Anno 2009 - Volume 2

  • Swami Satyananda Saraswati 
  • Purificati, Medita, Realizza 
  • Anushthana, Preghiera 
  • Celebrazioni a Rikhia 
  • Sri Vijnana Bhairava Tantra 
  • Swami Satyananda Parla dell’Hatha Yoga 

Swami Satyananda Saraswati

Tratto da: Calendario 2008, Shivananda Math, Rikhia Pith, India.

Swami Satyananda Saraswati è nato nel 1923 ad Almora (Uttara-khand) in una famiglia di imprenditori agricoli. I suoi avi erano guer-rieri e molti dei suoi amici e parenti, in seguito, compreso suo padre, prestarono servizio nell’esercito e nelle forze di polizia.
Tuttavia, divenne evidente che Sri Swamiji aveva una diversa pre-disposizione, in quanto iniziò ad avere esperienze spirituali all’età di sei anni, quando la sua consapevolezza spontaneamente lasciava il corpo ed egli vedeva se stesso giacere immobile sul pavimento. Molti santi e sadhu lo benedissero e rassicurarono i suoi genitori spiegando che egli aveva una consapevolezza molto sviluppata. Questa esperienza di consapevolezza al di là del corpo continuava e lo condusse a molti santi dell’epoca, come Anandamayi Ma. Sri Swamiji incontrò anche una bhairavi tantrica, Sukhman Giri, che gli diede shaktipat (energia superiore trasmessa dal guru al discepolo) e lo indirizzò alla ricerca di un guru per stabilizzare le sue esperienze spirituali.
Nel 1943, all’età di vent’anni, rinunciò alla sua casa e andò in cer-ca di un guru. Questa ricerca alla fine lo condusse da Swami Shiva-nanda Saraswati a Rishikesh, che lo iniziò all’Ordine Dashnami San-nyasa il dodici settembre 1947, sulle rive del Gange, e gli diede il nome di Swami Satyananda Saraswati.
In quei primi anni a Rishikesh Sri Swamiji s’immerse nel guru se-va (servizio al Guru). A quell’epoca l’ashram era ancora in embrione e mancavano perfino i più elementari comfort, come edifici e bagni. La foresta che circondava il piccolo ashram era infestata di serpenti, scorpioni, zanzare, scimmie e perfino tigri. Anche il lavoro dell’ashram era duro e pesante e richiedeva a Sri Swamiji di faticare come un bracciante: si caricava secchi d’acqua dal Gange fino all’ashram e scavava canali dai torrenti montani per molti chilometri giù fino all’ashram, per rifornire l’acqua necessaria alla sua costruzione.
Rishikesh era allora una piccola cittadina e bisognava portare a piedi da molto lontano tutto quello che serviva all’ashram. In più c’erano vari compiti, compresa la puja quotidiana al Vishwanath Mandir, per la quale Sri Swamiji doveva recarsi nella densa foresta a raccogliere foglie di bael. Se qualcuno si ammalava non c’erano cure mediche né qualcuno che se ne occupasse. Tutti i sannyasin dovevano uscire per la bhiksha, l’elemosina, poiché l’ashram non aveva una mensa o una cucina.
Di quell’epoca gloriosa in cui viveva col suo Guru e lo serviva, Sri Swamiji dice che era un periodo di totale comunione e resa al guru tattwa, durante il quale sentiva che il semplice ascoltare, parlarne, o vedere Swami Shivananda era yoga. Ma soprattutto, attraverso il suo nishkama (non egoistico) seva ottenne un’illuminata comprensione dei segreti della vita spirituale e divenne un’autorità nello Yoga, nel Tantra, nel Vedanta, nel Samkhya e nel Kundalini yoga. Swami Shivananda disse di Swami Satyananda: “Pochi potrebbero dimostrare un così intenso vairagya (non attaccamento) in così giovane età. Swami Satyananda è pieno di Nachiketa vairagya”.
Sebbene avesse una memoria fotografica, un acuto intelletto e il suo Guru lo descrivesse come un genio versatile, l’apprendimento di Swami Satyananda non venne dai libri o dallo studio nell’ashram. La conoscenza gli si dischiuse dall’interno grazie al suo instancabile se-va, alla sua durevole fede e all’amore per Swami Shivananda, che gli disse: “Lavora duro e sarai purificato. Non hai bisogno di cercare la luce; la luce verrà da dentro di te”.
Nel 1956, dopo aver trascorso dodici anni nel guru seva, Swami Satyananda intraprese la vita del sannyasin errante (parivrajak). Pri-ma che partisse, Swami Shivananda gli insegnò il kriya yoga e gli af-fidò la missione di “diffondere lo yoga da porta a porta e da costa a costa”.
Come sannyasin errante, Swami Satyananda viaggiò estesamente a piedi, in macchina, in treno e, a volte, anche a dorso di cammello, at-traverso India, Afghanistan, Burma, Nepal, Tibet, Ceylon e tutto il subcontinente asiatico. Durante i suoi soggiorni incontrò gente di tutti gli strati della società ed iniziò a formulare le sue idee su come diffondere le tecniche yogiche. Sebbene ufficialmente la sua formazione e la sua tradizione spirituale fosse quella del Vedanta, il compito di diffondere lo yoga divenne il suo movimento.
La sua missione gli apparve nel 1956, quando fondò l’International Yoga Fellowship Movement, con lo scopo di creare una fratellanza globale dello yoga. Poiché la sua missione gli fu rive-lata a Munger, Bihar, fondò la Bihar School of Yoga a Munger. Di lì a poco le sue tecniche si diffusero rapidamente in tutto il mondo. Dal 1963 al 1983 Swami Satyananda portò lo yoga in ogni singolo angolo del mondo, alla gente di ogni casta, credo, religione e nazionalità. Guidò milioni di ricercatori in tutti i continenti ed istituì centri ed a-shram in diversi paesi.
I suoi frequenti viaggi lo portarono in Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Cina, Filippine, Hong Kong, Malesia, Tailandia, Singapo-re, USA, Inghilterra, Irlanda, Francia, Italia, Germania, Svizzera, Danimarca, Svezia, Jugoslavia, Polonia, Ungheria, Bulgaria, Slovenia, Russia, Cecoslovacchia, Grecia, Arabia Saudita, Kuwait, Bahrain, Dubai, Iraq, Pakistan, Afghanistan, Colombia, Brasile, Uruguay, Cile, Argentina, Santo Domingo, Porto Rico, Sudan, Egitto, Nairobi, Ghana, Mauritius, Alaska e Islanda. Si può ben dire che Sri Swamiji issò la bandiera dello yoga in ogni angolo e recesso del mondo.
Non incontrò mai opposizione, resistenza o critica. Era ecceziona-le. Versato in tutte le religioni e sacre scritture, ne includeva la sag-gezza con tale stile e naturalezza che le persone di tutte le religioni erano attratte da lui. I suoi insegnamenti non erano limitati solo allo yoga, ma includevano la saggezza di molti millenni.
Sri Swamiji portò alla luce la conoscenza del Tantra, la madre di tutte le filosofie, le sublimi verità del Vedanta, le Upanishad, i Pura-na, il Buddismo, il Jainismo, il Sikhismo, lo Zoroastrismo, l’Islam e il Cristianesimo, includendo una moderna analisi scientifica della materia e della creazione. Egli interpretò ed illustrò gli antichi sistemi del Tantra e dello Yoga, dandone precise, accurate e sistematiche spiegazioni e svelando pratiche fino ad allora sconosciute.
Si può affermare che Sri Swamiji fu un pioniere nel campo dello yoga, perché il suo modo di presentarlo era attuale ed originale. Aja-pa japa, antar mouna, pawanmuktasana, kriya yoga e prana vidya sono solo alcune delle pratiche che presentò in una maniera così semplice e metodica che divenne possibile per tutti approfondire questa preziosa scienza, fino allora inaccessibile, per lo sviluppo fisico, mentale, emozionale e spirituale.
Yoga Nidra fu un’interpretazione di Sri Swamiji del sistema tantrico di Nyasa. Grazie alla sua profonda comprensione di questa conoscenza, egli fu capace di realizzare il potenziale della pratica di Nyasa in modo da darle un’utilità pratica per ciascun individuo, invece di lasciare che rimanesse un preliminare per l’adorazione. Yoga Nidra è solo un esempio del suo acume e del suo penetrante intuito per gli antichi sistemi.
Le vedute di Sri Swamiji erano ispiranti, elevanti e profonde. Eppure il suo linguaggio e le sue spiegazioni erano sempre semplici e facili da capire. In questo periodo scrisse più di ottanta libri sullo Yo-ga e sul Tantra che, grazie alla loro autenticità, sono adottati come libri di testo nelle scuole e università di yoga di tutto il mondo. Questi libri sono stati tradotti in italiano, tedesco, spagnolo, slavo, cinese, francese, greco, iraniano e in molte altre importanti lingue del mondo.
La gente accolse le sue idee e ricercatori spirituali di ogni fede e nazionalità affluirono verso di lui. Iniziò migliaia di persone al man-tra e a sannyasa, seminando in loro il seme del condurre una vita di-vina. Dimostrò grandissimo fervore ed energia nel diffondere la luce dello yoga e, nel breve arco di venti anni, Sri Swamiji portò a termine il mandato del suo Guru.
Fin dal 1983 la Bihar School of Yoga era molto affermata e riconosciuta in tutto il mondo come un rinomato ed autentico centro per imparare lo yoga e le scienze spirituali. Ma, soprattutto, lo yoga si era spostato dalle grotte degli eremiti e degli asceti per inserirsi appieno nel contesto della società. Lo yoga era richiesto ovunque: negli ospedali, nelle prigioni, nelle scuole, nei collegi, nelle aziende, nei settori dello sport e della moda, nell’esercito e nella marina. Professionisti come avvocati, ingegneri, dottori, manager e professori includevano lo yoga nella loro vita. Lo stesso fecero le masse. “Yoga” è diventato un termine di uso comune.
Ora, al culmine della sua missione, avendo esaudito la volontà del suo Guru, Swami Satyananda ha rinunciato a tutto quel che aveva creato e ha designato il suo successore, Swami Niranjanananda, per continuare il suo lavoro. Nel 1988 Sri Swamiji rinunciò a discepoli, organizzazioni ed istituzioni e partì da Munger, per non farvi mai più ritorno, alla volta di un pellegrinaggio attraverso i siddha tirtha (luoghi sacri) dell’India, come mendicante, senza alcun effetto personale né assistenza da parte di ashram o istituzioni da lui fondate.
A Trayambakeshwar, il jyotir linga del Signore Mrityunjaya, suo ishta devata (divinità personale), rinunciò ai suoi abiti e visse come un avadhuta (asceta); durante quel periodo gli fu rivelato il luogo della sua futura dimora e del suo sadhana. Secondo il mandato del suo ishta devata, che gli fu rivelato alla sorgente del fiume Godavari, vicino a Nil Parbat a Trayambakeshwar (Maharashtra), Swami Satyananda arrivò sul terreno della cremazione di Sati nel 1989 e prese residenza a Rikhia, nelle vicinanze di Baba Baidyanath Dham, a Deoghar (Jharkhand).
Swami Satyananda risiede a Rikhia dal settembre 1989. In questo periodo ha intrapreso lunghi e faticosi sadhana come Panchagni e Ashtottar-shat-laksh (108 lakh - 1 lakh=100.000) mantra puraschara-na, rito che consiste nella ripetizione di un mantra per un numero prestabilito di volte. Adottò lo stile di vita dei Paramahansa, che non lavorano solo per il loro gruppo e per la loro missione, ma hanno una visione universale. Non è legato ad alcuna istituzione, non dà diksha (iniziazioni), upadesh (istruzioni) e non riceve dakshina (doni), ma rimane in ritiro e sadhana, uscendo solamente in rare occasioni per concedere darshan ai devoti sempre desiderosi di una sua appari-zione.

Per ulteriori informazioni su Swami Satyananda Saraswati visitate il sito: www.biharyoga.net

 


 

Purificati, Medita, Realizza

Tratto da: Calendario 2009, Shivananda Math, Rikhia Pith, India.

Purificati

Voi siete già puri, liberi e perfetti. Non dovete introdurre niente dall’esterno per rendervi perfetti. Dovete solo rimuovere i veli. Dovete realizzare la divinità che è già in voi.
Dovete passare attraverso il fuoco della disciplina e della purifica-zione; dovete essere arsi prima di poter splendere come l’ideale dora-to che è davanti a voi. Quell’obiettivo può essere raggiunto da uno e da tutti, attraverso servizio, carità, amore, meditazione e autoanalisi.
Dio è in paradiso. Quel paradiso è nel vostro cuore. Lo troverete lì. Ma prima dovete purificare il vostro cuore. Eliminate le erbe infe-stanti di gelosia e avidità, ritirate i sensi, stabilizzate la mente, sog-giogate i pensieri che ribolliscono, fate tacere le emozioni impetuose.
Dovreste continuare a fare servizio - quello è il più grande purificatore. Lavate via, con l’acqua della vera conoscenza, l’impurità dell’ignoranza dal vostro cuore.
Una vita di purezza, virtù, bontà, autocontrollo, altruismo ed umil-tà forma la base comune a tutti gli yoga, tutte le realizzazioni spiri-tuali e tutte le religioni pratiche. Siate puri di cuore. Sradicate rabbia e avarizia ed altre tendenze malvagie. Siate puri nei vostri pensieri. Pensate sempre a Dio. Pensate al benessere di tutti. Siate puri nelle vostre parole. Non pronunciate mai una parola volgare, dura o scortese. Siate puri nel corpo; mantenetelo sempre pulito. Mantenete puliti i vostri abiti e l’ambiente che vi circonda. Osservate le regole dell’igiene fisica, mentale, morale e spirituale.
Purezza e verità sono i fattori gemelli che schiudono e risvegliano la divinità che giace dormiente dentro di voi e vi conducono alla per-fezione.
Quando la mente è purificata, essa vi diventa amica, poiché consu-ma il guscio che copre la verità e vi consente di realizzarla.
Dio non rivela Se stesso a coloro che pregano con le labbra e si auto-mortificano. Egli Si rivela solo a coloro che si arrendono a Lui con purezza di cuore e devozione sincera.
Swami Shivananda

Sankalpa: Purificare

Il kirtan apre il cuore e purifica l’atmosfera. Nella casa dove si fa kir-tan regolarmente, è tenuta lontano sia la malattia fisica che quella mentale.

Fate che tutte le vostre azioni siano piene d’amore, bontà e purezza. Questa è vita divina.

La pratica di compassione, atti caritatevoli e servizio gentile purificano e addolciscono il cuore.

Un guru è assolutamente necessario per ogni aspirante nel sentiero spirituale. È solo il guru che scoprirà i vostri difetti. La natura dell’egoismo è tale che voi non sarete capaci di scoprire i vostri difetti. Proprio come un uomo non può vedere la propria schiena, allo stesso modo non può vedere i propri errori. Deve vivere sotto un guru per sradicare le sue cattive qualità e i difetti.

Medita

La meditazione non è un processo di acquisizione del potere di volare e leggere i pensieri degli altri. L’unico scopo della meditazione è portare la mente in contatto con Dio.
Proprio come il sole raccoglie i suoi raggi al tramonto e li fonde con l’orizzonte, raccogliete tutti i raggi dispersi della vostra mente e fondeteli con i piedi di loto del Signore Onnipotente.
Dietro i nomi e le forme, c’è la vita universale o Brahman nasco-sto o Dio immanente. Cercate di percepire la realtà che precede la forma. Non disprezzate le creature minuscole o gli essere sottosvi-luppati. La stessa vita che vibra e pulsa in voi, vibra in formiche, ca-ni, elefanti e in tutte le creature.
Per chi e quando, questo mondo è irreale? Solo per un saggio libe-rato, questo mondo è irreale. Per l’uomo terreno è una solida realtà. Solo quando vi svegliate il mondo dei sogni diventa irreale. Mentre sognate, per voi è reale.
Siate calmi in ogni circostanza. Coltivate questa virtù in continua-zione attraverso uno sforzo costante e strenuo. La serenità è come una roccia, le onde dell’irritazione possono infrangersi su di essa, ma non possono influenzarla. Meditate sul sempre tranquillo e immutabile Atman interiore. Otterrete la calma.
Dentro di voi c’è la fonte della gioia; dentro di voi c’è l’oceano di beatitudine. Riposate in pace nel vostro Atman e bevete il nettare dell’immortalità.
Eravate indifesi da bambini; siete indifesi quando sopravviene la malattia e quando siete seriamente malati; siete indifesi quando potenti calamità come inondazioni, terremoti, o cicloni vi abbattono; siete indifesi e infelici quando diventate vecchi e senili. Perché, allora, siete così orgogliosi ed egoisti?
Colui che vede l’Atman o il Sé in tutti gli esseri e tutti gli esseri nel Sé, diventa senza paura. Egli realizza l’uguaglianza in tutto. Ot-tiene il supremo stato di Brahman. Non odia nessuno.

Swami Shivananda

Sankalpa: Meditare

Quando rimanete nella vostra “casa” rimanete ovunque. Quella “ca-sa” è il vostro cuore, il centro spirituale dell’universo.

Quando cresce l’amore divino, la rinuncia all’azione viene da sé. Il devoto è inebriato da Dio. Egli non conosce altro che il proprio amato Signore.

Coltivate amore nel giardino del vostro cuore eliminando le cattive erbe infestanti di gelosia, vendetta, orgoglio ed egoismo.

Il mondo è come uno specchio. Se voi sorridete, esso sorride. Se vi accigliate, anch’esso si acciglia.

Realizza

Non sono la ricchezza o il potere né il semplice intelletto a governare il mondo. È il carattere morale unito all’eccellenza morale che real-mente governano l’intero universo. Niente in questo mondo - ricchezza, nome, fama, vittoria - vale un fico secco senza carattere. Il carattere deve stare dietro e sostenere ogni cosa. E il carattere si costruisce con i propri pensieri.
Fate che ogni giorno sorga per voi come nuova opportunità ed oc-casione, schiudendosi davanti a voi per salire ancora un gradino verso il grande successo della realizzazione di Dio.
La vita è un viaggio dall’odio all’amore cosmico, dalla morte all’immortalità, dall’imperfezione alla perfezione, dalla schiavitù alla libertà, dalla diversità all’unità, dall’ignoranza alla saggezza eterna, dal dolore alla beatitudine eterna, dalla debolezza alla forza infinita. Fate che ogni secondo vi avvicini al Signore.
All’inizio sarà solo una rapida visione. Durerà pochissimo. Gra-dualmente la persona si stabilirà in quello stato. Alla fine diventerà lo stato naturale.
Il Signore vuole solo il vostro cuore. Datelo totalmente a Lui. Go-drete prosperità materiale ed infine otterrete moksha, la liberazione.
La fonte della felicità è in voi stessi, nel vostro Atman o Sé. È l’ignoranza di quella fonte che vi fa sentire piccoli, scontenti e infeli-ci.
“L’uomo diventa ciò che pensa” è una delle grandi leggi di natura. Pensate di essere puri e diventerete puri. Pensate di essere un uomo, e rimarrete uomo. Pensate di essere Brahman, e diventerete Brahman.
Siete nati per cose più elevate. Un futuro glorioso e brillante vi sta aspettando. Non pensate al passato. Purificatevi. Concentratevi. Riflettete. Meditate. Marciate in avanti. Trovate la vostra quiete nell’Anima Suprema.
Swami Satyananda

Sankalpa: Realizzare

Sforzatevi. Sforzatevi di realizzare il divino. Questo è lo scopo della nascita umana. Sforzatevi incessantemente di realizzarlo. Mantenete sempre accesa la fiamma della vostra aspirazione. Fate che il vostro sadhana sia sempre regolare, continuo, ininterrotto e onesto.

Con la disciplina e la meditazione stabili e rigorose, la vita diventa un processo di trasformazione: attaccamento, paura, rabbia e odio so-no trasformati in gioia, beatitudine, pace e amore.

Il fine della saggezza è la libertà. Il fine della cultura è la perfezione. Il fine dell’istruzione è il carattere. Il fine della conoscenza è l’amore. L’unico occhio reale è quello che vede Dio in ogni cosa.

Dio si può realizzare con l’amore, e solo con l’amore - amore per Dio, amore per i figli di Dio.

In tutto il mondo non c’è alcun estraneo. Tutti sono figli di Dio. La stessa luce divina è contenuta in tutti.

Dovreste amare tutti; perché il vostro stesso Sé è in tutti. Alle persone attualmente manca questa grande qualità. Non siete capaci di amare neanche i vostri amici. Amate alcuni amici solo perché vi sono utili. Perciò, il vostro amore è basato sull’egoismo. Non è assolutamente amore. Dovreste amare tutti - non solo alcuni amici, ma l’intera umanità - perché Dio dimora in tutti. Solo allora il vostro cuore si espande per realizzare quel Sé Immortale.

 


 

Anushthana, Preghiera

Tratto da: Calendario 2009, Shivananda Math, Rikhia Pith, India.

Anushthana

Anushthana indica un processo prolungato e metodico tramite cui si risvegliano la divinità del mantra e il mantra siddhi o potere del man-tra. Ci sono due tipi di anushthana. Alcuni fanno japa anushthana per raggiungere un particolare scopo egoistico, altri per autopurificazio-ne, illuminazione e progresso spirituale. Quando è fatto con nishkama bhava, sentimento altruistico, è detto purascharana in cui vi impegnate a ripetere tanti lakh di japa quante sono le sillabe del vostro mantra.
Supponete di fare purascharana di Om Nama Shivaya. Nel mantra ci sono cinque sillabe, senza contare Om. Quindi dovete fare cinque lakh e mezzo (550.000) di japa per portare a termine il purascharana. Se fate cinque lakh e mezzo (550.000) di japa di Om Nama Shivaya, dovete offrirne 50.000 al guru. I cinque lakh (500.000) di mantra da-ranno pace e illuminazione alla vostra mente, ma il mezzo lakh (50.000) lo dovete dedicare alla pace degli altri.
Durante purascharana dovete prendere la risoluzione di fare 20.000 ripetizioni, o quanto potete, ogni giorno. Dovete portarle a termine in un determinato periodo di tempo, ogni giorno. Non dovete fare né di meno, né di più. Ci deve essere regolarità senza fluttuazione. Di solito ci vuole un mese per completare purascharana. In questo periodo la dieta deve essere sattwica; è meglio assumere solo latte, frutta e verdure bollite.
Tramite il mantra japa si possono eliminare malattia, dolore e irrequietezza. Il mantra è così potente che può anche cambiare le cattive abitudini. È importante che le persone studino e comprendano questa scienza nel modo corretto. Nel mantra ci sono due forze o poteri. Uno è il potere della coscienza, Shiva, purusha. L’altra è la forza della natura, o prakriti. Attraverso il sadhana, si risvegliano queste due forze e spesso quando sono risvegliate continuano ad aiutarvi per tutta la vita.

Swami Satyananda

Sankalpa: Anushthana

L’adorazione di Dio è il vostro dovere primario. Niente deve frap-porsi davanti a ciò. Dovete essere eternamente grati al Signore. Che vi dia grandi ricchezze oppure no, dovete venerarlo regolarmente. Per tutto ciò che Lui ha fatto per voi in questa vita, non potete esprimere la vostra gratitudine altro che pregandoLo regolarmente nel suo aspetto di Shakti o, altrimenti, come preferite.

Camminare lungo questo percorso è come camminare sul filo di un rasoio. Si può fare con successo solo con incessanti sforzi per perfezionare la vostra natura e come conseguenza della preghiera costante a Lui per ottenere la Sua grazia. Il sadhana vi aprirà il cancello d’oro del Regno di Dio. Quindi, intraprendete il sadhana onestamente.

Onorate Dio con fiori di purezza, auto-disciplina, umiltà, saggezza e devozione.

Preghiera

La preghiera dovrebbe emergere dal profondo del vostro cuore. La preghiera deve uscire sotto forma di perfetta espressione di sé.
La preghiera che è vera ed originale è subito sentita ed accettata dal Signore. Le preghiere prese in prestito non sono originali. La preghiera vera e originale è quella che rappresenta la vostra condizione interiore ed è espressa nel linguaggio che voi comprendete bene.
La preghiera non può essere insegnata in una scuola o in un con-vento. Ogni uomo ha in sé la virtù della preghiera, che può essere manifestata attraverso bhakti. Ciò che si deve sapere è che in lui risiede una forza divina che, se risvegliata, può rendere possibile qualunque cosa. Fate attenzione alle preghiere artificiali, ambigue, prese in prestito e meccaniche; tenetele fuori dalla lista.
Le preghiere che avete spesso sentito, negli ashram, nei templi, nelle riunioni di massa sono tutto fuorché “preghiere”. Sono sovra-imposizioni superficiali che, quando necessarie, si riducono a nulla. Tali preghiere appartengono al dipartimento dell’intelletto, mentre io desidero risvegliare quella preghiera che è espressione del vostro bhava e sentimenti interiori.
La lode non è una preghiera. La preghiera è il parlare del cuore, e diventa efficace quando è isolato dalla mente, quando è puramente un sentimento del cuore. Quando tutte le porte esterne della mente sono chiuse, allora si apre una sola porta, quella interiore del cuore. Quando la tortuosità e le agitazioni della mente sono state placate, quando la natura deviante e dubbiosa della mente è stata trasformata, allora il cuore diventa attivo. Le preghiere che vengono dal cuore vanno dritte a Dio. Quella è la linea telefonica diretta. Se mai voleste telefonare a Dio, non usate il telefono pubblico della testa, usate il telefono dell’ufficio privato del cuore. Allora avrete una connessione diretta, poiché dall’ufficio privato la chiamata è locale e dall’ufficio pubblico la chiamata è inter-cosmica e molto costosa!
Cambiate la frase “God is nowhere” con “God is now here”. Que-sto è ciò che dovete fare nella lode e nella preghiera. Nella lode Dio non è in alcun luogo, nella preghiera Dio è qui, ora - è semplice. La preghiera è un canto del cuore, e questa preghiera è la vostra connes-sione, la vostra linea telefonica che sarà sempre ascoltata. La lode può non essere sentita, ma la preghiera sarà sempre ascoltata.

Swami Satyananda

Sankalpa: Preghiera

C’è una forza possente nel nome di Dio. Pensate semplicemente alla forza che ha una parola ordinaria. Quando dite a qualcuno: “Maharaj! Salve”, egli ne è molto compiaciuto, si sente lusingato, è pronto a fare qualunque cosa voi vogliate. Persino il semplice mormorare la parola rasgulla (dolce sciropposo) vi fa venire l’acquolina in bocca. In quel momento la vostra mente assume la forma del rasgulla. Se questa è la forza delle parole ordinarie, quale deve essere la forza nel nome di Dio!

La purezza di cuore si deve raggiungere attraverso meditazione, pre-ghiera, japa, kirtan, swadhyaya o studio delle sacre scritture, e più importante di tutto, servizio altruistico all’umanità.

O Signore, prendi la mia vita e fai che sia consacrata a Te. Prendi le mie mani e falle muovere con l’impulso del Tuo amore.

Fate che il vostro servizio sia libero dalla contaminazione della ricerca di riconoscimenti, potere o posizione. Fate che la vostra motivazione sia altruistica.

 


 

Celebrazioni a Rikhia

Tratto da: Calendario 2008, Shivananda Math, Rikhia Pith, India.

Akshaya Tritiya

Akshaya tritiya, anche noto come akhatiji, ricorre nel terzo giorno di luna crescente del mese di Baisakh (da metà aprile a metà maggio). La parola Akshaya letteralmente significa ciò che è costante, stabile e che non è mai distrutto. Nella nostra vita niente è costante, tutto cambia continuamente e di tanto in tanto avvertiamo il peso di questo, quando dobbiamo adattarci di conseguenza. In realtà, l’unico esempio che abbiamo di qualcosa che non è mai distrutto è satya o la verità, che è solo un altro nome per indicare l’onnipresente Dio.

Naturalmente non abbiamo mai visto Dio, ma l’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati ci dice che esistono speciali muhurta, o momenti, in cui si può fare esperienza di questa costante verità e an-che trarre benefici da questa esperienza. Uno di questi muhurta così propizi è Akshaya tritiya.

In realtà akshaya tithi è anche conosciuto come Ishwara tithi. Tithi vuol dire giorno e chiamarlo Ishwara tithi significa che tutto ciò che viene alla luce in questo giorno non morirà mai. Parashurama, uno dei chiranjivis o immortali, nacque in questo giorno. Come tale, esso è anche noto come chiranjivi tithi.

Grazie all’indistruttibile potere di questo giorno, tutte le parole che dite, le cose che pensate e le azioni che fate in quell’occasione, diventano parte del vostro hard disk e rimangono con voi vita dopo vita. È pertanto comprensibile che in questo giorno ci si debba sinceramente sforzare di compiere buone azioni tramite japa (ripetizione del mantra), tapa (auserità), tyaag (rinuncia), daan (offerta) e il ricordo del Signore, così da far aumentare il proprio saldo in banca.

Il tattwa (qualità) predominante in questo giorno è akshaya tattwa: quell’indistruttibile tattwa che può aprirvi le vie per realizzare il vo-stro potenziale. Proprio in quanto tale, questo è certamente il giorno in cui si dovrebbe scalfire la superficie e dedicarsi alla ricerca interiore, poiché le vibrazioni di questa giornata renderanno tale compito molto più facile. È un giorno per lasciarsi alle spalle le azioni vane e per compiere solo quelle che sarete lieti di aver depositato sul vostro file quando volgerete lo sguardo indietro, perché la natura indistruttibile del tattwa che prevale in questo giorno permea ogni ambito della vita.

Alzatevi presto il giorno di akshaya tritiya ed eseguite havan ripeten-do i mille nomi di Vishnu. Dopo di che, se vi rimane ancora tempo, fate japa del guru mantra e akhand naam sankirtan (ininterrotto canto del nome) di Rama. Cantare tutta la Bhagavad Gita è di particolare importanza durante Akshaya tritiya. E, se avete la fortuna di trovare qualcuno che ha bisogno, date il vostro aiuto, poiché ciò vi procurerà le benedizioni del Signore. È così che celebriamo questa importante occasione di Akshaya tritiya nel tapobhumi di Sri Swamiji a Rikhia Pith.

Guru Purnima

C’è un’antichissima tradizione in India conosciuta come la tradizione dei Guru in cui, di quando in quando, migliaia di anime sono discese nella dimensione terrena per illuminare il cammino dell’umanità e per condurla sulla via dell’esperienza più elevata. Guru Purnima, an-che noto come Vyas Purnima, è dedicato a tutte queste grandi anime che sono nate in passato, che sono attualmente presenti e a quelle che esisteranno in futuro.

Oggi il termine Guru è diventato sinonimo di insegnante, ma il Guru è molto più di questo. Il Guru compare nella vita di un discepolo per ricordargli che egli non è solo un ammasso di carne ed ossa: oltre al corpo fisico e alle sue incapacità, oltre alla mente e alle sue ignoranti idee, egli è chaitanya atma o coscienza illuminata. È per far realizzare questa verità che un Guru compare nella vita di un discepolo. Il legame fra Guru e discepolo è eterno. Rimane con voi vita dopo vita.

I Bambini e lo Yoga

Fra tutti i ruoli che lo yoga svolge, forse uno dei più importanti è quello di creare nell’individuo la fiducia in se stesso, che porta, in definitiva, alla crescita e allo sviluppo del carattere e della personalità. Di questo beneficio dello yoga si possono avvalere molto proficuamente i bambini, in quanto il loro futuro dipende dalla loro capacità di riuscire bene negli studi e nella vita professionale e personale.

Ogni singolo bambino è dotato di un talento o dono innato che deve esprimere nel corso della sua vita. È questo potenziale dormiente che il bambino può scoprire mediante lo yoga. Per di più, se un bambino viene esposto allo yoga e alla vita di ashram negli anni della sua for-mazione, può facilmente acquisire le capacità mentali per affrontare le sfide della vita. Nei mesi estivi Rikhia Pith diventa una dimora per bambini che, da ogni parte dell’India e del mondo, vengono a visitare Rikhia durante le vacanze per partecipare alle svariate attività di un ashram. Tramite ciò vengono in contatto con una cultura che crede nella perfezione dell’azione mediante la disciplina e la dedizione ad uno scopo superiore nella vita.

 


 

Sri Vijnana Bhairava Tantra

Tratto da: Sw. Satyasangananda Saraswati, “Sri Vijnana Bhairava Tantra”, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Sadhana: il mezzo per realizzare se stessi

Il tantra enfatizza molto l’importanza del sadhana, o pratica, per liberare la mente dalla morsa della materia e rivolgerla al fulgore dello spirito. Il sadhana è un processo di purificazione interiore che consente all’uomo di dirigersi verso la perfezione. Ma che cosa, esattamente, purifica il sadhana? Questo processo agisce solo a livello del corpo oppure si estende ben oltre il corpo? Qual è il livello di perfezione che si può ottenere attraverso il sadhana? Qual è il livello di percezione di una persona che raggiunge quella perfezione? Questi sono alcuni quesiti cui VBT risponde. Ma queste risposte non sono esplicite; sono fornite attraverso una serie di pratiche che vi conducono alla risposta. Ognuna di queste pratiche è completa in se stessa. Una pratica non è necessariamente correlata all’altra. Ognuna di esse è indipendente e, talvolta, addirittura completamente diversa da quella che la precede o segue. In alcuni casi sono complementari, ma non sono mai in contraddizione le une con le altre.
Tutti coloro che hanno praticato il sadhana nella sua forma pura hanno sperimentato che questa purificazione avviene a diversi livelli. Anche dal punto di vista fisico ci sono diversi stadi di purificazione. Che cosa possiamo dire dei livelli di perfezione della mente e oltre la mente? Si dice che i sadhana indicati dal tantra risveglino le tre qualità dell’onnipotenza, il potere di fare tutto, dell’onnipresenza, il potere di essere ovunque e dell’onniscienza, il potere di conoscere tutto. Queste sono le qualità di questa realtà suprema. Il tantra sostiene che queste caratteristiche si ottengono solo quando la consapevolezza interiore è purificata e scorre liberamente. Ogni forma di vita cerca costantemente di evolversi e dirigersi verso la perfezione. Il sadhana è un mezzo per accelerare questo processo e verificare che avvenga in modo controllato.
La base del sadhana è abhyasa, cioè la pratica costante e ininterrotta. Se il sadhana viene sospeso per qualsiasi ragione, deve essere ripreso dall’inizio, e non da dove si è interrotto. Questo poiché l’area che state cercando di raggiungere attraverso la pratica del sadhana è oltre il vostro controllo. Non dà ascolto né alla mente né all’intelletto. Come potete interagire con ciò che è oltre voi stessi? L’unica possibilità di interazione è tramite abhyasa. Ricordate l’affermazione: “La pratica rende perfetti”. Esattamente come si domina la conoscenza materiale attraverso la pratica costante, o apara vidya, allo stesso modo, para vidya, o conoscenza trascendentale, si padroneggia attraverso la pratica costante ed ininterrotta. Anche se il soggetto è diverso il principio è il medesimo.

VBT, un trattato di conoscenza trascendentale

Ci sono due tipi di conoscenza in questo mondo: para e apara, tra-scendentale e materiale. Sri VBT trasmette le pratiche che devono es-sere padroneggiate per raggiungere la conoscenza trascendentale. Le conoscenze terrene quali la fisica, la chimica, le scienze, la geo-grafia, l’astronomia, l’astrologia, la matematica, la storia, la musica e le arti in genere appartengono tutte alla conoscenza materiale, o apara vidya. Ma sapete che cosa è la conoscenza trascendentale o para vidya? È una forma di conoscenza estremamente straordinaria poiché non si può avere attraverso le parole, può essere compresa solamente nel regno dell’esperienza. (VBT sl. 6)
Non vi sono parole per esprimere compiutamente l’esperienza tra-scendentale. In una bell’ode sanscrita dedicata a Shiva, si narra che neppure Saraswati, la più eloquente divinità della parola, non sarebbe stata in grado di descrivere la conoscenza trascendentale nella sua to-talità, neanche utilizzando tutta la carta e l’inchiostro del mondo. “Penna” e “inchiostro” risultano essere mezzi limitati. Quella cono-scenza trascendentale è oltre ogni spiegazione verbale, ma non è oltre l’esperienza. Questo rende VBT un testo di grande valore per il sadhaka, poiché non è un testo di filosofia, bensì di pratica. Non si avvale di filosofie altisonanti per convincere il lettore. Al contrario elenca una pratica dopo l’altra descrivendo centoventi modi diversi per ottenere quell’esperienza trascendentale. La gamma delle pratiche è così vasta che ve ne è una per ogni sadhaka, qualsiasi sia il suo temperamento o la sua inclinazione.

Il Tantra: una filosofia unica

Dopo aver compreso i principi per raggiungere quest’esperienza, i fondatori del tantra li applicarono ad ogni sfaccettatura della personalità umana ed esplorarono i mezzi e i modi affinché questa conoscenza sacra fosse praticabile da tutti coloro che desideravano intraprendere una ricerca interiore. Non è rilevante che tipo di persona siate, sattvica, rajasica o tamasica, il tantra offre una via per avvicinarvi all’illuminazione. Questa è l’unicità del tantra; non cerca mai di cambiarvi. Vi dice invece che c’è una strada per voi, sia che siate santo o peccatore, religioso o ateo, illuminato o ignorante, sensuale o frugale, emotivo o intellettuale, attaccato o distaccato. Anche se siete preda di rabbia, gelosia, odio, delusione, dubbio o ipocrisia, non aspettate il giorno in cui vi sarete liberati di queste qualità, ma cominciate da dove vi trovate. Utilizzate quelle stesse forze che vi provocano dolore per elevarvi alla conoscenza. (VBT sl. 101)
Nessun’altra filosofia al mondo ha affermato questo. Gli altri si-stemi dicono che per incamminarvi su un sentiero spirituale bisogna essere buoni, gentili, nobili, caritatevoli, compassionevoli, disciplinati, religiosi e così via. Soltanto allora vi potrete incamminare verso l’illuminazione. Il tantra dice l’opposto; vi accetta come siete e non vi chiede di fare l’impossibile. È possibile per l’uomo medio controllare la rabbia, la gelosia e l’odio? No, ma tutte le religioni vi chiedono di farlo. In questo modo trascorrete tutta la vita cercando di soggiogare la vostra natura, e alla fine rimanete confusi a dibattervi perché non siete riusciti nel vostro intento.
Il tantra afferma che tutto l’universo si basa sul principio della dualità. I principi dualistici di notte e giorno, sole e luna, amore e o-dio, crudeltà e comprensione, caldo e freddo, nascita e morte, sono antichi quanto la stessa creazione. L’uno non può esistere senza l’altro. Sarebbe dunque corretto negarne uno e accettare l’altro, re-primerne uno ed esprimere l’altro oppure diffamarne uno e glorificare l’altro? La rabbia è parte di voi come l’amore. Sono entrambe sfaccettature della vostra personalità. Come potete ignorarne una?
Il tantra non sostiene neppure la repressione, poiché essa conduce a gravi anormalità e malattie mentali. Se la società oggigiorno è sofferente, la causa è da imputare alle repressioni operate sull’uomo dal suo ambiente. Per creare una società sana l’uomo non dovrebbe sopprimere i suoi istinti di base, bensì dovrebbe trasformarli divenendo consapevole di se stesso. Il tantra vi chiede di risvegliare l’osservatore che è dentro di voi. Solo gli esseri umani hanno la po-tenzialità per poterlo attuare. Tutte le altre forme di vita sono governate dall’istinto. Gli esseri umani hanno la possibilità di agire e contestualmente essere consapevoli dei loro atti.
Sebbene gli esseri umani possiedano questa potenzialità, devono ancora risvegliarla. Molte persone vivono inconsapevolmente. Le lo-ro azioni sono senza consapevolezza. La loro vita è meccanica ed essi restano nel regno degli istinti come gli animali. Per esempio, pochis-sime persone sono in grado di ricordare dove fosse la loro consapevolezza in un momento di animosità. Era sulla situazione o sulle emozioni che questa stava generando? La maggior parte delle persone si lasciano coinvolgere dalla situazione e perdono la consapevolezza di se stesse. La collera esplode, le tiranneggia ed esse non sono in grado di contenerla. Più tardi, se si affronta l’argomento, sono persino in grado di negare la loro ira.

Consapevolezza

Chiaramente non c’è consapevolezza delle azioni compiute durante le ventiquattrore ore. Essere consapevoli di un’azione significa essere testimone di ciò che si fa, si dice, si pensa e si sente. Non è importante ciò che fate, c’è una parte di voi che sta osservando e supervisionando qualsiasi cosa. Questa consapevolezza vi dà una maggiore comprensione di voi stesso. Iniziate a conoscere voi stessi, le vostre risposte, i vostri sentimenti, che costituiscono l’essenza del vostro essere. Il tantra dice che lo scopo più elevato dell’uomo è conoscere se stesso. Molte religioni e filosofie sostengono la stessa teoria, ma cercano di modificare l’uomo, mentre il tantra tenta di educarlo sviluppando la consapevolezza.
Che cos’è la consapevolezza? È diversa per la mente e per l’intelletto? Dove dimora? Come può essere risvegliata? È insita nell’uomo? Questi sono i quesiti che il tantra affronta e ai quali offre delle risposte eccellenti. Secondo il tantra, la mente e la consapevolezza sono due entità distinte. Proprio come esiste una mente individuale e una mente cosmica, allo stesso modo esiste una consapevolezza individuale ed una consapevolezza cosmica. Entrambe sono insite nell’uomo. Nascono con lui e sopravvivono al decomporsi del corpo e al disgregarsi della mente. Questa consapevolezza individuale è conosciuta come chetana, definita anche come coscienza individuale. La caratteristica più significativa di chetana è l’illuminazione.
Chetana è descritta come uno stato di auto-illuminazione in quanto non necessita di fattori esterni affinché gyana, o conoscenza intrinseca, raggiunga l’illuminazione. In tal modo è la totalità di quello che siete e delle vostre azioni che funge da forza propellente per unire voi e la consapevolezza cosmica. L’unione cosmica è un’esperienza unica che trasforma completamente la mente facendo esplodere in essa l’atomo della conoscenza e della beatitudine. Tutti gli sforzi del tantra convergono verso questa trasformazione. Ogni pratica prescritta ha questo come unico suo scopo.

Agama e nigama

Il Tantra è conosciuto come agama, contrapposto ai Veda noti come vigama. Agama significa “procedere” o “andare avanti”. Gli agama sono più antichi dei Veda. In effetti, la loro esistenza è antica quanto l’uomo stesso. Essi videro la luce con la prima apparizione dell’uomo sulla terra, mentre procedeva nella conoscenza e nelle esperienze. Gli agama non si oppongono ai cambiamenti e agli adattamenti che l’uomo deve attuare per affrontare le circostanze che gli si presentano. Accettano prontamente le nuove idee e i pensieri che sono utili nella ricerca dell’uomo per conoscere se stesso. Pertanto, man mano che l’uomo acquisiva consapevolezza del mondo che lo circondava, gli agama si arricchivano di molte idee aumentando la loro risonanza ed il loro dinamismo. Il saggio Atharvan raccolse e classificò gli agama, che già esistevano ed erano noti come tantra, e successivamente li codificò; dopo la sua morte, fu dato alla raccolta il nome di Atharva Veda. Prima esistevano solo tre raccolte di testi vedici e fu lui l’artefice del quarto. Visse in Haryana e Rishi Vyasa, che era suo contemporaneo, gli faceva spesso visita.
Grazie alla sua antichità il tantra ha sempre avuto una qualità ed anche una purezza originali. Per poter praticare il tantra è necessario liberarsi da molti preconcetti trasmessi dalla società in cui si vive. Molte pratiche tantriche sono bandite dalla società e dalla religione perché non lasciano spazio ai compromessi. Il tantra affronta la vita apertamente. Può la scienza scendere a compromessi con le scoperte? No, la scienza è pronta ad abbandonare immediatamente qualsiasi teoria assodata nel momento in cui emergano prove concrete che la confutino. L’approccio del tantra è il medesimo. Gli scienziati sono consapevoli della complessità dell’universo e i tantrici della complessità dell’uomo. Si giunge costantemente a nuove scoperte sull’uomo e sull’universo, tuttavia entrambi rimangono sempre misteriosi. Per questo sia il tantra sia la scienza lasciano sempre le porte aperte a nuove eventualità.
La parola tantra è composta di due sillabe: tanoti che significa “espansione” e trayati “liberazione”. Perciò la parola tantra ha molti contenuti. Significa l’espansione della mente e la liberazione dell’energia dalla morsa della materia, mentre la luce della consapevolezza illumina l’intero essere. Cosa significa esattamente espansione della mente? Normalmente si vede, si sente, si pensa, si agisce, attraverso la mediazione dei sensi. Ma c’è una dimensione dove si può sperimentare il suono, l’odore, la forma, il gusto e il tatto in assenza di qualsiasi oggetto esterno, senza la mediazione dei sensi, e questa è conosciuta come espansione della mente. (VBT sl. 55)
Quando la mente si dissocia dalle percezioni sensoriali attraverso la pratica di pratyahara, o ritiro dei sensi, e rivolge la propria atten-zione a chetana, o consapevolezza interiore che osserva e supervisio-na tutto, allora tutti i legami finiti si sciolgono ed essa assume la qualità di coscienza, che è espansione. In sanscrito la coscienza è conosciuta come Brahman, deriva dalla radice bri, e significa “espandere”. La coscienza è in costante espansione e arriva ovunque. Non è limitata o costretta in alcun modo. In questa maniera è in grado di fornire l’esperienza del mondo fisico che esiste nel tempo e nello spazio, come del mondo metafisico che esiste oltre il tempo e lo spazio. Poiché la coscienza si espande ovunque, conosce tutto e per questo è nota come conoscenza assoluta. Il fine ultimo del tantra è dare all’uomo la conoscenza assoluta. Immaginate una società dove donne e uomini hanno raggiunto un simile livello. Non sarebbe la soluzione a molti dei problemi che ci affliggono? Così, attraverso le pratiche del tantra, l’uomo ricerca la sua liberazione individuale, ma come conseguenza vengono liberati la società e il mondo.

VBT, un testo tantrico della tradizione Shaiva

Le pratiche descritte nel VBT sono tutti metodi di espansione della mente o della consapevolezza, perciò rilasciano l’energia racchiusa nella materia che costituisce il corpo. È considerato, pertanto, un te-sto tantrico della tradizione shaivita e non un testo di yoga, sebbene molte di queste tecniche vengano insegnate anche nello yoga. Di fatto, il tantra e lo yoga sono un’unica cosa. Lo yoga è “unione” e il tantra è “espansione” attraverso quello stato di unione.
La tradizione sacra di Shiva è conosciuta come Shaivismo, i pre-cursori di Shiva sono così antichi che risulta difficile separare la storia dalla mitologia. Ad ogni modo, è certo che fu uno yogi e che raggiunse le più alte vette spirituali, quelle della coscienza suprema, attraverso una vita spirituale intensa e rigorosa. Oggigiorno è venerato in lungo ed in largo per tutta l’India ed oltre, come la consapevolezza suprema in cui tutto si fonde e si dissolve. È colui che conferisce le grazie. I suoi devoti sono conosciuti come Shaiviti, così come i devoti di Vishnu sono noti come Vaishnaviti, e quelli della tradizione di Shakti sono conosciuti come Shakta.
A parte queste tre tradizioni, in tempi remoti vi furono altre due tradizioni che esistono ancora oggi in alcune regioni dell’India. Sono Ganapatya, i devoti di Ganesha, che si trovano nel Maharashtra, e Saura, devoti al sole, che si trovano nel Bihar. Così abbiamo Shaiva Tantra, Vaishnava Tantra, Shakti Tantra, Saura Tantra e Ganapatya Tantra. Le linee guida di queste tradizioni derivano dal tantra, che è la madre di tutte le filosofie, tradizioni, correnti, credi e pratiche. Il tantra è la cultura spirituale più antica che esista al mondo, anche più antica dei Veda.
Nell’ambito di queste tradizioni vi sono ulteriori divisioni che possiamo identificare in tre linee principali di pensiero. Queste sono: Advaita, conoscenza di un’unica realtà suprema, Dvaita, conoscenza di una realtà suprema che appare come dualità nel mondo relativo, e Traita, dove l’unica realtà suprema appare in triplice aspetto. Questo è l’annoso quesito: la realtà suprema è una, due o molteplice. Sri VBT risolve il dilemma sostenendo che fanno parte tutte di un’unica realtà assoluta. Postula l’esistenza di una realtà o coscienza che ha due aspetti: uno trascendentale e uno immanente. Il primo è oltre la manifestazione e il secondo pervade l’universo dei fenomeni manife-sti in una molteplicità di forme. Entrambi gli aspetti sono reali, come sostiene il VBT, poiché l’effetto non può essere disgiunto dalla cau-sa.
Questa coscienza suprema oscilla eternamente tra due fasi: “ripo-so” e “azione”, cioè trascendente e immanente. La fase trascenden-tale è un periodo di potenzialità, tecnicamente descritto come lo stato di pralaya, o dissoluzione, quando la materia diviene dormiente nel seno della coscienza. La fase immanente quando la materia si manifesta, è tecnicamente chiamata srishti, creazione. In questo modo la consapevolezza si esprime costantemente attraverso i suoi stadi di passività e attività.
Lo Shaivismo è suddiviso a sua volta in due sistemi principali: quello dello Shaivismo Kashmiro, che è fiorito nel nord dell’India, e quello dello Shaivismo Siddhanta, che si è sviluppato nel sud dell’India. Il Kashmir fu il luogo dove nacque lo Shaivismo. Eminenti studiosi, santi e pandit che vissero in quell’area divulgarono questa filosofia, ne codificarono le pratiche e le spiegarono. Si tratta di una filosofia sublime conosciuta come Spanda Shastra, dottrina della vibrazione, e Pratyabhijna, dottrina della comprensione. Per dirla in termini classici e tecnici descrive la radice della creazione come spandam, vibrazione, e descrive come l’individuo può ancora una volta riconoscere la propria e vera natura o l’essenza della realtà.
Il VBT è un testo dello Shaivismo del Kashmir ed è parte del Rudrayamala Tantra. Letteralmente significa il tantra dell’unione tra Rudra e Shakti, che in termini moderni rappresenta l’unione di co-scienza ed energia. Questo testo espone la filosofia Trika, che tratta il sistema di pensiero Traita, la base dello Shaivismo che trovò la sua culla nel Kashmir nel settimo secolo. (VBT sl. 1)
La Trika, come chiarisce il nome stesso, tratta dei tre aspetti pri-mordiali di shakti, o energia: para, parapara e apara. Il primo princi-pio, para, è la realtà percepita come trascendente. Il secondo, apara, è la realtà percepita come immanente, il terzo, parapara, è lo stadio intermedio, quando si percepiscono tracce di entrambi. Questi tre a-spetti di shakti o energia sono espressi attraverso la triplice divisione di shiva, shakti e nara, o coscienza, energia e materia. VBT, che si basa essenzialmente sulla filosofia Trika, descrive come sperimentare quello stato supremo di consapevolezza che è trascendente e immanente nella sua immacolata purezza.

Commentario

2. La realtà di Bhairava

Adyaapi na nivritto me samhayah parameshvara;
Kim rupam tattvato deva shabdaraashikalaamayam. (2)

Traduzione letterale

Adyaapi: anche oggi; Na nivrittah: non dispersa; Me: il mio; Sam-shayah: dubbi; Parameshvara: O Signore supremo; Kim rupam: quale forma; Tattvatah: in essenza; Deva: O Divino; Shabdaraashi: moltitudine o ghirlande di lettere; Kalaamayam: energia creativa di-vina.

Traduzione

O Signore supremo, nonostante tutto quello che ho sentito, ancora oggi i miei dubbi non sono dissipati. Qual è la tua realtà, o Divino? Sei tu la potenza o energia contenuta nel suono da cui derivano tutti i mantra?

Commento

Se il Rudramayala e Trika sono la quintessenza di tutte le scritture, allora c’è da chiedersi perché Devi continua ad avere dubbi anche dopo averli sentiti e capiti nei dettagli. Questo è perché lo scrittore vuol enfatizzare che la semplice comprensione delle scritture non è sufficiente per realizzare la realtà suprema. È necessario sperimentare personalmente per comprendere appieno quel fenomeno. Fino a quel momento è semplice conoscenza intellettuale e allora i dubbi prevarranno. È solo l’esperienza che può trasformare la consapevolezza ed i dubbi in certezze, poiché l’esperienza è oltre il regno dell’intelletto.
Secondo il tantra, nada, o suono cosmico, è il primo aspetto che si è evoluto nello schema della creazione. Quando Shiva, la coscienza suprema, vuole dare inizio alla creazione, manda avanti la sua poten-za creativa, o shakti, che crea spandan, o vibrazione, tramite i suoi attributi intrinseci di gyana (conoscenza), kriya (azione), e iccha (volontà). Questa vibrazione dà origine a nada, o suono cosmico, dal quale prendono origine mantra, akshara e tutti i vari suoni. Il concetto di akshara è peculiare di questa filosofia, che lo considera pieno dell’energia creativa divina. Questa energia creativa è la potenza che risiede nei mantra, conosciuta come matrika, e si rea-lizza solo quando il mantra o suono diviene efficace e rivela la sua potenza segreta all’aspirante. L’etimologia della parola akshara suggerisce che essa è un potere indistruttibile e, per ciò, viene anche chiamata akshara brahman.
Perciò, Devi è curiosa di sapere se la realtà suprema è come il potere segreto del mantra.

3. Come si percepisce la realtà di Bhairava

Kim vaa navaatmabhedena bhairave bhairavaakritau;
Trishirobhedabhinnam vaa kim vaa shaktitrayaatmakam. (3)

Traduzione letterale

Kim vaa: o altro; Navaatma bhedena: penetrare i nove atma; Bhaira-ve: nel Bhairava (Agama); Bhairava aakritau: nella forma o stato di bhairava; Trishiraha: tre flussi; Bheda: penetrazione; Abhinnam: di-verso; Vaa: o; Kim: cosa; Vaa: o; Shakti trayaatmakam: tre tipi di shakti.
Traduzione

Può la tua realtà essere percepita attraverso le nove diverse vie trami-te le quali si può entrare nel regno della più alta coscienza, come descritto nel Bhairava Agama? È una procedura diversa rispetto a quella esposta nel Trishira Bhairava Tantra? O può essa essere percepita attraverso la conoscenza delle tre forme di shakti, cioè para, parapara e apara? Questi sono i miei dubbi, o Bhairava!

Commento

Qui Devi si riferisce alle procedure che sono state enumerate nel Bhairava Agama, Trishira Bhairava Tantra e nella filosofia Trika. Il Bhairava Agama non è solo un testo tantrico, ma racchiude l’intero spettro della conoscenza che è stata tramandata in relazione allo stato di coscienza definito bhairava. Navatma fa riferimento ai nove differenti disegni, o formazioni di coscienza, che devono essere realizzate per ottenere quello stato. Questo stato detto bhairava, che dona benedizione e liberazione, possiede nove forme. Ognuna di queste forme può essere usata per raggiungere tale stato. Queste nove forme sono: kaala (tempo), kula (uno che si evolve), naama (nome), gyana (conoscenza), chitta (consapevolezza), nada (suono), bindu (seme), kalaa (onda), jiva (anima individuale).
Come ci sono nove forme della coscienza suprema, ci sono anche nove forme dell’energia suprema e sono conosciute come bhairavi. Sono: vama (l’energia che fluisce attraverso ida nadi), ambika (l’energia che fluisce attraverso pingala nadi), jyestha (il flusso su-premo d’energia che fluisce attraverso sushumna nadi), raudri (protettrice dello spazio), iccha (energia della volontà), gyana (energia della conoscenza), kriya (energia dell’azione), shanti (energia della calma) e per ultima para (energia trascendentale). Queste forme reagiscono profondamente all’intonazione dei mantra e al flusso regolato del respiro.
Trishira Bhairava Tantra è un testo che delinea il ruolo dei tre flussi di prana, conosciuti come ida, pingala e sushumna. La parola tri significa “tre” e shira letteralmente significa “che porta”. In questo caso, trishira indica le tre nadi principali lungo le quali scorre il flusso di pranashakti, o kundalini, fino ai chakra più alti dopo aver penetrato gli altri sei disposti lungo la colonna vertebrale. C’è un altro lavoro importante, chiamato Trishiropanishad, che tratta dei tre shira, o flussi di energia vitale.
Trishira è uno dei concetti caratteristici del tantra. Infatti, tutte le pratiche yogiche e tantriche si propongono di bilanciare questi tre flussi d’energia. È il principio fondamentale dello yoga e del tantra che quando il flusso pranico in ida e pingala nadi è equilibrato e reso uniforme, si verifica un potente risveglio: la potenza del serpente dormiente o kundalini inizia la sua ascesa attraverso la terza nadi, co-nosciuta come sushumna.
Trika, o la triplice forma di shakti, è legata all’intero complesso di esperienze che si manifestano in relazione a questo risveglio che comprende i livelli grossolano, sottile e causale. L’intero universo della materia non è altro che energia. Questo campo di energia si e-stende dalla manifestazione della materia sino alla trasformazione della materia in energia e coscienza e, per finire, in puro spirito. L’energia include sia la materia sia lo spirito, e in questo senso l’energia è sia grossolana sia trascendentale. Perciò i materialisti si inchinano all’energia come pure gli spiritualisti. Questa è la prova che Shakti, o energia, non è limitata ad una singola sfera, ma è presente in tutti i loka, o regni dell’esistenza.
In questo sloka, Devi delinea tre procedure davvero importanti per raggiungere i più elevati stati di consapevolezza. La prima consiste nel penetrare navatma, cioè i nove stati più elevati di consapevolezza menzionati prima, la seconda è la consapevolezza perforante dei flus-si in ida, pingala e sushumna, e la terza la profonda consapevolezza dei tre regni di shakti. Ognuno di questi aspetti può essere sperimen-tato attraverso la consapevolezza del respiro, dei mantra o di entrambi assieme.
Devi chiede se quella realtà suprema può essere realizzata attraverso queste pratiche.

 


 

Swami Satyananda Parla dell’Hatha Yoga

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, “Hatha Yoga Pradipika”, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Enfasi sugli shatkarma

Nell’Hatha Yoga Pradipika, la prima cosa che vediamo è che Swat-marama non si preoccupa assolutamente di autocontrollo e autodisci-plina in forma di yama e niyama. L’ordine, qui, è molto differente. Egli inizia dicendo che dovreste, per prima cosa, purificare tutto il corpo - stomaco, intestino, sistema nervoso e gli altri sistemi. Perciò, prima vengono gli shatkarma, cioè neti, dhauti, basti, kapalbhati, tra-taka e nauli. Hatha yoga inizia con questi.
Tuttavia, gli shatkarma da soli non costituiscono l’interezza di ha-tha yoga. Dopo questi dovreste praticare asana e pranayama. Autocontrollo e autodisciplina dovrebbero iniziare col corpo, e ciò è più semplice. Asana è disciplina; pranayama è disciplina; kumbhaka (ritenzione del respiro) è autocontrollo. Sedete in padmasana (posizione del loto) per quindici minuti. Quella è autodisciplina. Perché combattete da subito con la mente? Non avete alcun potere per lottare con la mente, eppure la combattete, ed in tal modo create un modello di animosità contro voi stessi.
Non ci sono due menti. Una mente vuole infrangere la disciplina e l’altra vuole mantenere la disciplina. Non sono due menti, è una mente che cerca di dividersi in due. Questa divisione può essere riscontrata in chiunque. Quando questa divisione diviene più grande, allora la chiamiamo schizofrenia.
Questo pericolo era stato chiaramente compreso dalle autorità e dai maestri di hatha yoga, per questo essi dissero: prima disciplinate il corpo. Essi spiegarono cosa intendevano con corpo. Si dovrebbero purificare gli elementi sottili (tattwa) e i canali energetici (nadi). Il comportamento della forza vitale (prana), l’intero sistema nervoso e le varie secrezioni del corpo dovrebbero essere mantenute ed armonizzate adeguatamente.
Dopodiché dovreste continuare a praticare mudra come vajroli, sa-hajoli, khechari, shambhavi, viparita karani ed altri. In questo modo sarà possibile sviluppare la meditazione profonda. Queste pratiche indurranno pratyahara e porteranno a dharana, dhyana e samadhi.

Scopo dell’hatha yoga

Per purificare la mente è necessario che il corpo nel suo complesso passi attraverso un processo di assoluta purificazione. L’hatha yoga è noto anche come la scienza della purificazione. Non un solo tipo di purificazione, ma sei tipi. Il corpo deve essere ripulito in sei diversi modi per sei diversi tipi di impurità. Quando liberate il corpo da que-ste impurità, le nadi funzionano e i blocchi energetici si sciolgono. Allora le energie si muovono come frequenze ondulatorie attraverso i canali all’interno della struttura fisica e salgono diritte sino al cervel-lo.
Perciò, noi consideriamo l’hatha yoga come pratica preliminare per tantra, raja yoga, kundalini yoga e kriya yoga. Quando i rishi scoprirono la scienza dell’hatha yoga, essi non avevano in mente la terapia yoga. Benché lo yoga si sia dimostrato molto efficace nella terapia di molte malattie difficili ed incurabili, l’effetto terapeutico dello yoga è soltanto un effetto collaterale e secondario.
L’obiettivo principale dell’hatha yoga è creare un equilibrio assoluto delle attività e dei processi che interagiscono nel corpo fisico, mentale ed energetico. Quando si crea questo equilibrio, gli impulsi generati inviano un segnale di risveglio alla forza centrale (sushumna nadi) che è responsabile dell’evoluzione della coscienza umana. Se l’hatha yoga non è utilizzato per questo scopo, si perde il suo vero obiettivo.

L’interazione dell’energia interiore

Per rendere l’argomento chiaro, esso fu denominato hatha, cioè ha e tha yoga, una combinazione di due bija mantra. Nell’hatha yoga è stato spiegato che tha rappresenta prana, la forza vitale, e ha rappre-senta la mente, l’energia mentale. Dunque hatha yoga significa unio-ne delle forze pranica e mentale. Quando avviene l’unione tra le forze pranica e mentale, allora nell’uomo si verifica un grande evento: il risveglio della coscienza superiore.
Prana shakti, la forza vitale, e manas shakti, la forza mentale, sono i due creatori fondamentali. Ogni oggetto nell’universo, proprio dagli atomi più piccoli alle stelle più grandi, è composto da queste due shakti o energie. Quando esse interagiscono una con l’altra, quando avviene l’interazione tra queste due shakti, allora la creazione inizia a svelarsi.
Quando le due shakti sono separate una dall’altra, o sono ritornate dissolvendosi nella loro origine, allora la creazione si dissolve. Questo è il grande pralaya, cioè l’annichilimento totale della materia. Anche nel campo della fisica il pensiero si sviluppa lungo le stesse linee.
Tutta la materia in questa creazione è viva. Questo è il primo pun-to. Essa è anche cosciente. Questo è il secondo punto. Perciò ogni co-sa ha una coscienza potenziale e ogni cosa è viva. Nello yoga, vita e coscienza sono note come prakriti e purusha; nel tantra come shakti e shiva. Nell’hatha yoga esse sono chiamate ida e pingala; nel taoismo, yin e yang, e in fisica materia ed energia. Hanno nomi diversi secondo i differenti periodi e le differenti filosofie. Questo corpo fisico, come si vede, è la percezione materiale. Se guardate questo corpo con occhi psichici, o con gli occhi di apparecchiature elettroniche specialistiche e sofisticate, forse capireste che ha anche una controparte sottile.
Cosa succede internamente ogni volta che iniziate a pensare? Se non ci avete mai pensato, per favore iniziate a farlo adesso. Cosa è il pensiero? Cosa succede dentro di noi quando un pensiero sta emer-gendo, e un pensiero svanisce, e quando uno è soppiantato da un altro, o quando i pensieri si rincorrono l’un l’altro? Tutto ciò è chiamato interazione di shakti.

Armonia tra forze positive e negative

In hatha yoga c’è il concetto di armonizzare le duplici shakti o ener-gie nell’uomo, poiché esse normalmente rimangono in una forma squilibrata e non armonizzata. O è predominante prana shakti e la shakti mentale è subordinata, o la shakti mentale è predominante e prana shakti è subordinata. A causa di questo squilibrio, o si presentano disturbi fisici oppure si manifestano disturbi mentali. Quando il prana è sottomesso alla shakti mentale, allora le persone sono spinte verso scoppi di follia e sono ricoverate negli ospedali psichiatrici. Ciò accade perché hanno troppa shakti mentale e troppo poca prana shakti per equilibrarla. Quando prana shakti è predominante e la shakti mentale è subalterna, allora troverete persone che si arrabbiano, discutono, creano guerre, causano omicidi, commettono crimini ed hanno ogni sorta di comportamenti violenti. Questo è l’effetto di prana shakti squilibrata.
Il concetto in hatha yoga è quindi di creare un’armonia tra queste due grandi forze conosciute come ida e pingala. In hatha yoga, prima di tutto avviene la purificazione dell’intero meccanismo corporeo, del complesso fisico. Dovreste sempre tenere a mente che il corpo, la mente e lo spirito non sono tre, sono uno. Ad un livello di esistenza vedete il corpo. Ad un altro livello lo percepite come mente. Non do-vreste mai considerare lo spirito diverso dal corpo e il corpo diverso dallo spirito. Sono uno.

Trascendenza attraverso la pratica

La base di questo corpo è divina, e perciò tramite le pratiche di yoga, avviene un processo di trasmutazione degli elementi fisici del corpo in elementi non fisici. La materia è convertibile in energia e vicever-sa. Questo è il concetto di base. Analogamente, questo corpo è convertibile in spirito e lo spirito è convertibile in materia. Questo è l’eterno gioco di maya (il potere dell’illusione) e della creazione. Accade dall’inizio del tempo. Dunque, non c’è alcuna ragione per cui chiunque debba pensare che questo corpo è impuro e dire che non mediterà. Questo non è un modo di pensare scientifico.
Nella storia abbiamo diversi esempi, che vogliate più o meno cre-derci, di grandi santi che nel momento in cui vollero lasciare quest’esistenza terrena, trasmutarono il loro corpo in particelle di luce e poi scomparvero completamente. Non rimase niente del loro corpo fisico grossolano. Questo corpo non è soltanto carne e ossa, né midollo e miriadi di secrezioni, ma è una manifestazione materiale della shakti estremamente sottile, polarizzata in prana e manas shakti.
Pertanto, in hatha yoga, prima di tutto ci prendiamo cura del corpo e lo purifichiamo con sei metodi. Il punto più importante è che le na-di devono essere purificate con l’obiettivo della meditazione. Il no-stro corpo funziona secondo linee molto semplici. Proprio come una macchina produce scorie, allo stesso modo il nostro corpo produce continuamente scorie. Queste scorie sono di tre tipi: muco, gas e aci-dità. Se, di tanto in tanto, puliamo il corpo internamente si eliminano gli eccessi di questi tre prodotti metabolici e la loro formazione è regolata ed equilibrata. Allora può essere mantenuta una salute perfetta.
È in questo senso che gli shatkarma sono di grande importanza. Ripulire il corpo dai tre tipi di squilibrio nel sistema è un aspetto importante sia nell’hatha yoga che in terapia. Nel processo dell’hatha yoga deve essere impartito ad ogni parte del corpo un allenamento totale. Al naso, al cuore, al sistema respiratorio, al sistema circolatorio e così via. Per esempio, il corpo deve essere liberato da ogni comportamento irregolare del cuore. Il comportamento cardiaco deve essere modificato. Come preliminare alla meditazione ci deve essere un cambiamento nella risposta inconscia del cuore. Altrimenti, se siete un buon meditante e vi concentrate su un punto, nel momento in avviene la meditazione il comportamento coronarico cambierà ed il corpo ne soffrirà sicuramente.
Non solo questo, ma anche il sistema nervoso deve essere allenato, poiché trasporta gli impulsi attraverso i canali sensoriale e motorio. Affinché un flusso ininterrotto di energia passi attraverso il corpo è essenziale che tutti i blocchi siano rimossi poiché, in caso contrario, la meditazione avrà ogni genere di manifestazioni anormali.
Molte persone che hanno queste esperienze dicono: “Cosa è tutto ciò? La meditazione dovrebbe essere colma di bellezza e serenità; si suppone che la meditazione sia leggiadra e molto attraente; non do-vrebbe essere spaventosa o fastidiosa o disturbante. Se è bella come i fiori e serena come la luna piena, allora perché io non la sperimento in quel modo?”. Questo è ciò che dicono. La meditazione è beata, è una beatitudine totale interiormente ed esternamente, purché sia stato seguito un corretto approccio alla purificazione.
Altre persone dicono: “Oh, io sono spirituale. Non mi curo del corpo fisico; hatha yoga fa sì che vi curiate solo del vostro corpo”. Cosa è questa sciocchezza? Quando siete inclini alla spiritualità e vi sedete per la meditazione, poi, quando avviene la meditazione, diventate forzatamente consapevoli del vostro corpo. Potreste persino dover andare da un medico poiché non siete in grado di controllarlo. Trascendere il corpo non significa semplicemente dimenticarlo. Dovete purificarlo. Quindi, questi sei kriya dell’hatha yoga (neti, dhauti, basti, nauli, kapalbhati, trataka) sono necessari per gli aspiranti spirituali.
Capitolo 1: Asana

Verso 2

Prostrandosi prima al guru, Yogi Swatmarama insegna la conoscenza dell’hatha yoga solo per (raja yoga) il supremo stato di yoga.

Prostrandosi prima al guru, Yogi Swatmarama indica se stesso come uno strumento di trasmissione per la conoscenza che deve essere im-partita. Egli mette in evidenza anche il fatto che l’hatha yoga deve essere praticato con l’unico scopo di prepararsi allo stato più alto del raja yoga, cioè il samadhi.
In origine, un sadhaka praticava hatha yoga per molti anni per prepararsi al risveglio della kundalini, o in termini di raja yoga, per l’esperienza del samadhi. Tuttavia, negli ultimi cinquanta anni, con il risveglio dello yoga in occidente, sembra che il vero scopo dell’hatha yoga sia stato tralasciato o persino completamente dimenticato. Oggi, lo yoga è praticato generalmente per migliorare o ripristinare la salute, per ridurre lo stress, per prevenire l’invecchiamento del corpo, per potenziare il corpo o renderlo più bello. L’hatha yoga soddisfa questi obiettivi, ma bisognerebbe ricordare che questi non sono certamente il fine.
Quando si praticano le tecniche di hatha yoga, le potenzialità fisi-che e mentali iniziano ad aumentare e a svelarsi. Sappiamo che l’uomo utilizza solo un decimo della sua capacità cerebrale totale. Ciò significa che nove decimi sono dormienti in attesa di essere messi in attività. La scienza chiama il cervello dormiente l’“area silente”. Poco si sa riguardo le sue capacità, ma i neurologi dicono che ha a che fare con le capacità psichiche dell’uomo. Dopo una lunga e faticosa pratica di yoga, il potenziale psichico si manifesta, probabilmente in forma di chiaroveggenza, chiaro-udienza, telepatia, tele-cinesi, guarigione psichica, ecc. Queste sono chiamate siddhi, o perfezioni. Alcuni le considerano una grande conquista, ma sono solo manifestazioni temporanee che possono persino ostacolare un ulteriore progresso spirituale. Il fine di tutto il sadhana yogico è scoprire e sperimentare lo spirito universale interiore, e se si indulge sulle siddhi, esse distolgono dall’e-sperienza ultima. Perciò, è meglio ignorarle poiché non sono il frutto desiderato dell’hatha yoga.
Benché la pratica regolare dell’hatha yoga possa determinare molti e meravigliosi cambiamenti e risultati desiderati, è essenziale ricordare che sono solo effetti collaterali. L’hatha yoga non è insegnato per se stesso, per scopi terapeutici o per ottenere poteri materiali o psichici, e questo è qualcosa che il praticante di hatha yoga deve sempre tenere a mente.