Swami Chidprakash Saraswati

Omaggio a Swami Satyananda

 

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Nella mia vita ho incontrato poche volte Swami Satyananda, contando bene saranno state solo quattro, ma a me sono sembrate molte di più.
Nonostante queste poche volte, posso dire con tutta sincerità che il rapporto interiore con lui per me è, ed è stato, veramente molto intenso.
Raccontare della mia esperienza con il Guru, mi suscita due emozioni contrastanti: da un lato, mentre inizio a scrivere mi rendo conto che per poter passare a chi legge la mia reale esperienza avrei bisogno di scrivere e scrivere. Scorrono nella mia mente fiumi di parole, situazioni, starei ore a parlare, dire, raccontare e raccontare. Dall’altro lato so bene che non avrei nè il tempo nè lo spazio per fare questo e la mia anima mi dice: “Che devi raccontare? Cosa devi dire? È questione privata, personale… non c’è niente da raccontare… non voglio raccontare niente!”
Comunque nonostante io sia uno dei migliaia discepoli di Swami Satyananda e che “ufficialmente” io abbia avuto il suo darshan poche volte nella mia vita, l’influenza di Paramhamsaji su di me, sulla mia personalità e gli effetti di tutto questo sulla mia vita sono stati enormi, molto di più di quanto io ne fossi veramente consapevole.
Dopo ogni incontro con Paramhamsaji, la mia vita nei mesi e negli anni successivi ha avuto sempre una profonda trasformazione in positivo, a tutti i livelli: pratico, psichico e spirituale.
Chiaramente questo non è avvenuto sempre con facilità ed io non ho sempre compreso quello realmente accadeva. Alle volte ho dovuto sopportare dei grandi dolori e frustrazioni, ma che non erano dovuti al Guru, ma ai “programmi” presenti nella mia mente, che man mano venivano sradicati e sostituiti, mentre la consapevolezza cresceva via via dentro di me.
Le esperienze che ho provato dopo ogni incontro con Paramhansaji sono sempre state molto forti e sono state direttamente collegabili al Guru, non è fantasia quello di cui sto parlando ma esperienze reali: fisiche, mentali, psichiche e spirituali, che hanno profondamente modificato il mio approccio con la vita, il mio interagire con essa; posso dire senza dubbio che la gran parte della conoscenza che la mia piccola mente può gestire ora non è dovuta ai libri, ma all’esperienza diretta, conseguenza della connessione con il Guru .
Si dicono tante cose, si scrivono e si leggono tante cose a proposito del Guru, del Sè, della relazione Guru-discepolo, ma poi nella realtà la maggior parte degli esseri umani è debole, crediamo di sapere molto, di conoscere molto, di aver capito molte cose , ma spesso tutto questo è superficiale, è solo una speculazione razionale, basta qualche piccolo cambiamento nella vita quotidiana, in quella affettiva o altro, che ci dimentichiamo totalmente di tutto quello in cui credevamo, che avevamo letto o che ci avevano raccontato, la nostra conoscenza diventa inutile e irrilevante per “risolvere il vero problema che ci assilla”.
I meccanismi della vita sono sempre gli stessi: vorremmo questo, quello e quell’altro e se non riusciamo ad averlo siamo lì a piangere e ad imprecare e ci dimentichiamo tutto, tutta la nostra consapevolezza è dannatamente persa per qualche litigio, per qualche turbolenza emozionale o per qualche problema di salute piccolo o grande che sia.
Per cui molte volte si dicono e si sentono molte cose a proposito dei maestri, dei guru, ma la percezione di gran parte di noi tutti riguarda solo la parte superficiale della nostra personalità; molte di queste cose che si dicono sembrano leggende, storie, idee e crediamo che vengano usate come simboli per poter aiutare le persone a praticare, a dedicarsi. Tendiamo sempre a cercare una spiegazione razionale e tutte queste cose che si dicono non sono razionali.
Personalmente posso dire che nella mia vita non è stato così, io ho avuto esperienze forti, spesso quotidiane, a volte le sensazioni che sorgevano in me erano di profonda gioia, altre volte sembravano crudeli ma erano comunque sempre esperienze liberatrici, vere, totali, reali, che agivano a tutti i livelli anche quello cellulare.
Quando si è affamati e poi si mangia, si fa una esperienza e non puoi dire che quella esperienza non sia reale, che è una storia, una fantasia e così è stata la mia esperienza con Swami Satyananda: una esperienza reale.
Tutto questo, però è avvenuto nel tempo, negli anni, solo dopo un certo tempo ho iniziato ad essere consapevole della connessione che c’èra e c’è con il mio Guru e soprattutto ora, dopo il suo mahasamadhi, ho compreso realmente di quanto fosse forte questa connessione e di quanto in molte delle mie azioni quotidiane, fosse presente, molto di più di quanto si possa immaginare e che questa connessione c’è sempre stata e ci sarà sempre.
Nell’affermare questo non voglio fare delle dichiarazioni da palcoscenico, non sto parlando di qualcosa di straordinario, di eclatante. Semplicemente sto facendo una fotografia di quello che è stata la mia esperienza.
La mia vita mi ha portato ad essere una persona molto impegnata, sin dalla giovanissima età ho sempre avuto molte cose da fare ed una volta diventato discepolo di Paramahansaji nel 1986 questa mia “inclinazione” non è cambiata.
Ufficialmente non posso dire di aver avuto un qualche rapporto privilegiato con Paramahansaji, non avendo potuto frequentare gli ashram in India se non poche volte. La mia vita per la maggior parte del tempo è trascorsa nel cercare di gestire e/o risolvere la moltitudine di problemi e situazioni quotidiane, ma Paramahansaji era là, sempre presente nella mia mente e nei miei pensieri.
Quando poi Paramahansaji si stabilì in Rikhia, ho sempre saputo che voleva essere lasciato in pace ed io così ho fatto. Il Guru era presente ed io ero uno dei suoi migliaia di discepoli. Questa diciamo era la percezione razionale che sentivo a quel tempo ma in realtà, non era così.
Con il mahasamadhi di Paramahamsaji ho avuto delle esperienze, dei segni tangibili, non solo a livello personale, ma ho potuto verificare che esperienze simili, sono accadute anche ad altri discepoli o semplicemente anche a persone che avevano un qualche collegamento con lui.
Non mi è facile raccontare le esperienze che ho provato da quando sono diventato discepolo di Paramahamsaji, perché alcune di queste sono molto personali e le altre, nonostante gli incontri con Paramahamsaji siano stati pochi e brevi, necessiterebbero di molto tempo e spazio per essere esposte adeguatamente.
Riassumendo posso dire che una delle mie esperienze è che nonostante io non sia mai stato particolarmente vicino al “dothi” del mio Guru, nonostante io sia uno dei suoi migliaia di discepoli, posso dire a tutti: “Gente tutto quello che si dice o che si legge su Paramahamsaji è vero, è verità pura perché l’ho sperimentato su me stesso."
E’ vero che c’è una profonda connessione tra Guru e discepolo, anche se lui è fisicamente molto lontano, è vero che il Guru è immerso nella divinità, è vero che se il Guru ti fa la grazia i tuoi problemi sono terminati, è vero tutto quello che i Guru dicono e tutto quello che ha detto Paramahansaji è vero, ma non perché io ci abbia creduto finora, io non ho mai creduto a nessuno. Qualsiasi cosa mi venga detta tuttora, se non la posso sperimentare, non posso dire che sia vera. Ora lo posso dire ed io ringrazio Paramahansaji per questo, lo ringrazio molto. Altra esperienza fondamentale è che noi non siamo “noi” (certo anche questa è una cosa risaputa, detta e ridetta, trita e ritrita) ma siamo parte di qualcosa più grande in cui noi siamo solo gli attori molte volte inconsapevoli o i servi (questa esperienza Paramahansaji la chiama “Dio”). Io sono parte di un progetto da prima che nascessi su questa Terra, come ognuno di noi, Swami Shivanandaji è qui ancora insieme a noi è dietro alle azioni di Paramahamsaji, di Swami Niranjan, di Swami Satsangi e noi non siamo altro che i portatori di questa missione, noi siamo un “pacifico esercito” e più la nostra mente è vuota, più può essere riempita dal volere del Guru. Il volere del Guru è il volere della Divinità ed è sempre in accordo con la nostra vera natura… Queste sono alcune mie esperienze.

PARAMAHAMSAJI

Ti ho visto
eri là sulla portantina
lo sguardo fiero, dell'ora giunta.
E’ il momento,
questo è il comando: muoversi!
Ora a schiere ti seguono alcuni,
altri tentennanti sono dubbiosi.
Davanti a Te il tuo messaggero ti fa strada e ti fa da portabandiera.
Non c'è scelta: o prostrasi ai tuoi piedi e darti tutto il nostro essere
o rimanere dubbiosi e impauriti in eterno.
E' gioco
un gioco leggero e gioioso, a volte...

 

 

 

 

 

Omaggio a Swami Niranjan

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Ho incontrato Swami Niranjan per la prima volta nel 1987, io avevo 25 anni e Swamiji 27; anche con lui come con Paramhanmsaji ho sempre avuto una profonda intesa; ascoltando le parole dei suoi satsang, alle volte sembrava che mi leggesse nella mente, perché si riferiva a pensieri e situazioni che stavo giusto sperimentando in quel particolare momento, ma che non ero in grado di comprendere nella maniera cosi chiara e limpida come veniva esposta da Swamiji.
Anche con Swamij non ho avuto grandi contatti, comunque più frequenti che con Paramahansaji. Da Paramhansaji ho ricevuto l’iniziazione a Karma Sannyasa; da Swamiji, nel giorno di Deevali del 1993 ho ricevuto l’iniziazione a Poorna Sannyasi. Diciamo che la mia connessione con Swamiji è stata un pò più consapevole che con Paramhansaji, anche se in realtà la mia percezione è sempre stata come se entrambi non fossero due, ma uno solo! Dietro Swamiji ho sempre percepito la totale presenza di Paramahansaji, come dietro Parmahansaji, comprendo ora, vi è sempre stata la presenza del grande Shivanandaji.
Ho sempre sentito Swami Niranjan alla mia portata, molte volte gioviale, scherzoso e semplice, con un umorismo delle volte molto sottile e nello stesso tempo con una capacità unica di insegnarti qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevi comunque compreso. La sua voce fa comunque trasparire una personalità forte e potente di grande statura spirituale.
Swami Niranjan è per me qualcuno con cui avere anche un contatto fisico o verbale. Negli ultimi tempi questo è avvenuto meno a causa di una mia minore presenza ai vari programmi in India.
Per poter esprimere alcune delle mie esperienze con Swami Niranjan ho bisogno di raccontare tre semplici episodi che mi sono accaduti da quando conosco Swamiji:
Nel 1993, anno del “Golden Jubily” dalla fondazione della “Bihar School of Yoga” e anno in cui ricevetti l’iniziazione a Poorna Sannyasa, io e il gruppo degli altri italiani eravamo appena arrivati a Ganga Darshan; ci fecero appoggiare i bagagli nella stanza a piano terra dove ora c’è la reception, stava imbrunendo. Uno del nostro gruppo ebbe una esperienza particolare, entrò in stato di estasi, inizio a tremare tutto, gli chiedemmo se stava male, lui diceva di no, sentiva solo una grande energia che gli saliva dal basso verso l’alto e che lo faceva trasalire in quel modo. Lo facemmo respirare profondamente facendogli sollevare le braccia e piano piano la “crisi “ rientrò e tutto tornò alla normalità. Mentre tutto questo accadeva, guardando fuori dalla finestra scorsi che uno swami suonava il flauto e saltellava nascondendosi da un cespuglio all’altro, sembrava Krisnha. Osservai meglio e vidi con grande stupore che era Swami Niranjan. Percepii che stava salutando, con quel gesto, la forza che stava albergando nel mio connazionale, ne aveva sentito la presenza ed ora gli rendeva omaggio. Questa è stata la mia percezione e la mia esperienza.
Dopo il 1993 rividi Swamiji nel 1994 quando venne in Italia. Nella mia vita poi, ci furono molti cambiamenti ed ebbi sempre molto da fare. Tornai in India nel 2001 per Maha Kumba mela e andai poi a Rikhia ma non incontrai Swami Niranjan che rividi poi solo nel 2004 dopo 10 anni.
Dal 1998 al 2000 mentre ero immerso nelle mie faccende: costruzione del Tara Center, la nascita di Jonathan, il lavoro e l’insegnamento dello yoga, di colpo iniziai ad interessarmi della filosofia indiana, tantra, vedanta e agli altri Darshan della tradizione, cosa che fino a quel momento non era mai stato di mio interesse. E comunque non erano quelle le priorità della mia vita. Ora invece sorgevano di colpo e io mi sentivo come un assetato che vagava nel deserto ed aveva un urgente bisogno di acqua.
Era come se fosse scoppiata in me una sete di conoscenza improvvisa che non riuscivo a controllare. Dopo qualche tempo arrivò la lettera di Swamiji che annunciava che il governo indiano aveva riconosciuto la prima università di yoga: la Bihar Yoga Baharati: compresi il motivo di quella sete di conoscenza.
Nel 2006 Swami Niranjan tornò in Italia a Venezia e lo rividi poi nel 2008 a Sturnjan in Slovenia. In uno dei satsang che tenne, parlò della vita spirituale, disse che non è possibile connettere la spina al mondo spirituale e a quello mondano contemporaneamente: questa affermazione mi fece molto riflettere…da un lato sapevo che se lui lo aveva detto voleva dire che quella era la sua esperienza e quindi è così che funzionavano le cose, dall’altro non comprendevo perché non era assolutamente quello che io sperimentavo nella mia vita quotidiana, per cui feci una specie di gioco in una delle mie meditazioni: provai ad entrare nella testa di Niranjanji e lo vidi seduto in una posizione meditativa: era enorme ed era come se il suo corpo fosse impenetrabile non potevo entrare nei suoi pensieri fino a quando alla fine non vi riuscii e vidi che il corpo seduto in quella posizione era là ed era quello che comunicava con tutti noi mentre uno Swami Niranjan fatto di luce pura invece usciva da una specie di botola sopra la sua testa e andava felice e saltellante in un mondo abitato da tutti esseri di luce.
Terminata la mia meditazione, non riuscii a capire razionalmente quello di cui avevo fatto esperienza, che avevo visto, ma tutto il mio essere era certo di aver compreso chi fosse veramente Swami Niranjan e quale fosse il suo stato interiore e quello che stava vivendo.

 

Swami Chidprakash Saraswati