Anno 2013 - Volume 1

  • Il Potere della Musica 
  • Undici Punti per lo Sviluppo della Bhakti 
  • La Mente di un Bhakta 
  • Satsang con Sw. Shivananda e Sw. Satyananda 
  • Yoga Educazione per i Bambini 
  • Hatha Yoga Pradipika 


Il Potere della Musica

Tratto da: Rikhiapeeth Blog del 18 Novembre 2012 - Satsang con Swami Shivananda Saraswati.

La musica è la più antica delle arti. È il mezzo per esprimere le emozioni. La musica accende l’amore e infonde speranza. Ha innu-merevoli voci e strumenti. La musica è nel cuore di tutti gli uomini e donne. La musica è sulla loro lingua. La musica è nel vento e nelle onde. La musica è nell’usignolo. È nelle stelle del cinema e nei musicisti. È nel concerto, nell’orchestra e nei teatri. C’è musica nei ruscelli che scorrono. C’è musica nel pianto dei bambini. C’è musica in tutte le cose, se avete orecchie.
Il suono è la prima manifestazione dell’assoluto. Altamente caricato della trascendente forza dell’anima, il suono è quel potente principio, in tutta la creazione, che influenza grandemente tutte le altre manifestazioni e le porta efficacemente sotto controllo. Si possono citare molti esempi per comprovare quest’affermazione sul suono, sia in relazione all’individuo che al cosmo.
Abbiamo sentito dire che Tansen era in grado di far piovere per mezzo del Megha Raga e che accendeva la lampada cantando in Dipaka Raga. Ci sono testimonianze che riportano di come i lama tibetani allontanano e disperdono le nuvole cariche di pioggia o di come radunano le nuvole e le fanno piovere suonando corni, trombe e battendo i tamburi.
Abbiamo anche sentito che il cervo è irretito da un suono dolce, che il cobra è incantato dalla musica dolce. Nada irretisce la mente. La mente si dissolve nel dolce nada. Esprimete il potere dei suoni delicati e dolci: Sa, Re, Ga, Ma, Pa, Dha, Ni, Sa. La musica ha il fascino per placare una tigre feroce. Scioglie le pietre e piega l’albero del banyan. Rapisce, culla ed energizza. Eleva, ispira, rafforza e rinvigorisce. Essa vibra nella memoria.
La musica riempie la mente di sattwa. La musica genera armonia nel cuore. La musica scioglie il cuore più duro. Essa addolcisce la na-tura brutale. La musica conforta, calma e rallegra gli afflitti. Conforta chi è solo e chi è afflitto. La musica elimina preoccupazioni, affanni e ansie. Vi fa dimenticare il mondo. La musica rilassa ed eleva.
La musica non è un mezzo per sollecitare i nervi o soddisfare i sensi. È un sadhana di yoga che vi permette di raggiungere la realizzazione del Sé. La musica dovrebbe essere considerata come yoga. La vera musica può essere assaporata solo da chi si sia liberato da tutte le contaminazioni della mondanità e che pratica la musica come un sadhana per la realizzazione del Sé.
Tyagaraja era un devoto del Signore Rama. Moltissimi dei suoi canti devozionali sono in sua lode. In numerose occasioni ebbe il dar-shan del Signore Rama. Mira si trovò faccia a faccia con Krishna. Parlava con il suo amato. Beveva il Krishnapremarasa. Ella ha cantato dal profondo del suo cuore la musica della sua anima, la musica del suo amato, le sue uniche esperienze spirituali.
La musica è nada yoga. Nel kundalini yoga le varie note musicali hanno le loro nadi o canali sottili corrispondenti nei chakra. La musica fa vibrare queste nadi, le purifica e risveglia il potere psichico e spirituale in esse dormiente. La purificazione delle nadi non soltanto assicura pace e felicità della mente, ma va molto lontano nel sadhana yoga e aiuta l’aspirante a raggiungere lo scopo della vita molto facilmente.
Una dolce melodia esercita una potente influenza sulla mente e sulla natura fisica di ogni essere vivente. Intrappolata nella musica, la mente misteriosa con i suoi mille aspetti di vasana e vritti se ne sta tranquilla in grembo al sadhaka; egli può farla danzare al suo ritmo, può controllarla secondo la sua volontà e può plasmarla a suo piaci-mento. La mente, bacchetta magica di Maya, terrore di tutti gli aspi-ranti spirituali, nelle mani dello yogi musicista è perfettamente sotto controllo.
La meraviglia delle meraviglie è che non solo la mente del musicista è controllata in questo modo, ma anche la mente di tutti quelli che ascoltano la musica. Essi divengono calmi e beati. È per questo che grandi santi quali Mira Bai, Tukaram, Kabir Das, Tyagaraja, Purandara Das e altri intrecciarono le loro esperienze con la dolce musica. Con la dolce musica questi pensieri sublimi entreranno facilmente nel cuore dell’ascoltatore, che in altri momenti è zelantemente controllato dal cobra della mondanità.
I rishi dell’antichità hanno sempre scritto le loro opere ispiranti nella forma di poesia o di canti. I veda, le smriti, i purana, ecc. sono tutti messi in musica e sono composizioni metriche. In essi vi è ritmo, metrica e melodia. Il Sama Veda, in particolare, è ineguagliato nella sua musicalità.
La musica è un aiuto nel trattamento delle malattie. I saggi affer-mano che si possono curare molte malattie col suono melodioso del flauto o del violino, della vina o del sarangi. Il ritmo armonioso pro-dotto da una dolce musica allontana la malattia. Il male esce per in-contrare l’onda della musica. I due si fondono insieme e svaniscono nello spazio.
La musica rilassa la tensione nervosa e fa riprendere alle parti del corpo tese le loro normali funzioni. Quando tutte le altre medicine non riescono a curare una malattia, il kirtan farà meraviglie. Provate questa medicina unica e scopritene i meravigliosi benefici. Se eseguite un kirtan vicino al letto di qualcuno che soffre di una malattia, questi sarà subito curato.
La musica scioglie persino il cuore di una persona dal cuore di pietra. Se esiste qualcosa che può trasformare il cuore molto velocemente, questa è la musica e la danza. Si utilizza proprio questo metodo nell’aspetto devozionale dei kirtan, ma esso è rivolto verso Dio invece che verso i godimenti sensuali. Le emozioni sono dirette verso la divinità. Il cuore in questo modo viene purificato facilmente.


 

Undici Punti per lo Sviluppo della Bhakti

Tratto da: Rikhiapeeth Blog del 15 Novembre 2012 - Satsang con Swami Shivananda Saraswati.

Sarebbe un errore grossolano considerare la bhakti semplicemente come uno stato di emotività. Essa è in realtà una disciplina completa e uno sviluppo della volontà e della mente. È un mezzo per acquisire la vera conoscenza della Realtà. La bhakti può iniziare dall’ordinaria adorazione di un idolo ma culmina nella forma più elevata di realizzazione dell’unione dell’a-nima dell’individuo con lo Spirito Supremo.
Perciò, tutto ciò che è necessario per ascendere allo stato di bhakti è, in tutto e per tutto, la disciplina spirituale. Questo si può ottenere seguendo gli undici principi fondamentali che Sri Ramanuja ha prescritto. Essi sono: abhyasa, ossia la pratica del continuo pensiero di Dio; viveka, o discernimento; vimoka, la libertà da tutto tranne che dall’intenso desiderio di Dio; satyam, la veridicità; arjavam, la rettitudine; kriya, fare del bene agli altri; kalyana, augurare il bene a tutti; daya, la compassione; ahimsa, la non violenza; daan, donare; anavasada, l’allegria e l’ottimismo.

1. Abhyasa, la pratica, è uno sforzo prolungato e persistente per raggiungere la padronanza di una certa cosa. Attraverso una con-tinua pratica, l’aspirante cerca di assicurarsi la stabilità della mente e di tenere a freno tutte le sue vritti esterne facendole così convergere su un unico oggetto, il Signore. Con un persistente abhyasa, l’aspirante controlla le tendenze esteriorizzanti della mente e le dirige all’interno, dimorando costantemente nella realtà superiore e meditando su di essa.
2. Viveka, il discernimento, permette all’aspirante di scegliere tra giusto e sbagliato e di seguire ed essere fedele a ciò che è giusto. Come si fa a distinguere tra giusto e sbagliato? Ciò che eleva e conduce più vicino al proprio ideale, ciò che porta gioia e pace si considera giusto e si agisce in conformità con esso. Ciò che fa ri-mordere la coscienza, che procura depressione, dolore e inquietudine, ciò che trascina lontano dal bene e allontana dalla fonte divina si considera sbagliato e si evita, premunendosi dalla sua influenza. Si deve distinguere anche tra cibo sattwico, rajasico e tamasico. Così perseverando ci si impegna a raggiungere il proprio obiettivo seguendo il sentiero della rettitudine.
3. Vimoka è l’intenso desiderio di Dio soltanto e la rinuncia a tutto quello che non accelera il progresso sul cammino. Si deve rinun-ciare a ciò che è terreno se si vuole raggiungere ciò che è eterno, permanente e infinito. L’aspirante deve rinunciare a tutti i suoi desideri e brame per gli oggetti materiali, deve rinunciare agli schemi negativi della mente attraverso l’introspezione e il corretto impegno. Solo allora potrà sviluppare un vero anelito verso Dio, solo allora potrà procedere verso Dio. Non potete bere due cose contemporaneamente dalla stessa tazza. Se desiderate progredire nel cammino spirituale, allora è necessario rinunciare a tutto ciò che non è favorevole al progresso. Questo è il segreto. Non volere nulla è il modo più grande ed efficace per raggiungere il più vivo e intenso desiderio di Dio.
4. Satyam, la veridicità, è sicuramente il primo requisito nel sadhana. Dio è la verità. Pertanto, per realizzarlo, dovete diventare la personificazione stessa della verità. Dovete vivere la verità, pen-sare solo alla verità, dire solo la verità; fate ciò che è giusto e siate sinceri con la vostra coscienza.
5. Arjavam è la rettitudine o onestà. Nella ricerca di Dio non c’è posto per l’inganno, la disonestà o la falsità. Dio non vuole le vostre ricchezze né il vostro intelletto, ma soltanto un cuore puro e sincero, privo d’inganno, superficialità e ipocrisia. Non c’è nulla da nascondergli, poiché Egli è lo Spirito onnisciente, che tutto pervade. Il vostro cuore deve essere puro come candida neve e limpido come il cristallo. Come non potete vedere un riflesso in uno specchio offuscato e ricoperto di polvere, allo stesso modo, se il vostro cuore è ricoperto dalle ragnatele dei desideri egoistici e della falsità, offuscato dall’ipocrisia e dalla disonestà, difficilmente potrete conoscere la vera natura di Dio. Il sadhaka deve coltivare un cuore come quello di un bambino.
6. Kriya, fare del bene agli altri, è il fattore successivo. Da veri de-voti dovete vedere Lui in tutto, perché Egli è la forma manifesta in tutto ciò che percepite. Il dovere primario di un sadhaka è di fare del bene e servire gli altri, a prescindere da qualsiasi distinzione o considerazione personale. Servire e aiutare quanti si trovano in difficoltà vi apre gli occhi alla sofferenza della vita umana. Cominciate a comprendere la natura dolorosa dell’esistenza terrena. Il cuore duro ed egoista impara ad avere compassione per gli altri. Allora la compassione, la misericordia e l’amore crescono nel vostro cuore. Il vostro cuore diviene puro e sorge vairagya.
7. Kalyana, desiderare il bene per gli altri, è un’altra qualifica ne-cessaria del devoto. Con un cuore puro e amorevole, pregate per il bene e il benessere degli altri. Non dovreste nutrire alcun rancore o cattivo sentimento neanche per i vostri avversari, ma augurare loro tutto ciò che è bene e di buon auspicio. Questo è il vero spirito di un devoto.
8. Daya, la compassione, è il fattore successivo. Dio è amore. Egli è totalmente misericordioso ed è la compassione personificata e, nel cercare di realizzarlo, dovete divenire un vero oceano di amore e di misericordia. Dovete coltivare un cuore grande come il cielo infinito.
9. Ahimsa, la non violenza. Tutte le virtù divine che sono necessarie per la propria evoluzione hanno origine in ahimsa. Ahimsa è una forza vitale. La malevolenza, l’odio, l’ira e la malizia non possono sostenere la sua forte potenza. Essa è un attributo speciale dell’anima. La pratica di ahimsa alla fine culmina nella realizzazione dell’unità e dell’unicità della vita. Genera il sentimento di fratellanza universale e di amore cosmico.
10. Daan, il dare, è il successivo. L’abbondante, spontanea generosità con cuore puro per alleviare la sofferenza degli afflitti è un mezzo potente per elevare il cuore e per distruggerne la superficialità e le impurità. Dovete avere un cuore grande. Più date, più riceverete. Questa è la legge della natura.
11. Anvasada è allegria e speranza. Questa è una qualità essenziale che il devoto deve cercare di coltivare. Non c’è spazio per la de-pressione nel cammino spirituale. Dovete essere ottimisti, zelanti e perseveranti. Ci sono molte forze attive che si opporranno ai vostri progressi, vi assaliranno realmente e vi faranno cadere. Ma voi non dovete perdere la speranza o essere depressi. Dovete affrontare le tempeste e procedere nonostante le difficoltà e le condizioni avverse che cercano di intimorirvi e allontanarvi dal percorso del sadhana. Con gioiosa perseveranza e zelo ottimista, facendo affidamento sul Sé interiore, dovreste procedere col sadhana. Alla fine, il successo sarà vostro.


 

La Mente di un Bhakta

Tratto da: Rikhiapeeth Blog del 15 Dicembre 2012 - Satsang con Swami Shivananda Saraswati.

Ci sono due tipi di mente: la mente inferiore, piena di passione, e la mente superiore, piena di purezza. Ci sono due tipi d’intelletto: l’intelletto mondano e l’intelletto puro. Ci sono due tipi di egoismo: l’egoismo puro, che si identifica con il divino, e l’egoismo impuro, che s’identifica con il corpo. Ci sono due tipi di pensiero: il pensiero puro e il pensiero impuro. Il pensiero puro riguarda Dio e il pensiero impuro riguarda il corpo e il mondo. La mente inferiore crea il pensiero impuro, l’intelletto impuro e l’egoismo impuro. Tutti e tre formano un circolo vizioso. Tutti e tre collaborano fra loro. La mente pura e la mente impura si muovono in direzioni diametralmente opposte. La mente superiore unifica mentre la mente istintiva separa e divide.
La mente di un bhakta è la mente pura o sattwica. Una mente pura ama la solitudine, il silenzio, la vita semplice, il pensiero elevato, lo studio di testi spirituali, le discussioni filosofiche, la concentrazione e la compagnia di sadhu e sannyasin. Una mente immacolata può essere giudicata dal linguaggio, dal viso e dagli occhi di una persona. Da queste espressioni ci si può fare l’idea se una persona abbia una mente immacolata o meno. Desideri di natura superiore, aspirazioni nobili, ideali elevati, veri sentimenti spirituali, misericordia, simpatia, puro amore disinteressato, devozione, ricerca sulla natura dell’atman, ispirazione, genialità: tutto questo viene dalla mente superiore, pura, sat-twica. La mente pura è Brahman stesso. È una personificazione della purezza stessa.
Una mente rajasica o impura ama città affollate, tanta conversazione, una vita lussuosa, il pensiero di bassa natura, la compagnia del sesso opposto, la lettura di romanzi d’amore, mangiare piatti prelibati e le attività egoistiche. La mente istintiva è la mente inferiore, la mente impura della passione e del desiderio. La grande maggioranza delle persone ha soltanto questa mente istintiva. Anche le cosiddette persone civili e istruite vivono sul piano della mente istintiva. I loro sensi sono molto penetranti e acuti ed esse rincorrono le cose più raffinate per la gratificazione dei propri sensi. Si identificano con il corpo fisico e con i sensi. Non hanno idea del sottile atman che è totalmente distinto dal corpo e dai sensi. Il loro “io” è solamente il corpo fisico, grossolano, sebbene sappiano che c’è una mente.
Una mente grossolana è assolutamente inadatta per la pratica della bhakti. La sostanza di una mente simile è insensibile e non può vibrare adeguatamente per sentire la presenza del divino. Si può conficcare un chiodo nell’argilla ma non nella pietra. Prima che la pratica della bhakti possa davvero iniziare, la mente deve essere purificata dal servizio disinteressato, da japa, pranayama e varie altre pratiche spirituali.
La mente sattwica deve essere sviluppata annientando la mente inferiore, impura, istintiva: la mente inferiore dovrebbe essere superata dalla mente superiore. Dovrete renderle una cosa sola, un’unica mente sattwica. È attraverso la mente sattwica che dovrete controllare la mente inferiore o istintiva della passione e dell’emozione. Santosha o appagamento, shanti o pace, equilibrio della mente, forza spirituale interiore, impavidità e assenza d’irritabilità sono alcuni dei segni del progresso spirituale. È solo quando si sono acquisiti questi attributi che la pratica della bhakti inizia veramente.


 

Satsang con Sw. Shivananda e Sw. Satyananda

Tratto da: Calendario 2013, Gennaio, Febbraio, Marzo, Shivananda Math, Rikhiapeeth, Deoghar, Jharkhand, India.

Aradhana della Madre Divina

Satsang con Swami Shivananda Saraswati

Dall’alba della civiltà, quando l’uomo primitivo viveva in una società matriarcale, veniva praticato il culto della Madre Divina. Più tardi, a mano a mano che la civiltà progrediva, il modello matriarcale gradualmente andò svanendo e il padre divenne il capo della famiglia, dove era considerato uomo di autorità, al quale tutti facevano riferimento quale guida e per approvazione. Pertanto vi fu un cambiamento nel concetto di Dio come tale e fu stabilita la Paternità di Dio. Nel contempo proseguì la venerazione della Madre in quanto questo concetto era psicologicamente più piacevole per il devoto, essendo la Madre più vicina all’affetto filiale verso il bambino. Di conseguenza la religione Hindu sviluppò una solidale armonia tra la Maternità e la Paternità di Dio e la gente venerava Sita e Rama o Radha e Krishna insieme.
La Madre è molto affettuosa verso il suo bambino; si è più liberi con la propria madre che con qualsiasi altra persona. È la madre che protegge, nutre, consola, incoraggia e coccola. La madre è il primo precettore. Lei sacrifica tutto per il bene del proprio figlio. Anche in campo spirituale l’aspirante ha una relazione molto intima con la Madre Divina.
L’aradhana, o venerazione della Madre Universale, conduce al raggiungimento della conoscenza del Sé. La Yaksha Prashna nella Kenopanishad sostiene questa visione. Avvicinati a Lei con cuore aperto, metti a nudo la tua mente con sincerità e umiltà. Lascia che i tuoi pensieri siano puri e sublimi e diventa semplice come un bambino. Polverizza la tua entità individuale, la tua natura egocentrica, la furbizia e l’egoismo. Arrenditi a Lei in modo totale, incondizionato e generoso. Canta i Suoi Mantra e veneraLa con fede e totale devozione.
Venera la Madre in tutte le Sue manifestazioni. Lei è l’aspetto creativo dell’Assoluto e simbolizza l’energia cosmica. L’energia è l’elemento finale di tutte le forme di materia ed è la forza che sostiene la coscienza. Energia e spirito sono inseparabili, sono essenzialmente un’unica cosa. I cinque elementi e le loro combinazioni sono le manifestazioni esterne della Madre. Intelligenza, discernimento, potere psichico e volontà sono tutte Sue manifestazioni interiori. L’umanità è la Sua forma visibile. Pertanto il servizio all’umanità è la venerazione o aradhana della Madre Divina.
Sentite che la Madre vede tramite i vostri occhi, ascolta tramite le vostre orecchie e lavora tramite le vostre mani. Sentite che il corpo, la mente, il prana, l’intelletto e tutte le loro funzioni sono Sue manifestazioni, l’unica vita universale che pulsa nel cuore di tutti. Come può esservi spazio per l’odio e l’egoismo quando odiando un altro essere umano non state facendo che negare il vostro stesso sé? Immergete profondamente questa coscienza all’interno del vostro cuore. Meditate e praticate sempre questo ideale di unione divina.
La grazia della Madre non ha confini, la sua compassione è senza limiti. La Sua conoscenza è infinita e il Suo potere non è misurabile. La Sua gloria è ineffabile e il Suo splendore non può essere descritto a parole. Lei vi dona bhukti, la prosperità materiale, e anche mukti, la liberazione. Lei apprezza la semplice purezza del cuore. Fate uno sforzo definito e sincero per ottenere la grazia della Madre e Lei tra-sformerà tutta la vostra vita e vi benedirà con il latte della saggezza divina, della comprensione spirituale e con Kaivalya.

La Tradizione di Devi Aradhana

Satsang di Swami Satyananda Saraswati

L’aradhana o venerazione di Devi, la Dea, è stata una pratica di tutte le civiltà, culture, razze e tribù nel corso dei secoli con nomi, forme e tradizioni diversi. Nella tradizione Vedica si dice che il potere femminile divino è il potere finale e la realtà ultima. Nel Tantra Devi è la Shakti l’energia primaria responsabile della creazione. Tutte le culture del vecchio mondo hanno venerato i principi di Shakti e di Shiva. Adi Shakti, la prima Madre, la prima energia, è considerata essere il primo creatore, sebbene questo non sia accettato dalle religioni patriarcali.
Ci sono due tradizioni spirituali nel mondo, una è quella matriarcale e l’altra è quella patriarcale. Le tradizioni matriarcali parlano di Dio come la madre universale, la dea, la forza della natura. Secondo le tradizioni patriarcali il Dio creatore è un padre, non una madre. Il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam sono patriarcali. Le tradizioni del Tantra, dell’Induismo, del Buddismo, di Zoroastro, dello Shintoismo, del Taoismo e dei Nativi Americani sono matriarcali.
Il concetto della Madre quale creatrice si trova ancora in molte co-munità tribali, dove una qualche forma di divinità femminile è venerata secondo le culture. La venerazione di Devi può non essere strettamente praticata secondo i rituali del Tantra o dei Veda; tuttavia queste tribù eseguono dei riti di adorazione della Dea Madre. Nei paesi sudamericani molte tribù indigene hanno i propri riti di culto della Dea Madre. Nel Nord America i Nativi Americani sono molto in sintonia con la natura o la Madre Terra; essi credono che ci sia un potere invisibile in natura che può vederti e sentirti se emetti il giusto suono. Questa tradizione esiste ancora da qualche parte, ma la divinità invisibile e misteriosa rimane sempre un segreto. Nel Tantra questo potere si chiama Shakti, ma potete chiamarlo anche Devi, Dea, Madre e così via.
Le antiche culture dell’Egitto concepivano l’universo come l’inter-relazione tra la Dea Madre e il Dio Sole. Nel Guru Granth Sahib, il libro sacro dei Sikh, si chiama Astuti Bhavani. Nelle città tradizionali giapponesi e nei villaggi ci sono templi antichi che mostrano influenze Vediche e Buddhiste e immagini di Devi in forme diverse. A Montserrat, in Spagna, viene venerata un’immagine della Madonna Nera già dal dodicesimo secolo. Nel corso degli anni la statua si è annerita a causa dell’esposizione al fumo, pertanto ora appare come Kali.
Nel tempo le tradizioni sociali hanno relegato la Madre in un angolo. Il Cristianesimo, l’Islam e l’Ebraismo hanno fatto lo stesso, ma i fattori principali responsabili di questo non sono tanto spirituali quanto sociali. Dio è stato percepito come una realtà maschile e pertanto le divinità femminili sono divenute realtà secondarie.
A causa dell’influenza Greca, del Cristianesimo e dell’Islam il concetto maschile della divinità si diffuse in tutto il globo; era opinione comune che Dio fosse supremo e che nulla ci fosse al di là di Lui. Di conseguenza non si dava molta importanza ai diritti delle donne perché in molte religioni il genere femminile era considerato inferiore. Tuttavia, nella tradizione Shakta non era così; infatti, essendo una tradizione matriarcale, appoggiava lo status spirituale delle donne.
Molte persone stanno ora ricercando le origini delle antiche tradi-zioni matriarcali per una nuova base su cui costruire un mondo più armonioso. Il mondo intero si sta muovendo di nuovo verso un sistema matriarcale e in un sistema matriarcale Dio è Madre.

Devi nella tradizione indiana
Nella tradizione vedica e tantrica Devi, la Madre Divina, è stata lodata e venerata in varie forme. In India esistono migliaia di dee e sono tutte manifestazioni o simboli di un’unica energia o potere. Come Durga, Devi rimuove tutti gli ostacoli; come Kali, distrugge il tempo e annichilisce l’ego; come Saraswati, dispensa saggezza e conoscenza; come Lakshmi, dispensa prosperità; come Tara, è la luce che guida; come Jagadamba, è la madre dell’universo e molte altre ancora. Queste diverse forme rappresentano le qualità di benevolenza e di compassione insite nella Dea; rappresentano anche le forze fiere e potenti che agiscono come catalizzatori per spingere il devoto a raggiungere la consapevolezza della forza cosmica che sostiene, nutre e governa l’intero creato.
Secondo il Tantra Matri Shakti, l’energia madre, è la prima creatrice. È conosciuta come Devi, Shakti o come l’energia primordiale. Quando l’energia si libera dalla materia si chiama moksha. In India è conosciuta come Devi. È da sempre considerata femminile - Shakti, Devi, Durga, Bhavani, Mata Kali, ecc. Queste forme femminili simbolizzano la natura di Shakti. La tradizione Shakta crede che Shakti sia il centro o il nucleo di tutta la materia. È anche il nucleo al nostro interno e non solo della nostra mente, ma anche della nostra anima. Non ha una propria forma fissa e visibile. Essa è manifesta in una miriade di forme e vibrazioni come pure nello stato senza forma.
Nella tradizione Shivaita, Shiva è sulla destra e Shakti è sulla sini-stra, ma nella tradizione Shakta, Shakti è posta con una gamba su Shiva che dorme. Shakti è considerata come l’unico potere nel corpo in muladhara chakra. Sta alla base di tutto nella creazione. Il primo versetto della Saundarya Lahari afferma: “Shivah shaktya yukto yadi bhavati shaktah prabhavitum” - “Senza Shakti anche Shiva è incapace”.
Nella tradizione Shakta, come anche nella tradizione Vedica, c’è una trinità femminile (e anche una trinità maschile) costituita da Kali, Lakshmi e Saraswati. Queste tre dee rappresentano i tre livelli in relazione al risveglio di Shakti o potere femminile. Furono create da Adi Shakti, dalla quale furono generate tutte le forme di dio. Brahma, Vishnu, Maheshwara e così via furono tutti creati dalla Madre che è anadi, senza nascita e senza inizio. La madre è colei che dà e nutre la vita. Ha il potere di benedire tutti ma non punisce nessuno. Una madre ha tolleranza infinita e perdona. Un bambino può sbagliare, ma una madre non lo fa mai. Una madre non è gelosa dei suoi bambini e non può mai essere crudele. Anche se gli dà uno schiaffo, lo fa per compassione, amore e affetto. Questo è l’insegnamento dello Shakta Tantra.
Secondo le leggi di natura, tutti i bambini appartengono alle loro madri. La relazione tra madre e figlio è più forte e più intensa della relazione tra padre e figlio. Questa è la stessa relazione che potete sviluppare con Dio. Devi è la madre e noi siamo i suoi bambini. Diciamo sempre Devi Ma, Kali Ma, Durga Ma, Bhagavati Ma. Non diciamo che Dio è nostro padre, invece spesso diciamo “Tvameva maataa cha pitaa tvameva” cioè “Dio è nostra madre e quindi anche nostro padre”.
Devi ha tre aspetti: benigno, distruttivo e creativo. L’adorazione dei suoi poteri benevoli dona veloci benedizioni e rapide ricompense. Sebbene vi siano differenti forme di adorazione della Devi, l’adorazione compiuta con fede e devozione è la migliore. Vi sono molti metodi per risvegliare la shakti in noi stessi, ma quello migliore è vedere Dio come nostra madre. Quindi, nella tradizione indiana l’adorazione di Devi è considerata suprema.

Significato dell’Adorazione di Devi

Satsang con Swami Shivananda Saraswati

Inchiniamoci alla Madre dell’universo! Lasciate che vi riferisca l’importanza e il significato dell’adorazione di Devi.
Potete adorare Devi con metodi Vedici o Tantrici o anche senza ri-tuali, soltanto attraverso Para Puja o la pura meditazione. In verità questo è il tipo più elevato di adorazione, dove la Madre Divina è considerata come la propria dal figlio o dalla figlia spirituale. Per il devoto la grazia della Devi consiste nell’esperienza del far parte della natura più elevata grazie all’osservanza delle leggi di manifestazione nei suoi ordini di Shakti divine, le molteplici forme dell’unica Shakti Divina. Non si può accedere ad alcun ordine di realtà se non si soddisfano le richieste di quello precedente. L’adoratore (upasaka) di Devi, sapendo dunque che Devi è Parabrahma Shakti stessa, non creando una barriera fra Dio e la Sua Shakti, proprio come non si considerano separati il sole e la sua luminosità, attraverso la grazia di Devi raggiunge lo stato di Brahman. Significa che lungo il sentiero (marga) del sadhana che segue un aspirante, egli deve procedere dalla coscienza terrena agli stati più elevati passo dopo passo, attraverso il superamento degli ordini manifesti dell’esperienza fenomenica, senza pensare incautamente di poter saltare sulla terrazza più elevata senza passare dai gradini sottostanti.
In questo modo, l’adorazione di Devi ha un grande significato spi-rituale. Perciò, adorate la Madre dell’universo, la Shakti di Brahman, nella sua Forma Suprema o nella sua forma manifesta, secondo le vo-stre capacità. Non ho bisogno di enfatizzare il fatto ovvio che dovreste praticare rigorosamente ahimsa, satya e brahmacharya se volete realizzare Devi, il glorioso Potere Divino della Realtà Suprema. Voglio evidenziare il lato morale e quello etico del sadhana, perché non è possibile alcun conseguimento valido senza di esso. Senza di esso, gli idealismi ambiziosi non porteranno a nulla; saranno uno sperpero come le oblazioni gettate alle ceneri. Per l’adorazione di Dio o della Dea, se si vuole che abbia come risultato l’illuminazione spirituale, è assolutamente necessaria l’osservanza di yama e niyama. Essi costituiscono la duplice preparazione per superare la natura bruta e innalzare il vessillo della vittoria spirituale. Offrite alla dea Durga l’animale, il pashu, delle vostre inique caratteristiche interiori della passione, dell’ira, dell’avidità. Non uccidete animali del mondo esterno in nome del sacrificio (balidana) offerto alla dea. Lei vuole il vostro uomo-animale interiore. Dovete attenervi alla regola dell’amore universale al meglio delle vostre capacità, al massimo grado possibile. L’offerta del Sé, l’arresa dell’ego alla Divinità è il sacrificio supremo. Nulla è superiore a esso. Nulla può essere uguale a esso. Questa è la forma più elevata dell’adorazione di Devi. Adorate l’Onnipotente con atma-bhava, con sarvatmabhava. Questa è la cosa più grande e gloriosa che possa mai essere fatta da chiunque in qualunque momento. Possiate voi tutti assorbire la conoscenza della vera adorazione dell’Essere Divino.
Che Devi Durga riversi le Sue Benedizioni su tutti voi!

Gli Shaktipith

I sessantaquattro shaktipith situati in tutta la Bharatvarsha, l’India antica, sono luoghi di energia cosmica che irradiano onde vibrazionali di campi energetici altamente evoluti e che donano benedizioni a tutti secondo il loro desiderio. Questi shaktipith sono i centri risvegliati del culto della Shakti. C’è una storia che racconta come questo accadde. Si dice che nel Satya Yuga Sati si immolò in occasione della yajna di suo padre, Daksha, come reazione alla mancanza di rispetto di questi verso suo marito, il Signore Shiva. A seguito del dolore e della rabbia incontrollabili il Signore Shiva, mentre eseguiva la tandava nritya, la danza celeste della distruzione, trasportò i resti del corpo di Sati attraverso tutta la creazione, causando immenso caos. Il Signore Vishnu, vista la collera che aveva sopraffatto Shiva e la conseguente devastazione e distruzione, mandò avanti il suo sudarshan chakra per smembrare il corpo morto di Sati, in modo da restaurare la pace e l’ordine nell’universo. Mentre Shiva errava in lungo e in largo nell’universo in selvaggia disperazione, sessantaquattro parti del corpo di Sati caddero in luoghi diversi e divennero i sessantaquattro shaktipith o luoghi di energia cosmica.
Pertanto, oltre a essere luoghi di venerazione e di preghiera, dove i vostri desideri possono essere ascoltati e accolti, sono anche luoghi di sadhana e anushthan. Paramahamsa Satyananda ha visitato questi shaktipith durante i giorni di parivrajaka, prima di avviare la Bihar School of Yoga, in Munger, e prima di istituire Rikhiapith, il Rishi Pith, a Rikhia.

Kamakhya, Guwahati, Assam - la Yoni
La sacra Yoni di Sati, posta sul Nil Parvat sulle colline di Kamakhya, rappresenta l’origine della creazione. Qui risiede come Kamakshi, che è Adi Sakti, dalla quale è emanata la creazione. Si può dire che qui la Shakti o energia è fertile e ricca di immense possibilità.
Il tempio fu costruito da Kamdev, il Dio dell’amore, che era un adepto di Sri Vidya. Grazie al potere spirituale, alla purezza e alla santità insite in questo luogo, molti aghora, naga, sadhu e sannyasin preferiscono praticare tapasya e austerità a Kamakhya.
Swami Satyananda praticò il suo sadhana in questo luogo sacro e scrisse: “Praticai i nove giorni di Navaratri anushthan nel mezzo della santità spirituale di Kamakhya. Durante Dashami ho adorato la Devi incarnata nella forma di kanya e ho praticato il rituale della lavanda dei piedi. La purezza e l’innocenza della devozione che si accendeva in me era quella di un bambino che chiama sua madre e attraverso di lei ricevetti una risposta”.

Baidyanath, Deoghar, Jharkhand - il Cuore
Baidyanath Dham, Deoghar, è un importante sito dell’adorazione di Shakti, poiché il cuore di Sati cadde qui ed esso è noto come “Hri-dayapith” o il luogo del cuore. In realtà è considerato il vero luogo della sua morte poiché senza il cuore non si può vivere. Rikhiapith si trova nelle immediate vicinanze di questo shaktipith risvegliato.
Qui a Baidyanath la Devi è adorata come Kali, la vittoriosa, e come Parvati, la controparte cosmica di Shiva. Vi è anche un antico sri yantra. Il jyotirlingam risvegliato di Baba Baidyanath è adorato come il Signore Shiva, il guaritore di tutti i mali. Baidyanath è il secondo shaktipith per importanza dopo Kamakhya.
Swami Satyananda venne a Rikhia il 23 settembre 1989 sulla base dell’istruzione che ricevette mentre eseguiva Chaturmas anushthan a Nil Parvat, a Trayambakeshwar. Durante la sua meditazione, il mattino presto dell’8 settembre, giorno del compleanno del suo Guru Swami Shivananda, udì la voce forte e chiara “chitta bhumi” ed ebbe una visione del luogo in cui era destinato ad andare; esse lo dirigevano a Deoghar, il chitta bhumi o terreno di sepoltura di Sati, la consorte di Shiva.
Swami Satyananda ha detto: “Deoghar è il terreno di cremazione di Devi, il luogo dove cadde il suo cuore milioni di anni fa. È anche il luogo di nascita di una nuova Devi. Il messaggio del risveglio delle donne emergerà da qui”.


 

Yoga Educazione per i Bambini

Tratto da: Swami Niranjanananda Saraswati, Yoga Education for Children, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Capitolo 1

Lo Scopo dell’Istruzione

Swami Shivananda Saraswati

L’istruzione è la radice. La cultura è il fiore. La saggezza è il frutto.

Ogni studente dovrebbe riflettere con calma e attenzione e capire anzitutto qual è il vero senso e lo scopo dell’istruzione. Senza questa comprensione, il cieco perseguire un diploma o un titolo diventa sterile imitazione, che termina inevitabilmente in disillusione.
L’istruzione non è ammassare informazioni e il suo scopo non è la semplice caccia a una carriera. È un mezzo per sviluppare una perso-nalità completamente integrata e porre l’individuo in condizione di crescere in modo sostanzialmente simile all’ideale che si è proposto. La vita da studente è un periodo prezioso di cultura interiore che ri-guarda il compito molto importante per porre le basi del carattere e della personalità dell’individuo. Solo da questo dipende il costruire o lo sciupare la propria vita futura.
Prima di tutto vi è bisogno di sforzarsi per sviluppare una discriminazione selettiva di ciò che è vero, puro, nobile, valido, duraturo e grande e riconoscere ciò che è indegno, impuro e ignobile. Fianco a fianco gli studenti possono sviluppare anche un’intensa aspirazione verso i valori duraturi e degni della vita e una forte determinazione a non allontanarsene e rigettare senza esitazione quelli meschini e ordinari.
Che le scuole e i collegi aiutino i giovani in questo oppure no, gli studenti stessi devono sforzarsi con tutta onestà a forgiarsi secondo linee corrette, seguendo l’ispirazione delle grandi opere e della vita di personalità eminenti. Allora la loro vita sarà benedetta.

Istruzione come iniziazione alla vita
Ricordate che l’istruzione non è il semplice insegnamento di qualche sistema per guadagnarsi la vita, qualche principio di cittadinanza, ecc. ma anche sviluppare spiritualità e moralità. La vera istruzione impartisce un’iniziazione a una vita di aspirazioni nobili e valori sacri. Ci si dovrebbe ricordare che tutti gli studi sono rivolti all’illuminazione della mente e all’illuminazione dell’anima; non sono intesi per la vanagloria.
L’istruzione serve a preparare una persona ad affrontare la vita con coraggio e fermezza. Dovrebbe sradicare la natura grossolana e gli istinti animali e trasformare in anime pure e nobili. L’istruzione si deve occupare di tutti gli aspetti della vita. Nello studente si deve coltivare il senso del dovere e di responsabilità come individuo, come membro della famiglia e della società e come cittadino di una nazione. Solo allora si può ottenere una visione ampia, una capacità di giudizio equilibrata e un intelletto acuto.
Lo scopo dell’istruzione è di elevarvi oltre i confini ristretti di set-tarismo, disonestà, ipocrisia, fanatismo ed egoismo. Un uomo settario è piuttosto ignorante. Un fanatico non ha alcuna istruzione. La superstizione non è istruzione. L’istruzione più elevata è quella che instilla amore puro, coraggio e senso del dovere, equilibrio mentale, devozione, fede, discernimento, tolleranza, imparzialità e conoscenza del Sé.

Cultura del gurukul: vivere e imparare con il guru
C’è un abisso quando si paragona l’attuale sistema educativo con l’antico sistema del gurukul. Quando gli studenti terminavano il loro corso di studi, i rishi davano loro ulteriori istruzioni: “Dì la verità. Fai il tuo dovere. Non deviare dalla verità. Mantieni il tuo benessere e la prosperità. Sostieni l’apprendimento e gli insegnamenti dei Veda. Possa tua madre essere il tuo Dio. Possa tuo padre essere il tuo Dio. Compi soltanto azioni che siano irreprensibili. Concentrati sul compiere solo opere buone e nient’altro”.
Nel gurukul, ogni studente aveva conoscenza di pranayama, man-tra, yogasana, Gita, Ramayana, Mahabharata e delle Upanishad. Ogni studente possedeva le qualità di umiltà, autocontrollo, obbedienza, spirito di servizio e di sacrificio, una natura cortese e infine, ma non ultimo, il desiderio di acquisire atmagyana (conoscenza del Sé). Questa era la caratteristica prevalente della cultura antica.

Sviluppo della consapevolezza spirituale
L’educazione dovrebbe sempre tendere allo sviluppo di un atteggia-mento spirituale riguardo alla vita. La spiritualità non ostacola il pro-gresso materiale. In effetti, rafforza gli interessi materiali. Il vero sviluppo e benessere di ogni società e nazione dipende da un corretto tipo di fondamento educativo.
Se un sistema educativo deve essere moralmente efficace, deve basarsi su fondamenta spirituali. Solo se c’è questa garanzia la scienza servirà efficacemente gli interessi dell’umanità. Un’enfasi parziale, solo sull’umanità o solo sulla scienza, non servirà gli interessi del paese. La scienza non è senza Dio. Ma la scienza e la tecnologia da sole non possono assicurare pace e armonia perfette. L’umanità da sola non può curare i mali della povertà o salvaguardare la libertà del paese. Ci deve essere uno sviluppo sintetico di entrambi.

Arte di vivere
L’educazione è un allenamento nell’arte di vivere. È un processo di estrazione di tutte le qualità positive latenti nello studente per raffinare ed elevare la mente. Si dice che l’uomo è un animale pensante. Questo processo di pensiero dovrebbe essere aiutato con l’educazione per disciplinare gli istinti animali. Il giusto senso dei valori su cui costruire la propria vita dovrebbe essere rivelato attraverso l’educazione.
La funzione dell’educazione è coadiuvare l’evoluzione dell’umani-tà, che è un movimento verso la perfezione. La crescita integrale della personalità dell’individuo e l’impegno di sviluppare le capacità, le facoltà e i talenti naturali dovrebbero essere supportati dall’educazione che si riceve. La vita deve essere vissuta degnamente per un nobile obiettivo, in modo razionale e corretto. L’educazione gioca un ruolo importante nello sviluppo della propria coscienza come guida nella vita.
Gli studenti edificheranno la nazione di domani. La vita dello stu-dente è una preparazione per assumersi le grandi responsabilità del futuro. Fate che gli studenti lo comprendano bene e disciplinino se stessi. Fate che la voce delle scuole e delle università sia una voce di comprensione, servizio, disciplina, amore, cultura e solidarietà, dove tutti gli insegnanti e i professori dimostrano il loro valore. La rigene-razione dell’individuo e della giovane generazione significa miglio-ramento dell’intera nazione.

Importanza di un’educazione precoce
L’istruzione di un bambino inizia da dentro il grembo materno; poi, dal momento in cui il bambino vede la luce del giorno, il processo di tutta la vita accelera. Benché un bambino possa essere influenzato da contatti buoni o cattivi durante l’adolescenza e l’età adulta, qualunque abitudine di pensiero, azione e sentimento formatasi durante quel primo periodo dura per tutta la vita. La natura retta della personalità si semina durante l’infanzia.
Il passo più importante per ottenere l’eccellenza di cui una natura così sensibile è capace, è dare inizio alla crescita di un bambino nel modo giusto. Le prime nozioni del mondo si apprendono stando intorno alla madre, dall’ambiente circostante più immediato e dai compagni di gioco. L’ambiente circostante fornisce mezzi efficaci per l’educazione e una buona istruzione del giovane. L’allenamento essenziale consiste nel far sorgere una sottile e vivace percezione per osservare correttamente, registrare correttamente, dedurre esattamente ed esprimersi gentilmente. Dai primissimi giorni di scuola, sotto la guida di buoni insegnanti, è necessario incoraggiare il bambino a sviluppare l’abitudine di raggruppare, classificare e dedurre da se stesso.
Quando la salute di un bambino è trascurata, ci sono poche possibilità che sviluppi un’elevata qualità di intelligenza e di carattere, lasciando da parte il fisico. La formazione fisica di un bambino è una questione di grande importanza. Per la completa espressione dell’animo che si sta sviluppando interiormente è necessario un corpo forte, puro e sano. Dunque, la dieta di un bambino deve essere sana e nutriente senza sovraccaricare il sistema digestivo.
Insegnanti, genitori e adulti devono tutti dare al bambino una buona dose di libertà. Essi devono dare il miglior materiale che possa mettere il giovane in condizione di sentire e sperimentare le proprie attitudini e capacità in via di formazione. Insegnare con l’esempio, piuttosto che con un comando che non si è in grado di praticare, è il metodo più potente per istruire.
Un bambino non deve mai essere ridicolizzato. Come adulti, si de-ve cercare di capire la natura dei bambini. Gentilezza, affetto e amore sono molto più efficaci nell’educazione di un bambino che non minacce e punizioni.
Infine, lo scopo di una vera educazione è tirar fuori la divinità dor-miente celata dentro ciascun essere umano. L’illuminazione spirituale è il frutto della vera educazione interiore.

Capitolo 2

Visione dell’Educazione Yogica

Swami Satyananda Saraswati

I santi sono nati per sostenere la cultura della nazione; questa è la no-stra tradizione da innumerevoli ere. Ma ora c’è frizione tra nazione e nazione. C’è tumulto nella mente dell’uomo; la sua vita esteriore e quella interiore sono in guerra l’una con l’altra e non c’è armonia. In India, il mio paese, ci sono caos e senso di frustrazione. Sembra che l’antica tradizione di anime sante che mantenevano vivo tutto ciò che c’è di buono nella nostra cultura non ci sia più.
Come si potrà ristabilire questa nostra antica cultura? I politici non possono farla rivivere, né gli economisti e i riformatori, perché tutti loro non rispettano l’unica condizione essenziale per questa operazione. Non potete riformare gli altri se prima non riformate voi stessi. Non potete purificare gli altri se prima non purificate voi stessi. Solo i santi possono soddisfare questa condizione. Nell’oscurità circostante essi portano la fiamma splendente dello yoga come risposta per i mali del mondo moderno, e ora i tempi sono maturi per l’avvento di una nuova era psichica.
L’uomo rincorre invano le cose buone della vita che sono imper-manenti. Dovrebbe invece andare alla ricerca di ciò che non è deteriorabile, ciò che è immortale. Fino a quando l’umanità rincorrerà cose effimere, non ci sarà salvezza né per l’individuo, né per la società, né per il mondo. Più ci rivolgeremo verso cose spirituali, più evolveremo. Per questo motivo nella cultura indiana i santi, che sono anime spiritualmente avanzate, sono tenuti in grande considerazione.
Nelle nostre attività quotidiane sprechiamo una grande quantità di energia. Lo yoga aiuta ad arrestare questo spreco di energia facendoci interiorizzare, e quando alla fine ci rivolgiamo interiormente, tutti i samskara - le malefatte di innumerevoli vite precedenti - si dissolvo-no. Il nostro concetto di yoga è differente da quello generalmente ac-cettato. Asana, pranayama, hatha yoga, ecc. sono tutti rami dello yoga, ma sono solo un mezzo verso un fine, e il fine è il dischiudersi delle potenzialità nascoste dell’essere umano.
Per noi, l’ideale cui tendere è portare a satyam, shivam, sundaram -verità, coscienza e bellezza - ciò che c’è di meglio nell’umanità. Noi crediamo che tutti possano praticare yoga, a prescindere da dove si trovano e da ciò che sono. Noi non crediamo che i rinuncianti che sfuggono dal mondo siano gli unici che possono trarre beneficio dallo yoga. Per questo diffondiamo lo yoga nel mondo e diciamo sia ai giovani che agli anziani di orientare totalmente la loro vita verso lo yoga.

Fondere le idee antiche e moderne sull’educazione nel gurukul
Con questo in mente, e ispirati dal nostro guru Swami Shivananda, vogliamo creare un’istituzione educativa tipo gurukul in cui le idee antiche e moderne sull’istruzione possano fondersi armoniosamente, dove i giovani possano ricevere l’educazione da santi e mahatma, le anime superiori. A che serve l’istruzione se non a creare fraternità universale e un mondo unito? Questo è il fine di tutta l’istruzione. L’istruzione serve solo per avere un diploma o guadagnarsi da vivere? Preferiamo educare gli studenti a tirar fuori tutte le loro potenzialità latenti e le loro energie assopite. L’istruzione non serve solo a guadagnarci il nostro pane quotidiano, né per titoli o diplomi, ma per creare un mondo unificato. Tutto ciò che impariamo a scuola e altrove dovrebbe portarci più vicini al punto dell’unità del mondo, dove tutte le differenze si dissolvono e si fondono nell’unità. I cristiani non sono originariamente cristiani, gli indù non sono originariamente indù, i musulmani non sono originariamente musulmani, prima di tutto siamo atman, scintille dell’unica anima divina, e questo dovrebbe essere compreso.
Questo è il messaggio del Vedanta; c’è un atman, un’essenza, una coscienza, una realtà che penetra e permea tutti e ciascuno. Questo dovrebbe essere il background dell’istruzione, e poiché il Vedanta ci insegna questa fratellanza universale, ci dovrebbe essere almeno un testo di Vedanta in tutte le nostre istituzioni educative. Il Vedanta è una scienza, non solo metafisica; esso allena la vostra psiche a vedere e percepire l’unità che corre come un filo attraverso l’universo.
Potete adottare diverse etichette e creare diverse religioni, ma l’essenza della religione non cambia. La religione inizia con le perso-ne e sopravvive dopo che sono scomparse. Non potete distruggere la religione. Dunque ciò che dobbiamo sforzarci di fare è rimuovere le differenze tra religioni e solo allora ci sarà consanguineità universale. Le differenze politiche, razziali, ideologiche e religiose devono tutte scomparire. Per questo dobbiamo trarre il massimo profitto dalle nostre istituzioni educative e organizzare il nostro programma di istruzione così che presto nasca un giorno in cui la frase “un solo mondo” diventi una realtà.
Questa visione vedantica dovrebbe essere sviluppata tramite l’insegnamento dello yoga. I nostri libri di testo dovrebbero essere scritti da coloro che hanno conoscenza della psicologia umana. Do-vrebbero essere scritti da veggenti che possono prevedere la forma delle cose a venire, da qui a trenta o quaranta anni. L’attuale sistema di esercitare influenza per acquisire il monopolio nella produzione dei libri di testo deve scomparire, poiché le persone che scrivono libri di testo inutili e scadenti non possono fare alcun bene ai nostri studenti. Inoltre, nelle istituzioni educative si dovrebbero introdurre le tecniche yogiche di meditazione per eliminare i samskara subconsci dei nostri studenti e tirar fuori il meglio della personalità umana.
Dovremmo consacrare noi stessi a questo scopo, non solo nei pen-sieri, non solo nelle parole, non semplicemente con i nostri beni materiali, ma senza alcuna riserva di nessun genere. È una grande idea. Cosa succede quando diventiamo strumento del Signore? Quando la goccia di rugiada scivola nel mare, avviene un grande miracolo, il miracolo del mare che entra nella goccia di rugiada.
Supereremo le nostre limitazioni e le manchevolezze. Supereremo le difficoltà che oggi stanno di fronte a noi. E quando questo accadrà, avremo pace; una pace che supera ogni comprensione; non la pace che intendiamo noi, ma la pace del nirvana, la pace dell’emancipazione finale, la pace del jivanmukta, l’illuminazione nella vita. Troppo a lungo abbiamo vissuto una vita di agyana, ignoranza. Ora decidiamo di rimuovere quell’agyana. Siamo tutti figli di Dio. Proprio come un bambino che impara a camminare va avanti, passo dopo passo, verso le braccia tese del suo genitore, così anche noi andremo avanti, passo dopo passo e con fiducia completa. Non permetteremo che nessun problema, grande o piccolo, possa esserci d’ingombro.
Niente di esterno può aiutarci, poiché lo schiudersi è all’interno, non al di fuori. Tutti i tesori e le ricchezze del mondo sono interiori. Il nome del Signore è il dono più grande che potete avere. Cercate di mantenere la vostra mente sintonizzata con il Suo nome. Mantenetevi stabilmente ancorati a esso; è il sadhana o pratica più elevata, oltre la comprensione della mente umana. In senso scolastico, il nome è una semplice composizione di alcune sillabe, ma in realtà l’intelletto non riesce a capire il miracoloso potere d’azione del nome. Esso allontana tutta la nostra avidya, ignoranza grossolana. Questa è l’esperienza dei nostri santi nel corso dei secoli. È per questo motivo che Swami Shivananda soleva dire che cantare il nome di Dio è il sadhana più elevato.


 

Hatha Yoga Pradipika

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, Hatha Yoga Pradipika, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Verso 41 - Capitolo I

Quando si può ottenere la perfezione attraverso siddhasana, a che serve praticare tante altre asana? Quando il flusso di prana è stabi-lizzato, il respiro si ferma spontaneamente (kevala kumbhaka) e avviene naturalmente uno stato di vuoto mentale (unmani).

Praticando soltanto siddhasana e pranayama si può risvegliare uno stato superiore di consapevolezza. Tuttavia, ognuno ha esigenze individuali a seconda che la sua natura sia fondamentalmente tamasica, rajasica o sattwica. In definitiva, quando la mente è calma e il corpo è pronto per la meditazione prolungata, tutto quello che vi serve è siddhasana.
Swatmarama non si sta chiedendo quale sia lo scopo di praticare altre asana, ma sta soltanto evidenziando che, se si è stabilizzati in siddhasana, non è necessario trascorrere del tempo nella pratica delle asana. Prima siddhasana è stata raccomandata in associazione con at-ma dharana. Qualunque possa essere la forma della concentrazione, la concentrazione e il completo assorbimento nell’oggetto della meditazione hanno come risultato la cessazione del respiro. Il controllo cosciente del respiro e la contemplazione sul Sé determinano kevala kumbhaka; la consapevolezza di se stessi diminuisce e l’esperienza individuale cessa. Perciò, Yogi Swatmarama dice che se si fa esperienza di questo in siddhasana, allora si dovrebbe trascorrere il tempo praticando siddhasana piuttosto che altre posizioni.
Tuttavia, le persone che appartengono alle categorie tamasica o rajasica hanno bisogno di praticare una serie di asana e altre forme di yoga per migliorare la loro capacità pranica e cosciente. Siddhasana e il raja yoga sono perfetti per il sadhaka dotato di un temperamento psichico, ma coloro che sono emozionali, devozionali, estroversi, dinamici o analitici avranno anche bisogno di altre forme di yoga. Kar-ma yoga e bhakti yoga armonizzano il corpo, la mente e le emozioni e aiutano a mitigare le esperienze sensoriali. Se la mente è fondamentalmente tamasica o rajasica, necessita di un corretto sbocco per la sua espressione altrimenti, durante la pratica meditativa, provocherà il caos, vagherà di qua e di là o semplicemente diverrà ottusa e assonnata.
Per ottenere un’esperienza superiore, la mente deve divenire total-mente assorbita nel punto di concentrazione. Se eseguite siddhasana e praticate pranayama, arriva uno stadio in cui le due forze praniche, apana e prana, si incontrano e le due tendenze alterne di ida e pingala si uniscono in agya chakra. In quel momento la mente diviene unificata e il respiro si ferma. Tuttavia, la mente deve avere un preciso punto di focalizzazione, come un simbolo psichico, il guru, un mantra, uno yantra, ecc. altrimenti entra in uno stato di vuoto o shunya. Quindi è una combinazione di vari elementi che crea l’esperienza superiore, non solo un’asana e l’arresto del respiro.

Verso 42

Così, assicurandosi la stabilità in siddhasana, i tre bandha avvengono spontaneamente.

I tre bandha indicati sono mula, uddiyana e jalandhara bandha. Mula bandha è la contrazione del perineo, uddiyana è la contrazione della parte bassa dell’addome e jalandhara bandha è la chiusura del mento. Questi tre bandha sono metodi specifici per accumulare una maggiore riserva pranica e, che li conosciate o meno, essi avvengono spontaneamente quando siete stabili in siddhasana.
In effetti, quando il prana è risvegliato, il corpo è guidato natural-mente in vari mudra, bandha e tecniche di pranayama che potrebbero anche non essere precedentemente noti al praticante. Oggi esistono alcuni sistemi di yoga molto conosciuti che lavorano prevalentemente sul risveglio di questo movimento spontaneo mediante pratiche di yoga, attivando il livello pranico a un’intensità più elevata.

Verso 43

Non c’è nessun’asana come siddhasana, nessun kumbhaka come ke-vala, nessun mudra come khechari e nessun laya o metodo per dissol-vere la mente come nada, il suono interiore.

Qui è stato descritto il sadhana completo del samadhi. Questa descri-zione finale di siddhasana enfatizza la sua importanza e grandezza e sottolinea che essa è preminente fra le asana, così come kevala è la forma superiore di kumbhaka, khechari è il mudra più rilevante e nada è il miglior modo per dissolvere la mente.
Non chiariremo qui kevala kumbhaka, khechari mudra o nada, poiché kumbhaka e pranayama sono esaminati in dettaglio nel secondo capitolo, khechari nel terzo e nada nel quarto.

Versi 44-47

PADMASANA (la posizione del loto)

Mettete il piede destro sulla coscia sinistra e il piede sinistro sulla coscia destra, incrociate le braccia dietro la schiena e tenete saldamente gli alluci. Premete il mento contro il torace e guardate la punta del naso. Questa si chiama padmasana, la distruttrice delle malattie di uno yogi. (44)

Mettete i piedi sulle cosce, con le piante rivolte in alto, i palmi delle mani al centro fra gli inguini, rivolti in alto. (45)

Fissate la punta del naso, mantenendo la lingua premuta contro la radice dei denti superiori e il mento contro il torace, e lentamente in-nalzate il prana verso l’alto. (46)

Questa si chiama padmasana, la distruttrice di tutte le malattie. La gente comune non può raggiungere questa posizione, soltanto i pochi saggi su questa terra possono. (47)

Padmasana è un’asana molto conosciuta che si chiama anche kamala-sana. Padma e kamala significano loto. Quando si pensa a uno yogi, di solito si immagina qualcuno seduto in padmasana, dato che questa è la tradizionale posizione meditativa. Il corpo è ben fermo in questa posizione e i movimenti fisici sono ridotti al minimo. La parte inferiore della schiena è tenuta dritta naturalmente e si può quasi percepire l’effetto equilibrante sul corpo.
L’asana descritta nel verso 44 è comunemente nota come baddha padmasana. In questa asana le gambe sono posizionate come in pad-masana, ma le braccia sono poste diversamente. In padmasana le mani sono tenute in gyana, chin, bhairavi, bhairava o yoni mudra.
Prima di tentare padmasana, le gambe, le caviglie e le ginocchia devono essere molto flessibili. Se le ginocchia sono un po’ rigide, bi-sogna prendere delle precauzioni. Dovete sempre essere delicati con le ginocchia quando assumete padmasana, perché una volta che le rotule o i legamenti sono danneggiati, avrete un problema permanente. Le gambe dovrebbero essere riscaldate e sciolte con alcuni degli esercizi di pawanmuktasana, cioè la rotazione del ginocchio, il passo del corvo, la farfalla, ecc.

Tecnica 1
Piegate il ginocchio destro e portate il piede fino alla natica destra.
Il piede dovrebbe essere o sul pavimento o un po’ più in alto.
Quindi posizionate il piede destro in modo che la caviglia stia ben in alto sulla coscia sinistra, vicino all’anca.
Piegate la gamba sinistra allo stesso modo e mettete il piede bene in su lungo la coscia destra, vicino all’anca.
Ora le gambe sono fissate saldamente nella posizione.
Ponete le mani sulle ginocchia in chin o gyana mudra.
Quando gli indici sono in contatto con la radice dei pollici e le altre tre dita di ogni mano sono separate, questo è chin mudra.
Quando le punte degli indici sono unite con le punte dei pollici e le altre dita di ogni mano sono separate, questa è la pratica nota come gyana mudra.
Per praticare bhairavi mudra ponete la mano sinistra sopra la destra con i palmi rivolti verso l’alto, le mani sono in grembo.

Bhairava mudra si esegue con l’altra mano sopra.
Per yoni mudra, le ultime tre dita sono intrecciate, gli indici si uniscono dalla punta e anche le punte dei pollici si uniscono.
I pollici sono rivolti in alto e gli indici in avanti, così si forma uno spazio triangolare fra i pollici e gli indici.
Piegate la testa in avanti in una posizione rilassata, tenendo la co-lonna vertebrale eretta.
Praticate nasikagra drishti, noto anche come fissare la punta del naso. Questa è la pratica tradizionale di padmasana.
Oggi padmasana si pratica comunemente sedendo come descritto sopra, tranne che la testa rimane dritta e gli occhi chiusi.

Tecnica 2: Baddha Padmasana (la posizione del loto chiusa)
Sistemate le gambe correttamente in padmasana.
Portate le braccia dietro la schiena e incrociatele una sopra l’altra.
Con la mano destra afferrate le dita del piede destro (o solo l’alluce) e con la mano sinistra afferrate le dita del piede sinistro (o solo l’alluce).
Questa è la posizione diritta di baddha padmasana.
Nella posizione finale di baddha padmasana piegatevi in avanti, poggiando la fronte a terra.

Tecnica 3
Sistemate le gambe correttamente in padmasana e mettete i palmi delle mani sulle ginocchia.
Praticate jalandhara, uddiyana e mula bandha con vajroli mudra.
Fissate il centro fra le sopracciglia o la punta del naso.
Si può anche eseguire khechari mudra per tutto il tempo.
Per innalzare il prana, si dovrebbero praticare uddiyana (con bahir kumbhaka), jalandhara e mula bandha, cioè maha bandha. “Innalzare il prana” significa tirare su l’energia che normalmente fluisce verso il basso e all’esterno. Lo scopo dell’hatha yoga è di invertire il movimento spontaneo di apana verso il basso e di prana verso l’alto, cioè trattenere apana prima che fluisca verso l’esterno e prana prima che si muova verso l’alto, entro l’area di samana, la regione dell’ombelico. Questo produce una reazione pranica e crea un’energia più potente che sale attraverso sushumna. Padmasana da sola non basta a indurre questa “ascesa di prana”, perciò bisogna includere pranayama, bandha e mudra.
Sebbene padmasana e siddhasana si possano considerare ugual-mente valide, siddhasana è più utile nel processo per invertire il flusso pranico perché viene premuta vajra nadi, impedendo così un flusso di energia verso l’esterno. Entrambe le asana, comunque, sono indicate per un efficace dharana, dhyana e samadhi.
Specificamente padmasana equilibra prana e siddhasana mantiene stabile la pressione sanguigna ed equilibra la forza pranica e quella mentale.
Padmasana è la “distruttrice della malattia”. Genera cambiamenti nella struttura metabolica e negli schemi del cervello e questo contri-buisce a creare equilibrio in tutto l’organismo. Come siddhasana, anch’essa preme e stimola i meridiani dell’agopuntura di stomaco, vescica biliare, milza, reni e fegato. Il perfetto funzionamento di questi organi è essenziale per la buona salute. Padmasana tonifica i nervi sacrali e coccigei fornendo loro un maggiore flusso di sangue. Il flusso sanguigno verso le gambe diminuisce ed è diretto alla regione addominale. Ciò è utile alle persone con disturbi emotivi e nervosi. Tuttavia, persone con sciatica o infezioni sacrali non devono praticare padmasana fino a quando il problema non si sia attenuato.
Lo yogi Swatmarama afferma: “La gente comune non può raggiungere padmasana, solo pochi saggi possono”. Che cosa vuol dire con questo? Si riferisce alla persona media. Naturalmente, se vi guardate intorno, costaterete che veramente poche persone riescono a eseguire padmasana e che solo coloro che praticano regolarmente lo yoga possono mantenere questa posizione a lungo. Se mantenete le gambe flessibili, sarete in grado di eseguirla.
Verso 48

(Seduti in padmasana) tenete i palmi delle mani uno sopra l’altro, il mento sul torace e concentrate la mente (chitta) su di Lui (il Sé). Ripetutamente fate salire il soffio vitale dalla regione anale e portate giù il prana inalato. (Unendo così i due) si ottiene la conoscenza suprema risvegliando la Shakti.

Praticando padmasana nella maniera descritta e invertendo il flusso naturale di prana e apana, vengono risvegliate la forza potenziale del sistema pranico e le facoltà superiori della mente. Ognuno possiede questo potenziale, ma la maggior parte delle persone funziona solo con una corrente di energia molto bassa e quindi utilizza soltanto una parte molto piccola della capacità del cervello. Per risvegliare i centri dormienti del cervello bisogna aumentare il livello di energia e, per aumentare il prana, bisogna unire le energie positiva e negativa. Quando queste si uniscono, avviene un’esplosione che libera una maggior quantità di energia. Questa unione deve avvenire in uno dei centri vitali, in modo che l’energia liberata viaggi attraverso sushumna fino ai centri superiori del cervello. Questa energia si chiama kundalini. Quello che Swatmarama ha descritto è il processo che avviene praticando uddiyana bandha e mula bandha.
Swatmarama sta fornendo la tecnica basilare per la pratica di suc-cessivi kriya. La posizione seduta corretta è il primo requisito per la pratica di pranayama, mudra, bandha, dharana e dhyana.

Verso 49

Lo yogi che, seduto in padmasana, inspira attraverso l’entrata delle nadi e le riempie di maruta o soffio vitale ottiene la liberazione; non c’è dubbio su questo.

Maruta è un altro termine per prana, ma ha anche altri significati. Le Upanishad affermano che ci sono quarantanove maruta. Sono descritti come fratelli del Signore Indra. Indra rappresenta la mente individuale e il controllore dei sensi o indriya, perciò il maruta rappresenta le quarantanove essenziali facoltà o capacità della mente. Esse sono anche rappresentate dalle quarantanove lettere dell’alfabeto sanscrito e ogni parte del corpo è associata a una particolare lettera. Ogni parte del corpo ha un centro corrispondente nel cervello e il proprio bija mantra situato nel corpo psichico e nella mente.
Assorbire maruta vuol dire ritirare nelle nadi l’energia del corpo e dei sensi diretta verso l’esterno. Questo previene il flusso del prana verso l’esterno, i centri del cervello associati non sono attivati e l’energia è canalizzata nei centri cerebrali responsabili per la coscienza superiore. Quando un praticante si stabilizza in padmasana e inverte il processo pranico, la coscienza è liberata dall’esperienza e dall’esistenza individuali. Mente e prana sono collegati in modo complesso.
Come ci sono due poli di energia, la forza negativa e quella positiva, così ci sono due poli della coscienza individuale: tempo e spazio. L’emisfero sinistro del cervello funziona secondo la sequenza del tempo e l’emisfero destro del cervello opera secondo il principio dello spazio. Quando questi due poli opposti si unificano c’è un risveglio superiore. Questo significa che, affinché l’intero cervello sia attivo, entrambi gli emisferi devono funzionare allo stesso tempo.
L’hatha yoga realizza questo unendo i due poli di shakti: la forza passiva e quella dinamica, ida e pingala. Questo crea una terza forza, nota come kundalini. È l’energia spirituale potenziale dell’uomo che è responsabile di tutte le qualità più elevate della mente. La shakti è creata nei centri inferiori del corpo e sale verso i centri superiori del cervello, manifestando così la pura coscienza. Quando ciò avviene, la consapevolezza finita che opera attraverso i sensi e le esperienze sen-soriali cessa di funzionare. I poli della dualità non esistono più perché sono stati uniti; esiste solo la consapevolezza superiore. Questo è ciò che si chiama emancipazione.
Il raja e il dhyana yogi aspirano a ottenere questo per mezzo della concentrazione della mente, ma l’hatha yogi lo ottiene unendo i prana e, di conseguenza, la mente diviene automaticamente calma. Egli non deve confrontarsi con le tendenze grossolane della mente inferiore; la mente è trascesa concentrandosi sull’aspetto fisico del prana.
Liberazione non è un termine religioso. Indica un procedimento scientifico di unione di due forze opposte. Quando queste forze opposte si associano, avviene un’esplosione che libera energia potenziale. Nel tantra queste forze si chiamano Shiva e Shakti; nello yoga prana e chitta; nel Samkhya purusha e prakriti; nel Vedanta Brahman e jiva e in fisica tempo e spazio.
Queste due forze non possono incontrarsi in qualunque punto, devono unirsi nel nucleo della materia. Quando le forze opposte di shakti si uniscono in muladhara o manipura chakra, l’esplosione che avviene libera l’energia potenziale da quel centro. La scienza ha riscontrato che, quando tempo e spazio s’incontrano nel nucleo della materia, la materia esplode in migliaia e migliaia di particelle. Questa è la base della creazione. È così che ciascuno di noi è nato e, con lo stesso procedimento, si può liberare la coscienza potenziale dalla mente grossolana.
Tutta la materia vivente è la combinazione di due forze, prana e coscienza. Con l’evoluzione del corpo, la coscienza diviene più evidente e, in questo mondo, l’uomo è l’essere più vicino allo sviluppo della pura coscienza.
Attraverso il “fuoco dello yoga” la coscienza può essere liberata dalla sostanza grossolana della mente e del corpo. Questa è l’esperienza di atma anubhuti, atma darshan, la realizzazione del sé, moksha o samadhi. Chiamatelo come volete, è sempre lo stesso processo che comincia con la pratica di asana e il perfezionamento di una comoda posizione meditativa come padmasana.