Anno 2009 - Volume 3

  • Rikhia Pith 
  • Vita di Ashram 
  • Sii Buono, Fai del Bene, Sii Gentile 
  • Celebrazioni a Rikhia 
  • Sri Vijnana Bhairava Tantra 
  • Swami Satyananda Parla dell’Hatha Yoga

Rikhia Pith

Tratto da: Calendario 2008, Shivananda Math, Rikhia Pith, India

Rikhia Pith è situato in un piccolo, remoto e sconosciuto villaggio di Rikhia Panchayat, a dodici chilometri dalla città di Deoghar e dal rinomato tempio, noto anche come Baba Baidyanath Dham, nello stato del Jarkhand.
Chiamato col nome del Panchayat in cui è situato, Rikhia Pith è nato il 25 novembre 2006 nella bene augurante occasione della Raja-suya Yajna, nel momento speciale in cui il purnahuti (oblazione finale) per la Satchandi Mahayajna è stato offerto a Devi Ma. È stato in questa cerimonia sacra che Swami Satyananda ha proclamato: “D’ora in poi l’ashram di Rikhia sarà conosciuto come Rikhia Pith”.
Successivamente ha dichiarato che il mantra “Aim Hrim Klim”, che era il samput (combinazione di suoni di grande energia) per la Sat Chandi Mahayajna e che è stato cantato da centinaia di migliaia di devoti da tutto il mondo sul suolo consacrato dell’ashram di Rikhia per dodici lunghi anni, sarebbe stato il mantra di Rikhia. Lo yantra di Rikhia Pith sarebbe stato il sacro Sri Yantra e il suo adhisthatri devi o mandala sarebbe stato Tipura Sundari. Swamiji nominò Swami Satyasangananda Saraswati la Pithadhishwari di Rikhia Pith.
Una volta Rikhia era una fitta foresta abitata da rishi che, amando la solituidine e la serenità del luogo, vi affluivano per praticare ta-pasya e sadhana. In effetti, la parola Rikhia è una distorsione del ter-mine rishi. In sanscrito sh e kh sono intercambiabili. Così rishi divenne rikhi, il cui plurale era rikhayah ed in seguito rikhia. La forte presenza spirituale a Rikhia dei rishi del passato è filtrata fino al giorno d’oggi. Il luogo è puro, sereno ed emana pace. È un posto meraviglioso per rilassarsi, perché il semplice fatto di esserci riduce ed elimina i livelli di stress che si tendono ad accumulare nella vita.
In quanto istituzione filantropica e filosofica e in attinenza con la parola rishi, da cui deriva Rikhia, Rikhia Pith si prefigge di diffondere a tutti l’antica conoscenza spirituale come tramandata dal lignaggio vedico dei rishi nei Veda, nelle Upanishad e nei Purana, senza distinzioni di casta, credo, nazionalità, religione e sesso. In altre parole è un moderno gurukul (sistema educativo nell’ashram).
Questa dichiarazione di Swami Satyananda è stata un riconosci-mento ed una conferma degli enormi sforzi che sono stati compiuti nell’ashram di Rikhia, fin dal 2000, per insegnare alle ragazze dai sette ai tredici anni, più trascurate ed incolte dei villaggi di Rikhia Panchayat, a cantare gli stotra sanscriti.
Queste fanciulle, che sono note come kanya, adesso hanno un’impeccabile sincronizzazione e pronuncia del sanscrito. Due volte al mese, nel giorno di ekadashi (undicesimo giorno dopo la luna piena e la luna nuova), cantano l’intera Bhagavad Gita. Due volte all’anno, durante Navaratri, cantano l’intero Ramayana. Ogni giorno della settimana conducono le preghiere serali, durante le quali cantano alla massima perfezione i più difficili sloka e stotra sanscriti. Hanno perfezionato anche l’arte dell’havan e della puja, che eseguono meticolosamente con innocenza e grazia.
I loro corrispettivi, i ragazzi di Rikhia Panchayat, conosciuti come batuk, vengono avviati al Gayatri mantra, alla Bhagavad Gita e a Surya Namaskar. Quando, nel tempo, diventeranno più esperti nel pronunciare il sanscrito, verranno preparati ai complessi rituali di Rudra abhishek.
Oggi questi bambini conducono con sicurezza tutte le cerimonie e i rituali a Rikhia Pith davanti a migliaia di devoti che vengono per partecipare a questi eventi. Tutti gli ospiti e i visitatori che vengono a Rikhia partono poi con molti ricordi, ma decisamente fra i più piacevoli ci sono quelli dei vivaci kirtan cantati dalle kanya e dai batuk, accompagnati da spontanei danzatori che hanno uno stile unico e una libertà di espressione difficili da dimenticare.
In realtà, ciò che è più sbalorditivo è che questi bambini, prove-nienti dagli strati più trascurati della nostra società, adesso sono di-ventati modelli comportamentali per bambini ed adulti di ogni parte del mondo, che vengono ad assistere alla loro abile esecuzione dei compiti più difficili.
In tal modo questi bambini assorbono la gloriosa cultura dell’India e ricevono anche un’istruzione moderna nei campi dell’inglese e del computer; si crea così il profilo per una società evoluta. Sebbene l’istruzione sia regolare, è importante dire che, nella tradizione Gurukul alla quale i bambini sono esposti, la conoscenza viene da loro assorbita invece che imposta. Questo è un fattore di vitale importanza per aiutare ogni bambino nel processo dell’apprendimento, dal momento che la tradizione Gurukul ancora oggi ritiene che la conoscenza non debba essere portata dall’esterno. Essa è già nel bambino. Tutto quel che deve essere fatto è fornire al bambino l’ambiente adatto per lo sviluppo di questa conoscenza.
Lo scopo dietro questa attuazione è fornire solide fondamenta, assolutamente necessarie ai giovani, ai quali appartiene il futuro. Infatti essi, nel tempo a venire, formeranno i pilastri della nostra società, saranno i costruttori della nazione, gli idealisti, gli scienziati, gli avvocati, i dottori ed anche i padri e le madri che daranno al mondo una nuova e sana progenie.
Rikhia Pith offre anche l’opportunità ai capifamiglia d’ogni ceto di trascorrere del tempo in ashram e di provare la gioia di vivere una vita nello spirito di tyaag (rinuncia), seva (servizio) e samarpam (arresa) e di godere i benefici che ne derivano. Così la loro perma-nenza nell’ashram, per lunghi o brevi periodi, diventa un importante mezzo per formare il carattere e la personalità, per portare fresca e-nergia, per dare slancio e una direzione alla loro vita.
Un’altra importante prerogativa di Rikhia Pith sono i campi di vacanza estivi per bambini. Bambini da ogni parte dell’India visitano l’ashram nei mesi delle vacanze per valersi dell’opportunità di sviluppare una personalità completa in tutti i suoi aspetti, chiarezza mentale, fiducia in se stessi e per trovare uno scopo per cui impegnarsi nella vita.
Vengono anche tenuti raduni di sadhana spirituali per sadhak e devoti, per aiutarli a progredire nei loro sforzi spirituali. Oltre a seva, satsanga e swadyaya, s’insegnano loro i metodi per ottenere un corpo sano, pace della mente e il risveglio del loro potenziale più elevato.

Per informazioni potete scrivere a: Rikhia Peeth, PO Rikhia, Dist Deoghar, Jarkhand 814113 o visitate il sito: biharyoga.net

 


 

Vita di Ashram

Tratto da: Calendario 2008, Shivananda Math, Rikhia Pith, India

Sono andato molto lontano, in posti affascinanti di tutto il mondo. Uno di questi è stato la Tailandia, che mi è rimasta molto impressa per le tracce ben visibili della cultura vedica nelle sue tradizioni e nel suo patrimonio. I concetti vedici sono così profondamente inseriti nel tessuto della religione, della cultura sociale e del folclore, che è certo vi fosse un legame molto forte. La leggenda di Rama lì è ben nota. Proprio come facciamo noi in India, anche il popolo Tailandese interpreta la storia di Rama con le sue canzoni, danze, arte e scultura. Come per noi, anche lì Rama è sia l’uomo perfetto che la divinità incarnata. Le strade e le vie sono intitolate agli eroi del Ramayana e così anche gli alberghi e le aziende. Questo indica una conoscenza di massa delle storie di Rama e Sita.
Lì visitai un gigantesco tempio di Brahma. Oltre l’India, la terra dei Veda, questo è l’unico altro posto al mondo in cui si adora Bra-hma, il creatore. Facendo parte della trinità vedica, Brahma è adorato come il creatore, insieme a Vishnu, il preservatore, e Mahesh o Shiva, il trasformatore o distruttore. Ovviamente, una volta che la creazione ha avuto luogo, il creatore non ha più alcun ruolo da svolgervi, da qui la rarità del culto di Brahma rispetto a quello di Vishnu e di Shiva.
Nei riti e rituali vedici, oltre che come aspetto della trinità, Brah-ma è lodato anche come uno dei cinque mahadeva insieme a Vishnu, Mahesh, Devi e Ganesha. Nel 1968, quando visitai questo tempio, veniva bruciato ogni giorno per il culto più di un crore (dieci mi-lioni) di rupie. Oltre a questo, ho visitato anche grandiosi templi buddisti, che erano semplicemente incantevoli per l’enormità delle loro dimensioni e al tempo stesso per l’attenzione ai dettagli. Ho percepito inoltre che non erano soltanto monumenti di una tradizione morta e dimenticata, ma di una tradizione ancora oggi viva e vibrante.
Spostandomi dalla capitale Bangkok verso i villaggi e le aree rurali, incontravo i monasteri, che mantenevano molte delle stesse tradizioni che in India mantengono i sannyasin per tutti noi. Dopotutto è alle tradizioni di sannyasa e ai monaci mendicanti o sadhu che va la nostra lode, perché essi preservano per noi tali tradizioni. Se non lo avessero fatto, noi ora semplicemente non avremmo accesso a questa conoscenza.
Ho vissuto nei loro monasteri come un bhikshu, nome dato ai loro rinuncianti che vivono solo di bhiksha o elemosina. Ogni mattina i bhikshu si recano nei villaggi vicini e, dopo aver raccolto le elemosine da cinque case, si siedono da qualche parte per consumare l’unico pasto della loro giornata. Questi monasteri non hanno cucine. Ogni singolo residente deve uscire per la bhiksha.
Questa è stata anche la tradizione di molti ashram indiani da tempi antichissimi. Nella tradizione di sannyasa dell’India, questa pratica svolgeva un ruolo molto importante nella vita di un sannyasin. Gli dava l’esperienza pratica di aparigraha, il non possedere, che a sua volta purifica l’ego e dà origine ad una resa interiore al volere del Divino. Oggigiorno, tuttavia, se un sadhu va per l’elemosina nel villaggio, non otterrà nulla. Quando non si ha cibo per se stessi, come si può darlo agli altri? Questa tradizione e cultura è possibile solo in una società prospera dove si ha cibo in abbondanza per nutrire se stessi, così da poter pensare anche agli altri.
Ho constatato che tutti gli uomini, donne e bambini tailandesi vanno in questi monasteri a trascorrervi alcuni giorni di loro iniziativa. Questa è diventata una delle tradizioni non scritte, tanto che perfino il re e la regina soggiornavano nei monasteri per un po’ di tempo per ottenere un nuovo tipo di esperienza. Durante la permanenza, tutte le persone, anche quelle appartenenti alla famiglia reale, seguivano la routine, la disciplina e le regole del monastero. Indossavano abiti non rifiniti, dormivano per terra senza un letto speciale, si rasavano la testa, uscivano per la bhiksha come gli altri rinuncianti e seguivano tutte le altre discipline di quella vita nei gesti, nel lavoro e nelle azioni. Poi, quando veniva il momento di partire, tornavano a casa con un’ottica nuova e migliore, che conferiva loro le abilità necessarie per eccellere nella vita.

Un terreno di addestramento alla vita

Questo è il contributo più valido che gli ashram hanno dato alla so-cietà. Così come nell’epoca vedica in cui gli ashram di Valmiki, Vashishtha ed altri erano visitati dalla gente di ogni classe sociale e tutte le conoscenze importanti venivano insegnate secondo le loro necessità, allo stesso modo oggi gli ashram forniscono un terreno di apprendimento a bambini, giovani e adulti.
Nel corso della vita ho compreso che mi è stato utile tutto quello che ho imparato nell’ashram del mio Guru e non quello che ho imparato sui libri di scuola. Sapere in quale secolo Ashoka regnò in India non ha avuto rilevanza nella mia vita, ma saper costruire una casa sì. Tutti i mestieri che ho imparato e le abilità che ho acquisito, come scrivere, parlare, dirigere, amministrare, organizzare, insegnare o propagare, sono stati frutto del mio totale e completo coinvolgimento nelle attività e nelle faccende dell’ashram.
Ho imparato a cucinare e a nutrire gli altri e anche ad occuparmi delle necessità dei malati e dei sofferenti. Ho imparato ad assumermi le responsabilità dei miei doveri ed incarichi e a portarli a termine con successo. Ho anche imparato a gestire le crisi. Qualche volta ci svegliavamo accorgendoci di un problema e passavamo tutto il giorno a cercare una soluzione. Ciò costituiva un’esperienza stimolante da cui ho sempre imparato tanto.
Una volta, mentre dovevamo costruire un edificio e non avevamo acqua, decidemmo di scavare un canale dalle alte montagne dove c’era un torrente, per deviarlo giù verso l’ashram, che distava molti chilometri. Per questo preparammo un grande serbatoio o cisterna nell’ashram e raccogliemmo l’acqua. Quando essa venne rilasciata a monte, impiegò un mese intero per raggiungere la cisterna: tale era la distanza.
Ci sono lezioni che ciascun individuo deve imparare sulla vita, per poterla affrontare con coraggio. Sfortunatamente a questo non provvedono la scuola o le università; né i genitori si assumono questo ruolo o responsabilità verso i figli. Tuttavia questo addestramento è cruciale per il successo o il fallimento di un individuo. Anche se un ragazzo non ha titoli di studio, se ha imparato queste lezioni, sarà capace di cavarsela nella vita senza difficoltà: perché queste lezioni, infatti, riguardano la sua capacità di interagire con la vita, di saper prendere le giuste decisioni e di formulare idee esatte su quello che deve o non deve fare. La fortuna e l’opportunità bussano alla porta di tutti una volta o l’altra: bisogna solo saperne fare buon uso.
Qui in India ogni famiglia va in un ashram per qualche tempo. I genitori introducono i figli in ashram ad un’età molto tenera, affinché possano porre fondamenta forti ed elastiche per la loro vita. Oggi neanche questo è necessario, perché i bambini stessi sono desiderosi di visitare l’ashram. In un ashram avete l’occasione di dimenticare voi stessi per alcuni momenti e di vivere solo per gli altri. Ciò di per sé vi dà una nuova visione e fiducia in voi stessi.
La lezione più grande che dobbiamo imparare è quella della vita. Questo diventa possibile per noi quando decidiamo di uscire dalla nostra abituale esistenza e di adottare dei modi diversi di vivere, an-che se solo per un breve periodo. Uno di questi modi è la vita di ash-ram, dove potete stare alcuni giorni come sannyasin, vivere una vita che è diametralmente opposta alla vostra, imparare a trattare situazioni diverse, gente diversa, ad affrontare problemi diversi e, allo stesso tempo, imparare anche a trattare con voi stessi. Sia i bambini che gli adulti dovrebbero fare questa esperienza. I bambini, però, guadagneranno di più da essa, dato che la loro accettazione dell’ashram è semplice e viene dritta dal cuore.
Nella sua giovinezza Rama visse in un ashram per dodici anni, acquisendo le capacità necessarie a un giovane principe destinato un giorno a regnare. Anche Sita visse nell’ashram di Valmiki coi suoi figli, Luv e Kush. Krishna visse nell’ashram di Sandipany. Anch’essi uscivano per la bhiksha, dormivano per terra e indossavano i più semplici degli indumenti, sebbene appartenessero a famiglie reali. Perché i loro genitori li mandavano a condurre quella vita, quando avrebbero potuto istruirli direttamente a palazzo, chiamando i precettori migliori per la loro educazione? Non possiamo soltanto dire che quella era l’usanza. Dobbiamo invece capire che quella divenne l’usanza a motivo della sua utilità nella vita di ciascun individuo.

La sua utilità oggi

La vita di ashram è utile nella nostra vita oggi come lo era allora. Anche oggi vivere nell’ashram per pochi giorni come un sannyasin vi offre l’opportunità di allargare la vostra visione su voi stessi così come sulla vita. Cominciate a comprendere meglio voi stessi, la qual cosa è di per sé una grande conquista, perché è la nostra grande incomprensione di noi stessi che ci porta alla disarmonia.
I bambini che vanno a scuola hanno più fiducia in se stessi dopo essere stati nell’ashram. Iniziano anche a sentirsi responsabili verso la vita e ad avvertire la necessità di un senso e di una direzione verso cui tendere. I ragazzi delle superiori possono ottenere molto di più grazie alla loro permanenza nell’ashram coinvolgendosi completamente nelle sue attività e nella sua routine. Tramite ciò assimilano la disciplina e un senso di perfezionismo ed impegno verso il lavoro, che viene eseguito non per i vantaggi che ne derivano, ma come un’espressione di creatività e gioia. Le coppie sposate imparano ad assumersi meglio le loro responsabilità stando in ashram e gli adulti traggono beneficio dall’ambiente spirituale che permea il luogo.
L’ashram fa da ammortizzatore per ciascun individuo. I traumi, gli stress e le tensioni della vita a volte diventano eccessivi per noi. Consumano la nostra energia ed esauriscono le nostre riserve. L’ashram è un posto ideale in cui soggiornare e ricaricarvi, uscendo dalla vostra esistenza normale e vivendo non solo per voi stessi; è un posto ideale anche quando vi accorgete che qualche ostacolo ignoto disturba la vostra vita e che, a causa di esso, non potete fare progressi. Spesso gli studi sono disturbati o il lavoro è instabile. Oppure il matrimonio non si realizza. In alcuni casi la mancanza di una direzione, di impegno e di serietà nei confronti della vita possono causare disarmonia. Non importa quale sia la causa, l’ashram è una panacea per tutti i mali.
Ho visto tante persone che sono venute negli ashram di Rishikesh, Munger e ora di Rikhia e, dopo esserci vissute per un certo tempo impegnate nella vita di ashram, hanno fatto un grande progresso. L’ashram non è la casa di qualcuno. Appartiene a tutti e a nessuno. Nessuno sta in un ashram per sempre. Le persone vanno e vengono come fiumi che scorrono, trovando nuove strade e nuovo terreno.

Un’ancora di salvezza spirituale

La parola ashram deriva dal termine shram che significa sforzarsi, lavorare sodo. Quindi shram costituisce la base della vita di ashram. Qualunque cosa desideriate ardentemente non potete ottenerla senza lotta e sforzo da parte vostra. Uno studente fatica duramente per avere buoni voti. Una casalinga lavora duro per badare alla sua famiglia. Un marito lavora duro per venire incontro alle necessità dei suoi figli. Qualsiasi creatura vivente si sforza duramente per sopravvivere. Anche nell’ashram i sannyasin lavorano molto duramente, ma questo sforzo serve a perfezionare i propri pensieri, le proprie parole ed azioni. Lo sforzo è finalizzato al raggiungimento dell’equilibrio in questi differenti aspetti della propria personalità. La testa, il cuore e le mani devono sintonizzarsi, se volete realizzare i vostri obiettivi, siano essi materiali, spirituali o entrambi. L’ashram fornisce un ambiente adatto affinché questa metamorfosi avvenga, perché l’ancora di salvezza dell’ashram è spirituale. Per spirituale intendo pura ed incontaminata.
La purezza dell’ambiente accresce quel lato della nostra personalità che è disposto ad accettare debolezze innate e difetti, a cambiare vedute e opinioni e anche a migliorare noi stessi. La colpa non è dell’ambiente o delle persone con cui abbiamo a che fare; i problemi che abbiamo sorgono da dentro di noi. Le circostanze fanno solo da catalizzatore per portarli in superficie. Qualunque cosa proviate, pensiate, diciate o facciate, viene dalle vostre profondità. La vita di ashram vi dà la possibilità di riflettere su questo e, di conseguenza, i cambiamenti che avvengono in voi dopo che avete trascorso un periodo nell’ashram, sono più permanenti e durevoli.
La cultura dell’ashram diverrà una panacea per la gente di quest’epoca moderna, perché assicurerà alle persone un ambiente positivo per far sprigionare quel seme di creatività che in loro è dormiente.

Swami Satyananda Saraswati

Per ulteriori informazioni potete visitare il sito: www.biharyoga.net

 


 

Dichiarazione di Libertà

Qualsiasi cosa sembri vincolarvi o li-mitarvi, dichiaratevene liberi da ades-so stesso.
Non c’è nulla nel mondo esterno, nes-suna persona, condizione o circostan-za che vi possa portar via la libertà che è vostra nello spirito.
Invece di desiderare di essere liberi di vivere diversamente la vostra vita, ac-cettate la verità che proprio adesso siete liberi. Liberi di cambiare il vostro modo di pensare, le vostre vedute o la vostra vita; liberi di essere tutto quello che desiderate essere.
Fate di questo un giorno di libertà, di libertà spirituale. Dichiarate voi stessi liberi dall’ansia e dalla paura, liberi da ogni credenza nella sorte o nelle limi-tazioni.

Swami Satyananda

 


 

Sii Buono, Fai del Bene, Sii Gentile

Tratto da: Calendario 2009, Shivananda Math, Rikhia Pith, India.

Sii Buono

Il mondo è stato benedetto da una discendenza di incarnazioni di Dio che hanno lasciato le loro impronte divine su questa bella terra. Tutti noi conosciamo i loro insegnamenti. I bambini delle scuole sanno che non devono rubare, che devono dire la verità. L’avvocato sa che non deve istigare alla falsa testimonianza. Il dottore sa che non deve derubare il povero dandogli iniezioni di tintura colorata. Il marito sa che deve essere onesto con sua moglie. Tuttavia quanti di voi mettono in pratica ciò che già sapete? Pochissimi. Se solo un uomo iniziasse a praticare tutto ciò che sa essere buono, e abbandonasse tutto ciò che sa essere cattivo, anche se pratica le virtù e abbandona i vizi, Dio gli manderà ulteriore guida; e se è necessario un guru in forma fisica, Dio gli manderà anche quel guru.
Respingete l’ipocrisia. Siate sinceri. Se volete voltare una nuova pagina nella vostra vita e fare progressi nella vita spirituale, nessuno può fermarvi. Neanche tutto il mondo messo insieme. Ma se non siete sinceri, se siete solo curiosi, se non dite sul serio e non mettete in pratica ciò che professate, allora Dio stesso non può aiutarvi. La soluzione sta fondamentalmente in voi stessi.
“Servire. Amare. Dare. Purificarsi. Meditare. Realizzare”. Questa è la formula spirituale. Servite il malato, il sofferente e l’analfabeta? Amate i figli del vostro prossimo come i vostri figli? Date in carità un decimo del vostro guadagno, qualunque esso sia? Avete cercato di eliminare lussuria, rabbia, avidità, attaccamento, orgoglio e gelosia dal vostro cuore tramite japa, kirtan, swadhyaya, ekadashi vrata (voto, promessa)? Se non praticate tutto ciò, non potrete avere neanche un minuto di meditazione. E senza meditazione, non potete avere la realizzazione di Dio, neanche con migliaia di nascite.

Swami Shivananda

Sankalpa: Essere Buoni

L’intera essenza della vita spirituale è contenuta in queste poche pa-role: “Siate Buoni” e “Fate il Bene”. Mettetele in pratica.

Allontanate con un sorriso i vostri errori e dimenticate il passato. Ricominciate ora una nuova pagina nel capitolo della vostra vita. E marciate coraggiosamente lungo il sentiero spirituale. Diventate puri. Siate buoni. Fate il bene. Siate vigili e diligenti. Vi ho dato il segreto della salute e della vita.

L’aspirante spirituale deve essere un’incarnazione di bontà. Non pensate male. Non parlate male. Non fate male. Siate buoni in pensiero, parola e azione.

Senza amore, nessun bene ha veramente valore. Senza bontà in azio-ne, non c’è amore.

Fai del Bene

Per compiacere Dio dovete servire il povero, il bisognoso, il disabile, l’ammalato, l’affamato, l’ignudo e l’indifeso. Dovete amare gli orfani che non sono amati da nessuno. Siate servitore degli oppressi, il più povero tra i poveri, il più umile tra gli umili.
Se volete compiacere Dio, serviteLo nel povero, l’indifeso e l’ammalato. Non dovete andare in un tempio o una chiesa. Non dovete diventare swami, sannyasin o yogi. Non dovete praticare asana, pranayama o meditazione. Fate semplicemente ciò che potete con la vostra mente, la vostra conoscenza, la vostra influenza e potere per aiutare i più poveri tra i poveri, il più umile tra gli umili. Non si compiace la volontà di Dio riempiendo le vostre tasche. Dio ama coloro che lo amano in questa forma.
I poveri del mondo sono una sfida per la vostra vita spirituale, siano essi in Asia, Africa o dovunque nel mondo. Ci sono persone che soffrono mentalmente, fisicamente ed economicamente. Il dieci per cento del vostro guadagno deve essere speso per le creature di Dio.
Questo è lo scopo della vita spirituale. Altrimenti non parlate di Dio. Il vostro corpo, il sangue, l’anima, la gioventù, la ricchezza, l’intelligenza, tutto deve funzionare come un ingranaggio per servire ed elevare l’umanità ad un’adeguata condizione.
Prestate attenzione a coloro che sono completamente dimenticati dalla società, di cui nessuno si cura. Se volgete uno sguardo disponi-bile verso tali persone, Dio riverserà la Sua grazia su di voi. Dio è chiamato dinabandhu, amico di chi è sfortunato, indifeso e umile.
Avete mai letto di un Dio amirbandhu, che è amico del ricco e del fortunato? Se credete che Dio sia amico del povero, allora dovete svolgere il ruolo del benefattore del povero. In questo modo, voi e Dio diventerete molto vicini l’uno all’altro.
Il culto rituale o cerimoniale è sicuramente un bene, ma è il culto vivente che, veramente, vi trasforma e rende spirituali più veloce-mente e vi conduce alla realizzazione più alta. Consacrare Dio nel sacro altare del vostro cuore, manifestare interiormente il suo Potere Divino e vivere per servire e far del bene a tutti è il modo migliore e più funzionale per adorare e venerare il Signore.

Swami Satyananda

Sankalpa: Fare del Bene

Vedete il bene in tutti. Ciò significa vedere Dio in tutti, poiché Lui dimora in tutti i nomi. Imparate ad arrendervi agli altri. Imparate a lasciar andare i vostri pensieri e le vostre opinioni.

Il sole splende per gli altri; gli alberi portano i frutti per gli altri; il fiume scorre per il bene degli altri; le vacche producono latte per gli altri. Allo stesso modo, lo scopo della nascita umana è far del bene agli altri.

Adottate il motto: il massimo bene per il maggior numero possibile, ed il minor danno per il minor numero.

Il punto fondamentale di tutte le religioni è l’altruismo. Questo è l’inizio dell’illuminazione divina. La regola d’oro di ogni religione è: “Fai agli altri ciò che vorresti che gli altri facessero a te”.

Sii Gentile

Sia Cristo che i santi hanno detto: “Ama il tuo prossimo”, perché amare è molto difficile. È difficile perché non sapete come amare; non conoscete l’ABC dell’amore. Cos’è l’amore? “Tu sei mio, io sono tuo?”. No, non è quello. Voi non sapete cos’è l’amore. L’amore è un’arte e una scienza che dovete imparare. L’amore non è essere emozionali e appassionati. Dire: “Ti amo, ti amo” al vostro amato, non significa necessariamente che realmente lo/la amate. L’amore è un’espressione di purezza che si manifesta quando diventate molto forti dentro il vostro cuore. Per questo motivo i santi hanno sempre enfatizzato l’amore. Vi preparate per l’amore con piccoli atti di gentilezza. Nell’amore ci deve essere un po’ di allenamento ele-mentare. L’allenamento elementare, l’ABC dell’amore sono i piccoli atti di gentilezza.
Cosa sono i piccoli atti di gentilezza? Swami Shivananda diceva: “Sopportate l’insulto, sopportate l’ingiuria, questo è il sadhana più elevato”. Se potete sopportare insulto ed ingiuria, siete una persona molto forte. “Servire, amare, dare, purificare, meditare, realizzare, essere buoni, fare del bene, essere gentili, essere compassionevoli”. Egli era solito ripetere a tutti queste dieci, significative parole. Do-vreste sapere tutto della persona che amate. Se io vi amo devo sapere tutto di voi, specialmente le vostre difficoltà, i problemi, le ambizioni e i desideri. Se non so niente di voi, se non voglio sapere niente di voi, allora non posso prendermi cura di voi.
Dunque, l’amore è una cosa molto difficile. La filosofia di amore e bhakti dovrebbe essere capita bene. Il giorno in cui sarà compresa dall’intera umanità il mondo diventerà un luogo da visitare da parte degli dei. Tutti gli dei che si suppone siano in cielo diranno: “Andia-mo in questa terra benedetta. È colma d’amore”. Ma oggi dicono: “No, no, no. Non vogliamo andare là. Mi potrebbero rubare il baga-glio o il borsellino; da qualche parte potrebbero piazzare una mina o potrebbero spararmi”. Non dicono: “Terra Benedetta”, essi dicono “Terra dannata”. Così, quando l’umanità imparerà ad amarsi e servirsi l’un l’altro e condividere i problemi, le preoccupazioni e le idee degli altri, allora la vostra famiglia, la società ed il mondo saranno un posto migliore in cui vivere.
Swami Satyananda
Sankalpa: Essere Gentili

Pronunciate una parola d’aiuto. Donate un sorriso confortante. Fate un’azione gentile. Prestate un po’ di servizio. Asciugate le lacrime di chi è afflitto. Spianate il percorso accidentato di qualcun altro. Proverete una grande gioia.

L’immortalità si può ottenere solo facendo continuamente atti di gentilezza. Odio, rabbia e gelosia sono eliminati dal servizio continuo fatto con cuore amorevole.

Non è la vita di devozioni, riti e pellegrinaggi che conta, ma lo spirito che pervade pensiero, parola e azione dell’individuo. Non siate egocentrici. Siate umani, gentili e sinceri. Riflettete e dominatevi. Adattate e aggiustate. Fate che la consapevolezza spirituale in voi diventi ogni giorno più profonda.

Osservate molto attentamente i vostri pensieri, le vostre parole e le vostre azioni. Sappiate il potere delle parole e usatele con cautela. Rispettate tutti. Pronunciate parole dolci e misurate. Siate gentili; coltivate pazienza, amore ed umiltà.

 


 

Celebrazioni a Rikhia

Tratto da: Calendario 2008, Shivananda Math, Rikhia Pith, India.

Radha Krishna Jhulan

Una delle più popolari feste folcloristiche dell’India rurale, Radha Krishna Jhulan, viene celebrata in ogni casa nel mese di Sravan, nella stagione delle piogge. È una festività di pura e genuina bhakti, in cui i devoti ornano e decorano delle altalene su cui pongono Krishna e Radha per farli vedere a tutti.

Quindi, fra i più popolari e toccanti kirtan e bhajan, i devoti dondolano gentilmente le loro divinità predilette e le venerano. Si svolge anche Arti, affinché i bhakta possano pregare il Signore di eliminare i loro ostacoli e di esaudire i loro desideri.

Questa festività di cinque giorni viene condotta ogni anno a Rikhia Pith fra grandi celebrazioni, tanto sfarzo e cerimonie per i devoti che si affollano a migliaia per assistere a questo grande spettacolo. Ogni giorno le altalene vengono nuovamente decorate ed ornate con raffinata eleganza per glorificare la bellezza e l’eccezionalità del Si-gnore Krishna. I devoti poi cantano e danzano sulle note incantevoli ed allegre dei kirtan delle kanya, che cantano ininterrottamente per molte ore con grande diletto dei partecipanti.

Shivananda Janmotsav - Srimad Bhagvat Katha

Lo Srimad Bhagvat, che narra la vita di Sri Krishna, l’ottavo avatar del Signore Vishnu, è essenzialmente un trattato sulla bhakti e su vairagya. Considerato la più santa e sacra fra tutte le scritture, questo testo è molto popolare per il suo ricco patrimonio di storie su uno degli eroi più amati dell’India, Krishna. Queste storie sono raccontate da narratori o cantastorie e anche dai sannyasin, in lungo e in largo per tutta l’India. È considerato molto propizio narrare queste storie in commemorazione dei propri avi e dei cari defunti. Si dice che, dopo aver redatto i quattro Veda, i diciotto Mahapurana e gli Itihisa, il saggio Vyasa fosse ancora insoddisfatto ed inquieto, come se ci fosse ancora qualcosa che dovesse fare. Per guarire da quest’inquietudine, Narada gli consigliò di descrivere gli episodi della vita di Krishna, in quanto, essendo suo contemporaneo, Vyasa lo conosceva piuttosto bene. Ciò gli diede la massima soddisfazione, perché ascoltare e raccontare le storie di Krishna arricchisce il corpo, la mente e l’anima.

Ogni anno, durante le celebrazioni di Shivananda Janmotsav a set-tembre (1-8), eminenti sannyasin conducono Bhagvat Katha a Rikhia Pith, in commemorazione del Paramguru Swami Shivananda.

Navaratri

Navaratri, che letteralmente significa nove notti, viene osservato due volte l’anno, in Chaitra (marzo - aprile) e Ashwin (ottobre - novembre). L’inizio dell’estate e dell’inverno sono importanti congiungimenti di influssi climatici e solari. Questo è considerato un periodo molto favorevole per venerare Devi, che è la Natura personificata, perché in esso la natura è in transizione e il corpo e la mente subiscono una metamorfosi.

Navaratri è una festività unica perché è anche l’adorazione di Dio come Madre. La relazione con la madre è la più dolce di tutte le relazioni, poiché il figlio ha più familiarità con la madre che con il padre, perché la madre è molto gentile, amorevole, tenera, affettuosa e provvede alle necessità del figlio. Anche nel campo spirituale l’aspirante ha una relazione intima con Madre Durga, quella luminosa energia divina che è la fonte della creazione.

A Rikhia Pith si osserva due volte all’anno Navaratri anusthan di nove giorni in adorazione di Shakti, per l’elevazione spirituale degli aspiranti. Sia in Chaitra che in Ashwin Navaratri, è adorato anche Sri Rama insieme con Devi, in quanto Ramnavmi ricorre in Chaitra e l’uccisione di Ravana, o Dussehra, ricorre in Ashwin.

 


 

Sri Vijnana Bhairava Tantra

Tratto da: Sw. Satyasangananda Saraswati, “Vijnana Bhairava Tantra”, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Ostacoli nella pratica del sadhana

Tutti noi siamo soggetti alla forza di gravità, a causa della quale ruotiamo costantemente nel ciclo della creazione. La nostra esistenza materiale non ci concede di liberarci da questa forza d’attrazione che ci rende pesanti e tamasici sia in senso fisico sia in senso spirituale. Nel processo meditativo, potremmo dire quasi letteralmente, che dobbiamo divenire leggeri. Quando questa leggerezza pervade il nostro essere allora diventa possibile liberarci dalla forza di gravità e sperimentare la luminosità, il fulgore, la conoscenza e la pace. Giunge un periodo di transizione per la consapevolezza, che lascia il campo di gravità per entrare in altre dimensioni. Possono sorgere delle difficoltà prima che la consapevolezza si abitui e si stabilizzi in queste nuove dimensioni. Inoltre, se c’è qualche errore nella pratica del sadhana, queste difficoltà ostacolano il successo dello sforzo del sadhaka.
Questo accade perché prakriti, o natura, interviene e non permette al sadhaka di progredire, creando samshaya (dubbio), alasya (pigrizia), nidra (sonno), bhaya (paura) e dosha (malattia). Questi ostacoli sono insiti e naturali. Spesso non vi rendete neanche conto che la natura sta cercando di comunicarvi che qualcosa è andato storto. Forse state praticando troppo sadhana, o la dieta non è corretta, oppure non avete recepito e seguito le istruzioni del guru. È necessario cogliere i segnali, così quando durante il sadhana si manifestano gli ostacoli, ne siete consapevoli e potete prendere le precauzioni necessarie. Ad esempio una pratica eccessiva, una dieta errata, il riemergere di samskara profondamente radicati e la purificazione a livello sottile e causale, per un certo periodo possono causare squilibrio. La riuscita in questa situazione è data da una fedeltà costante verso la pratica. Se esitate la consapevolezza ricade di nuovo. Se non vacillate la consapevolezza si eleva.
Oltre ad applicarsi nelle pratiche, un altro accorgimento importante per superare le difficoltà nello svolgimento del sadhana è frequentare persone che hanno un’elevata consapevolezza. Questo aiuta molto, poiché la loro consapevolezza superiore eleva tutti quelli che entrano in contatto con loro, aiutandoli a superare molti ostacoli senza sforzi eccessivi. Questo contatto è possibile in un ashram, dove nel corso degli anni si è creato un contesto positivo grazie alle vibrazioni liberate dalle persone che lo abitano. Per questa ragione una visita ad un ashram, anche se breve, ha effetti molto positivi ed aiuta a superare molte difficoltà ed impedimenti nello svolgimento del sadhana.

La consapevolezza in dharana

Dharana, in relazione al sadhana, rappresenta il passaggio ad una di-mensione superiore, dove la consapevolezza è completamente ritira-ta dai sensi e cristallizzata su un punto. In altre condizioni è dissipata e dispersiva, si sofferma su qualsiasi pensiero si presenti, poi lo abbandona per seguirne un altro. Dharana abitua la consapevolezza a fermarsi su qualsiasi oggetto sia stato scelto, senza fluttuazioni. Non è un processo di pensiero, bensì di vi-sualizzazione. La mente non gioca alcun ruolo in questo processo. Se la mente è attiva il processo di dharana non si può verificare. In dharana si attiva la facoltà di chetana, o consapevolezza, che è più sottile della mente. Chetana possiede la facoltà di illuminare l’oggetto su cui si focalizza. Potete sperimentarlo da soli. Ogni volta che dovete risolvere un problema, rendete la mente calma e focalizzate la consapevolezza su di esso, troverete sicuramente la soluzione.
Dharana utilizza proprio quella consapevolezza che utilizzate per risolvere i problemi quotidiani. Dovete allenare quella consapevolezza a focalizzarsi verso l’interno e cristallizzarsi su di un punto. Quando sarete in grado di farlo, gradualmente vi si svelerà il vostro cammino interiore e più tardi la vostra destinazione. Il punto interiore vi sembrerà in un primo momento vago e poco familiare, ma col tempo attrarrà la vostra consapevolezza come niente vi ha mai attratto, a causa di anandam, o beatitudine, che esso genera interiormente. A questo punto sarete pervasi da uno stato di benessere, amore, senso di unità e totalità, ma perché questo accada dovete continuare a praticare, e ne vale veramente la pena. Dharana è una forma di realizzazione inestimabile che supera tutte le altre; è la quintessenza della realizzazione umana. A confronto, tutti gli altri obbiettivi impallidiscono.

Percezione

La vostra mente è lo specchio attraverso cui potete scorgere il mondo. Qualsiasi cosa la vostra mente percepisca diventa automaticamente verità per voi, poiché voi la vedete in quel modo, ma potrebbe non essere la percezione ultima. A mano a mano che la vostra mente evolve cambiano le percezioni, e continuano sempre a cambiare. La percezione è in verità una qualità della mente superiore. La mente che percepisce è pura consapevolezza. La conoscenza filtra attraverso di essa facilmente, poiché non ci sono barriere di tempo, spazio e oggetto che ostacolano il fluire libero della conoscenza. Di fatto, si potrebbe dire che la pura conoscenza non è altro che consapevolezza omogenea e ininterrotta. Basandosi sulle percezioni, la consapevolezza trasmette continuamente informazione alla mente per guidarvi.
Sul piano cosciente la mente ha un’altra sorgente di informazioni, gli indriya, o organi di conoscenza e azione. Talvolta le due sorgenti entrano in contraddizione e altre volte una sorgente di informazioni è più chiara o convincente dell’altra, al punto da diventare la vostra percezione. La percezione sensoriale è fortemente limitante e spesso è un modo non esatto di percepire le cose. Questo si verifica perché i sensi sono finiti, la loro esistenza è legata al tempo, allo spazio e all’oggetto. I sensi non possono esistere in assenza di questi tre fattori. I sensi presentano limitazioni a causa della loro natura finita. Non sono, inoltre, sorgenti indipendenti di conoscenza, necessitano dei poteri di cognizione di manas, la mente razionale, per comprendere le informazioni che ricevono, e dei poteri di discernimento dell’intellet-to, o buddhi, per distinguere il vero dal falso. Oltre che dalla mente e dall’intelletto, i sensi sono governati anche dall’ego, o ahamkara, che filtra la conoscenza secondo la propria visione individuale.
La consapevolezza, d’altro canto, è infinita, non ha inizio e non ha fine. È completamente indipendente dalla mente, dai sensi, dall’intel-letto e dall’ego. La consapevolezza, o chetana, è presente in ognuno di noi. L’argomento trattato dalla VBT verte totalmente su come sviluppare questa consapevolezza. Questo è un tema estremamente importante poiché, nella vita, ogni nostra azione dipende da questo, a qualsiasi livello fisico, emozionale, intellettuale o spirituale. Se analizzate con attenzione, scoprirete che la somma totale della vita non è data dagli anni vissuti, bensì da cosa avete percepito da essa. La vostra consapevolezza della vita è, di fatto, la realtà della vostra vita anche più dei vostri muscoli, ossa e corpo. Senza consapevolezza o percezione, il vostro corpo sarebbe totalmente inutile.
A questo punto sorge spontanea la domanda: se la consapevolezza esiste indipendentemente dal corpo e dalla mente, dove risiede e che cosa la collega con il corpo e con la mente? La sede della consapevolezza si descrive con più chiarezza attraverso una bellissima analogia con il fiore di loto che nasce e vive nell’acqua fangosa, tuttavia resta immacolato e puro. La con-sapevolezza pervade tutto ciò che è dentro e fuori di voi. Esiste in ogni singola cellula, atomo e molecola di cui siate composti. È presente intorno a voi in ogni cosa di ogni e qualsiasi forma. La natura è senziente e matura con la consapevolezza.

Stabilire il collegamento pranico

Il tantra sostiene che il collegamento tra il corpo, la mente e la consapevolezza è il prana, che è un’evoluzione diretta della coscienza e viene descritto come il mezzo per risvegliare ed elevare la coscienza. Il nostro essere, o esistenza, come entità individuale può essere suddiviso in cinque involucri o corpi. Il corpo fisico è conosciuto come annamaya kosha, l’involucro di energia costituito da cibo o energia materiale, e la mente come manomaya kosha, l’involucro di energia mentale. Tra questi due si trova un campo elettro-magnetico noto come pranamaya kosha, che è l’involucro di energia vitale. Questo campo di energia vitale circonda, pervade e sostiene il corpo fisico e agisce come connessione vitale tra il corpo e la mente. Pertanto il prana è il ponte tra il corpo e la mente, e inoltre collega la mente al corpo psichico, o corpo causale, che è conosciuto come vijnanamaya kosha, l’involucro della conoscenza speciale o più elevata. Il quinto involucro è il corpo della beatitudine, o anandamaya kosha, nel quale il prana resta nel suo stato puro di armonia, beatitudine e radiosità. Il prana, dunque, è importantissimo in quanto sostiene tutte le dimensioni dell’esistenza.
Secondo il tantra, la natura sottile del prana è spandan, o pura vi-brazione, ad una frequenza molto elevata. A questo livello la coscienza non è ancora intrappolata nella materia, così il prana cosmico, o spandan, è il campo vibrazionale della pura coscienza. Proprio come la coscienza ha stati variabili di manifestazione, allo stesso modo il prana si evolve attraverso tre diversi livelli di energia, nella sua discesa dalla pura coscienza, attraverso i quali può essere conosciuto, intensificato, canalizzato e riunito alla sua fonte originaria, la coscienza. Questi tre livelli di prana sono anche caratterizzati dalla loro qualità di spandan, o vibrazione, grazie alla quale il campo elettromagnetico del prana che circonda il corpo è in continua espansione e contrazione. Questa perpetua attività di espansione e contrazione nel campo pranico è responsabile di tutte le dimensioni di esperienza nella vita. Quando questa attività diminuisce o cessa, la vita stessa si estingue e tutte le esperienze e percezioni individuali si ritraggono nel corpo causale, o vijnanamaya kosha.
In relazione alla creazione il primo livello di emanazione è Pranashakti, o prana cosmico, che è l’aspetto creativo della pura coscienza. Si tratta dell’energia intrinseca della coscienza che mette in moto il ciclo evolutivo e produce tutti gli esseri animati e inanimati. Pranashakti è responsabile dell’intera creazione: sole, luna, stelle, animali, vegetali, alberi, fiumi e montagne; tutto si evolve da Pranashakti. In assenza di Pranashakti tutto il creato si disintegrerebbe e cesserebbe di esistere. Pranashakti è rappresentata nel corpo fisico come kundalini, conosciuta anche come il potere del serpente, che giace addormentata avvolta in tre spire e mezza alla base della colonna vertebrale. Questo potere dormiente è il punto focale del tantra, secondo cui l’esperienza spirituale inizia solo quando esso si risveglia. Le esperienze che lo precedono appartengono al piano fisico, mentale e psichico. La consapevolezza diviene interiorizzata solo quando Pranashakti si risveglia, inizia la sua ascesa e attraversa manipura chakra all’altezza dell’ombelico.
Nella VBT il primo gruppo di dharana è dedicato a questo evento (VBT sl. 24-31) in quanto senza il suo compimento i dharana succes-sivi sarebbero semplici esercizi mentali. Per poter raggiungere le esperienze descritte nei dharana successivi sul nada (suono primor-diale), shunya (vuoto), bhavana (intensa emozione), japa (ripetizione spontanea dei mantra), kshobha (agitazione mentale), vikalpa (pensieri), è necessario che Pranashakti si muova fuori dalla sua dimora, alla base della colonna vertebrale, in sushumna nadi per unirsi con Paramshiva. Le tradizioni esoteriche del tantra che riguardano la pratica individuale trattano soltanto di questo fatto, che attribuiscono al controllo, trattenimento ed inversione di due importanti flussi pranici nel corpo, noti come prana e apana. Questi prana sono emanazioni di quella Pranashakti e sono da essa controllati.
Questo ci conduce al secondo livello dove quel prana cosmico si manifesta come una forza individuale. Questa emanazione di Prana-shakti è anche nota come Prana, che deve essere intesa come prana con la “P” maiuscola, in quanto responsabile dell’intera esistenza individuale, includendo i cinque corpi energetici descritti precedentemente. Questo prana individuale trae costante sostentamento dal prana cosmico, poiché il legame tra i due non si spezza mai. Si potrebbe affermare che il prana individuale è connes-so alla sua sorgente, il prana cosmico, attraverso anandamaya kosha, che agisce come un cordone ombelicale invisibile, allo stesso modo in cui un feto è collegato a sua madre per nove mesi. In questo senso il prana cosmico è la madre originaria dalla quale traiamo nutrimento per tutta la nostra esistenza.
Il prana individuale è responsabile di tutte le funzioni mentali e fisiche così come del campo pranico, che è suddiviso in cinque categorie principali: prana, samana, apana, udana e vyana. Questa quintuplice manifestazione del prana sottostà al controllo volontario del prana individuale ed è guidato dalla sua controparte, il principio della coscienza. Il prana si genera nell’individuo attraverso vari mezzi, come anna, o cibo, che genera prana fisico; shvasa, o respiro, che genera prana vitale; vichara, o pensieri, che genera prana mentale; e bhakti bhavana, o sentimenti più elevati, che genera prana spirituale. Questi flussi pranici formano le basi del primo gruppo di dharana nella VBT. Il tantra sostiene che Shakti è la porta d’accesso a Shiva (VBT sl. 17). È attraverso Shakti che possiamo conoscere Shiva. Pertanto è facile comprendere perché la VBT utilizza i flussi pranici nel corpo, che sono la manifestazione di Shakti, per raggiungere quest’esperienza. Non potete conoscere la sorgente dalla quale sono originati fino a quando e solo se i flussi pranici si fondono.
La terza manifestazione del prana è il respiro che involontariamente fate 21.600 volte ogni giorno per tutto l’arco della vita, ossigenando e caricando di energia tutte le cellule e i tessuti del corpo. Il legame tra corpo e mente si stabilisce molto facilmente attraverso la consapevolezza del respiro, che è lo strumento grossolano del prana. La pulsazione del prana nel respiro emette il suono sottile “So” durante l’inspirazione e “Ham” durante l’espirazione. Poiché questo suono accompagna ogni respiro, è il mantra ajapa japa, o mantra spontaneo, che non cessa mai. (VBT sl. 155b) Il mantra del respiro può essere percepito a vari livelli, partendo da un livello udibile fino ad arrivare ad uno non udibile, suono non fatto risuonare. Si può praticare dharana sul mantra del respiro a tutti questi livelli.
Insieme con i flussi pranici, anche il respiro è una base importante per dharana nella VBT come in altre pratiche tantriche e yogiche. Questo è comprensibile poiché il respiro è vita, ed è anche la forza stessa della creazione. Pertanto la consapevolezza del fluire di prana verso l’alto e di apana verso il basso può essere accentuata seguendo il movimento del respiro nel corpo. Ciò si ottiene attraverso le pratiche di pranayama divenendo consapevoli del respiro che entra ed esce dal corpo, così come del momento in cui il respiro si ferma prima di invertire i percorsi dall’interno verso l’esterno e dall’esterno verso l’interno. Il momento in cui il respiro si arresta sia dentro che fuori, è noto come kumbhaka. Il punto dove il respiro si ferma è conosciuto come dwadashanta, che letteralmente significa “la fine dei dodici”. Dwadashanta per il kumbhaka interno è al centro del cuore e per il kumbhaka esterno è in un punto immaginario dodici dita oltre nasikagra, o la punta del naso.
Attraverso dharana su dwadashanta, si può regolare gradualmente ayama, o lunghezza del prana a dodici angula, o ampiezza delle dita, internamente e dodici angula esternamente al corpo. Perciò la VBT offre una definizione fondamentale riguardo al preciso ayama del prana richiesto per elevare la consapevolezza. Questi due punti sono la distanza ideale tra cui il prana si muove verso l’esterno e l’interno del corpo. Attraverso questa forma di dharana si controlla la perdita di prana e con la pratica la si può addirittura interrompere. Quando cessa la perdita di prana, la sua intensità si raddoppia e si triplica. Questo prana elevato ferma la degenerazione e illumina l’intero essere. (VBT sl. 64) Per questo motivo il respiro gioca un ruolo molto importante nelle pratiche del tantra come nei dharana della VBT.
Il respiro deve essere regolato in modo da raggiungere la massima potenza. Talvolta il respiro si regola da solo, spontaneamente, senza sforzo. In quel momento ci sentiremo calmi, rilassati e colmi di beatitudine. Ma questo non accade se non fluiamo secondo i ritmi naturali del corpo, che sono i ritmi della natura. Siamo talmente fuori sintonia con questi ritmi che il respiro è sempre irregolare. L’influenza del respiro sulla mente è tale al punto che dharana non si verifica se il respiro non è regolare. L’irregolarità nel respiro si riflette nel corpo come malattie e nella mente come confusione e disturbo. Qualsiasi impurità ed ostruzione nelle nadi, o canali pranici, toccherà anche la mente causando disturbo e interruzione di dharana. Pertanto, è necessario regolare il respiro e purificare i prana e le nadi che attraversano il corpo per ottenere l’esperienza completa di dharana. In molti dharana, sebbene il prana non sia il punto focale, esso gioca tuttavia un ruolo impor-tante nella pratica.
È inoltre possibile connettersi con la coscienza cosmica risve-gliando i chakra, o centri energetici psichici nel corpo, che funziono come generatori e accumulatori pranici. I chakra sono collegati con il cervello ed hanno un forte legame con la consapevolezza, una specie di linea diretta, si potrebbe affermare. Uno di questi centri è muladhara, situato alla base della colonna vertebrale, dove risiede l’energia spirituale latente. Quando è attivato completamente, questa energia sale velocemente fino a sahasrara, il centro più elevato alla sommità del capo. Dopo l’unione con la consapevolezza cosmica in questo centro, l’energia spirituale scende giù lungo lo stesso percorso fino a muladhara, irrorando tutti i centri psichici uno ad uno, prima di ritornare nel suo regno.
Dopo aver regolato e purificato il prana, è importante canalizzarlo o dirigerlo verso gli appropriati centri psichici dove la coscienza è elevata, così da avere un’esperienza che trasformi completamente il vostro essere e vi conduca ad uno stato di coscienza illuminata. (VBT sl. 29) I testi tantrici e vedici contengono numerosi dialoghi, discorsi e dibattiti che descrivono esempi ed esperienze di persone che hanno raggiunto questo stato. Da questi apprendiamo che è possibile raggiungere tale stato, come hanno fatto altri in precedenza, attraverso la pratica ininterrotta e costante sotto la guida di un guru.

Commentario

4. Attraverso quale esperienza è conosciuta questa realtà

Naadabindumayam vaapi kim chandraardhanirodhikaah;
Chakraarudham anachkam vaa kim vaa shaktisvarupakam. (4)

Traduzione letterale

Nada bindu mayam: pieno delle forme di nada e bindu; Vaa api: o altro; Kim: cosa; Chandra ardha: mezza luna; Nirodhikaah: ostruttore; Chakra: centri psichici; Aarudham: ascendente; Anachkam: suono non suonato; Vaa: o; Kim vaa: o altro; Shakti svarupakam: forma di shakti.

Traduzione

È nada e bindu, oppure può essere conosciuto concentrandosi sui centri psichici ascendenti, o sul suono non suonato che emana senza alcuna vibrazione? Oppure è la forma della mezza luna che oscura o altro è la forma di shakti?

Commento

Nada, o suono primordiale, è la prima emanazione che emerge da spandan, o vibrazione, di quella coscienza suprema. Bindu è il nucleo da cui emerge questa vibrazione. I sei chakra principali, o centri psichici, disposti lungo il percorso della kundalini, nella colonna vertebrale, sono muladhara, swadhisthana, manipura, anahata, vishuddhi ed agya. Ci sono però molti altri centri minori che non sono così ben conosciuti. Sotto muladhara si dice ci siano due chakra conosciuti come vishu e adha-sahasrara, e sopra agya, nel cranio, ci sono nove centri conosciuti con i nomi di: bindu, ardhendu o ardhachandrika, nirodhika, nada, mahanada o nadanta, shakti, vyapika, samani ed unmani.
Bindu è il punto in cui la coscienza discendente passa dall’espe-rienza dell’unità all’esperienza della molteplicità e della diversità. Esso è anche il punto in cui si trova il nettare, o amrita, prima di scendere in piccole gocce a nutrire tutto il corpo. Perciò è anche co-nosciuto come bindu visarga, che letteralmente significa “caduta della goccia”. Di conseguenza il tantra considera bindu come un punto estremamente importante per l’esperienza della trascendenza. Nel suo libro Kundalini Tantra, Swami Satyananda ha definito bindu come “il punto che contiene il progetto per la vita”.
Ardhachandrika, che significa mezza luna, è un centro psichico situato molto vicino a bindu, tanto che, spesso, sono identificati come lo stesso centro. Anche il simbolo di bindu rappresenta una luna crescente. Nirodhika è il centro psichico dove l’esperienza del-la forma è impedita. Nada è il centro dove si manifesta il suono cosmico, e nadanta è il centro dove si dissolve la differenza tra il suono e lo sperimentatore, cioè la fine del suono. Shakti è il centro dove intense onde di beatitudine permeano l’intero essere. Vyapika è il centro o la dimora di shunya, che può essere penetrato o trasceso solo attraverso l’apparizione di jyotsna, o luce. Samani è il centro dove si fa esperienza del samprajnata samadhi, che è il samadhi con illuminazione, o la coscienza pratyabhijna. Unmani è il centro oltre la mente o il pensiero, dove lo sguardo è completamente rivolto verso l’interno.
Patanjali ha descritto i vari stati di samprajnata samadhi che pos-sono essere correlati con questi centri più alti. Sono: nirvitarka e ni-rodhika, nirvichara e nadanta, ananda e shakti, asmita e samani.
Chakra arudham riguarda la formidabile ascesa della kundalini mentre perfora i sei maggiori centri psichici di energia nel suo viag-gio da muladhara chakra, alla base della colonna vertebrale, fino a sahasrara chakra, alla sommità della testa.
Anahata chakra, o chakra del cuore, è la sede del suono non suo-nato, anahad nada, dove risuona senza alcuna causa oggettiva e senza interruzione. Da anahad nada nascono tutti gli akshara, o lettere dell’alfabeto, che sono formate dalle varie frequenze di vibrazione prodotte attraverso questo nada. Queste vibrazioni producono dhvani, o suono, come pure jyotsna, o luce. Devi è curiosa di sapere se la realtà suprema è uno di questi stati di consapevolezza.

5. Trascendente o immanente

Paraaparaayaah sakalam aparaayaashcha vaa punaha;
Paraayaa yadi tadvatsyaat paratvam tad virudhyate. (5)

Traduzione letterale

Paraaparaayaah: trascendente con immanente; Sakalam: completo; Aparaayaashcha: anche l’immanente; Vaa: o; Punah: ancora; Pa-raayaa: trascendentale; Yadi: se; Tadvarsyaat: essere come quello; Paratvam: trascendenza; Tat: che; Virudhyate: contraddetto.

Traduzione

(È la tua realtà) trascendente e immanente, o è completamente immanente o completamente trascendentale? Se è immanente (allora la vera) natura della trascendenza è contraddetta.

Commento

Devi ha un’ulteriore domanda riguardo la natura della realtà. La realtà immanente è percepita come forma, mentre la realtà trascendentale è oltre la forma. Questo fa riferimento all’antica domanda nella ricerca della verità: se la realtà ha una forma oppure no, sakara o nirakara; o è entrambe sakara e nirakara? Diverse filosofie e religioni hanno sviluppato diverse teorie per rispondere a questa domanda. Tuttavia, l’approccio tantrico è più esperienziale, non dà molta importanza alla speculazione ma propone un sincero sforzo per sperimentare personalmente la realtà.
In effetti, all’inizio Devi ha espresso la sua apprensione nel chia-mare la realtà ultima immanente, perché nella trascendenza non c’è assolutamente spazio per l’immanenza. Quando si trascende qualco-sa, la si lascia alle spalle. Quella realtà è la trascendenza finale, che ha lasciato alle spalle tutte le associazioni familiari di nome, forma e idea, insieme alle percezioni sensoriali di vista, udito, olfatto, gusto e tatto, che ci connettono con il mondo esterno, o realtà imma-nente.

 


 

Swami Satyananda Parla dell’Hatha Yoga

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, “Hatha Yoga Pradipika”, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

La concentrazione dipende dalla purificazione

Questi allora sono i kriya di base dell’hatha yoga che tendono a purificare gli schemi energetici e portare equilibrio tra loro. Quando questi schemi sono sotto controllo, allora potete costringere la mente su un punto. Altrimenti cosa succede quando cercate di concentrarvi su un cerchio? Iniziate ad avere una fievole immagine di un cerchio, ma quindi inizia a cambiare forma. Si allunga; diventa ovale; inizia a frantumarsi e inizia a diventare completamente fuori controllo. Non siete capaci di creare un’immagine perfettamente stabile di un cerchio, poiché la natura dei prana è la fluttuazione e la caratteristica della mente è il movimento.
Prana non può mai essere immobile. I prana sono sempre in mo-vimento, e anche la mente cambia in continuazione. Queste due energie estremamente mobili devono essere portate ad uno stato di stabilità. Potete appena immaginare quanto ciò sia difficile. La concentrazione è estremamente difficile. Potete dire qualsiasi cosa. Potete dire che riuscite a dimenticarvi completamente di voi stessi ma quella non è concentrazione. Potete essere capaci di muovervi a vostro agio tra le visioni, ma quella non è concentrazione. La concentrazione è consapevolezza ininterrotta di un punto continuativamente, come una linea che si protende in lontananza, non si spezza, non gira, non inverte la direzione, non è interrotta. È ininterrotta e stabile. Un’idea, la stessa idea, nessun’altra idea, nessun altro pensiero. Quella è concentrazione che dovrebbe avvenire spontaneamente.

La metamorfosi dal grossolano al sottile

Le due forze di mente e prana mantengono il ritmo di vita e coscien-za. Questo è uno stadio dell’evoluzione, ma l’umanità deve ancora evolversi ulteriormente. Se la civiltà non è costruita lungo linee evo-lutive, allora l’uomo deve affrontare il disastro, la morte e l’estinzio-ne assoluta. Non potete negare l’evoluzione.
Ogni cosa nell’universo evolve, anche le rocce. Se c’è metamorfosi in ogni parte della creazione, perché non dovrebbe subire una metamorfosi anche la coscienza dell’uomo? La trasformazione è un fatto scientifico. Non è una filosofia, una fede o un credo. È il percorso dell’evoluzione e dà senso alla vita. Questo corpo fisico subisce costantemente vari processi di trasformazione, che influenzano ogni molecola della sua sostanza materiale.
Ora le persone hanno cominciato a capire che la materia nella sua forma ultima è energia. Quindi, dovremo analizzare nuovamente e ridefinire ciò che il corpo è, e sino a che punto questa trasformazione può essere determinata. Il corpo può essere trasformato in particelle di luce? Pensateci in termini di scienza, non in termini di fede o credenze che avete avuto (o non avuto) sino ad oggi.
Se questo corpo può sostenere uno stato di metamorfosi, allora qual è il metodo? La risposta è yoga. Attraverso i processi dello yoga il corpo è reso così sottile e puro che si trasforma in un corpo yogico, non influenzato da vecchiaia e malattia.
Hatha yoga è praticato per dare inizio ad un processo in questo corpo fisico, per mezzo del quale le correnti praniche e le forze mentali che interagiscono le une con le altre nello schema della vita e dell’esistenza possono essere trasformate. Se le molecole fisiche non sono trasformate, è inutile discutere di compassione o unità.
Una grande sfida si apre davanti a noi. Se la materia nella sua forma ultima è energia, allora questo corpo fisico può essere trasfor-mato in energia solida attraverso la pratica sistematica delle sei tecniche di pulizia dell’hatha yoga. Successivamente, si dovrebbero praticare asana e pranayama.

L’unione di mente e corpo è yoga

Un punto importante che è stato omesso dai commentatori, è che ha-tha yoga non è solo unione di prana e mente. In effetti, esso significa unione prana e mente con il Sé. Bene, chiariamolo. Nella colonna vertebrale ci sono tre nadi principali conosciute come ida, pingala e sushumna. Nadi qui non significa nervo. Non è un canale fisico. Na-di significa flusso, come il flusso di elettricità all’interno di un cavo. Un filo elettrico trasporta l’energia negativa ed un altro trasporta l’energia positiva dell’elettricità. Così, nell’hatha yoga, ida nadi rappresenta l’energia negativa, il flusso di coscienza, pingala rappresenta l’energia positiva, il flusso di energia vitale, e sushumna nadi rappresenta la forza neutra, il flusso di energia spirituale.
L’unione, la connessione tra questi tre flussi, avviene in agya chakra (il centro tra le sopracciglia). Quindi rivediamo il significato letterale di hatha yoga. I commentatori hanno affermato che l’unione tra ida, pingala e sushumna è hatha yoga. Quando avviene questa unione, c’è un risveglio istantaneo in muladhara chakra, alla base della colonna vertebrale. Questa è la sede dell’energia primaria o kundalini shakti. Il risveglio della kundalini è il tema dell’hatha yoga. Attraverso le pratiche insegnate in hatha yoga si determina l’unione. Come conseguenza di quell’unione, avviene il risveglio della kundalini. Quando si verifica il risveglio, allora la kundalini risale verso i regni superiori della coscienza ed infine si stabilizza in sahasrara chakra, alla sommità del capo.
Quando la kundalini è stabilizzata in sahasrara chakra, questo è definito yoga, non hatha yoga. Yoga significa unione di Shiva (co-scienza) e Shakti (energia). Shakti è l’energia della kundalini; Shiva è la coscienza suprema situata in sahasrara chakra. Quando avviene il risveglio in muladhara, alla base della colonna verterbale, allora la kundalini inizia la sua ascesa.
Lei ascende attraverso sushumna, non attraverso ida e pingala. Sushumna è la strada maestra per la kundalini. Essa passa attraverso i vari chakra, talvolta d’un sol colpo e talvolta molto lentamente. Quando si unisce con ida e pingala in agya chakra, ciò è chiamato hatha yoga. Poi, dopo questa prima unione, essa avanza con decisione verso sahasrara chakra. Là si unisce con la coscienza suprema, Shiva. Ciò è chiamato yoga, che significa unione ultima. Quindi, l’obiettivo finale dell’hatha yoga e fare esperienza di yoga.

Risvegliare l’energia potenziale

Il risveglio della kundalini è un fatto, ma più importante ancora è il risveglio di sushumna. Molto più reale ed importante è il risveglio dei chakra. Le persone non comprendono assolutamente questa difficoltà. Il risveglio dei chakra deve avere la priorità, poiché i chakra sono le connessioni.
Attraverso i chakra l’energia, o shakti, è distribuita a 72.000 cir-cuiti. Se i chakra non funzionano adeguatamente, se c’è un blocco da qualche parte, allora l’energia non può penetrarli. Se la connessione in qualche parte del vostro edificio è difettosa, non avrete elettricità. Per l’intero complesso ci possono essere moltissimi circuiti, non semplicemente uno o due. Forse è tutto a posto, ma la connessione di base può essere sbagliata da qualche parte, vicino all’interruttore principale. Allora cosa succede? Anche le connessioni che sono intatte non potranno fornire elettricità. Perciò, la purificazione e il risveglio dei chakra sono necessari. Questo si può raggiungere attraverso la pratica del pranayama.
Supponendo che abbiate purificato le nadi con asana e pranayama, ed abbiate anche risvegliato i chakra col pranayama ed alcune asana, poi rimane da risvegliare sushumna (il canale centrale). Sushumna scorre da muladhara chakra (nel circuito più basso) ad agya (il circuito più alto) ed è una nadi molto importante. La kundalini shakti risvegliata deve passare attraverso sushumna, ma se questa strada rimane chiusa, la kundalini non può penetrare oltre muladhara. Dunque, prima di risvegliare kundalini, bisogna risvegliare sushumna.

Controllare la mente controllando il prana

C’è un’altra differenza tra il sistema del raja yoga di Patanjali ed il sistema tradizionale di hatha yoga. Gli autori dei testi di hatha yoga erano estremamente consapevoli della difficoltà di controllare le fluttuazioni della mente. Potete gestirla per qualche tempo, ma tuttavia non sarete capaci di farlo per tutto il tempo.
Allora essi adottarono un altro metodo. I testi di hatha yoga affer-mano molto chiaramente che controllando i prana, automaticamente si controlla la mente. Sembra che prana e mente esercitino un’influenza reciproca. Quando i prana sono agitati, ciò influenza la mente e viceversa.
Alcuni trovano più facile controllare la mente che controllare i prana. Forse alcuni possono aver successo, ma la maggior parte delle persone non possono controllare la mente con la mente. Più provano, più la frattura aumenta.
C’è un altro punto importante da notare. Talvolta siete ispirati. Vi sentite molto bene, molto concentrati, ma non accade ogni giorno. Perciò, gli autori di hatha yoga fissarono un altro tema: “Non vi preoccupate della mente. Ignoratela. Praticate pranayama”.
Praticando pranayama correttamente, la mente è automaticamente soggiogata. Tuttavia, gli effetti del pranayama non sono facili da gestire. Esso crea un aumento di calore nel corpo, risveglia alcuni dei centri dormienti nel cervello e può alterare la produzione di sperma e testosterone. Abbassa il ritmo respiratorio e cambia lo schema delle onde cerebrali. Quando avvengono questi cambiamenti, potete non essere in grado di gestirli. Perciò, l’hatha yoga dice che per prima cosa si devono praticare gli shatkarma.
Lo scopo nel porre l’accento sugli shatkarma è per preparare una base per le pratiche superiori di pranayama. Gli shatkarma purificano l’intero sistema e rimuovono i blocchi sui percorsi di ida e pingala. Quando non ci sono blocchi mentali o vitali, il respiro fluisce sistematicamente in entrambe le narici. Quando fluisce la narice sinistra significa che ida è attiva e la mente è dominante. Quando fluisce la narice destra significa che pingala è attiva e i prana sono predominanti. Il flusso del respiro alternato attraverso le narici indica lo stato di equilibrio dei sistemi nervoso simpatico e parasimpatico.
Se fluisce ida e voi state praticando meditazione, entrerete nel sonno ed il vostro cervello produrrà onde delta. Se fluisce la narice destra e state cercando di meditare, il vostro cervello produrrà onde beta e sopraggiungeranno innumerevoli pensieri contemporaneamente. Quando entrambe le narici fluiscono in modo uniforme, significa che sta fluendo sushumna. Quando fluisce sushumna, potete meditare senza difficoltà. Nello yoga il risveglio di sushumna, fare fluire sushumna nadi è l’importante processo che precede il risveglio della kundalini.

Capitolo 1: Asana

Verso 3

Il più alto stato di raja yoga è sconosciuto a causa di malintesi (oscurità) creati da idee e concetti variabili. Con buona volontà e come una benedizione, Swatmarama offre la luce dell’hatha yoga.

C’è un proverbio: “Molti saggi, molte opinioni”. Nello yoga, il fine supremo è il raggiungimento di kaivalya, il punto in cui culmina il raja yoga. Infine, tutte le pratiche spirituali e le branche dello yoga conducono a quello stato, ma ci sono tanti modi per raggiungere la meta quanti individui ci sono nel mondo. Se cerchiamo di seguire e crediamo che ogni percorso sia applicabile a noi stessi, non otterremo mai l’esperienza finale.
Il metodo individuale di una persona deve essere sistematico. Sia che si pratichi karma yoga, bhakti yoga, kriya yoga, gyana yoga, Buddismo Zen o una combinazione di varie tecniche, si deve avere un sistema ordinato, e quel sistema deve essere seguito dall’inizio alla fine, senza deviazioni e senza cercare altri sistemi e guru lungo la strada. Credere in un sistema, seguirlo per un po’ e poi lasciarlo per un altro, non porta da nessuna parte.
Yogi Swatmarama offre l’hatha yoga così che le persone possano essere guidate lungo un sentiero sicuro. Si deve notare la parola “of-fre” o kripakara. Kripa significa “benedizione”, e la benedizione può essere data solo da qualcuno realizzato spiritualmente. Si può dire che l’hatha yoga viene in forma di “grazia salvifica” per coloro che stanno incespicando nell’oscurità. Swatmarama non sta predicando o propagando, ma umilmente mostrando un metodo che, per la persona media, può essere più facile da seguire per arrivare più vicino al raja yoga.