Yoga, il dono della pace per l'umanità

Rimini, ottobre 1994

Hari Om Tat Sat,
Innanzitutto vi porto i saluti dalla tradizione di Yoga e di Sannyasa. Sannyasa è un tipo di vita e Yoga è un metodo per fare esperienza delle qualità superiori della vita. Durante questo programma, cercheremo di scoprire i differenti aspetti dello Yoga poiché è in relazione con la vita umana. Le persone hanno definito lo Yoga in molti modi, ma vi è stata una definizione del nostro guru, Paramahansa Satyananda, che ha definito lo Yoga come “il dono della pace per l’umanità”. Penso che questa sia la descrizione più appropriata dello Yoga, poiché la pace è qualcosa che desideriamo e di cui abbiamo bisogno. In effetti stiamo tutti cercando la pace. A modo nostro stiamo compiendo differenti sforzi per fare esperienza dello stato di pace e di armonia nella nostra vita.
Però, in questa ricerca di armonia, di equilibrio e di pace incontriamo alcuni problemi. Noi non conosciamo il motivo dei turbamenti nella nostra vita e quindi non possiamo scoprire il modo per ottenere la pace. Pace ed armonia sono stati della mente e vi sono molti fattori che possono disturbare il suo equilibrio. Ma ci sforziamo di trovare un metodo per trovare la pace esteriormente senza trattare gli stati mentale disturbati. Qui è dove lo Yoga subentra con concetti ben definiti riguardanti la personalità umana. Yoga dice: “invece di isolarvi dalla mente, cercate di scoprire il motivo dello squilibrio entro voi stessi”. Nel momento in cui sarete in grado di scoprire la ragione dello squilibrio entro voi stessi, troverete la pace molto facilmente. Con questa idea di base, Yoga ha evoluto le differenti pratiche di Raja Yoga, Bhakti Yoga, ecc.
La mente è riconosciuta come il fattore principale che governa tutta la nostra vita. In effetti possiamo anche dire che il terreno della vita, la base della vita è la mente. Dalla mente il corpo si estende esteriormente nella dimensione manifesta; l’esperienza della natura manifesta, la conoscenza, l’uso, la comprensione del mondo manifesto sono l’estensione superficiale della mente. Il mondo di nome, forma e idea è la manifestazione esteriore della mente, il mondo dei sensi e degli oggetti è una esperienza ed una manifestazione della mente, il mondo dello spirito, delle esperienze e delle conoscenze psichiche è la manifestazione interiore della mente. Perciò, nella tradizione yogica è stata data una grande importanza alla mente e tutte le pratiche di yoga servono per gestirla.Rimini1
Uno dei principali testi di yoga conosciuto in occidente, è: “Yoga Sutra di Patanjali”. Coloro che hanno studiato gli Yoga Sutra di Patanjali ne conoscono le prime affermazioni. Quando un musicista sale sul palcoscenico non inizia immediatamente a suonare il suo strumento, vi è prima un momento iniziale in cui accorda lo strumento. Perciò dovete capire le basi dello yoga prima di entrare nel tema di yoga e meditazione. Dovrete essere molto attenti e dovrete cercare di capire, poiché questo sarà il modo in cui eventualmente realizzerete voi stessi.
Negli Yoga Sutra di Patanjali, l’affermazione che ci viene in mente è la seconda: “Il controllo degli schemi mentali è Yoga”. Questo è ciò che generalmente le persone credono e affermano secondo la loro comprensione dello Yoga.
Vi è però un’altra affermazione prima di questa, che è di grande importanza. L’affermazione è: “Yoga è una forma di disciplina”. “Atha Yoga Anusashanaman” è la prima affermazione di Patanjali. In questa affermazione egli ha portato l’attenzione sull’aspetto della disciplina. Questa disciplina di cui parla non è solo mentale o interiore ma è anche fisica, esteriore e sociale. Egli dice che il risultato dell’acquisizione di questa disciplina, è il possibile controllo delle modificazioni della mente. Dopo aver controllato le modificazioni della mente diviene possibile realizzare la natura interiore. Perciò nel sistema yogico queste tre affermazioni sono di immensa importanza. In effetti tutti i sistemi di asana e di pranayama, di Hatha Yoga e di Raja Yoga e degli altri Yoga si sono evoluti attorno a queste tre affermazioni. Possiamo così arrivare a concludere che prima di tutto Yoga è una forma di disciplina che dovremo cercare di sviluppare nella nostra vita. La seconda conclusione che ne deriva è che dobbiamo imparare a saper gestire le nostre espressioni ed esperienze mentali.
Tenendo in mente queste due idee, inizieremo la nostra scoperta dello Yoga. Cosa significa autodisciplina? La si può osservare da differenti angolature: quella fisica, quella psicologica e quella spirituale. Certamente disciplina non è la parola corretta per descrivere ciò che Patanjali pensò inizialmente. Patanjali ha usato il termine in sanskrito anusashana. Anusashana significa “governare le differenti espressioni della personalità umana”. Governare il corpo, governare la mente, governare la psiche; questa è la disciplina yogica. Disciplina non è decisamente una routine quotidiana auto-imposta.
Il governare il corpo e la mente ha inizio con il fare degli sforzi al fine di armonizzare le loro funzioni; questa disciplina ha inizio con qualcosa di esterno, con cui ci identifichiamo in ogni momento: il nostro corpo. Noi ci identifichiamo continuamente e costantemente con il nostro corpo, come il principale strumento di espressione nella dimensione manifesta. Tutte le nostre attività, tutte le nostre interazioni hanno luogo tramite i sensi ed il corpo, a cui però non diamo l’attenzione adeguata. Faccio un esempio: compriamo un’auto e dopo averla guidata per un certo numero di chilometri come regola dobbiamo portarla alla revisione. Il vostro corpo è come un’auto. Dal momento della nascita fino ad oggi, quante volte lo avete portato alla revisione? Ne avete idea? Forse mai. In questo modo abbiamo creato un grande squilibrio nel nostro sistema fisico a causa del quale facciamo esperienza di differenti disturbi e malattie che rappresentano un malfunzionamento nella nostra struttura fisica, una mancanza di manutenzione della nostra struttura fisica. Per fornire la manutenzione, subentra lo yoga con le pratiche di asana e di pranayama. E’ così che iniziamo a praticare yoga: per prima cosa cerchiamo di armonizzare le attività fisiche, le attività interne del corpo.
Non entrerò nei dettagli delle pratiche di asana e di pranayama, poiché si tratta di qualcosa che è conosciuto da tutti. Vi è però qualcosa che decisamente desidero menzionare: oltre alla pratica di asana e di pranayama vi è un altro sistema di Yoga, che è altrettanto importante per armonizzare il corpo. E’ quello delle pratiche di purificazione dell’Hatha Yoga conosciuto come Shatkarma. Gli shatkarma sono sei, e spesso ho riscontrato che in molti luoghi vi è una certa resistenza alla loro pratica, perché non siamo abituati alle pratiche di Yoga difficili ed ardue che portano all’auto-purificazione . Ciononostante esse sono, secondo la mia opinione, più importanti delle pratiche di asana e di pranayama. In breve, le sei pratiche sono: neti, pulizia del passaggio nasale; dhauti, pulizia del tratto digestivo superiore; bhasti, pulizia del tratto digestivo inferiore; nauli, attivazione dei centri pranici nella nostra struttura fisica; kapalbhati, purificazione del cervello tramite la sua stimolazione; trataka, focalizzazione della mente isolandola dal mondo dei sensi. Ora, in queste sei pratiche di Hatha Yoga, troviamo che vi sono tre pratiche fisiche (neti, dhauti e bhasti), una pratica pranica (nauli), una tecnica di concentrazione (trataka) e una tecnica di stimolazione cerebrale (kapalbhati). Queste pratiche, che costituiscono una parte degli shatkarma di Hatha Yoga, mirano ad equilibrare le funzioni sottili della struttura fisica, che in combinazione con le pratiche di asana e di pranayama divengono un sistema molto potente di armonia interiore.
Lo scopo dello yoga è la meditazione, ma lo yoga non ha isolato dal corpo il procedimento meditativo, non dice che la meditazione è uno status solo della mente ma afferma che lo stato meditativo è uno stato sia del corpo che della mente e che asana, pranayama e shatkarma portano allo stato meditativo fisico . In questo contesto meditazione significa risvegliare ed utilizzare le facoltà naturali del corpo, della mente e dello spirito. Dopo aver praticato asana, pranayama e shatkarma, quando abbiamo regolato le attività fisiche, quando abbiamo armonizzato le funzioni interne del corpo, l’effetto dell’armonia e dell’equilibrio fisico influenza il comportamento mentale. Allora iniziamo con le pratiche di concentrazione, che trattano nello specifico la mente.
Gli yogi hanno considerato due aspetti della mente. Il primo è quello della mente manifesta, conosciuto come ashuddha, la mente impura. Perché è impura? E’ impura a causa delle sue distrazioni nel mondo dei sensi e degli oggetti. A causa delle distrazioni la mente non ha l’abilità di esprimere le proprie qualità in modo naturale. Quando la mente non si manifesta spontaneamente fa’ esperienza di stress. I pensieri non sono chiari, non vi sono motivazioni e chiare direzioni nelle nostre azioni. Siamo influenzati da ciò che ci attira e da ciò che non ci piace. Siamo consapevoli delle correnti che, in superficie, disturbano l’intero procedimento della nostra vita. Questo stato della mente è conosciuto come “lo stato impuro manifesto”. La mente pura, il secondo aspetto, è la mente sviluppata, armonizzata e concentrata, è quella più in relazione con la dimensione spirituale e con le sue interazioni con il mondo esterno. Per poter dare l’esperienza della mente interiore e per poter dare a voi l’abilità di armonizzare la mente esteriore, in modo da essere liberi dalle differenti influenze e stress della vita, lo yoga propone le tecniche di pratyahara, dharana e dhyana. Considereremo brevemente questi tre differenti stadi dello yoga meditativo.
Ho menzionato che lo scopo dello yoga è la meditazione, ma cos’è la meditazione? Meditazione è la realizzazione della mente. Però, non la mente come unità indipendente, ma come una parte della struttura fisica e della dimensione spirituale. Questo è qualcosa che dovremmo capire attentamente. La mente è in relazione con la dimensione spirituale e anche con la dimensione fisica. Per la maggior parte del tempo è in relazione con il mondo esterno e quando cerchiamo di divenire consapevoli della dimensione interiore, ciò comporta un grande sforzo da parte nostra. Incontriamo alcuni stadi che non siamo in grado di comprendere razionalmente. Ma nella meditazione non si tratta solo di capire gli stati mentali: si deve fare lo sforzo di portare nelle attività quotidiane quella realizzazione elevata, che si manifesta nella forma di qualità raffinate, in un raffinato comportamento ed interazione con il mondo, e in forma di una comprensione profonda.
f10Quando abbiamo queste cose nella nostra vita, e ne facciamo esperienza, allora quello stato è simile alla realizzazione. Questa realizzazione spirituale è il sistema del Vedanta. Qui l’individuo non relaziona solo intellettualmente con uno stato di esperienza, ma lo vive. Per favore, ricordate che non è necessario che ogni maestro abbia effettivamente fatto esperienza di quella realizzazione, la realizzazione spirituale. Un professore che all’università insegna la teoria atomica, non ha necessariamente l’esperienza del sistema atomico. Per avere la realizzazione di quei princìpi atomici, dovete sperimentarli voi stessi. Allo stesso modo, anche con lo yoga e con la meditazione è necessario che voi facciate lo sforzo per realizzare quella esperienza interiore. I sistemi di pratyahara, dharana e dhyana ci permettono di arrivare a quel livello di comprensione, realizzando ed applicando quell’esperienza nella vita normale.
Pratyahara è un metodo tramite il quale iniziamo ad osservare gradatamente le attività della mente in relazione al mondo esterno e impariamo come evitare gli stress e le tensioni. Dopo essere arrivati al punto di poter gestire le interazioni esteriori della mente, passiamo alle pratiche di dharana. Dharana significa ottenere l’abilità di focalizzare la nostra attenzione su un punto, senza distrazioni. Dopo aver raggiunto la perfezione in questo stato di meditazione, passiamo entro dhyana. In dhyana iniziamo a cambiare la natura e la qualità della mente. Una volta che la natura e la qualità della mente cambiano e che la loro manifestazione nel mondo esterno diviene differente, raggiungiamo lo stato di samadhi. Samadhi significa totale armonia ed unione interiore, unione con il sé interiore, cosicché sia la natura esteriore che quella interiore siano in armonia una con l’altra.

Hari Om Tat Sat