stesso modo, anche il guru non dovrebbe sfruttare i suoi devoti.
Quando avete praticato karma yoga e bhakti yoga, e praticate raja yoga, la mente diventa quieta automaticamente. E’ perchè non pratichiamo bhakti yoga e karma yoga che ci sono problemi emozionali e mentali in meditazione. Dovete dire: ‘Bene, lasciamoli venire’. Non bloccateli, perché bloccarli sarebbe il disastro più grande.

D: Puoi spiegarci il significato del Shanti Path e la storia di come è stato hanno iniziato a praticarlo a Munger, anche qual è il significato di Guru Sharanam Gachami e Yogam Sharanam Gachami?
Paramahamsaji: Shanti path significa letteralmente ‘canto di pace’. Ce ne sono dieci. Essi sono tratti e compilati dai vari Veda. Con questo shanti path noi stiamo risvegliando la nostra forza di volontà dinamica. Al termine della meditazione è necessario che il processo di estroversione sia graduale.
Le strofe, Guru sharanam, Satyam sharanam e Yogam sharanam non sono una mia composizione ma una creazione dei discepoli. ‘Guru sharanam gachami’ significa ‘trovo rifugio nel guru’, ‘Satyam sharanam gachami’ ha due significati ‘trovo rifugio nella verità’ o ‘trovo rifugio in Satyananda’ e ‘Yogam sharanam gachami’ significa ‘trovo rifugio nello yoga’.
Circa 2500 anni fa in India, nacque Buddha. Migliaia di persone, intellettuali e laici lo seguirono. C’erano migliaia di sannyasin del suo ordine. Ed essi avevano la preghiera ‘Buddham sharanam gachami, Sangham sharanam gachami, Dhammam sharanam gachami’: ‘Trovo rifugio in Buddha, trovo rifugio nel Sangha, trovo rifugio in Dhamma’. Queste preghiere venivano cantate tre volte, e dopo di ciò ripetevano i loro giuramenti o impegni: ‘Mi astengo da vino, carne e donne’. Per chi aveva famiglia c‘erano cinque giuramenti e impegni e per i rinuncianti dieci. Naturalmente, oggi tutti i Buddisti non mantengono i giuramenti.
I discepoli possono essere di Buddha, di Cristo, di Sivananda o di Satyananda. Sono tutte persone strane. Essi per primi promuovono l’immagine del guru. Quando la sua immagine diventa molto celebre, allora essi si prendono il merito del suo successo dicendo: “Io sono discepolo di Buddha”.