Anno 2009 - Volume 1

  • Swami Shivananda Saraswati 
  • Servi, Ama, Dai 
  • Celebrazioni a Rikhia 
  • Sri Vijnana Bhairava Tantra 
  • Swami Satyananda Parla dell’Hatha Yoga 

La costellazione dell’Orsa Maggiore, sempre presente nel cielo setten-trionale, rappresenta i Sapta Rishi. Questi sette saggi, eterni e luminosi, sono rappresentati dal Grande Orso e dalle sette stelle che lo circondano. Essi sono i sette discepoli stellari brillanti di luce propria indicati ed immortalati come i sette occhi astrali per sempre attenti alla creazione. Il loro percorso segna la divisione celeste tra cielo e terra. Questi sapta rishi sono le sette vette spirituali il cui flusso di amrit sostiene ed illumina la creazione. Secondo il Satpatha Brahmana, essi sono i veggenti degli inni vedici. Essi sono Vishvmitra, il saggio; Jamadagni, il veritiero; Bharadvaja, il ricercatore; Gautama, il conoscitore; Atri, lo splendente; Vasishtha, l’ineguagliato; Kashyapa, il superiore.

I rishi non sono profeti, né sono dei o dee, né sono avatar, messaggeri o figli di Dio. I rishi sono coloro che hanno completato il loro sadhana a diversi livelli a noi sconosciuti. Le loro realizzazioni non sono ordinarie, poiché essi hanno accesso alla fonte di tutta la conoscenza e di tutti i poteri. Essi sono esseri luminosi che ricevono e trasmettono conoscenza ed energia come luce radiante.
Il principale interesse dei rishi è il benessere dell’universo che essi rea-lizzano generando sattwa, poiché è sattwa che sostiene il mondo. Questa generazione di sattwa è un processo ininterrotto perché il livello di sattwa è continuamente esaurito dalle differenti attività della creazione. Le atti-vità tamasiche e rajasiche estremamente accelerate dell’umanità metto-no continuamente in atto una grave minaccia alla preservazione di sattwa.
Per mantenere questo delicato equilibrio, ed in tal modo l’armonia e la conservazione della creazione, questi rishi mantengono la tradizione dei rishi, grazie alla quale questo cruciale processo non è turbato. Allora sco-prirete che in ogni manvantara questi sapta rishi originali sono sostituiti e rappresentati da altri che la civiltà prevalente in quel periodo ritiene sod-disfino gli standard dei rishi originali e siano veri rappresentanti della tra-dizione dei rishi. Per esempio, questi sette rishi furono successivamente sostituiti da Bhargava, Vyasa, Diptimaan, Ashvatthama, Gautama, Ruru, Vishvamitra, poiché era chiaro alla civiltà di quel tempo che la luce della tradizione dei rishi fluiva attraverso di loro.
Questa tradizione è continuata nel tempo, e anche in quest’epoca moderna le persone hanno fatto le loro scelte. Tre luminari di questo tipo sono stati designati dalle genti del mondo come preservatori della tradizione dei rishi poiché la radiosità e la luminosità di sattwa fluisce tramite loro in tutti gli angoli del globo. Swami Shivananda Saraswati di Rishikesh, che visse sulle rive di Madre Ganga, il suo discepolo Swami Satyananda di Rishikesh, Munger ed ora Rikhia, che visse anche lui sulle rive del Ganga, ed il suo discepolo Swami Niranjanananda, di Munger, che attualmente vive sulle rive del Ganga.
Noi siamo profondamente onorati di presentare le carte stellari con le quali essi sono stati immortalati per l’eternità proponendo tre stelle luminose che sono state chiamate col loro nome. Ora, chiunque voi siate e dovunque voi siate, potete alzare lo sguardo al cielo ed osservarle, offrire la vostra devozione e ricevere le loro benedizioni in abbondanza da oggi sino all’eternità.

Jai Mata Di

 


 

Swami Shivananda Saraswati

Tratto da: Calendario 2008, Shivananda Math, Bihar, India.

Swami Shivananda Saraswati, il grande luminare del ventesimo seco-lo, nacque l’otto settembre 1887 a Pattamadai (Tamil Nadu) in una famiglia pia e amante di Dio. I suoi avi erano famosi studiosi di san-scrito e scrissero molti celebri testi filosofici.
Fin dalla prima infanzia aveva il dono della visione divina, della rinuncia, dell’amore per tutti e lo spirito del donare generosamente e del condividere senza limiti. Perfino da bambino piccolo dimostrava compassione per i poveri, nutriva gli affamati e manifestava il dono non comune della visione equanime e del coraggio per fronteggiare i pregiudizi del suo tempo.
Dal momento che il desiderio di servire ed aiutare gli altri era pre-minente nel cuore di Swami Shivananda, era naturale che scegliesse di studiare medicina. Aveva una memoria fenomenale e poteva ricordare qualunque cosa leggesse. Era estremamente solerte e trascorreva perfino le sue vacanze in ospedale per acquisire maggiore conoscenza. Eccelleva nello sport, nel canto, nel teatro e nella scherma. Audace e allegro, era sempre il primo della classe. Dopo aver completato gli studi, Swami Shivananda iniziò la professione medica e diresse con successo una rivista medica.
Lo spirito del servizio lo condusse in Malesia, dove lavorò nell’ospedale di una piantagione di gomma per sette anni. Servire la gente e condividere quello che aveva era la sua natura innata. Non chiese mai alcun onorario ai suoi pazienti e spesso dava loro del denaro di tasca sua per la loro dieta particolare ed altre necessità. Grazie al suo servizio e alla sua natura gentile ed amorevole, divenne l’amico di tutti, dai poveri lavoratori della piantagione fino ai cittadi-ni del luogo. Egli non raggiunse in un giorno solo la popolarità di cui godeva: essa implicò un lavoro molto duro, instancabile tenacia, sforzo e una fede incrollabile nei principi del bene e della virtù e la loro applicazione pratica nella sua vita quotidiana.
Nonostante la sua vita fosse estremamente impegnata, Swami Shi-vananda era sempre regolare nella sua adorazione quotidiana, nelle preghiere, nelle yogasana e nello studio delle sacre scritture. Ciò in-fervorò la sua innata spiritualità e, con un cuore purificato dal servizio altruistico, ebbe una nuova visione. Era profondamente convinto che doveva esserci un posto, un dolce ambiente naturale di incontaminata magnificenza, purezza e divino splendore, dove si potessero raggiungere, attraverso la realizzazione del Sé, assoluta sicurezza, perfetta pace e felicità durevole. Abbandonò la sua professione e tutti i suoi averi in uno spirito di totale rinuncia e giunse in India nel 1922 per vivere la vita di un sadhu in totale povertà.
Nel 1924 arrivò a Rishikesh, dove Swami Vishwananda Saraswati lo iniziò a sannyasa il 1° giugno dello stesso anno. L’approccio di Swami Shivananda agli argomenti spirituali era unico. Sebbene vivesse una vita di estrema austerità e di semplicità, secondo la tradizione degli antichi rishi dell’India, non trascurò mai il servizio disinteressato. Andava a prendere l’acqua e portava da mangiare ai sadhu vecchi e malati, puliva le loro capanne, distribuiva medicine e massaggiava i loro piedi. Con i soldi che riceveva dalla sua polizza assicurativa avviò un dispensario caritatevole per aiutare e servire i pellegrini, i sadhu e i poveri. Egli vedeva Dio in tutti gli esseri e trattava i malati con la sincerità dell’adorazione.
L’ardente determinazione di Swami Shivananda nell’aiutare e ser-vire l’umanità intera e nel condividere qualunque cosa avesse, trovò ancora un’altra espressione. Dal 1927 cominciò a condividere la sua esperienza spirituale scrivendo articoli e libri. Il suo entusiasmo nell’aiutare gli altri prese la forma di un continuo flusso di conoscen-za, che ebbe come risultato più di trecento libri. La saggezza divina e i pensieri potenti e ricchi di ispirazione che fluivano dalle sue labbra in un getto continuo, influenzarono persone in tutto il mondo. Ogni parola che pronunciava, ogni frase che scriveva erano cariche di rara potenza spirituale, perché insegnava quello che lui stesso metteva in pratica nella sua vita quotidiana. Viveva di persona quello in cui credeva, quello che insegnava e che predicava. Non c’era differenza fra le sue azioni e i suoi sentimenti più reconditi.
La Divine Life Society fu fondata nel 1936 con lo scopo di servire l’umanità e di diffondere la conoscenza spirituale in tutto il mondo. Dal suo piccolo kutir (modesta abitazione) sulle rive del Gange, l’influenza di Swami Shivananda si diffuse ovunque nel mondo. Non ci volle molto perché i ricercatori spirituali fossero attratti dalla sua personalità magnetica. Sebbene fosse modesto e completamente privo di ambizione e di attaccamento, la fiamma della sua ispirazione attirava un flusso incessante di aspiranti spirituali e il suo ashram, noto come Divine Life Society, crebbe rapidamente e fu presto conosciuto in tutto il mondo. Nel corso della sua vita Swami Shivananda fu rispettato da santi, ministri e politici, filosofi, eruditi ed artisti.
L’amore che Swami Shivananda nutriva per il Gange era senza precedenti. Visse in un piccolo complesso di stanze sulle rive del sa-cro fiume per più di tre decenni, solo perché da lì poteva essere in co-munione con Madre Ganga giorno e notte. Fino all’ultimo istante della sua vita bevve l’acqua del Gange e lo venerò. Scrisse anche un libro sul celestiale fiume. Si conquistò il nome di Sankirtan Samrat, poiché era solito cantare il nome di Dio con voce dolce e melodiosa e spesso danzava per ore in uno stato di estasi.
Turbato dalla crudeltà della seconda guerra mondiale, Swami Shi-vananda iniziò l’Akhanda Mahamantra Kirtan, il canto continuo, ven-tiquattro ore su ventiquattro, del Mahamantra, al fine di diffondere un continuo flusso di correnti di pace nel mondo. L’Akhanda Kirtan è iniziato a dicembre del 1943 e ancora continua.
Per fornire una sistematica preparazione spirituale e una guida ai ricercatori, fondò nel 1948 la Yoga Vedanta Forest Academy. L’idea di Swami Shivananda dello yoga della sintesi, con la pratica simulta-nea di bhakti yoga, karma yoga, raja yoga e gyana yoga, consentì ai ricercatori spirituali di porre l’accento su ognuno di questi sistemi secondo la loro propensione e natura. Il suo sentiero, in cui sono esposti i dieci stadi: “servi, ama, dona, purificati, medita, realizza, sii buono, fai il bene, sii gentile, sii compassionevole”, divenne una preziosa mappa per gli aspiranti spirituali di tutto il mondo. Swami Shivananda non ci fa mai dimenticare che la nostra salvezza risiede nel risveglio spirituale dell’umanità come un unico insieme.
Swami Shivananda era una persona di larghe vedute che riuscì a prevedere le necessità della società umana, facendo dello yoga un ar-gomento pratico che poteva essere utilizzato nella vita delle persone, uno strumento per sviluppare maggiormente ed espandere l’orizzonte della mente, per accrescere la sensibilità e la compassione per gli altri e per elevarsi al di sopra del meschino egocentrismo, dell’arroganza e dell’incapacità di adattarsi e di essere accomodanti. Indicò alla gente l’obiettivo della realizzazione di Dio come l’unico vero scopo della vita umana. Informò milioni di persone sugli aspetti e sui dettagli della vita spirituale e preparò molti sannyasin di straordinario calibro, grazie ai quali la sua missione viene tuttora portata avanti. Diffondere lo yoga “da porta a porta e da costa a costa” fu una missione che Swami Shivananda affidò a uno dei suoi discepoli più brillanti, Swami Satyananda, che sviluppò gli antichi sistemi del Tantra e dello Yoga fino al massimo del loro potenziale e li portò letteralmente in ogni angolo del mondo. Grazie ai suoi devoti sannyasin, Swami Shivananda vide compiersi la sua missione prima di raggiungere il mahasamadhi nel 1963. Fino ad oggi e per le epoche a venire, la sua luce si espande ovunque per l’elevazione spirituale dell’umanità.

“Essere un amico e benefattore cosmico, l’amico dei poveri, dei derelitti, dei disperati e dei peccatori è il mio credo. È mio sacro credo servire i malati, assisterli con cura, sensibilità e amore; rallegrare i depressi; infondere forza e gioia in tutti gli esseri; sentirmi unito con tutti e con ciascuno e considerare tutti con equanimità. Nel mio credo supremo non ci sono maschi né femmine, contadini né re, mendicanti né imperatori, insegnanti né studenti. Vedo solo l’Onnipotente Signore in tutti gli esseri”.
Swami Shivananda

Per ulteriori informazioni su Swami Shivananda Saraswati potete visitate il sito: www.biharyoga.net

 


 

Servi, Ama, Dai

Tratto da: Calendario 2009, Shivananda Math, Rikhia Pith, India.

Servi

Il servizio disinteressato è la forza purificatrice più grande sulla terra. È attraverso questo servizio che si ottiene la purificazione preparatoria, essenzialmente vitale e indispensabile per l’esperienza di una coscienza più espansa e di una vita superiore. Ogni tentativo di raggiungere la perfezione e ottenere la beatitudine è destinato ad essere futile e a fallire se non è basato sulle solide fondamenta dello sviluppo etico e sulla stabilità morale, che devono essere conseguite principalmente attraverso un periodo di servizio in qualche modo serio e senza riserve. Questo forma il processo di scioglimento della base grezza del sé egocentrico nell’uomo. È un processo assolutamente necessario per fare emergere l’oro puro del progresso, della pace e della gioia nella vita. Immaginare di essere pronti per la meditazione e l’isolamento fin dall’inizio è come mettere il carro davanti ai buoi.
Sentite che tutto il mondo è una manifestazione del Signore e che state servendo il Signore in tutti i nomi e le forme. Qualsiasi cosa facciate - le vostre azioni ed i risultati conseguenti - alla fine della giornata consacrate tutto al Signore. Non identificatevi con le azioni. Allora il vostro cuore sarà purificato e sarete pronti per ricevere la luce e la grazia divine. Maggiore è il servizio, maggiore è la purificazione. Maggiore è la purificazione, maggiore è l’espansione. Maggiore è l’espan-sione, maggiore è l’illuminazione. Maggiore è l’illuminazione, più veloce è la salvezza. Il segreto del servizio disinteressato è quello di concentrare tutta la vostra attenzione al servizio, all’esecuzione del vostro dovere, evitando di desiderare ardentemente i risultati delle azioni.
La vita di un aspirante spirituale è una lunga serie di rinunce e di sacrifici quotidiani. Egli vive per servire gli altri e renderli felici.
La comprensione arriverà solamente quando la mente è purificata dalle sue scorie attraverso il servizio disinteressato e upasana (meditazione sincera). Pertanto, io dico ancora: servi, ama, dona, purificati, medita e realizzati.
Swami Shivananda

Sankalpa: Servire

Il servizio è amore in espressione. Il servizio è l’amore reso visibile.

Nutrire gli affamati. Vestire gli ignudi. Servire i malati. Questa è vita divina.

Non dite mai: “Ho aiutato quell’uomo”. Sentite e pensate: “Quell’uomo mi ha dato l’opportunità di servire”.

Servite gli ammalati. Servite i poveri. Servite gli oppressi. Sentite che state servendo il vostro sé o il Signore. Questo purificherà il vostro cuore in un momento.

Servire e non aspettare di essere serviti è il segreto dell’armonia, del-la gioia e del benessere dell’umanità.

La volontà di servire è la forza più nobile nella regione dell’attività umana. Il servizio è preghiera. Il servizio è la celebrazione del Signo-re.

Ama

Io faccio parte delle vostre fortune. Con ciò non intendo la mia entità fisica. Io amo uno e tutti senza eccezioni, non sono un individuo limitato. Sono nato con un destino da adempiere. Il mio guru mi disse tutto riguardo alla mia missione e a me stesso. Perciò io reclamo una delle vostre tasche. Tenete l’altra per voi, ma una delle vostre tasche appartiene all’umanità. Tenete un conto in banca per la vostra fami-glia e un altro per l’umanità. Dividete il vostro denaro, la vostra ric-chezza e la vostra fortuna. Dividete la vostra buona fortuna e fateme-ne avere una parte. Ciò significa lasciare che l’abbia l’umanità, altrimenti avrete problemi sociali.
Questo è il consiglio pratico che vi do. Ora non sto parlando di spiritualità. Coloro che non hanno sono tra il 20 e il 30% della popolazione, non solo in India o Africa, ma in tutto il mondo. Ci sono milioni di ciechi, zoppi, sordi e muti. Ci sono milioni di bambini orfani o abbandonati. Ci sono così tanti poveri che hanno bisogno di di aiuto. Ci sono così tanti malati che hanno bisogno del vostro amore e della vostra cura.
Una vita di comodità e lusso è una vita suicida. Una vita semplice è una vita buona ed equilibrata. Non siate interessati alle ricchezze. I dollari non possono creare il destino, i dollari non possono creare la personalità. Se non ascoltate il messaggio che oggi vi viene ricordato, verrà un giorno in cui gli sfortunati arriveranno al 60 o 70% della popolazione. Essi faranno irruzione nelle vostre case, rapiranno i vostri bambini e ruberanno il vostro denaro. Questo sta già accadendo in molti paesi.
Non sto parlando di questioni spirituali. Sto parlando di quella realtà che aiuterà la vostra società. Se c’è caldo, fuoco, disastri e morte tutto intorno e soltanto voi vivete in una stanza con l’aria condizionata, per quanto tempo potete sopravvivere? Allora dovete cercare di migliorare le condizioni all’esterno della vostra famiglia. Il mondo esiste oltre vostra moglie, vostro marito e i vostri figli. “Noi due e i nostri due” non è la soluzione. Questa idea deve diventare molto chiara e questo è precisamente lo scopo di Sita Kalyanam.

Swami Satyananda

Sankalpa: Amare

L’amore è il vincolo dorato che lega cuore a cuore, mente a mente, anima ad anima.

L’amore è la somma grazia dell’umanità. L’amore non ragiona mai ma dona profusamente. Non è influenzato da offesa o insulto. Non guarda con gli occhi ma con il cuore. L’amore fa grandi sacrifici. L’amore è ansioso di aiutare e servire gli altri e rendere gli altri felici. L’amore perdona.

L’amore di una madre non si esaurisce mai. Resiste sempre. L’amore non è prendere o scambiare, ma dare. L’amore è bontà, onore, pace e vita pura. L’amore puro è senza attaccamento egoistico. È essere di-sposti a soffrire per il bene degli altri.

Coltivate il puro amore lentamente nel giardino del vostro cuore tra-mite japa, kirtan, fede, servizio a tutti gli esseri, meditazione e la compagnia dei santi. Parlate con amore. Agite con amore. Servite con amore. Amate il vostro prossimo come voi stessi. Amate Dio con tut-to il vostro cuore, la vostra mente e la vostra anima.

Dai

Nel dare vi arricchite. Date. Date. Date. E ancora date. Date in abbon-danza. Condividete con gli altri ciò che avete. Sentite che il vostro stesso sé pervade tutti gli esseri. Vedete il vostro stesso Sé in chiunque vedete.
La magnanimità o l’espansione del cuore sono il più raro dono del Signore; un cuore da cui sgorga carità verso l’umanità è il deposito più adatto in cui la grazia del Signore fluisce come un torrente.
È virtuoso colui che si dedica al benessere di tutti, che può dare tutto ciò che ha e sacrificare anche la propria vita per gli altri.
Una parola di conforto è carità. Alleviare la pena del sofferente è carità. Pronunciare parole gentili e incoraggianti quando qualcuno è nell’angoscia è carità. Pensare bene degli altri è carità. Ogni buona azione è carità. Dare un bicchiere d’acqua a chi ha sete è carità.
Date, date e date. Questo è il segreto dell’abbondanza. Irradiate pensieri di buona volontà e di amore. Perdonate le colpe degli altri. Benedite l’uomo che vi offende, condividete con gli altri ciò che ave-te. Disseminate conoscenza spirituale a tutti indistintamente. Utilizzate la ricchezza materiale, la conoscenza, la saggezza spirituale che avete come un credito divino a beneficio dei Suoi figli.
Prima Dio, poi il mondo, voi per ultimi. Qualunque cosa date, siate generosi. Abbiate un cuore grande. Non siate avari. Traete piacere dalle gioie degli altri, dal farli felici. La felicità giunge a chi dà felicità agli altri.
Date, date, date costantemente. Dare è la vera natura dell’amore. Dare espande e purifica il cuore. Non chiedete alcuna ricompensa né gratitudine. Dove il dare non è gratuito, non c’è posto per Dio. Dare è il segreto dell’abbondanza.
Amate tutti. Condividete con tutti ciò che avete. Date, date, date. Diventate ricchi nel cuore donando tutto ciò che avete. Espandete il vostro cuore. Questa è la chiave per la Coscienza Cosmica.

Swami Shivananda

Sankalpa: Dare

“Dio, dammi abbastanza così che io possa dare agli altri” - questa do-vrebbe essere la preghiera. Non pregate solo per il vostro televisore e la vostra motocicletta.

Si racconta che un ragazzo andò in un negozio dove vendevano latte cagliato e chiese una ciotola di terra. Il venditore disse: “La ciotola di terra non è disponibile gratis. Dammi mezza rupia”. Allora il ragazzo andò da suo padre che disse: “Compra mezza rupia di latte cagliato e avrai la ciotola gratis”.

Vi è stata data veramente una buona opportunità di ottenere la virtù. Avete la buona fortuna che invece di dare solo a voi stessi potete dare a molti. Mantenetevi saldi nella vostra fede in Dio.

Sulla Cresta dell’Onda

Dai e Dai.
Questo è il segreto dell’abbondanza.
Condividete con gli altri qualsiasi cosa avete.
Condividendo il vostro cuore si espande.
La conoscenza del Sé discenderà velocemente.
Vedete il Divino in tutto ciò che vi circonda.
Questa è un’esperienza magnanima.
Questo è realmente Advaita, la non-dualità, l’unità.

 


 

Celebrazioni a Rikhia

Tratto da: Calendario 2008, Shivananda Math, Rikhia Pith, India.

Makara Sankranti

Makara Sankranti segna il passaggio del sole nel tropico del Capricorno e il primo giorno di uttarayan (solstizio d’estate). Per gli aspiranti spirituali di tutto il mondo questo giorno ha un significato speciale, perché il periodo di sei mesi in cui il sole si sposta verso nord è molto favorevole per il loro cammino verso lo scopo della vita. È come se l’aspirante fluisse facilmente con la corrente verso il Supremo.

Il messaggio del sole è il messaggio dell’unità, dell’imparzialità e del vero altruismo. Il sole è un autentico karma yogi. Brilla ugualmente su tutti; è il vero benefattore di tutti gli esseri. Senza il sole la vita morirebbe sulla terra. È assolutamente regolare e puntuale nei suoi doveri e non pretende mai una ricompensa né aspira al riconoscimento. Se assorbite queste virtù del sole, senza dubbio brillerete dello stesso divino splendore!
Swami Shivananda

Basant Panchmi

Basant Panchmi annuncia l’inizio della primavera. In questo giorno gli studenti, i capifamiglia, come anche i sannyasin, celebrano la dea Saraswati, la divinità della conoscenza, per ricevere la sua grazia per i loro obiettivi scolastici ed intellettuali, in modo da poter brillare negli studi ed eccellere nella musica, nella danza, nella letteratura e nell’arte. Si eseguono le havan per invitare la dea Saraswati e si canta il Gayatri mantra affinché le sue divine vibrazioni si manifestino nel-la dimensione terrena. Questa festività è molto sacra a Rikhia Pith poiché è in questo giorno che viene scelto il nuovo gruppo di kanya e batuk e a tutti i bambini vengono dati quaderni, cartelle e materiale scolastico per incoraggiarli sul cammino della conoscenza e dell’apprendimento.

Shivaratri

La notte del novilunio del mese di Phalgun è la preferita del Signore Shiva. È nota come Shivaratri o “la notte di Shiva”. Le cerimonie av-vengono principalmente di notte, poiché è una celebrazione del ma-trimonio di Shiva con Parvati. Shivaratri simboleggia la notte oscura attraverso cui l’anima deve passare nel suo viaggio verso l’illumina-zione. I devoti stanno svegli tutta la notte ad eseguire l’abhishek (consacrazione) dello shiva linga mentre cantano Om Namah Shivaya e altri mantra. Durante Shivaratri, a Rikhia Pith si tiene un sadhana shivir che culmina con rudra abhishek e con una sacra havan per i devoti che vogliono offrire adorazione e preghiere a Shiva. Questa festività diventa particolarmente significativa in quanto Rikhia è situata in prossimità di Baba Baidyanath Dham, il venerato Shivalinga, visitato ogni anno da centinaia di migliaia di pellegrini provenienti anche da luoghi distanti.

Ramnavami

Ramnavami, la nascita di Rama, cade nel nono giorno di luna crescente di Chaitra (marzo-aprile).

La lezione che Rama illustra nel Ramayana è l’importanza della rettitudine nella vita di ogni essere umano. La rettitudine è la scintilla spirituale della vita. Coltivare la rettitudine è il metodo per manifestare la divinità latente nell’uomo. Se l’umanità segue le orme di Rama e mette in pratica gli ideali a lui cari, in questo mondo ci può essere pace perenne, prosperità e benessere.

Per nove giorni a Rikhia Pith si canta tutto il Ramcharitamanas per celebrare questa occasione; questo è di particolare rilievo perché è su questo suolo consacrato che Paramahansaji ha eseguito molti anu-sthan (sadhana da eseguire per un periodo prestabilito) del Ramayana.

 


 

Sri Vijnana Bhairava Tantra

Tratto da: Sw. Satyasangananda Saraswati, “Sri Vijnana Bhairava Tantra”, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Prefazione

Le conoscenze di storia, geografia, astrologia, astronomia, lingue e altri argomenti che studiamo, sono contenute nei rispettivi testi. Nello stesso modo, le conoscenze della mente e della consapevolezza sono contenute nei Tantra, nei Veda e nei Purana. Questi testi sono stati scritti in sanscrito, il linguaggio della loro epoca, ma oggi questo elemento limita l’accesso alle informazioni in essi contenute ad una piccola minoranza che lo conosce. Peraltro ci sono studiosi della scienza della mente che li hanno studiati e li hanno tradotti in lingua moderna, di modo che i ricercatori sinceri possano utilizzare queste conoscenze. Non è un compito facile in quanto questi testi sono scritti in un modo ermetico e sintetico che soltanto le persone sagge ed illuminate possono decifrare. A causa di questa caratteristica oggi sono a disposizione veramente pochi testi in grado di farci conoscere queste antiche forme di conoscenza spirituale.
È stato spesso affermato che quando lo studente è pronto il mae-stro appare, e che quando il tempo è maturo si creano le condizioni per una crescita spirituale. In questo senso il soggetto di dharana, o concentrazione, che è il tema del Vijnana Bhairava Tantra (VBT) è oggi molto importante. I ricercatori spirituali di tutto il mondo, che hanno costantemente praticato le loro discipline spirituali per l’evoluzione della consapevolezza, hanno oggi bisogno di questa co-noscenza. Per questo motivo è giunto il momento di introdurre il si-stema tantrico di dharana come era praticato nell’antichità. Ovvia-mente, le tecniche di dharana non sono ignote ai praticanti di meditazione, anche se in pochi sono consapevoli del vero scopo del sistema tantrico e delle sue applicazioni.
Indipendentemente dall’essere materialisti o spiritualisti, è impor-tante comprendere che la pratica di dharana è basilare per progredire in tutte le dimensioni della vita. Anche i materialisti rendono omag-gio all’energia, poiché comprendono che l’intero mondo non è altro che un gioco d’energia. I materialisti hanno fatto esplodere l’atomo con un processo fisico per soggiogare la sua immensa energia a beneficio dell’umanità. Nello stesso modo, la pratica di dharana fa esplodere l’atomo di energia contenuto nella mente attraverso un processo spirituale, in modo da utilizzarlo per accelerare l’evoluzione della coscienza individuale. Per questa ragione dharana è preziosa come la scienza nucleare e dovrebbe pertanto ricevere lo stesso riconoscimento e avere lo stesso prestigio.
Oggi si trovano pochi commenti e traduzioni di VBT. Di conse-guenza la pubblicazione di questo testo è significativa, in quanto illu-mina sul vero significato della pratica di dharana, che sino ad oggi è stata spiegata in modo marginale. Il principale obiettivo di questo la-voro è di evidenziare l’importanza di dharana ed i mezzi o le tecniche per inserirla nella propria vita quotidiana, assicurando inoltre che questo possa essere fatto abbastanza facilmente anche da chi non ha alcuna competenza in questo campo. Sebbene dharana sia indicata per praticanti con mente stabile e controllata, questo libro indica una strada adatta anche per coloro che hanno una mente instabile affinché possano sviluppare gradualmente una mente focalizzata.
Tutto il benessere, le risorse, il lusso ed il confort che si possono avere in questo mondo sono inutili per una mente distratta e senza controllo. In questo senso una mente che viaggia sul sentiero prestabilito è il più importante vantaggio che si possa avere. Se si possiede una tale mente, non si ha bisogno d’altro. Il grande santo e poeta Kabir Das ha giustamente affermato: “Mein to un santan ka daas jinhone man maar liya” cioè “Mi inchino soltanto davanti a quel santo che ha conquistato la propria mente”. Anche se non ce ne accorgiamo, siamo tutti schiavi della mente. Durante tutto il giorno facciamo ciò che la mente ci dice di fare. Se la mente è preoccupata, diventiamo ansiosi; se è felice, siamo contenti; se è invidiosa siamo schiavi della gelosia; se è arrabbiata diventiamo violentemente cattivi. C’è qualche momento in cui ci fermiamo e diciamo: “No, non sarò arrabbiato o felice o vendicativo?”.
Senza conoscere la pratica di dharana non possiamo mettere fine a questo processo. Non c’è altro modo per riunire le tendenze incostan-ti di questa potente sostanza conosciuta come mente se non la pratica di dharana, il sentiero della concentrazione. Dharana è una pratica che genera lo slancio per dominare le energie dissipate della mente e convertirle in un flusso di consapevolezza. Siamo pertanto molto felici di presentare questo testo, che è il risultato di uno studio molto profondo su dharana in relazione alla visione tantrica della meditazione, sostenuta dall’esperienza personale dell’autrice.

Introduzione

La più potente asserzione pronunciata dai saggi e dai veggenti duran-te il periodo delle Upanishad e dei Veda fu Aham Brahmasmi: “Io sono Quello”. La loro fu una ricerca spirituale alla scoperta delle vaste dimensioni che costituiscono la vita interiore. Scomposero mentalmente il corpo e scoprirono che la sua essenza sottile è costituita dai sensi. Attraverso la meditazione sui sensi scoprirono i percorsi e i meandri della mente. Riflettendo sulla mente si resero conto dell’energia potenziale in essa assopita. Risvegliando quell’energia liberarono la coscienza e unendo l’energia con la coscienza individuale compresero di essere un tutt’uno con la coscienza cosmica. Questa esperienza era ben nota ai tantrici molto tempo prima dell’era vedica. L’intera visione della filosofia vedica e tantrica si basa su questa conoscenza, mentre nell’ambito dello Saihvismo, Vaishnavismo o Shaktismo il soggetto esplora la sostanza di cui l’uomo è composto.
Il medesimo orientamento è stato rivelato, diverse centinaia di mi-gliaia di anni dopo, dalla teoria dei campi unificati esposta dai fisici. Secondo questa teoria l’intero creato è un insieme composito di for-me di vita, animata o inanimata, manifesta o immanifesta, intimamente connesse. In altre parole ogni cosa pensata, sentita, proferita o fatta si diffonde come un’onda nello spazio infinito, mischiandosi, confondendosi e scontrandosi con le onde provenienti da altre sorgenti. Questo è un punto di vista molto dinamico, che dona universalità ad ogni essere umano e attribuisce alla vita un’importanza di gran lunga maggiore rispetto alle normali aspettative e immaginazioni. Durante i periodi bui della storia, l’uomo medio, ogniqualvolta ha cercato di investigare in aree della vita che si estendono oltre i sensi, oltre ciò che si può vedere, sentire, gustare, toccare e annusare, si è dovuto scontrare con i propri limiti. L’area della percezione umana è limitata a questa dimensione.
Nonostante l’uomo abbia accumulato enormi ricchezze, lusso, co-modità e rafforzato se stesso con potere smisurato per proteggersi dai nemici, sia immaginari sia reali, si rende conto tuttavia di essere indifeso e vulnerabile. Egli sa che il corso della vita è breve. Quando giunge il momento di dire addio non gli è concesso di portare con sé l’armatura che lo ha protetto durante la vita; deve andare a mani vuo-te. Pertanto l’asserzione Aham Brahmasmi dona all’uomo speranza e sostegno. I saggi tantrici e vedici hanno condiviso generosamente con l’umanità non solo questo, ma anche le esperienze meditative, rive-lando concetti essenziali riguardo lo scopo effettivo della vita umana. Nonostante l’uomo viva per accumulare beni, potere e status sociale, questi obiettivi danno solo soddisfazione limitata. La gioia generata dai beni materiali non è duratura. La vera gioia e la beatitudine e-terna si possono ottenere solo quando l’uomo realizza se stesso.

Realizzare il sé

Che cosa s’intende per realizzare il sé? So di essere uomo o donna, indiano o americano, indù o mussulmano, cristiano o ebreo, ricco o povero, bello o brutto, intelligente o stupido, nero o bianco, colto o ignorante, santo o peccatore, ateo o credente, compassionevole o cru-dele, generoso o gretto. Ciò nondimeno i saggi vedici e tantrici af-fermano che questi criteri non sono rilevanti, non sono essenziali e importanti per perseguire la ricerca del sé. Il sesso, la nazionalità, la classe sociale, il credo, lo stato sociale, i dogmi, le religioni e le con-vinzioni non sono influenti durante la ricerca. Il sé nel suo insieme riguarda una dimensione diversa. Esplorare il sé, sostengono, non è un fatto sociale, culturale o religioso.
I saggi enfatizzarono le qualità innate dell’uomo, non quelle acquisite. Capirono che la consapevolezza umana conduce dal demo-niaco all’umano fino al divino, secondo l’interazione fra tre qualità, o guna, che costituiscono l’essere umano. Queste tre qualità sono note come sattwa, rajas, tamas. Sattwa denota il divino, tamas le qualità demoniache e rajas l’impegno umano. Naturalmente questa è una classificazione di massima, ma è appurato che tutti questi tratti sono componenti specifici della nostra natura. I tre guna sono presenti in ognuno di noi e dirigono costantemente i nostri pensieri, le nostre azioni, i nostri sentimenti e, di fatto, la totalità della nostra vita. Determinano il temperamento di ognuno di noi come le nostre inclinazioni nella vita; tutte le nostre scelte sono condizionate dai gu-na.
Ad ogni modo, non è rilevante quali siano le scelte che operiamo nella vita, ma non dobbiamo perdere di vista lo scopo per cui siamo venuti al mondo. Questo proposito è la realizzazione del sé. È stata conferita una grande importanza alla nascita dell’uomo, poiché è solo come esseri umani che possiamo conoscere la nostra vera essenza. È il seme dell’individualità inoculato nell’essere umano che ci consente di conoscere la nostra esistenza. Altre forme di creazione vivono senza conoscenza della loro esistenza. Solamente l’uomo ha la conoscenza di ogni azione che compie e quindi della sua esistenza.
L’uomo è consapevole di tempo, spazio e oggetto. Anche se animali, piante e minerali sono esseri senzienti, non possiedono tale consapevolezza. Un cane abbaia ma non è consapevole di abbaiare, un albero fruttifica tuttavia non è consapevole di farlo. Molte forme di vita hanno sentimenti, piaceri e dispiaceri, risposte acute e anche memorie, ciononostante non sono a conoscenza del loro esistere nello spazio e nel tempo e neppure possiedono coscienza degli oggetti intorno a loro.
L’uomo è eccezionale perché ha l’opportunità di conoscere la pro-pria esistenza nello spazio e nel tempo e anche oltre il tempo e lo spazio. Egli può, grazie alla sua volontà, trascendere il sé oggettivo e liberarsi nel regno senza tempo per sperimentare la consapevolezza unificata di cui è parte integrante e dalla quale si è evoluto nel corpo grossolano e nella mente con cui si rappresenta ora (VBT sl. 97).

Evoluzione della coscienza

Per ironia, lo stesso tattwa o principio che dà all’uomo la conoscenza della propria individualità e separazione, è responsabile dell’espe-rienza della consapevolezza unificata, o conoscenza dell’unione con il resto del creato. Quel principio è noto come Ego o ahamkara. La parola aham significa “Io sono”. Altre forme di vita, sia inferiori che superiori, non possiedono ahamkara. Nelle forme meno elevate di vita questo principio è latente, in quelle più elevate è stato trasceso. Per questo motivo, nelle tradizioni tantriche e vediche, la vita umana è oggetto di ricerca, anche da parte di coloro che hanno raggiunto un livello divino, in quanto solo all’uomo è dato di conoscere il creatore. Per questa ragione la nascita umana è considerata di grande valore.
Secondo il tantra, la coscienza universale si manifesta come co-scienza individuale assumendo quattro livelli, noti come buddhi, chitta, ahamkara e manas. Buddhi rappresenta l’intelletto superiore con la sua attività di viveka, o discernimento, e sadvichara, o giusto pensiero. Manas è la mente elevata con la propria caratteristica attività di sankalpa e vikalpa, o pensieri e contro pensieri. Chitta, o memoria, è il deposito delle azioni passate nella forma di samskara, o archetipi. Ahamkara, o ego, è la cognizione dell’esistenza del sé, condizionato dai tre precedenti.
Questo è il percorso di avaroha, o la discesa della coscienza dina-mica universale nella vita umana. Solamente nello stadio di evoluzione umana può realizzarsi unmesha o aroha, l’ascesa verso livelli più elevati di esistenza. La realizzazione interiore si concretizza quando manas, chitta e ahamkara si dissolvono nella coscienza universale tramite shakti, o energia. Questa è la più elevata yajna, o sacrificio, che l’uomo può offrire. (VBT sl. 138) Ad altre forme di vita non è concesso un simile privilegio in quanto non possiedono i quattro aspetti che insieme sono noti come antahkarana, o strumento interiore.
L’ascesa della coscienza dalla sua unione con la materia grossolana e le emozioni di base verso il fulgore dello spirito, è il punto focale del pensiero tantrico e vedico. Altre filosofie disquisiscono sulla discesa della coscienza universale, laddove il pensiero tantrico e vedico sostiene che l’ascesa dalla materia allo spirito è un disegno intrinseco che prakriti, o natura, ha tracciato in tutta la creazione. Secondo il tantra, la discesa della coscienza universale nella sua forma pura è un evento estremamente raro. Questa discesa della coscienza universale nella materia mantenendo la sua forma pura è conosciuta come avatar. L’avatar rappresenta la coscienza universale sulla terra e, pertanto, è in grado di controllare le leggi della natura. Sri Krishna fu un avatar e lo fu anche Sri Rama. In ogni modo pochissime di queste persone sono discese sulla terra. Così dobbiamo comprendere l’ascesa e non la discesa della coscienza in relazione alle nostre pratiche meditative e all’evoluzione spiritua-le.
Lo stato oltre la mente di cui parla Sri Aurobindo, lo yogi del ven-tesimo secolo, si orienta nella stessa direzione. Al momento l’uomo utilizza una minima parte del potere potenziale del suo cervello. È solo la punta dell’iceberg. Le più elevate facoltà del cervello, che so-no latenti, devono essere svelate e risvegliate attraverso due importanti pratiche tantriche note come dharana e dhyana. Queste due pratiche rafforzano i circuiti elettromagnetici del cervello e lo predispongono a sostenere l’energia ad alto voltaggio conseguente all’illuminazione interiore. Queste pratiche formano canali e percorsi attraverso i quali l’energia può essere trasmessa a tutti i punti del cervello, conducendo all’illuminazione totale. Se l’illuminazione si manifesta prima di questo processo di adattamento, si possono verificare dei corto circuiti con conseguente fusione, in quanto la “rete” del cervello non è in grado di sostenere l’afflusso delle potenti correnti generate dall’illumi-nazione totale dei meandri oscuri.
Diverse tradizioni vediche e tantriche offrono, su questo preciso argomento, dissertazioni e dibattiti lucidi e incisivi. La loro analisi fu sia soggettiva sia oggettiva, non lasciando nulla di intentato, ogni particolare fu analizzato con estrema cura. Sezionarono i pensieri, le idee e le esperienze, analizzarono sentimenti ed emozioni, e si sottomisero ad un severo ed attento esame alla ricerca del reale e del permanente. Nella scienza dell’alchimia una sostanza viene sublimata fino a diventare pure e raffinate. Nella stessa maniera, attraverso il processo alchemico della meditazione, il misterioso oceano di pensieri, desideri e passioni che crescono dentro di noi è smosso con la pratica di dharana. In questo modo gli yogi misero allo scoperto uno strato dopo l’altro di sostanza mentale e ad ogni scoperta si rivelarono sostanze sempre più raffinate. Ogni livello di purificazione portò un’illuminazione più elevata e nuove facoltà. Tecnicamente queste facoltà sono classificate come siddhi, o perfezioni. Il saggio Patanjali, che ci donò degli inestimabili aforismi, o sutra, sullo yoga, li chiama vibhuti, o coronamento dello yoga. Queste speciali facoltà sono un potenziale nascosto all’interno dell’uomo che lo rendono sempre più perfetto.
Attraverso questo processo interiore gli yogi scoprirono che l’origine da cui il corpo grossolano si è evoluto è pura coscienza che riverbera di energia. Questa coscienza è di natura cosmica e non ha limiti. Non è vincolata dal tempo o confinata in un particolare spazio. Pervade ogni forma di vita ed è presente in ogni essere. Gli alchimisti dello yoga erano anche curiosi di scoprire in quale parte del corpo dimora la coscienza, così cercarono ulteriormente e scoprirono che regna in ogni cuore. Come jivatman, o coscienza individuale, riposa nella cavità del cuore, in anahata chakra.
La forma della coscienza individuale è tridimensionale, luminosa, simile alla luce di un laser che sovrintende a tutto e attende il momento di riunirsi con shakti o energia dalla quale si è separata per la creazione. A livello trascendentale esiste come bindu, il punto di partenza, e nada, il suono primordiale, che riverbera attraverso la stratosfera come vibrazione cosmica e dentro di noi come anahad nada, il suono non suonato. (VBT sl. 38) Gli yogi sperimentarono questo nada in molte forme, quali le note armoniose di un flauto (VBT sl. 41), il richiamo di un pavone, il rombo del tuono ed anche vari mantra. Vi sono numerosissime descrizioni nei testi tantrici dalle quali è evidente che la coscienza ha molti livelli di manifestazione, pertanto può essere sperimentata come suono, luce, forma e idea.
Quando una sostanza si purifica separandosi o unendosi ad un’altra sostanza sia dentro sia fuori di sé, questa è alchimia. I veg-genti tantrici furono gli alchimisti più competenti di tutti i tempi. Raffinarono forme estremamente sottili di materia, come la mente umana, l’intelletto, l’ego e la coscienza individuale. Il prodotto che emerse da questo processo di purificazione interiore fu un’esperienza. Questa forma di esperienza era così sottile che la mente umana non era in grado di capirla fino a quando l’attenzione era distolta completamente dalla materia e centrata sullo spirito. Tale esperienza sostituì tutti i vari livelli di realizzazione che la shakti ascendente aveva attraversato prima di riunirsi con la coscienza.

Principio di riunificazione

Questa riunificazione condusse alla realizzazione dell’unità di jivat-man con paramatma, la coscienza cosmica o spirito superiore, che dimora nel cranio nel centro psichico noto come sahasrara chakra. Quando il jivatma, o coscienza individuale che risiede nella cavità del cuore, si riunisce con mahashakti, l’energia più elevata, che dimora nella cavità alla base della colonna vertebrale, conosciuta come muladhara chakra, prepara il terreno e le fondamenta per la riunificazione. È mahashakti che mette in moto la ruota della creazione per ordine della coscienza. La sua forma fisica è quella di un serpente arrotolato, pertanto è conosciuta come kundalini. Quando si realizza la fusione con la coscienza individuale nell’area di anahata chakra, l’esplosione che ne consegue supera completamente i circuiti elettromagnetici del cervello e ha luogo l’illuminazione completa in sahasrara chakra, il regno di Shiva, che è descritto come un loto dai mille petali. (VBT sl. 28)
Quando la materia che compone l’uomo esplode, si manifesta un’enorme detonazione interiore e si sviluppa un immenso calore. Il fuoco interiore purifica a tal punto la materia fisica, che questa libera l’energia intrinseca, o shakti, che a sua volta libera la coscienza dai suoi legami. L’equazione si realizza tra l’energia e la coscienza e vice versa. L’esperienza che scaturì dalla conversione di questa energia fu così sottile che gli yogi non trovarono parole adeguate per comunicarla. Alla richiesta di descrivere la loro esperienza, l’unica loro affermazione fu: “Neti, neti”, non questo, non questo. Il livello spirituale supremo non può essere descritto, spiegato o compreso; può solo essere sperimentato. Non vi sono parole adatte a descrivere quest’esperienza. Qualcosa resta sempre inespresso poiché non vi sono parole adatte nel nostro linguaggio per descrivere quella realtà spirituale.
Gli yogi la chiamarono luce e non a torto, tuttavia è molto più di questo. La definirono anche sat-chit-ananda o satyam-shivam-sundaram, che significa verità, consapevolezza e beatitudine. Ciò nondimeno queste restano solo parole fino a quando non trasformia-mo noi stessi ed otteniamo questa esperienza. Pertanto, lo scopo della vita umana non è solo la comprensione intellettuale di queste verità sublimi, bensì espandere le frontiere della mente e liberare l’energia per raggiungere l’esperienza di quella coscienza suprema. La sorgente dalla quale si è evoluta tutta la materia è la coscienza. Il corpo è materia grossolana, la mente materia sottile, ed entrambi vibrano di energia. Tuttavia, a causa del loro stato terreno, hanno perso la capacità di sperimentare quella coscienza pura dalla quale si sono evoluti.
Espansione e liberazione

Per ottenere questa esperienza la scienza del tantra avanza due teorie: espansione e liberazione. Quando si bolle l’acqua le particelle di idrogeno e ossigeno si espandono e si liberano dalla loro forma gros-solana di acqua trasformandosi in vapore sottile. Alla stessa maniera, attraverso l’espansione della consapevolezza, il tantra libera l’energia rinchiusa nel corpo e nella mente. L’energia è il legame tra materia e coscienza. Quando è liberata dalla morsa della materia, si unisce con la coscienza ed ha luogo il risveglio.
In fisica lo stesso principio è applicato per far esplodere la bomba atomica. Attraverso il processo di fissione o fusione l’energia è liberata dalla materia e unita alla polarità opposta per generare l’esplosione. Allorché lo scienziato e filosofo Oppenheimer osservò questo evento per la prima volta, scoppiò in lacrime e spontaneamen-te recitò ad alta voce un verso della Bhagavad Gita, nel quale Sanjaya descrive la medesima esperienza cosmica al re cieco, Dhritarashtra:

Ci fossero mille soli ad illuminare il cielo
Ancora non potrebbero uguagliare la luce della coscienza assolu-ta.
(11:12)

Sebbene queste due forme di esplosione siano notevolmente simili, la differenza tra le due è grande. Una avviene esternamente, l’altra internamente. Una distrugge, l’altra crea. Una è nei piani della natura per il destino dell’umanità, l’altra costituisce un progetto umano per il destino dell’umanità. Ma una cosa è chiara: il processo alchemico che i veggenti tantrici e vedici utilizzarono per questa esperienza era tratto dalle leggi della natura, che sono perfettamente scientifiche e applicabili a tutti i livelli della creazione. La materia è in costante scomposizione e trasformazione in forme e sostanze diverse. Per esempio, col tempo il carbone si trasforma in diamante e i fossili in petrolio e gas. Le pratiche tantriche derivano dall’attenta osservazione di questi processi naturali e dalla loro applicazione all’uomo, anch’esso prodotto della natura.
L’uomo, ad un certo punto della sua evoluzione, è destinato a ri-svegliare quest’esperienza, persino se non vi sono sforzi consapevoli, per liberare l’energia ed espandere la consapevolezza. Fa parte dell’eredità naturale e diritto per nascita di ogni essere umano, ma senza l’applicazione di una procedura specifica richiede molto, molto tempo. Le pratiche tantriche accelerano il processo naturale di evolu-zione e permettono a quell’esperienza di svelarsi in questa stessa vi-ta, qui e ora, esattamente in questo momento. Questa esperienza conferisce ananda e gyana, beatitudine e conoscenza, che l’uomo ricerca attraverso gli oggetti esterni, ma non trova mai. Per questa ragione, la vita umana è colma di miseria, frustrazione e depressione. L’esperienza che scaturisce dall’espansione della consapevolezza e dalla liberazione dell’energia è l’unica soluzione permanente alla sofferenza umana.

Commentario

1. Rudrayamala e Trika

Shri Devyuvaacha:
Shrutam deva mayaa sarvam rudrayaamalasambhavam;
Trikabhedam asheshena saaraat saaravibhaagaashah. (1)

Traduzione letterale

Shri devi: dea della buona sorte; Uvaacha: dice; Shrutam: ascoltato; Deva: il Divino; Mayaa: vicino a me; Sarvam: tutto; Rudrayaamala sambhavam: che è emerso dal Rudrayamala Tantra; Trika: gruppo di tre; Bhedam: divisioni; Asheshena: completo; Saaraat saara: quintessenza; Vibhaagashsh: segno di saggezza.

Traduzione

Shri Devi dice:
O Deva, ho sentito dettagliatamente tutto quello che è stato rivelato attraverso l’unione tra Rudra e la sua shakti, ovvero ciò che è emerso dal Rudrayamala Tantra. Ho inoltre capito trika, o tre aspetti di Sha-kti, che sono la quintessenza di tutta la conoscenza.
Commento

Satya, o verità, è eterna. Essa è sempre esistita nel cosmo, a livello paravak in forma latente. Yogi, rishi, monaci e gli scienziati di un tempo hanno sperimentato questa verità, non attraverso la mente, ma elevando la loro consapevolezza a quel livello. Con lo scopo di rendere queste verità comprensibili per l’uomo al suo attuale livello di evoluzione, in modo che egli possa afferrarle, Shiva, come parte della sua anugraha, o grazia, rivela satya a livello di vaikhari, o livello verbale, come risposte alle domande della sua shakti. Lei conosce tutto ciò che è emerso dal Rudrayamala e Trika, che formano la quintessenza di tutte le dottrine dedicate alla ricerca della verità. Questa tradizione tantrica, in cui Shiva esprime se stesso attraverso il mezzo della sua Shakti ha connotazioni altissime. È attraverso il mezzo dell’energia (shakti) che la coscienza (shiva) si rivela. Senza shakti, shiva rimane immanifesto ed inerte.
Trika letteralmente significa “tre” ed è il nome dato allo Shaivi-smo del Kashmir. Esso afferma le tre forme dell’esistenza: shiva, shakti e nara; coscienza, energia e materia; para, apara e parapara; tempo, spazio e oggetto. Trika è definita la quintessenza di tutte le scritture poiché parla di una realtà che è sia trascendentale (monistica) sia immanente (dualistica). È proprio in questo senso che lo Shaivismo del Kashmir ed il Vedanta sono entrambi unici. L’uno afferma la dottrina dell’unità nella diversità; l’altro l’estende alla diversità nell’unità.
La premessa base del Trika è che l’energia, o shakti, è il collega-mento tra la materia e la coscienza. Le esperienze maturate attraverso il processo evolutivo dalla materia alla coscienza denotano la triplice divisione di shakti, dalla quale questa filosofia prende il nome. Queste tre esperienze sono apara, che è puramente materiale, parapara, che è sia esperienza materiale che trascendentale, e para, che è esperienza puramente trascendentale.
Quando l’energia è bloccata nella materia, ciò alimenta apara, o esperienza grossolana. L’analogia trasmessa dal tantra per questa esperienza è quella della kundalini dormiente, avvolta in 3 spire e mezzo alla base della colonna vertebrale, in muladhara chakra, nella regione del plesso coccigeo. Quando l’energia si risveglia e comincia la sua ascesa, dà origine all’esperienza grossolana e trascendentale o parapara. Quando l’energia raggiunge la sua destinazione in sahasrara chakra e si unisce con la coscienza, ciò alimenta para, o esperienza trascendentale. La filosofia Trika è detta la quintessenza di tutte le scritture perché analizza tutti e tre gli aspetti dell’esistenza.
Rudra deriva dalla parola sanscrita rudanti, che letteralmente significa “stillare”. Yamala significa “paio” o “coppia”. Rudrayamala è l’unione tra Rudra e la sua shakti, prakasha e vimarsha. Rudrayamala Tantra è un importante testo tantrico, di cui una parte è ancora segreta. Tratta principalmente dell’interconnessione tra coscienza ed energia, che dà origine ad un’ampia gamma di esperienze, da jagrat a turiya (dal conscio al superconscio).
Principalmente i Tantra Shastra sono divisi in tre sezioni: agama, tantra e yamala. Ognuna di queste ha caratteristiche ben precise. Lo yamala fa luce sulla creazione, passando attraverso tutte le ere in ordine sequenziale, puntando molto sull’aspetto del sadhana, o metodo per raggiungere la perfezione. Questi sadhana non sono strettamente indirizzati ad aspiranti appartenenti a razze, strati sociali o religioni particolari, ma possono essere seguiti da ciascun sincero sadhaka che acquisisce le qualità necessarie. Questi sadhana fanno parte del Kaula Tantra e sono intesi per i vira sadhaka. Sono estremamente segreti e questa condizione non deve essere violata. Se sono praticati come insegnati, essi condurranno certamente alla perfezione in tutti gli aspetti della vita.
I Varahi Tantra sono conosciuti con i nomi di: Adiyamala, Brah-mayamala, Vishnuyamala, Rudrayamala e Ganeshyamala. Di tutti questi è disponibile solo l’Uttara Tantra del Rudrayamala. Il contenuto di quest’ultimo è completamente incentrato su sadhana esoterici, come smashan sadhana, kumari puja, bhairavi puja, chakra bhedan, pancha makara, sushumna jagran, ecc. Vi sono inoltre descritte le differenti categorie di sadhaka, o aspiranti, le condizioni del sadhana e l’importanza del guru. Il Vijnana Bhairava Tantra è una parte del Rudrayamala Tantra.
Rudra è un epiteto di Shiva. Rudra si trova menzionato nei Veda, e poiché il Tantra è molto più antico dei Veda, è evidente che Rudra è una divinità assai più antica. I Deva sono definiti come esseri lumi-nosi che hanno raggiunto la luminosità grazie al puro e semplice sforzo del loro sadhana. Nello Yajurveda uno splendido inno, cono-sciuto come Rudri, è interamente dedicato a questo deva, che è indicato come colui che presiede agli otto settori dello spazio e anche come il signore che protegge. Queste otto parti, o direzioni dello spazio, sono estremamente importanti in tutti i sadhana tantrici e nelle pratiche esoteriche. Se non sono prese in giusta considerazione, potrebbe sorgere qualche problema. È per questo motivo che Rudra si manifesta come ashta, o otto, Bhairava, così che ogni settore dello spazio sarà protetto per i sadhaka che cercheranno di entrare nel regno della trascendenza. Ne deriva quindi che chiunque intraprenderà questa via dovrà invocare Bhairava, che agirà come protettore di ogni aspirante.
La letteratura agama è molto ampia, poiché comprende tutto quel-lo che è considerato come conoscenza esperienziale o è correlato con l’esistenza e la creazione. Sebbene i Tantra contengano proprio le stesse informazioni degli agama, sono una letteratura più specializza-ta perché trattano di argomenti specifici. Inoltre i testi tantrici hanno eliminato il superfluo e mantenuto ciò che era importante. Ci sono sessantaquattro tantra, un numero che li mette in stretta relazione con i chausath shaktipitha, o sessantaquattro punti di Shakti, in varie par-ti dell’India.

 


 

Swami Satyananda Parla dell’Hatha Yoga

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, “Hatha Yoga Pradipika”, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Nella letteratura yogica vi sono diversi testi attendibili sull’hatha yo-ga. Uno de più conosciuti è Hatha Yoga Pradipika di Yogi Swatma-rama. Un altro, di Yogi Gorakhnath, è noto come Goraksha Samhita. Un terzo testo è la Gherand Samhita, del grande saggio Gherand. Ol-tre questi c’è un quarto testo importante conosciuto come Hatharatnavali che fu scritto più tardi da Srinivasabhatta Mahayogindra. Si ritiene che tutti questi testi siano stati scritti tra il 6° e il 15° secolo d.C.
Ci sono anche riferimenti meno importanti all’hatha yoga in anti-che upanishad e purana. Le upanishad possono essere fatte risalire ad un periodo precedente quello buddista, che era intorno al 6° secolo a.C. I riferimenti fatti nelle upanishad indicano che la scienza dell’hatha yoga era conosciuta prima di quel periodo. C’è un altro te-sto molto importante conosciuto come Srimad Bhagavatam, la storia di Krishna. In quel libro voluminoso ci sono riferimenti all’hatha yoga in diversi capitoli.
Evidenze dell’hatha yoga sono state trovate anche nella cultura pre-colombiana delle Americhe. Anche ora, a San Agustin, una pro-vincia meridionale della Colombia, in Sud America, ci sono grandi figure di pietra ed incisioni che illustrano pratiche di hatha yoga. Tuttavia, la forma sistematica dell’hatha yoga iniziò ad emergere in India intorno al 6° secolo d.C.
Questa introduzione serve semplicemente a darvi un accenno dell’aspetto storico dell’hatha yoga. Per secoli questi libri hanno gui-dato gli aspiranti spirituali. Sulle basi dell’hatha yoga, in India, Nepal e Tibet si sono formate anche molte altre correnti. Qual è l’argomento di questi libri? È semplicemente per mantenere un corpo giovane, ottenere poteri psichici (siddhi) o per sviluppare la capacità di risvegliare l’energia potenziale (kundalini) ed ottenere la super-coscienza (samadhi)? Se analizziamo attentamente questi testi lo scopo diventa chiarissimo.
Anticamente l’hatha yoga era praticato come preparazione per sta-ti superiori di coscienza. Ora, invece, il vero obiettivo di questa gran-de scienza è stato completamente dimenticato. Le pratiche di hatha yoga che furono messe a punto dai rishi e dai saggi dell’antichità per l’evoluzione dell’umanità, sono ora interpretate ed utilizzate in un senso molto limitato. Spesso sentiamo persone che dicono: “Oh, io non pratico meditazione, io pratico solo yoga fisico, hatha yoga”. Ora è giunto il momento di correggere questo punto di vista. Hatha yoga è una scienza molto importante per l’uomo di oggi.

La scelta dell’hatha yoga

Nel 6° secolo d.C. c’era stata, già da molti secoli, una notevole evoluzione spirituale. Nel 6° secolo a.C. erano nati in india due grandi uomini. Uno è internazionalmente conosciuto come Buddha e l’altro è Mahavir, il fondatore della corrente Jainista, una tradizione della cultura indiana. Essi praticarono severe austerità ed entrambi predicarono la “non violenza”, ahimsa.
Infine Buddha formulò i suoi insegnamenti, noti come le “Quattro Nobili Verità”. In tutto il mondo si diffuse la conoscenza di due siste-mi buddisti; uno è noto come vipassana e l’altro anapanasati, “con-templazione”. Per questo Buddha pose una base chiamata “Ottuplice Sentiero”. Era un sistema di etica più o meno simile agli yama e niyama del raja yoga.
Come conseguenza della popolarità di Buddha, la meditazione di-venne la principale forma di pratica spirituale dell’intero subcontinente. Tuttavia, le pratiche preparatorie furono ignorate. Etica e morale furono oltremodo enfatizzate. Fu in quel periodo che i pensatori dell’India iniziarono a riassestare il sistema del Buddha. Gli Indiani considerano la meditazione il sentiero più elevato, ma non concordano su un punto: che si può iniziare immediatamente la meditazione. Essi ritengono che ci si debba preparare.
Cinquecento anni dopo il Buddha, e cento anni prima di Cristo, in India, a Nalanda, nel Bihar, fu fondata una grande università di tradi-zione buddista e fu dedicata al sistema Hinayana. Hinayana significa “stretto sentiero”, cioè il sistema buddista ortodosso. Molte migliaia di studenti da ogni dove vi giunsero per studiare religione.
Tuttavia, c’era un altro gruppo tra i buddisti che non concordava con l’interpretazione ortodossa degli insegnamenti. Essi pensavano che Buddha stesso non avesse predicato in quel modo. Così fondaro-no un’altra università chiamata Vikram Shila, ottanta miglia a est di Munger, nel Bihar, e quell’università divenne il centro di insegnamento della tradizione Mahayana. Mahayana significa “grande sentiero”. C’era più liberalismo ed essi erano di larghe vedute. Non erano buddisti ortodossi ma liberali. In quella tradizione Mahayana essi iniziarono ad includere anche il tantra, che era qualcosa che il Buddha non aveva direttamente predicato, perciò il Buddismo ortodosso non ci credeva. Pertanto, da Vikram Shila nacque una corrente conosciuta come Sahajayana, il “modo spontaneo”, e Vajrayana, che include rapporti sessuali tra un uomo e una donna. Dunque, le pratiche di queste correnti tantriche furono completamente fraintese dagli ortodossi.
Quindi, dopo circa cinquecento anni, la popolarità e l’influenza del buddismo declinarono così come queste correnti tantriche e le loro pratiche. Poi, nel 4°, 5° e 6° secolo d.C., dopo un periodo di decadenza buddista in India, alcuni grandi yogi presero in esame questa scienza ed iniziarono a purificare il sistema tantrico. Matsyendranath, Goraknath ed alcuni altri yogi della tradizione scoprirono che questa importante scienza era stata ignorata dalle persone serie ed era insegnata erroneamente da altri. Allora essi separarono le pratiche del tantra di “hatha yoga” e “raja yoga” dal resto e lasciarono completamente fuori i rituali del tantra, senza neanche menzionarli.
Ora, quando essi fecero una cernita delle pratiche, scelsero dal si-stema tantrico le pratiche di yoga utili e nobili. In quella fase divenne necessario, per loro, classificare alcune delle istruzioni non classificate nel tantra.
Benché Buddha fosse una grande personalità, i suoi insegnamenti rimasero, col tempo, semplicemente ciò che chiamiamo esperienze psicologiche. Divenne quindi necessario reintrodurre il corretto siste-ma di meditazione. Così è come fu fondato il sistema di hatha yoga. Fu a questo punto che Matsyendranath fondò il culto Nath che credeva che, prima di intraprendere le pratiche meditative, bisogna purificare il corpo e i suoi elementi. Questo è il tema dell’hatha yoga.

Scienza di purificazione

Tra le molte autorità dell’hatha yoga, una personalità preminente è Swatmarama che compilò l’Hatha Yoga Pradipika, che può essere tradotto come “Luce sull’Hatha Yoga”. Tuttavia, il termine pradipika significa in realtà “auto-illuminante” o “ciò che illumina”. È un testo che fa luce su una moltitudine di problemi fisici, mentali e spirituali degli aspiranti. Goraknath, il principale discepolo di Matsyendranath, aveva in precedenza scritto libri, poemi e prosa sul sistema di hatha yoga nel dialetto locale, ma Swatmarama compilò l’intera saggezza dell’hatha yoga in Sanscrito. Come negli altri testi, egli ha esposto le tecniche come asana, pranayama e shatkarma.
La bellezza dell’Hatha Yoga Pradipika è che risolve un problema molto grande per ogni aspirante. Swatmarama ha eliminato comple-tamente gli yama (codici morali) e niyama (autocontrollo) che sono la base di partenza nei sistemi buddista e jainista, così come nel raja yoga di Patanjali.
Patanjali era un contemporaneo di Buddha e il suo sistema di yoga fu influenzato dalla filosofia buddista di yama e niyama. Negli Yoga Sutra, egli aveva diviso il raja yoga in otto gradini. Yama e niyama sono i primi due, seguiti da asana e pranayama. Quindi pratyahara, dharana, dhyana e samadhi sono gli ultimi quattro. La tesi di Patan-jali è che si debbano prima perfezionare yama e niyama, altrimenti asana e pranayama possono non dare risultati desiderabili.
Cosa sono yama e niyama? Autocontrollo, regole di condotta e os-servanze; verità, non-violenza, celibato, non rubare, non esagerare, purezza esterna ed interna e appagamento sono alcune delle regole. Tuttavia, gli autori dei testi sull’hatha yoga, come Swatmarama, erano assolutamente consapevoli delle difficoltà pratiche di ogni uomo in relazione a yama e niyama. Inoltre, yama e niyama hanno più a che vedere con la religione che con la vita spirituale dell’uomo.
L’esperienza ci ha insegnato che per praticare yama e niyama, di-sciplina e autocontrollo, è necessaria una certa qualità della mente. Molte volte osserviamo che quando cerchiamo di praticare autocon-trollo e disciplina, stiamo creando ancora più problemi mentali nella nostra psiche e nella personalità. Se osservate le statistiche dei pazienti negli ospedali psichiatrici, scoprirete che molti di loro erano religiosi, poiché autodisciplina e autocontrollo dividono in due la personalità. Perciò, prima di cercare di praticare autodisciplina e autocontrollo, dovete prepararvi anche per questo.
Se non si è creata armonia nella personalità, allora autocontrollo e autodisciplina creeranno più conflitto che pace mentale. Dunque, il principio dell’antitesi non dovrebbe essere insegnato a tutti. Esso è sempre stato esposto come un principio filosofico o religioso, ma da un punto di vista spirituale ha inesorabilmente fallito nell’assistere l’uomo quando egli si confronta col dilemma della propria evoluzione.

Capitolo 1: Asana

Verso 1

Salutiamo il glorioso e primario (originario) guru, Sri Adinath, che insegnò la conoscenza dell’hatha yoga che risplende come una scali-nata per coloro che desiderano ascendere al più alto stadio dello yoga, raja yoga.

Sri Adinath è uno dei nomi dati al Signore Shiva, che è la coscienza cosmica suprema. Nel tantra c’è il concetto di Shiva e Shakti. Shiva è la coscienza eterna del cosmo e Shakti è la sua forza creativa. La coscienza cosmica, o spirito universale, è conosciuta con molti nomi. Nella filosofia Samkhya è Purusha, nel Vedanta è Brahman. Gli Shai-viti lo chiamano Shiva, i Vaishnaviti lo chiamano Vishnu. È uno e lo stesso, e la fonte originale da cui si sono evoluti la creazione e gli es-seri senzienti. È quella forza che risiede in tutto. Quella forza è cono-sciuta come guru, perché quando sorge la realizzazione della sua esi-stenza, egli toglie l’individuo dall’oscurità dell’ignoranza per portar-lo nella luce della realtà. La corrente di yogi Nath lo chiamava Adinath, maestro o protettore primario.
Swatmarama, l’autore di questo testo, apparteneva alla corrente Nath, perciò egli rispetta Shiva nella forma di Adinath. Tutta la cono-scenza, senza eccezioni, emana dalla coscienza cosmica. Il tantra ed ogni branca dello yoga derivarono da quella fonte, e tradizionalmente si sa che chi l’ha esposta è Shiva. Le scritture sanscrite iniziano sem-pre con: “Salutiamo il Supremo stato dell’Essere”. Tuttavia, l’Avadhuta Gita, che segue la filosofia vedanta, offre un altro punto di vista. Dattatreya dice: “Come posso salutare l’Essere senza forma, indivisibile, propizio e immutabile, che riempie tutto con il Suo Sé e riempie anche il sé con il Suo Sé? Shiva, l’Assoluto, è sempre senza bianco e altri colori. Anche questo effetto e causa sono il supremo Shiva. Io sono allora il puro Shiva, privo di ogni dubbio. O amato amico, come posso inchinarmi al mio stesso Sé nel mio Sé?”.
Poche persone hanno raggiunto questo stadio di evoluzione, perciò la prima cosa che dovete sempre ricordare prima di iniziare ogni pratica spirituale, è che la forza cosmica guida tutte le azioni e voi siete uno strumento di quella forza. Sia in Oriente che in Occidente, la tradizione è la stessa. Prima porgete i vostri omaggi e poi chiedete consiglio. La sera, quando i bambini pregano, prima ricordano i loro genitori e i custodi, coloro che li proteggono. Allo stesso modo, l’aspirante spirituale ricorda la sua umile posizione riguardo alla potente forza cosmica.
In India c’è un’antica tradizione che consiste nel prostrarsi davanti al guru, sia che venga adorato in forma fisica che in forma cosmica. Ciò è fatto prima di intraprendere qualsiasi lavoro, così da poter evo-care il potere divino. Questo agisce come un sankalpa o risoluzione, ricordando costantemente che l’obiettivo e scopo ultimo della vita è ottenere quello stesso stato perfetto di essere.
Tali omaggi e prostrazioni non sono semplicemente un riconosci-mento della superiorità di un essere più elevato, ma un atto fatto con sincerità, con pura motivazione, che richiede l’offerta di tutto il pro-prio essere con amore, fede e devozione. Ciò è detto shraddha. Quan-do Yogi Swatmarama saluta Adinath, lui riconosce che la conoscenza rivelata nei successivi sloka è dovuta alla magnificenza del guru e non per propri meriti personali. C’è umiltà, assenza di ego o senso dell’io, e questo è estremamente importante per raggiungere uno stato più elevato di coscienza.
Swatmarama continua spiegando che l’hatha yoga deve essere uti-lizzato come mezzo per prepararsi per il raja yoga, lo stato supremo di yoga. La parola hatha è formata da due radici sanscrite, ha e tha. Ha significa “luna” e tha significa “sole”. Questo è un simbolismo delle forze energetiche gemelle che esistono in ogni cosa. Essa rap-presenta le forze di mente e prana, o vitalità, che costituiscono corpo e mente. La luna è l’energia mentale di chitta. È la forza sottile che riguarda gli strati mentali. La forza pranica è come il sole; dinamica e attiva. Esse creano gli estremi di introversione ed estroversione. È la pratica di hatha yoga che fa sì che le fluttuazioni tra queste due energie si armonizzino e si unifichino in un’unica forza.
Nel corpo ci sono percorsi specifici per la canalizzazione di queste due forze. Proprio come in un circuito elettrico abbiamo fili adatti a condurre le correnti di energia elettrica positiva e negativa, analogamente ci sono canali energetici all’interno della struttura del corpo. Essi sono chiamati nadi. Nad significa “flusso”. L’energia mentale viaggia attraverso ida nadi che governa la parte sinistra del corpo. L’energia pranica viaggia attraverso pingala nadi che governa il lato destro del corpo. Gli effetti positivi e negativi di queste energie sono stati equiparati al sistema nervoso parasimpatico e al sistema nervoso simpatico. Tuttavia, benché ci sia un sicuro rapporto tra nadi e sistema nervoso, non sono la stessa cosa.
Se questi due flussi separati di energia - prana e chitta - possono essere unificati, ciò crea una condizione adatta affinché la kundalini, o energia spirituale, si risvegli e risalga attraverso il passaggio centrale, sushumna nadi. Hatha yoga è il processo che stabilisce un perfetto equilibrio fisico, mentale, emozionale e psichico, manipolando le energie del corpo. È tramite l’hatha yoga che ci si prepara per l’esperienza spirituale più alta.
Tutto l’essere individuale, iniziando dal corpo fisico, deve essere raffinato e rinforzato per poter agire come mezzo per la forza cosmi-ca più elevata. Il sistema di hatha yoga è stato, dunque, messo a punto per trasformare gli elementi grossolani del corpo così che possano ricevere e trasmettere un’energia molto più sottile e molto più potente. Se il corpo non è preparato per questa forma più alta di energia, sarebbe come far passare 200 volt di elettricità in un apparecchio che ha la capacità di utilizzare solo 6 volt. Sicuramente l’apparecchio fonderebbe. Dunque, l’hatha yoga prepara sistematicamente il corpo, la mente e le emozioni, così che non ci siano difficoltà quando l’aspirante passa attraverso stati superiori di coscienza.
Tradizionalmente l’hatha yoga consisteva solo di sei kriya detti shatkarma. Erano le pratiche di dhauti, basti, neti, trataka, kapalbhati e nauli. Successivamente, l’hatha yoga giunse ad includere asana, pranayama, mudra e bandha, mentre gli shatkarma erano eseguiti da praticanti esperti. Attraverso queste pratiche la coscienza può essere elevata senza doversi confrontare direttamente con la mente. Tramite l’hatha yoga potete regolare le secrezioni del corpo, gli ormoni, il re-spiro, le onde cerebrali e il prana; allora la mente diviene automaticamente armoniosa. L’hatha yoga è lo strumento e il raja yoga è l’obiettivo. L’hatha yoga è la scalinata che conduce al raja yoga. Una volta che il sadhaka raggiunge lo stadio di raja yoga, l’hatha yoga non è più necessario per lui.