Sannyasin Trigunananda

Omaggio a Paramahamasaji

 

Sono stato a Rikhia - l'ashram in cui Paramahamsa Satyananda nell'ultima parte della sua vita si era ritirato in meditazione - numerose volte, non ricordo quante. Ci sono andato partendo da Munger negli anni in cui soggiornavo lì per frequentare i Corsi Insegnanti o il Sannyasa Training Course. Diverse altre volte sono partito direttamente dall'Italia più che con l'intento, con la speranza di poter nuovamente incontrare questo grande Guru.
Negli ultimi anni Paramahamsa Satyananda si mostrava poco, ma io ho sempre avuto fortuna: ogni volta che sono tornato a Rikhia, mi è stato concesso il privilegio d'avere il dharshan di Paramahamsaji. Ed ogni volta che sono stato ammesso alla sua presenza, egli mi è apparso - questo è lo straordinario - come in una veste diversa. Non so dire se ciò sia dipeso dal mio P1010008modo di percepire o dal suo modo di presentarsi. Fatto sta che mi sono trovato ogni volta davanti allo stesso uomo, ma sotto aspetti così diversi da sembrare a volte quasi contraddittori. Ho potuto vedere in lui il vecchio saggio compassionevole che comprende ed incoraggia. Il severo maestro intransigente che redarguisce in maniera aspra chi gli sta davanti prima ancora che questi possa aprir bocca. Ho visto in Paramahamsa Satyananda l'indomito, fiero conquistatore di anime. Ho ammirato il suo sguardo carezzevole posarsi sul discepolo come quello di un nonno affettuoso sul figlio del figlio.
Ho visto dardeggiare il lampo dei suoi occhi quando aveva da poco terminata la pratica di Panchagni ed allora ho dovuto repentinamente abbassare i miei per non essere accecato da quella folgore. Dalle sue labbra sono giunte al mio orecchio parole a volte dolci come miele. A volte la sua voce ha tuonato così potente da mettermi paura. Sempre, comunque, le sue parole hanno raggiunto la camera più segreta del mio cuore.
L'ultima volta che ho avuto l'onore di vederlo, egli ha proferito, rivolto ad un folto gruppo di indiani e di occidentali tra i quali mi trovavo, parole di una forza e, insieme, di una semplicità sconvolgenti: "Quando costruite una casa non costruitela soltanto per voi, costruitela per gli altri, ogni volta che cucinate, non cucinate soltanto per voi, cucinate per gli altri". Parole piane, eppure impegnative da tradurre in atti. Sono le ultime sue parole che ho ascoltato. Come un lascito. Non le potrò scordare.

 

 

 

 

 

Omaggio a Swami Niranjan

Tra tutti gli incontri che ho avuto la fortuna d'avere con Swami Niranjanananda quello che più mi è rimasto nel cuore è quello svoltosi, in occasione dell’International Satyananda Yoga Festival, al Lido di Venezia nel Maggio del 2006. Non si trattò di un incontro facile. Anzi, per la verità, non mi fu concesso di rimanere neanche un minuto a tu per tu con il mio Maestro.
Avevo infatti ricevuto, come seva, l'incarico di occuparmi della regia di quell'evento: c'era da tener sotto controllo, per ognuna di quelle tre giornate, dalla mattina alla sera, senza un attimo di pausa, una serie infinita di cose, dalla disposizione dei fiori sul palco al coordinamento dei tecnici del suono, dei tecnici delle luci, degli attrezzisti del teatro in cui il convegno aveva luogo.
I partecipanti al Festival erano oltre ottocento. Non passava minuto senza che sorgesse un problema nuovo da fronteggiare. Eppure le consegne erano chiare: tutto doveva funzionare in modo impeccabile. Oltre la grande responsabilità e la tensione, ciò che mi pesava davvero era il fatto di non riuscire a seguire i discorsi di Swami Niranjanananda. Il tema di quei tre giorni di convegno era di grande interesse: "Vivere Lo yoga".
Il desiderio di seguire il filo dei suoi discorsi era tanto grande quanto il fastidio per essere continuamente distratto. Non appena la mia mente riusciva, anche solo per un attimo, a sintonizzarsi con il flusso delle sue parole, ecco subito saltar fuori qualcuno o qualcosa a rompere quella sintonia. A poco valevano i richiami alla pazienza che rivolgevo a me stesso: ero esasperato. Quando tutto fu finito rimase in me come un senso di rammarico per aver perduto una grande occasione.
Il rimpianto per gli insegnamenti perduti prevaleva su ogni altro sentimento. Ero in errore. La notte dell'ultimo giorno, quando finalmente riuscii a prender sonno, feci un sogno sconvolgente, che oltre a scuotermi profondamente ribaltò radicalmente l'errata prospettiva in cui la mia mente era caduta. Al risveglio si presentarono in bell'ordine alla mia coscienza tutti i discorsi di Swamiji, limpidi e chiari in ogni minimo passaggio. Non una sola sua parola sembrava essere andata perduta.
Mi fu evidente quanto sbagliata fosse stata l'ansia d'apprendere, quanto erronea la paura che andasse perso ciò che volevo trattenere ad ogni costo. In sogno non avrei potuto avere dono più bello, insegnamento più profondo. 

Sannyasin Triguanananda