Anno 2013 - Volume 2

  • Lo Yoga dell’Amore Universale 
  • Rendere la Vita Divina 
  • La Mente di un Bhakta 
  • Satsang con Sw. Shivananda e Sw. Satyananda 
  • Yoga Educazione per i Bambini 
  • Hatha Yoga Pradipika 

Lo Yoga dell’Amore Universale

Tratto da: Rikhiapeeth Blog del 14 Novembre 2012 - Satsang con Swami Shivananda Saraswati.

Non esiste virtù superiore all’Amore, non c’è tesoro superiore all’Amore, non c’è conoscenza superiore all’Amore, non c’è Dharma superiore all’Amore, non c’è religione superiore all’Amore, perché l’Amore è Verità, l’Amore è Dio. Questo mondo è venuto dall’Amore, esiste nell’Amore e alla fine si dissolve nell’Amore. Dio è un’incarnazione di Amore. In ogni centimetro della Sua creazione potete in verità comprendere il Suo Amore.
Il delizioso succo di frutta che placa la vostra sete, la verdura e il cibo appetitoso che appagano la vostra fame, le vesti di seta che indossate, il sole, la luna e le stelle che illuminano questo mondo, i fiumi, le montagne e gli oceani che rivelano la gloria divina, la divina bellezza e lo splendore divino, i vari tipi di fiori che sbocciano nei vostri giardini, la musica che vi culla in un gradevole sonnellino, i profumi che vi danno piacere, insomma, ogni singola cosa che vi dia felicità e gioia proviene dalla potenza di Dio. Quando siete stanchi la sera, Egli avvolge il mondo con l’oscurità per cullarvi nel riposo e vi porta nel suo dolce grembo d’Amore per rinfrescare e calmare i vostri nervi stanchi. Di notte fa luce nel buio per farvi vedere la via assumendo la forma delle stelle. Dio è davvero un oceano di Amore! Avete capito il mistero della Sua creazione? Avete compreso la Sua natura magnanima e il meraviglioso amore verso le Sue creature? Egli vi serve sotto forma di assistenti e infermieri. Vi cura sotto forma di medici. Ha preso la forma di erbe e piante medicinali per servire le vostre necessità. Egli è il cucchiaio. Egli è la medicina. Egli è il paziente. Egli è il medico. Egli è la malattia. Egli è il microbo. Questo grande mistero vi sarà svelato quando la vostra mente sarà assorbita in Lui attraverso un intenso e supremo Amore - Param Prem.
Amare l’uomo è amare Dio solo. L’uomo è la vera immagine di Dio. Egli è il Suo Amsa (frammento). Nella Gita si trova: “Una parte del mio stesso Sé si è trasformata, nel mondo della vita, in uno spirito immortale, ha attirato intorno a sé i sensi, dei quali la mente è il sesto, nascosto nella materia”. (XV, 7) “La conoscenza del sacrificio (Adhi Yajna) parla di Me come di colui che indossa il corpo, o migliore degli esseri viventi”. (VIII, 4) L’amore è il compimento della legge. Lo scopo della carità, del servizio sociale, dell’altruismo, dell’umanitarismo, del socialismo, del bolscevismo e di tanti altri “ismi”, è di sviluppare questo amore universale, di espandere il proprio cuore all’infinito. La teosofia parla di fratellanza universale e cerca di unire tutti attraverso il filo comune dell’amore cosmico. L’amore è un grande livellatore. Non vi è potere sulla terra più grande dell’amore. Potete conquistare questo mondo anche se avete un raggio di questo bene divino che è assolutamente libero da qualunque traccia di egoismo. L’amore puro è un raro dono di Dio. È il frutto del proprio servizio instancabile all’umanità e di innumerevoli azioni virtuose in varie incarnazioni. Esso è veramente un bene raro.
Chi possiede anche solo un raggio di questo è un vero e proprio dio sulla terra. È un potente sovrano. San Paolo dice: “Per quanto io parli con le lingue degli uomini e degli angeli, se non avessi l’amore, diventerei come bronzo risonante o cembalo tintinnante. E per quanto io abbia il dono della profezia e comprenda tutti i misteri e tutta la conoscenza, per quanto io abbia tutta la fede con cui poter spostare le montagne, se non avessi amore, non sarei nulla. E per quanto distribuisca tutti i miei beni per nutrire i poveri e per quanto io dia il mio corpo per essere bruciato, se non avessi amore non mi servirebbe a niente”.
La vera religione non consiste in osservanze ritualistiche, bagni e pellegrinaggi, ma nell’amare tutto. L’amore cosmico abbraccia tutto e include tutto. Nell’amore puro nessuno è escluso dal suo caldo ab-braccio. È abbastanza grande da includere il più umile fra noi, dalla piccola formica al possente elefante, dal condannato a morte all’imperatore potente, dal peggior farabutto al rinomato santo sulla faccia della terra. È l’odio che separa l’uomo dall’uomo, una nazione dall’altra e un paese dall’altro. Sono l’orgoglio e l’egoismo a dividere un uomo da un altro uomo. L’odio, l’orgoglio, l’egoismo sono creazioni mentali. Essi sono i prodotti soltanto dell’ignoranza. Non possono resistere al puro amore. Proprio come l’oscurità è dissipata dai raggi penetranti del sole cocente, così anche la gelosia, l’odio e l’egoismo sono dissipati dai raggi del divino Prem.
È facile parlare di amore universale, ma quando si arriva al campo pratico, ovviamente si mostrano segni di fallimento. Se qualcuno parla male di voi e usa parole aspre, perdete subito la calma. Vi arrabbiate e mostrate una faccia adirata e lo ripagate con la stessa moneta. Dov’è l’amore universale? A voi non piace dividere i vostri beni quando vedete persone in difficoltà. Un uomo che si sforza per sviluppare l’amore cosmico e per realizzare Lui attraverso l’amore non può tenere per se stesso nulla più di quello che veramente gli serve per il proprio sostentamento. Sacrificherà anche quel poco per servire un bisognoso e sopporterà volentieri privazioni e sofferenze con grande piacere. Si rallegrerà che Dio gli abbia dato una rara opportunità per servirLo. Le persone parlano di amore universale ma sono molto tirchie nei fatti. Mostrano solo a parole simpatia e amore. Questa è ipocrisia assoluta. Quelli che hanno sviluppato puro amore cosmico sono molto, molto rari in questo mondo, ma quelli che parlano di amore universale sono moltissimi. Chi cerca di sviluppare l’amore universale dovrebbe cercare di possedere varie virtù sattwiche come Kshama, la pazienza, la perseveranza, la tolleranza, la generosità, la franchezza, la misericordia, la veridicità, Ahimsa, Brahmacharya, Nirabhimanata, ecc. Dovrebbe servire l’umanità instancabilmente per molti anni con uno spirito disinteressato e altruista. Deve uccidere senza pietà il suo piccolo sé. Deve sopportare con calma insulti e offese. Solo allora vi è la possibilità di coltivare l’amore cosmico. Altrimenti è tutto inutile ed è solo un linguaggio fiorito e chiacchiera vana.
Il puro amore divino sentito coscientemente e diretto spontanea-mente verso tutti gli esseri, compresi gli animali e gli uccelli, è in verità il risultato diretto della propria visione o realizzazione dell’Essere Supremo. Lasciatemi ripetere qui le parole di Bhagavan Sri Krishna: “Colui che Mi vede ovunque e vede tutto in Me, Io non lo lascio mai e lui non lascerà mai Me”. (Gita: VI-30) “L’individuo armonizzato in se stesso tramite lo Yoga vede il Sé che dimora in tutti gli esseri e tutti gli esseri nel Sé, ovunque egli vede la stessa cosa”. (VI-29)
Come può quello Yogi dall’amore puro che ha questa grandiosa visione della coscienza cosmica odiare un altro, maltrattare un altro e mostrare disprezzo e rabbia nei confronti di un altro? Egli è caro a Dio. È per questa ragione che il Signore Krishna dice: “Colui che non serba rancore verso alcun essere, amichevole e compassionevole, senza attaccamento ed egoismo, equilibrato nel piacere e nel dolore, che sa perdonare, lui, Mio devoto, mi è caro”. (XII -13)
I santi, i veggenti e i profeti del mondo hanno parlato di amore co-me il fine e lo scopo o il traguardo della vita. Il Rasa Lila di Sri Krishna è pieno di Prem e di misteri divini. Lo spogliarsi delle vesti delle Gopi rappresenta la distruzione dell’egoismo. Il Signore Krishna ha predicato l’amore attraverso il Suo Flauto. Il Signore Buddha era un oceano di amore. Ha rinunciato al suo corpo per placare la fame del cucciolo di una tigre. Raja Sibi diede il peso equivalente a quello della carne di un piccione dalla propria coscia per soddisfare la fame del falco. Che animo nobile! Il Signore Rama visse una vita di amore e dimostrò amore in ogni minimo aspetto della sua attività. Miei cari figli dell’Amore, traete ispirazione dai loro insegnamenti. Percorrete la via dell’Amore, siate in comunione con Dio e raggiungete la dimora eterna dell’Amore. Questo è il vostro più alto dovere. Avete preso questo corpo per raggiungere l’Amore, che è il solo traguardo della vita.
Cari fratelli, se volete ottenere la perfezione, se volete godere di infinita pace e beatitudine, se volete divenire immortali, sviluppate il puro Amore Divino; coltivate l’amore universale servendo e amando tutti, poiché solo l’Amore vi porterà la liberazione; solo l’Amore può portarvi all’altra sponda di beatitudine e immortalità, alla sponda che è al di là di ogni afflizione, pena e sofferenza.
Vivete nell’Amore. Respirate nell’Amore. Cantate nell’Amore. Mangiate nell’Amore. Bevete nell’Amore. Camminate nell’Amore. Parlate nell’Amore. Pregate nell’Amore. Meditate nell’Amore. Pensate nell’Amore. Muovetevi nell’Amore. Scrivete nell’Amore. Morite nell’Amore. Purificate il vostro pensiero, la vostra parola e azione nel fuoco dell’Amore. Bagnatevi e immergetevi profondamente nelle sacre acque dell’Amore. Assaporate il miele dell’Amore e divenite un’incarnazione dell’Amore (Prema Vigraha o Prema Murti).
Possa la divina fiamma dell’Amore divenire sempre più luminosa in tutti voi! Che noi tutti possiamo sentire la fratellanza universale e coltivare l’amore universale! Che noi tutti possiamo riconoscere Dio in tutti gli esseri e vedere Dio in tutti i volti! Che possiamo condividere ciò che possediamo con gli altri! Che possiamo dire in ogni momento parole dolci e amorevoli! Che possiamo servire l’umanità instancabilmente con dolce amore! Possa lo sviluppo dell’amore universale essere lo scopo della vita!


 

Rendere la Vita Divina

Tratto da: Rikhiapeeth Blog del 4 Settembre 2012 - Satsang con Swami Shivananda Saraswati.

Tutti vogliono la felicità. La vita è un processo di autoespressione e una ricerca di armonia e pace. Lo scopo della vita è perdere il senso di individualità e divenire uno con Dio. Vivere l’unità è la vita divina.
Nella vita di una persona mondana non c’è pace. Sebbene vi sia ricchezza e comodità vi è agitazione. Brame e ricerca di gratificazione occupano la mente. Ovunque troverete la stessa terra, lo stesso cielo e la stessa acqua, la stessa attrazione e repulsione e la stessa mente. Molte persone sono state ingannate e deluse dall’aver cambiato ambiente.
Il mondo è pieno di lotta. Anche se il viso è bello, il cuore è duro. Il cuore dovrebbe essere reso tenero come il burro attraverso il servizio altruistico e il dare ai poveri. La vita ha da offrire di più che mangiare, dormire e parlare e ha una forma più elevata di beatitudine che non quella dei piaceri transitori. C’è un modo nobile di vivere la propria vita.

Superare l’illusione
La maggior parte delle persone normalmente dice: “Devo assolvere i miei doveri, educare i figli e compiacere il mio capo. Dove trovo il tempo per fare japa e studiare i testi spirituali? Non ho tempo libero e anche la domenica devo preoccuparmi del lavoro. Non voglio lo yoga. Il lavoro d’ufficio e il mantenimento della mia famiglia è di per sé un grande dovere o yoga”. Questo non è vero dovere ma schiavitù e illusione egoistica. Anche nei sogni la persona incontra i colleghi e il capo e trascorre la sua vita bevendo, mangiando e dormendo. La vita non ha senso come vita separata. Ha senso solo quando diventa piena e quando l’anima individuale si unisce all’anima suprema.
L’egoismo rallenta il progresso spirituale e, se può essere distrutto, la metà del proprio sadhana spirituale è completata. La meditazione non è possibile senza sradicare questa qualità negativa. Presi dai piaceri sensuali si dimentica lo scopo della vita. La gente non conosce più un solo verso della Bhagavad Gita o delle Upanishad, o l’efficacia del mantra e del kirtan, né alcunché sull’analisi del sé, sul controllo mentale e l’introspezione. Invece le loro notti trascorrono nel sonno e nel piacere e le loro giornate in chiacchiere futili, nel fare soldi e nel prendersi cura della famiglia. Non rimane tempo per meditare e compiere buone azioni.
Chi è tua moglie? Chi è tuo marito? Chi è tuo figlio? Chi è tua figlia? Chi sono io? Da dove provengo? Si dovrebbe pensare a queste domande e guardare il mondo come un sogno. Né la famiglia né gli amici allevieranno o condivideranno il vostro dolore. Solo Dio non dimentica mai né abbandona nessuno.

La vita è lotta
Vivere è lottare per un ideale. La vita è una lotta per la perfezione e l’indipendenza suprema. Si evolve, si cresce e si acquisisce esperienza attraverso lo sforzo. Si smette di esistere nel momento in cui si smette di lottare. La vita, come anche la società, non può esistere senza sforzo.
Una piccola vittoria sulla mente e sui sensi farà sviluppare forza di volontà, fiducia e coraggio. Il dovere più importante è quello di af-frontare le difficoltà della vita e imparare a controllare la mente e i sensi.
Non c’è bisogno di ignorare la vita nella sua manifestazione fisica, poiché la materia è un’espressione di Dio e del Suo lila. Materia e spirito sono inseparabili, come il calore e il fuoco. La vita è una scuola per sviluppare il carattere e qualità divine quali il perdono, la generosità e la pazienza. Tutti imparano importanti lezioni attraverso il dolore e la sofferenza.
L’insegnamento centrale della Bhagavad Gita e dello Yoga Vashishtha è che si dovrebbe realizzare il Sé rimanendo nel mondo. Si dovrebbe essere nel mondo ma non del mondo, proprio come l’acqua su una foglia di loto.
Il mondo è una casa per tutti quelli che sono membri della famiglia umana. La creazione è unitaria e nessuno è solo e separato. Se le persone riconoscessero il valore degli altri, proteggessero gli animali e vedessero la vita come sacra, allora il mondo sarebbe un magnifico paradiso di pace e tranquillità.

L’Amore è Dio
Dovreste comprendere la vostra intima relazione con tutti gli esseri. La differenza in ogni manifestazione è solo una differenza di grado. La vera coscienza nascosta si trova dietro la forma di un albero o di un cane, di un sikh o un di musulmano. Sapendo che tutte le forme appartengono a Dio, emergerà una gioia inesprimibile, cesserà l’odio e si svilupperà l’unità della coscienza. Nessuna conoscenza, nessun dharma, nessuna religione è superiore all’amore, perché l’amore è verità e l’amore è Dio. Il mondo è nato dall’amore, esiste nell’amore e infine si dissolverà nell’amore. Dio è un’incarnazione di amore e il Suo amore può essere visto in ogni centimetro della creazione. Pertanto, amare l’uomo è amare Dio, perché l’uomo è la vera immagine di Dio,
Dovreste realizzare la vostra identità e l’intima relazione con tutti gli esseri e coltivare un atteggiamento positivo verso tutti. A nessuno piace cedere i propri beni vedendo gli altri in difficoltà. Chi lotta per sviluppare l’amore cosmico dovrebbe tenere solamente ciò che gli serve davvero, dovrebbe sviluppare la fiducia in se stesso e vivere per aiutare gli altri. Il segreto della vita sta nell’amore di Dio e nel servizio all’umanità.

Sadhana
Il sadhana libera la vita dalle limitazioni da cui è vincolata. È nella natura della vita e della mente essere costantemente in movimento. Con l’idea in mente che l’obiettivo più alto è ancora da raggiungere, vi muoverete verso di esso. Tuttavia, l’autodisciplina è essenziale perché le buone intenzioni da sole non vi permetteranno di raggiungere il successo. La regolarità nella pratica vi dà fiducia. L’obiettivo del sa-dhana è interiorizzare la mente con l’introspezione e realizzare la verità in se stessi.
Ecco un esempio del mio sadhana quotidiano. In ventiquattro ore pratico cinque o sei elementi di sadhana: japa, meditazione, asana, pranayama, culto, studio, scrittura e aiuto al malato e al povero. Ricarico la mia mente con la coscienza divina in ogni momento. Combino il riposo e il rilassamento con esercizi di respirazione profonda. Ho trascorso trentacinque anni della mia vita a Rishikesh e ne ho tratto meravigliosa energia spirituale e forza in abbondanza. Mantengo un elevato livello di salute e godo la pace e la beatitudine in ogni momento. Mi sento di poter lavorare altre dieci ore ogni giorno. Il segreto è il mio sadhana sistematico e la grazia del Signore.

Sadhana facile
A causa dell’ignoranza avete dimenticato la vostra natura essenziale: lo stato di satchidananda, verità, coscienza, beatitudine. Non è neces-sario rinunciare al mondo e fuggire in qualche grotta dell’Himalaya per trovare la vostra divinità perduta. Anche con un sadhana semplice potete raggiungere la coscienza di Dio mentre vivete nel mondo.
Non avete bisogno di una stanza riservata alla meditazione o di un tempo stabilito per meditare. Chiudete gli occhi per un minuto o due ogni due ore e pensate a Dio e a qualità come l’amore, la gioia e la purezza. Mentre siete al lavoro ripetete mentalmente Hari Om o Sri Rama o Rama Rama o qualsiasi altro mantra. Si dovrebbe fare questo anche durante la notte ogni volta che capita di scendere dal letto. Fate questa pratica almeno occasionalmente quando cambiate posizione durante il sonno e con la ripetizione questo diventerà un’abitudine.
Il corpo è un tempio di Dio in movimento e il posto di lavoro può essere trasformato in un altro tempio. Attività come camminare, respirare e leggere sono offerte al Signore. Il lavoro è adorazione e meditazione. Se il lavoro è fatto senza alcuna motivazione, senza l’idea del proprio intervento e senza aspettativa di risultati, voi divenite uno strumento nelle mani di Dio. Allora Egli sarà in grado di operare attraverso le vostre azioni. Con la pratica, tutte le vostre azioni diverranno adorazione e qualsiasi cosa ascoltiate, tocchiate o proviate sarà Dio. Odio e inganno scompariranno e si svilupperanno invece l’amore per tutti e un senso di unità. Questo è uno yoga dinamico e un sadhana facile.

L’unità è la vita divina
L’unità è vita eterna e la diversità è morte. L’unità porta armonia e pace suprema, mentre la diversità porta disarmonia e agitazione. C’è solo un linguaggio, il linguaggio del cuore. Esistono solo un dharma, la legge di causa ed effetto, e la religione dell’amore. Proverete tutti l’unione ovunque e scoprirete quel filo conduttore che collega tutti i nomi e le forme. Le diversità, le differenze e le creazioni mentali svaniranno.
La vita è vibrante in ogni atomo. Può essere vissuta come poesia, arte e adorazione. Lo scopo della vita è realizzare l’unità con Dio. Siamo qui come pellegrini e la nostra destinazione è Dio.


 

Satsang con Sw. Shivananda e Sw. Satyananda

Tratto da: Calendario 2013, Aprile, Maggio, Giugno, Shivananda Math, Rikhiapeeth, Deoghar, Jharkhand, India.

Manifestazioni di Devi

Satsang con Swami Satyananda Saraswati

Devi è il grande potere dietro questa creazione. È chiamata Maya perché dalla creazione è apparsa maya nella forma di questo mondo. Essendo la regolatrice di maya, lei è Maha maya. Devi è anche avidya rupini, la forma dell’ignoranza, perché crea la schiavitù, ed è vidya rupini, la forma della conoscenza, perché, eliminando l’illusione, dà la conoscenza e la liberazione. Essendo la prakriti che esisteva anche prima di questa creazione, è chiamata Adya Shakti. Essendo l’espressione di chit shakti, la forza della coscienza in prakriti, è chiamata vachak shakti, la forza della parola.
Nei tantra si medita sull’anima nella forma di Devi. In questo modo Devi è lei stessa Brahman nell’aspetto di Madre. Nel suo aspetto di Para Brahman, Devi è oltre tutti i nomi e le qualità. Nel suo aspetto di Madre del Mondo, ha tre forme. La prima è la sua forma onnipotente, che è ignota. La seconda è un aspetto molto sottile che si manifesta nella forma del mantra. Comunque, siccome è difficile meditare sulla sua esistenza senza forma, si immagina anche nella forma grossolana materiale, la cui descrizione si trova nei tantra e nei purana.
Nel suo aspetto di prakriti, Devi è l’origine di Brahma, Vishnu e Maheshwara; ha la forma maschile e anche quella femminile, ma ge-neralmente si medita sulla forma femminile. Tutti i mantra e gli yantra delle scritture tantriche sono, in effetti, sue forme. Le forme di Mahadevi, Saraswati, Lakshmi, Gayatri, Durga, Tripura Sundari, Annapurna e tantissime altre devi e potenze femminili sono sue diverse manifestazioni.
Nelle forme di Sati, Uma, Parvati e Gauri, Devi è la consorte del Signore Shiva. Alla yajna di Daksha, non potendo sopportare l’insulto a suo marito, Sati rinunciò alla propria vita per la vergogna e l’afflizione. Il Signore Shiva, incapace di sopportare la separazione, afferrò il corpo morto di Sati e cominciò a vagare in uno stato di semi follia. Avvantaggiandosi di questo stato di cose e in assenza di una disciplina divina, i poteri inferiori iniziarono ad alzare la testa in vari posti. Quando Vishnu vide questo, tagliò il corpo di Sati in sessantaquattro parti col suo chakra. I luoghi dove caddero queste sessantaquattro parti sono i cinquantuno shaktipith in cui Devi e il suo Bhairava sono adorati con vari nomi e forme.
Come Devi ha molti nomi e forme nel brahmanda o universo, la sua forma sottile nel corpo si chiama kundalini shakti. Così come il riflesso di un’unica luna assume tante forme nell’acqua, allo stesso modo l’unico potere si esprime in diverse forme. Negli animali, negli uccelli, in tutte le diverse forme di vita e anche nella materia inerte, si esprime la stessa potenza di Devi.
Anche gli esseri umani hanno in se stessi tutti gli elementi che si trovano nell’universo. Questo corpo è un universo in miniatura. Il po-tere creativo dell’universo risiede latente anche nel corpo umano. Ri-svegliare questo potere e renderlo attivo è lo scopo del tantra sadhana. La pratica del tantra e di tutte le sue discipline ispira i sadhaka a realizzare il loro potere divino e a sentire la presenza di questo potere nel mondo intorno a loro. Il sadhaka è pronto per l’adorazione nirakara quando prima è passato attraverso le forme esteriori dell’adorazione e i vari rituali o karmakanda dei metodi sakara di adorazione e, alla fine, realizza Mahadevi nella forma della propria anima e raggiunge così la liberazione.

L’Adorazione di Devi

Satsang con Swami Shivananda Saraswati

Devi è sinonimo di Shakti, il potere divino che manifesta, sostiene e trasforma l’universo come l’unica forza unificante dell’esistenza. In realtà, l’adorazione di Devi non è settaria; non appartiene ad alcun culto. Con Devi o Shakti intendiamo il presupposto di tutte le forme del potere dell’esistenza, della conoscenza, dell’onniscienza. Questi poteri sono i gloriosi attributi di Dio - potete chiamarlo Vishnu o Shiva o come volete. In altre parole, Shakti è la possibilità stessa dell’assoluto di apparire come molti, la possibilità degli dei di dare origine a questo universo. Shakti e Shakta sono tutt’uno, non si possono separare il potere e colui che possiede il potere; Dio e Shakti sono come il fuoco e il calore del fuoco.
L’adorazione di Devi o di Shakti è quindi l’adorazione della gloria di Dio, della grandezza e della supremazia di Dio. È l’adorazione dell’onnipotente. È una sfortuna che Devi sia scambiata per una dea indù assetata di sangue. No, Devi non è proprietà dei soli indù. Devi non appartiene ad alcuna religione. Devi è il potere cosciente del De-va. Non si dimentichi mai questo. I termini Devi, Shakti, ecc. e i con-cetti delle diverse forme associate a questi nomi sono concessioni fatte alle limitazioni della conoscenza umana, della comprensione umana. Bhagavan Sri Krishna dice nella Gita: “Questa è solo la mia Shakti di natura inferiore; oltre a questa c’è la mia natura più elevata, la Shakti originale, il principio vitale che sostiene l’intero universo”. L’Upani-shad dice: “Si sente parlare in molti modi di para Shakti, il potere supremo di questo Dio; questo potere è la natura di Dio che si manifesta come conoscenza, forza e attività”.
Dato che non si può adorare Shakti nella sua natura essenziale, si adora per come la si concepisce nelle sue manifestazioni: creazione, preservazione e distruzione. Shakti, in relazione a queste tre funzioni, è Saraswati, Lakshmi e Kali. Esse, come è evidente, non sono tre Devi distinte, ma l’unica Devi senza forma adorata in tre differenti forme. La Durga Puja o Navaratri è l’occasione festosa dell’adorazione di nove giorni di Maha Kali, Maha Lakshmi e Maha Saraswati, la divinità dell’universo adorata in tre modi.
Saraswati è l’intelligenza cosmica, la coscienza cosmica, la cono-scenza cosmica. L’adorazione di Saraswati è necessaria per buddhi-shuddhi (la purificazione dell’intelletto), viveka-vichara-shakti (la capacità di discernimento e corretta investigazione), gyana (la saggezza) e l’illuminazione del sé. Lakshmi non significa maggiore ricchezza materiale come oro, bestiame, ecc. Ogni tipo di prosperità, gloria, magnificenza, gioia, esaltazione, grandezza, arriva per grazia della dea Lakshmi. Sri Appayya Dikshitar definisce anche la liberazione finale come “moksha-samraja Lakshmi”. Quindi l’adorazione di Lakshmi significa l’adorazione della divinità, il potere che dissolve la molteplicità nell’unità. L’adorazione di Devi è perciò la spiegazione dell’intero processo del sadhana spirituale in tutti i suoi aspetti.
Durante la Durga Puja o Navaratri osservate un rigoroso anushthan e purificate la vostra natura interiore spirituale. Questo è il momento più propizio dell’anno per l’adorazione della Madre. Leggete Saptasati o Devi Mahatmya e Lalita Sahasranama. Fate japa del mantra di Devi. Svolgete l’adorazione formale con purezza, sincerità e devozione assoluta. Piangete per il darshan di Madre Devi. La Madre Divina vi benedirà con conoscenza, pace e gioia senza fine. Possa la divina Madre Durga stabilire la rettitudine o dharma nel mondo! Possa distruggere tutte le oscure forze ostili che disturbano la pace nel mondo! Possa eliminare tutti i tipi di epidemie e carestie dalla terra! Possa portare suprema pace, prosperità e intramontabile beatitudine a tutti i Suoi figli di questo mondo! Possa trasmutare gli Asura, o demoni, o persone con tendenze diaboliche in persone sattwiche (pure). Possa annullare negli esseri umani le tendenze asuriche come lussuria, ira, superbia, ipocrisia, ecc. che rappresentano i demoni Madhu Kaitabha, Mahisha, Sumbha e Nisumbha!
Possa Lei dare il latte della saggezza divina ai Suoi figli ed elevarli alle nobili altezze dello splendore e della gloria divini, all’imperituro stato di kaivalya e di eterno splendore!

Shakti è Infinita

Satsang con Swami Satyananda Saraswati

Secondo il Tantra, materia ed energia sembrano due cose, ma sono intercambiabili. La materia può assumere la forma dell’energia e l’energia può condensarsi in materia. Per mantenere la creazione, deve esserci la dualità di energia e materia e, quando energia e materia interagiscono fra loro, allora c’è la creazione, c’è l’espressione o maya.
Nel Tantra l’energia è nota come shakti, che in sanscrito significa letteralmente “chi è capace di compiere qualunque cosa”. Il corrispettivo tantrico di Shakti è noto come Shiva e, nella filosofia tantrica, essi rappresentano la materia e la coscienza. Anche nella scienza moderna abbiamo il concetto della coscienza; Shiva è insito in ogni cosa. Shakti è la creatrice ed è attraverso Shakti che la materia può esistere.
Secondo la filosofia dell’hatha yoga, entro il corpo fisico le nadi ida e pingala rappresentano la coscienza, chit shakti, e l’energia, prana shakti, e l’interazione fra coscienza ed energia è chiamata “vita”. L’energia è infinita. Quando trascendete la materia, divenite consapevoli di questa energia infinita ma, quando discendete nella materia, l’energia sembra essere di quantità molto limitata.
Mente, sensi, corpo, karma, incarnazione, tutto l’insieme della vita limita l’esperienza dell’energia. Non riusciamo ad avere accesso all’energia illimitata a causa della mente e dei fattori fisici. Di conseguenza, per realizzare questa energia infinita, illimitata, dobbiamo trascendere i sensi, il prana, la mente, l’intelletto e l’ego. Man mano che continuiamo a trascenderli, ci troviamo di fronte all’esperienza dell’energia infinita. L’energia è concepita in molte sfere: non solo come energia spirituale, atma shakti, ma come rabbia, passione, pace della mente, fame, desiderio, perdono, carità, vita; tutto è un’espres-sione di energia.
Così l’energia non deve essere compresa soltanto come un’essenza spirituale. Noi la chiamiamo energia spirituale, ma tutte le cose che si possono vedere in questo mondo, dal più minuscolo oggetto ai corpi più grandi come il sole e la luna, non sono altro che manifestazioni di energia. Se l’energia fosse ritirata, la materia non esisterebbe. La materia non può esistere senza energia: questo è il primo principio del Tantra. Se non c’è shakti, non c’è creazione. Se non c’è shakti, non c’è neanche la consapevolezza terrena. Dunque dobbiamo percepire shakti non solo nella sfera spirituale ma in ogni sfera. Pertanto, shakti è infinita.
C’è un incessante processo automatico. A causa delle leggi insite nella natura, la trasformazione dell’energia in materia e il ritorno della materia in energia è un processo continuo. Il processo della creazione, il processo dell’espressione, si mantiene sempre. I tre guna, sattwa, rajas e tamas, controllano tutto il processo (sattwa significa equilibrio, rajas dinamismo e tamas energia nello stato di quiete). A causa di questi tre guna, l’energia viene trasformata in materia e la materia ritorna a essere energia, come in un ciclo continuo. Noi non sappiamo nemmeno che ciò accade. Accade anche nel nostro corpo.
Quando vi volgete alla vita spirituale e cominciate ad avere avventure spirituali, che cosa succede? State usando sempre più energia per la vita interiore invece di utilizzarla per la formazione di materia. Di solito l’energia si trasforma sempre in materia automaticamente ma, quando andate da un Guru, quando vi volgete alla vita spirituale o praticate meditazione, ecc. tutte queste pratiche fermano questo processo naturale. L’energia è indirizzata in senso contrario per avere esperienze interiori e queste esperienze interiori, o atma gyana (conoscenza del sé), o samadhi (realizzazione di Dio), sono la trasformazione della shakti in consapevolezza spirituale. Perciò, shakti non è limitata, è infinita.

Gli Shaktipith

Jwalamukhi, Himachal Pradesh - la Lingua
È in questo immacolato e puro shaktipith che cadde la lingua di Sati. Il tempio di Jwalamukhi è uno sbalorditivo luogo di potere, un’avventu-ra verso se stessi. Questo puro e radioso santuario è situato nelle colline vergini dell’Himachal Pradesh.
Qui Shakti si manifesta come jwala o fiamma. Dentro Jwalamukhi c’è un antico santuario dedicato alla lingua di Kali, la fonte della fiamma della trasformazione. Il santuario contiene una pozza d’acqua poco profonda. Ci sono fiamme blu che galleggiano sull’acqua, ali-mentate da un perenne gas naturale.
Se la grazia di Devi discende su di voi, Ella può manifestarsi do-vunque e in qualunque momento come una fiamma proprio davanti a voi, tanto grande è la sua potenza. Alloggiata in un piccolo mandir, la Devi benedice i devoti con otto fiamme che ardono risplendenti da tempo immemorabile.
Come in tutti gli shaktipith, Shiva è presente e adorato come Un-matha o l’intossicato dallo spirito che concede l’esperienza superiore agli aspiranti sinceri. 
Tarapith, Rampurhat, Bengala dell’Ovest - il Seno
Tarapith è una piccola città tempio situata vicino a Rampurhat sulle rive del fiume Dwarka, che scorre verso nord, nel distretto di Bir-bhum, nel Bengala dell’Ovest. È un rinomato tempio tantrico con an-nessi terreni di cremazione dove si eseguono riti tantrici. Fra i pith, Tarapith è un siddha pith, che accorda illuminazione, saggezza, felicità e siddhi, i poteri sovrannaturali.
Tara è l’aspetto tantrico spaventoso della Madre Divina. Si crede che Tara Ma conferisca moksha (liberazione) agli esseri umani indi-pendentemente dai loro karma, se ottengono le sue benedizioni. Si dice che, se si pronuncia “Jaya Jaya Tara” con vera fede, si risolvono tutti i propri problemi. Le sue benedizioni aiutano a superare gli osta-coli della vita e a ottenere la forza totale per godere la pace della Sua grazia e il nettare della Sua benedizione.
All’interno del tempio, l’effigie originale di pietra della Dea Tara, raffigurata come madre che allatta Shiva, l’immagine primordiale, è protetta da un’effigie di metallo di un metro che possono vedere i de-voti. Rappresenta Tara nella sua forma ardente con quattro braccia, che indossa una ghirlanda di teschi, con la lingua che pende di fuori. In tempi recenti questo luogo sacro è stato reso famoso dal siddha Bamakhyapa. Egli era un devoto molto potente di Ma Tara la cui vita ruotava intorno all’adorazione e all’invocazione di Ma. Ci sono molte storie di miracoli riguardanti Bamakhyapa e Ma Tara.
Gli adoratori vengono in questo luogo per liberarsi dalle azioni e dai legami terreni e per ottenere la totale liberazione con la grazia e l’affetto di Ma. I fedeli affluiscono qui per avere il suo affetto materno e le benedizioni cosmiche che li proteggano dal veleno del mondo, che incontriamo ogni singolo giorno della nostra vita sotto forma di inquinamento sia fisico che mentale.

Vindhyavasini, Vindhyachal, U. P. - il Dito del Piede Sinistro
Questo famoso tempio in cui risiede la dea Vindhyavasini è situato fra le colline di Vindhyachal e le rive del fiume Gange. Quest’area, circondata da montagne, abbonda di un’energia pura e naturale in cui si ritiene che risiedano Maha Lakshmi, Maha Kali e Maha Saraswati. Si crede che Vindhyavasini, un’avatar di Durga come Katyayani, conceda un’istantanea benedizione.
Vindhyavasini forma una parte del Mahalakshmi Yantra o trikon (triangolo divino), percorso da migliaia di pellegrini ogni anno per visitare i tre pith del triangolo allo scopo di ricevere le benedizioni eterne di Devi in forma di Maha Lakshmi (nel tempio di Vindhyachal), Maha Kali (nel tempio di Kalikoh) e Maha Saraswati (nel tempio di Ashtabhuja).
Questo shaktipith è molto rinomato come un santuario di shakti altamente illuminato e risvegliato e si sa che attira devoti da ogni luogo per adorazione, darshan e anushthan.
Swami Satyananda trascorse qui tre giorni in anushthan nel 1988 dopo aver lasciato Munger.


 

Yoga Educazione per i Bambini

Tratto da: Swami Niranjanananda Saraswati, Yoga Education for Children, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Capitolo 3

Un Sistema Gurukul di Istruzione

Swami Niranjanananda Saraswati

In un ashram la tradizione del gurukul, la famiglia del maestro, è dove vi sono un ambiente e uno stile di vita che contribuiscono alla crescita spirituale; dove la visione e lo spirito dei maestri della tradizione sono mantenuti vivi. È un ambiente spirituale dove la visione del guru può rivelarsi.
Il gurukul a Ganga Darshan, Munger, rappresenta una tradizione di veggenti: Swami Shivananda, che aveva previsto il bisogno dello yoga come stile di vita per il futuro, e Swami Satyananda, che ha strutturato la visione del suo guru, la filosofia, le pratiche, le applicazioni e lo stile di vita in un sistema molto pratico e scientifico chiamato Bihar Yoga o Satyananda Yoga. È attraverso questo sistema di yoga che Swami Satyananda (Sri Swamiji) sviluppò le tecniche con le quali possiamo armonizzare e migliorare l’efficienza della nostra testa, del cuore e delle mani - intelletto, emozioni e azioni.

Sviluppare l’intera personalità
Lo yoga, nel sistema del gurukul, comporta integrazione e sviluppo dell’intera personalità umana, non solo del corpo o della mente. Nel sistema educativo del gurukul ci deve essere un equilibrio tra asana, o posizioni fisiche, pranayama, controllo del respiro, pratyahara, rilassamento, e dharana, concentrazione.
Si dà anche il compito di sperimentare gli yama, le astensioni, e i niyama, le osservanze, per fare esperienza di quelle attitudini e percezioni e del loro ruolo nella propria vita. L’osservanza di yama e niyama porta a una trasformazione interiore. Vi aiuta a connettervi con le vostre stesse qualità e forze interiori. In questo modo lo studente vive la totalità del raja yoga.

Sintesi dell’esperienza yogica
Anche swadhyaya, o studio di sé, una delle osservanze, è parte del si-stema educativo del gurukul e parte del gyana yoga. In questo sistema il bhakti yoga offre la possibilità di essere esposti a diversi strumenti per canalizzare, trascendere e sublimare le emozioni grossolane.
Naturalmente, l’esperienza del karma yoga di praticare seva, azioni disinteressate, è parte importante della routine dell’ashram. L’am-biente del gurukul e lo stile di vita dell’ashram aiutano a fare esperienza dello yoga come deve essere sperimentato, ad avere una diversa comprensione dello yoga ed una diversa comprensione della vita.

La mente matura
Lo yoga è un processo continuo di sviluppo e non può essere imparato in un paio di anni, ma una volta che avete praticato, studiato e compreso lo yoga, scoprirete che i vostri momenti quotidiani diventeranno colmi di consapevolezza yogica. Lo yoga non è solo asana e pranayama, è un attitudine, una consapevolezza della vostra interazione con la vita e l’abilità di assicurare passaggi tranquilli attraverso momenti di difficoltà. Dunque, lo yoga è un processo educativo in corso.
L’istruzione non è solo un processo o una conquista intellettuale. Piuttosto, l’istruzione gioca un ruolo estremamente vitale nella matu-razione della mente e della coscienza umana. La maturità della mente e della coscienza è lo scopo dell’istruzione e si riflette nell’abilità di applicare in pratica la conoscenza che avete ottenuto intellettualmente. La conoscenza è una cosa e l’applicazione un’altra. La conoscenza senza applicazione è un semplice raggiungimento intellettuale, ma quando iniziate ad applicare ciò che sapete, allora inizia il processo di maturità della coscienza. Quando siete capaci di mantenere il vostro equilibrio, l’armonia e la pace nelle situazioni quotidiane, quella è la maturità della mente.

Dove inizia la vera istruzione
La crescita di un individuo inizia con l’interazione positiva tra i geni-tori e il bambino. Questo periodo è importante e cruciale per l’educazione. La società di oggi ispira violenza; i giocattoli che diamo ai nostri figli sono fucili e pistole ad acqua. Psicologicamente stiamo dicendo loro: “Esprimete la vostra violenza!” Stiamo dando loro il messaggio che l’unica emozione da esprimere è la loro rabbia e la loro violenza. Se questo è lo stato della nostra interazione con i nostri figli, allora nel futuro vedremo molta confusione sociale e squilibri psicologici, e la società non ha alcuna infrastruttura per affrontare tali situazioni. Sta accadendo anche ora con la crescita della criminalità e il declino dei valori.
Il nostro concetto di istruzione deve passare dall’istruzione in classe all’istruzione personale. Si deve fare questo spostamento. Come farlo? Secondo le teorie yogiche, la vera istruzione, l’istruzione intuitiva e l’istruzione filantropica si bloccano intorno all’età di sette anni e successivamente inizia l’istruzione accademica. Persone come Micheline Flack e altri pensatori si interessano all’istruzione scolastica accademica, ma noi ci interessiamo all’istruzione intuitiva che un bambino può assorbire solo fino all’età di sette anni.
Questa istruzione è assorbita attraverso l’ambiente familiare, la cultura, la società, ed è conosciuta come samskara, la programmazione del computer umano. La madre è la responsabile di tale educazione, ma ricordate che se un seme è marcio, anche qualunque cosa nasca da esso sarà malato, debole e marcio. Non possiamo dare alla nostra prole i giusti samskara.
Perciò, la mia richiesta a tutte le madri e alle future madri è di fare uno sforzo cosciente di acquisire samskara nella loro natura, personalità e vita, di esprimere questi samskara nell’ambiente familiare e di educare i bambini con quei samskara.

Il principio SWAN
È in questo contesto che vorrei trattare di samskara, intelletto e intelligenza. Cosa sono i samskara? Abbiamo detto che sono impressioni. Intelletto e intelligenza sono due cose differenti. L’intelligenza è un’espressione naturale di ciò che sappiamo, di ciò per cui viviamo mentre l’intelletto consiste nei concetti di cui siamo imbevuti. L’intelligenza è un’espressione armoniosa delle nostre credenze e della nostra natura. È possibile essere un gigante intellettuale ma non avere intelligenza. È possibile avere intelligenza eppure essere un pazzo ignorante assoluto. Dunque, dobbiamo imparare a differenziare tra intelletto e intelligenza. L’intelletto riguarda la buddhi, il processo della conoscenza, e l’intelligenza riguarda bodha, il processo di espressione.
Queste cose devono essere capite in relazione alla natura umana. C’è una teoria che io chiamo il principio “SWAN”. S-W-A-N è un acronimo per strength (forza), weakness (debolezza), ambition (ambizione) e need (bisogno).
Questi sono i quattro tratti intrinsechi nella personalità umana. Tutti noi abbiamo i nostri punti di forza, tutti noi abbiamo le nostre debolezze, tutti noi abbiamo le nostre ambizioni e tutti noi abbiamo i nostri bisogni. Dobbiamo capire qual è il nostro particolare principio SWAN. Qual è la mia forza, qual è la mia debolezza, qual è la mia ambizione e quale il mio bisogno? Qui la domanda viene rivolta ai genitori. Dobbiamo fare molta attenzione a non confondere la nostra necessità con l’ambizione, la nostra ambizione con la nostra forza e la nostra debolezza con la nostra necessità. Ci deve essere una chiara divisione nell’identificazione di forza, debolezza, ambizione e bisogno personale. Una volta che siete in grado di farlo, dovreste anche essere capaci di osservare la personalità degli esseri con cui vivete, sia vostro marito, o vostra moglie, o vostro figlio, o chiunque.
In questo modo, quando iniziate veramente a capire i principi che governano la vostra personalità scoprirete che i vostri atteggiamenti e le percezioni cambiano.
Nello yoga questi cambiamenti sono l’inizio dell’istruzione. Se gli insegnanti possono riconoscere i punti di forza e di debolezza del bambino, essi possono essere insegnanti migliori; possono incoraggiare e sostenere la crescita e lo sviluppo. Se i genitori sanno riconoscere i punti di forza del bambino, possono incoraggiare tale forza. Se possono riconoscere la debolezza del bambino, possono aiutarlo a superarla. Se sanno riconoscere le ambizioni del bambino, possono guidarlo in modo che le ambizioni siano appagate in modo positivo e costruttivo. Se sanno riconoscere i bisogni del bambino, possono aiutare il bambino ad appagare quei bisogni.
In questo modo inizia il processo di provvedere al giusto samskara, la giusta impressione, la giusta programmazione. Allora, il primo stadio è l’individuazione del principio SWAN in ogni individuo.

Applicazione del principio SWAN e di semplici tecniche di yoga nelle scuole
I bisogni e le possibilità attuali non permettono un’attuazione, per tutti, del sistema educativo del gurukul in tutto il mondo. Tuttavia, si dovrebbero insegnare: la comprensione e l’applicazione dei principi SWAN insieme all’applicazione di alcuni mantra semplici, ma molto importanti, per un ascolto ben sintonizzato e per l’effetto sul cervello delle vibrazioni sonore positive; alcune posizioni fisiche, non solo ginnastica, ma posizioni stabili che inducono un diverso effetto fisio-logico, cioè equilibrare lo sviluppo ormonale, sviluppare il sistema nervoso, stimolare il sistema digestivo, ecc.; alcune tecniche respiratorie, che sono un modo eccellente per controllare emozioni sfrenate come risate isteriche, rabbia eccessiva, ecc. Questo è molto utile sia per gli adulti sia per i bambini.
Anziché chiedere semplicemente agli studenti di studiare questo o memorizzare quest’altro entro la prossima settimana, perché non dare loro pratiche che sviluppano la concentrazione e la disposizione ad ascoltare attentamente?
Tutte queste pratiche, che si trovano nel sistema di istruzione del gurukul, possono essere facilmente attuate nel sistema scolastico regolare per un notevole beneficio degli studenti. Tuttavia, l’elemento più importante del sistema educativo del gurukul è il precettore che è lui stesso un individuo molto spirituale, il cui interesse è la pace di tutta l’umanità.
In India stiamo iniziando a ristabilire il sistema educativo del gurukul in due forme: una con i bambini a Rikhia, dove Swami Satyananda viveva e praticava il suo sadhana, e la seconda a Munger, dove vivo io, con gli adulti.

Capitolo 4

La Fondazione del Sistema di Istruzione
di Gurukul a Rikhiapith

Swami Satyasangananda Saraswati

Quando arrivai con Swami Satyananda a Rikhia, un villaggio dimenticato nel Jharkhand, mi parve di essere tornata indietro nel 16° secolo. Non era possibile tornare più indietro; semplicemente non c’era alcuna traccia del 21° secolo, nessuna strada, niente elettricità, niente telefoni, niente giornali, nessuna automobile, nessuna strada affollata, nessun ospedale, poche scuole fatiscenti che apparivano desolate, solo con alcuni bambini cenciosi e trascurati, che indossavano abiti strappati e laceri.
Quella era la Rikhia in cui arrivammo il 21 settembre 1989. Swami Satyananda aveva scelto questo luogo per la sua vita d’isolamento secondo un mandato che aveva ricevuto mentre praticava le austerità al jyotir linga di Shiva a Trayambakeshwar,vicino a Mumbai. Non appena arrivò, Sri Swamiji s’immerse nella sadhana e s’impegnò nel sankalpa di eseguire molte pratiche ardue come panchagni e mantra anushthana.
Fu durante questo periodo che i vicini iniziarono a bussare alla no-stra porta per chiedere aiuto. Erano affamati, avevano bisogno di me-dicine, riparo e vestiti. Le cose fondamentali che noi diamo per scon-tate non erano a loro disposizione. Iniziammo ad aiutarli in ogni modo possibile e gli aiuti iniziarono ad affluire. Nel 1995 il nostro lavoro entrò in pieno fervore quando Swami Satyananda, accettandolo come volontà di Dio, ci diede disco verde per iniziare quest’opera seriamente, in modo sistematico e organizzato, con l’atteggiamento di un’aradhana, o adorazione a Dio in forma vivente.
Oggi, quando vedete questo luogo e le persone, specialmente i bambini, non potete credere alle condizioni in cui si trovavano appena dieci anni fa. Sarebbero perfetti per una pubblicità sul prima e il dopo, se capite cosa intendo!
Com’è accaduto tutto ciò? Gli stessi bambini che allora non osavano guardarvi negli occhi e rispondere a una domanda semplice come “qual è il tuo nome?”, oggi sono al timone dell’ashram di Rikhia, parlando un ottimo inglese, programmando i calendari dell’ashram, guidando tutti i programmi delle varie festività, cantando kirtan emozionanti, guidando le yajna con perfetta intonazione dei mantra sanscriti tale da far sedere ad ascoltare anche un pandit.
Quando guardo indietro al tempo in cui una ragazzina del villaggio bussò alla nostra porta e timidamente chiese di imparare l’inglese e in maniera esitante iniziammo a insegnarle l’ABC, sono stupita nel vedere come quel piccolo seme piantato quel giorno è sbocciato in questo albero gigante di oltre 1500 bambini che stanno continuando ad aumentare.
Badate bene, questi bambini vengono da famiglie povere. Essi sono gli sfortunati, i negletti della società che sono stati condannati a una vita peggiore di quella degli animali che membri benestanti della società allevano come animali da compagnia. Non hanno neanche i comfort essenziali di cui un bambino ha bisogno come spazzolino e dentifricio, sapone, spazzola e asciugamani o persino un bagno dove potersi lavare indisturbati. Questo, per me, è il principale successo di Rikhia perché questi bambini sono letteralmente emersi da questa condizione di miseria.
Rikhia è stato un esperimento, basato sulla filosofia di Swami Sa-tyananda, che l’istruzione è un processo di apertura dall’interno, non qualcosa che si copia dall’esterno, e che diventa possibile quando il bambino è esposto a un ambiente positivo e riceve fiducia, incorag-giamento, riconoscimento, responsabilità e amore, come in un sistema gurukul d’istruzione.
Sri Swamiji dice che quando contribuite alla crescita di una persona che altrimenti sarebbe inetta e la rendete capace, quello è un grande successo e un grande risultato. Tutti possono far fare le cose da professionisti specializzati ma, in quel caso qual è il vostro contributo? Invece, se trasformate una persona assolutamente reietta in qualcuno capace, quello è un grande servizio che gli avete reso.
Con queste parole in mente raccogliemmo la sfida a Rikhia. Ini-ziammo con le ragazze perché erano le più trascurate nella comunità. I genitori non ritenevano neanche necessario mandarle a scuola o istruirle. Queste ragazzine erano destinate a una vita di lavori dome-stici occasionali che forse nessun altro si preoccupava di fare. In altre parole, erano considerate buone a nulla o un peso per la famiglia.
Con i suoi meravigliosi modi, Swami Satyananda ha cambiato tutto ciò. Egli ha dato loro il nome di “kanya” che, immediatamente, ha esaltato la loro posizione nella mente di tutti poiché la venerazione alla kanya è parte integrale della società indiana, a tal punto che ogni indiano ricco o povero, istruito o analfabeta, ha la massima fede nel rituale della kanya puja. Secondo me questo ha fatto miracoli per loro, poiché avvenne un profondo cambiamento solo grazie a questo riconoscimento a loro attribuito.
Il metodo che usammo fu, prima di tutto, di lasciare loro i propri spazi senza richiedere una frequenza regolare. In altre parole, dovevano venire di loro spontanea volontà. Poi sorse il problema di ciò che avremmo dovuto insegnare loro.
Lo yoga fu l’opzione naturale poiché noi tutti eravamo insegnanti di yoga e tutti sapevamo quanto lo yoga sarebbe stato utile per la loro espansione mentale. Ma decidemmo di chiedere loro cosa volevano imparare anziché imporre le nostre scelte. Immaginate la nostra sor-presa quando chiesero l’inglese! Quelle bambine cenciose e col naso che colava, che non sapevano neanche parlare correttamente la loro lingua madre, volevano imparare la lingua più complessa della nostra epoca.
Così iniziarono le lezioni di inglese. A volte venivano, a volte no, ma noi non reagivamo. Una bella mattina, in cui le bambine non erano arrivate, mentre alcuni sannyasin stavano cantando le preghiere del mattino in sanscrito seguite dai kirtan, alcune di esse apparvero e chiesero di partecipare anche loro. Furono così contente che iniziarono a venire regolarmente e impararono presto tutti i canti e i kirtan senza alcuno sforzo.
Gradualmente, notammo un rimarchevole cambiamento nel loro livello di fiducia. Rispondevano meglio, apparivano più luminose, si muovevano con disinvoltura, grazia e padronanza di sé. Diventavano sempre più entusiaste di tutte le loro attività e, così, imparavano più velocemente. Il canto dei mantra aveva fatto miracoli espandendo le frontiere della loro mente, rendendole più recettive allo sviluppo della conoscenza.
Dopo tutto, l’espansione della mente è quel fenomeno che apre tutti i blocchi invisibili della mente che impediscono l’eliminazione dell’ignoranza. Questo è quello che stava accadendo in queste bambi-ne grazie al canto costante dei mantra sanscriti. Il sanscrito è una lin-gua fonetica basata soltanto sulla frequenza del suono. A questo ri-guardo, esso differisce dalle altre lingue che si sono sviluppate con lo scopo di comunicare.
Attraverso il mezzo del suono, il sanscrito attiva dei centri energe-tici localizzati nella bocca, gola, tratto nasale, epiglottide e lingua, che sono direttamente connessi con i centri superiori nel cervello. Per ottenere questo effetto, l’unico requisito è che la pronuncia sia perfetta e la recitazione regolare. Esse rispondevano a entrambe queste condizioni e possiamo vederne i risultati.
Il canto di mantra e kirtan è parte integrale del nada yoga che uti-lizza dhvani, o suono, per risvegliare il potenziale interiore. Insieme al nada yoga, le introducemmo al rituale della yajna, che è una cerimonia del fuoco eseguita col canto dei mantra. Questi semplici metodi hanno fatto miracoli per loro.
Oggi la frequenza delle ragazze nella scuola qui vicina è del cento per cento ed esse vincono tutti i premi di merito in tutte le materie. Con questo evidente miglioramento nelle kanya, decidemmo allora di includere i ragazzini, altrimenti le ragazze di Rikhia avrebbero presto iniziato a sovrastarli. Swami Satyananda li chiamò “batuk”, poiché anche il batuk gioca un ruolo importante nel culto delle kanya e questo ha creato uno splendido spirito di competizione tra di loro.
Oggi le loro menti si sono aperte a un mondo completamente nuo-vo. Essi possono sperare, aspirare, sognare e persino diventare ciò che sognavano di essere. Prima erano come la proverbiale rana nel pozzo che non riusciva neanche a immaginare un mondo oltre le pareti del pozzo in cui era nata, vissuta e morta. Tutto ciò è stato possibile solo grazie ad una persona molto speciale, Swami Satyananda Saraswati, che entrò nella loro vita un bel pomeriggio nel 1989 e diede inizio alla fondazione di un sistema gurukul di istruzione.


 

Hatha Yoga Pradipika

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, Hatha Yoga Pradipika, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar,

India.

 

Versi 50-52 - Capitolo I

SIMHASANA (la posizione del leone)

Mettete le caviglie sotto lo scroto, la caviglia destra al lato sinistro, la caviglia sinistra al lato destro del perineo. (50)

Mettete i palmi delle mani sulle ginocchia con le dita ben separate, tenete la bocca aperta e fissate la punta del naso con una mente con-centrata. (51)

Questa è simhasana, tenuta in grande considerazione dai massimi yo-gi. Questa eccellentissima asana facilita i tre bandha. (52)

Ci sono due metodi tradizionali per eseguire simhasana.

Tecnica 1
Tenete il piede sinistro sotto la natica destra in modo che il tallone prema il lato destro del perineo o, nelle donne, il lato destro della vagina.
Mettete il piede destro nello stesso modo, premendo il lato opposto del perineo o della vagina, in modo che i piedi si incrocino.
Per questa posizione bisogna che piedi e caviglie siano molto fles-sibili.
Mettete i palmi delle mani sulle ginocchia e separate le dita.
Piegate la testa in avanti in semi jalandhara bandha e focalizzate lo sguardo sulla punta del naso in nasikagra drishti.
Spalancate la bocca e distendete la lingua il più possibile.

Tecnica 2: Simhagarjanasana (la posizione del leone che ruggisce)
Mettete il piede destro sotto la natica destra e il piede sinistro sotto la natica sinistra e divaricate le ginocchia. Questa è la posizione seduta di bhadrasana.
Le mani si possono posizionare come nella tecnica 1 o si possono mettere i palmi a terra con le dita rivolte verso il corpo. In questa posizione vi è pressione sul palmo delle mani.
Sollevate il mento di qualche centimetro, praticate shambhavi mu-dra.
Inspirate profondamente dal naso, al termine dell’inspirazione al-lungate la lingua fuori fin dove è comodo ed espirate producendo un suono ruggente come un leone: “aaahhhh”.
Il suono non deve essere forzato né deve irritare la gola.
Per stimolare maggiormente la gola, muovete la lingua da un lato all’altro.

Swatmarama considera la tecnica 1 come una della quattro asana principali. Entrambe le tecniche inducono la pratica dei bandha. La posizione dei piedi, specialmente nella tecnica 1, induce un naturale mula bandha creando pressione sul perineo. Mentre si piega la testa in avanti si esegue jalandhara e, tenendo le mani sulle ginocchia e le braccia distese, la schiena dritta ed il corpo leggermente inclinato avanti, si induce uddiyana bandha.
Simhasana è utile per attenuare numerosi disturbi di gola, bocca, naso e anche di orecchie. La tecnica 2 va particolarmente bene per tonificare la gola ed eliminare la balbuzie. Aiuta anche a far esprimere le persone introverse. Quest’asana è più efficace quando si pratica all’aperto davanti al sole che sorge.

Versi 53, 54

BHADRASANA (la posizione elegante)

Mettete le caviglie sotto ai genitali ai lati del perineo, la caviglia sinistra al (lato) sinistro, la caviglia destra al (lato) destro. (53)

Quindi tenete i piedi, che sono ai rispettivi lati, saldamente con le mani e rimanete immobili. Questa è bhadrasana, che distrugge tutte le malattie. Gli yogi che sono perfetti (siddha) la chiamano gorakshasana. (54)

Bhadra significa benevolo e benedetto. Secondo Swatmarama è anche menzionata come gorakshasana e alcuni la chiamano mula ban-dhasana, ma in queste posizioni la posizione dei piedi varia leggermente.

 

Tecnica
Sedete in vajrasana e separate le ginocchia il più possibile. Quindi mettete i talloni sotto lo scroto o i lati della vagina. I talloni rimangono uniti e gli avampiedi sono sotto le natiche.
Quando la posizione seduta è perfezionata, afferrate le dita dei piedi da dietro la schiena e rendete il corpo stabile.
Chiudete gli occhi e concentratevi sul respiro, un simbolo o un mantra ricevuto.

 

Gorakshasana, tuttavia, è leggermente diversa perché sedete con i piedi davanti agli inguini, i polpastrelli dei piedi a terra, i talloni uniti rivolti verso l’alto. La mano destra è posta sul tallone sinistro e la mano sinistra sul tallone destro. Mula bandha asana è anche una variante di bhadrasana. Sedete sui piedi, le piante dei piedi sono in contatto, i talloni premono l’ano, i lati interni dei piedi premono il perineo o la vagina e le dita sono rivolte in avanti.
Queste asana sono per praticanti avanzati e per quelli con caviglie molto flessibili. Bhadrasana induce spontaneamente mula bandha e tonifica gli organi riproduttivi, alleviando i disturbi relativi a questi organi. I benefici di bhadrasana sono simili a quelli di padmasana, siddhasana e vajrasana.

Versi 55, 56

Così il migliore degli yogi, essendo libero dalla fatica nel praticare asana e bandha, dovrebbe praticare la purificazione delle nadi, i mu-dra e il pranayama. (55)

Le asana, i tipi di kumbhaka, le pratiche chiamate mudra e la concentrazione sul suono interiore (nada) costituiscono la sequenza dell’hatha yoga. (56)

Quando si praticano asana e bandha, dopo si dovrebbe sentire un in-cremento dell’energia piuttosto che un calo energetico. Se si prova stanchezza, significa che alcune pratiche sono eseguite scorrettamente. Dopo le asana, si dovrebbe praticare il pranayama per purificare le nadi. Per questo scopo nadi shodhana pranayama (purificazione delle nadi) è il migliore. Poi si dovrebbero eseguire i mudra per canalizzare l’energia e creare specifiche attitudini mentali e i bandha, per forzare l’energia verso l’alto. Nell’hatha yoga la sequenza è: prima asana, poi pranayama, i mudra e i bandha. Alla fine, ci si dovrebbe sedere tranquillamente in una posizione meditativa e concentrarsi su un simbolo. Se riuscite a sentire il suono interiore, concentratevi su quello.
L’ascolto del suono interiore si chiama anusandhana e si può praticare seduti leggermente rialzati su un piccolo panchettino, su una coperta o su di un cuscino arrotolati, con le ginocchia piegate, i gomiti poggiati sulle ginocchia e le orecchie chiuse con le dita. Emettete un lieve ronzio, quindi concentratevi sulle vibrazioni sonore. Questo aiuta a risvegliare la consapevolezza del suono interiore.
Così, nella sistematica scienza dell’hatha yoga, dovete prima preparare il corpo fisico, perché è la manifestazione più grossolana di prana. Attivate il prana con le asana, poi praticate pranayama per purificare i canali energetici e trattare ed equilibrare il prana. Poi praticate i mudra, per canalizzare il prana e risvegliare diverse facoltà della mente, e i bandha, per dirigere il prana dai centri inferiori verso l’alto. Quando viene liberata tutta la capacità del prana o shakti, l’elevato ritmo vibrazionale crea un suono udibile all’orecchio interiore. Se potete sentirlo, è un segno certo che la kundalini si è destata.

Verso 57

Chi è brahmachari, assume cibo puro e in quantità moderata, è rego-lare e dedito allo yoga e rinuncia (all’attaccamento all’esperienza sensuale), diviene perfetto (siddha) dopo un anno.

Brahmachari significa colui la cui coscienza è assorbita nel Brahma, il più puro stato di coscienza, non necessariamente colui che si astiene dall’interazione sessuale. Così, chi mantiene la propria mente al di sopra dell’esistenza della dualità e del sesso, assume cibo gradevole e dolce (mitahara), pratica regolarmente il suo sadhana e mantiene il distacco dalle faccende della vita mondana, otterrà sicuramente la perfezione in poco tempo. Non è certamente un’impresa facile, come abbiamo esposto precedentemente; ci sono molte prove e ostacoli da affrontare sul cammino verso la perfezione.

Verso 58

Mitahara è definito come cibo gradevole e dolce, mangiato (come un’offerta per compiacere Shiva), lasciando un quarto dello stomaco libero.
“Cibo dolce” significa cibo fresco, piacevole, gustoso, non in partico-lare quello con troppo zucchero. Cibo sgradevole significa quello che è di sapore cattivo, dannoso per l’organismo o non benefico per il proprio metabolismo. Lo stomaco non dovrebbe mai essere sovracca-ricato, dovrebbe essere riempito per metà col cibo, per un quarto di acqua e per un quarto di aria. Mangiare “per compiacere Shiva” significa che, nell’assumere il cibo, lo yogi non dovrebbe sentire che sta mangiando per se stesso. Dovrebbe coltivare l’attitudine che egli sta nutrendo il corpo per il suo mantenimento, così la sua coscienza può continuare il proprio processo di sviluppo ed evoluzione spirituale.
Shiva è la coscienza interiore, l’atma. Tutto ciò che lo yogi mangia dovrebbe essere considerato come prasad, un’offerta dall’essere supremo. Questo è molto importante per sradicare il senso dell’ego: “io” voglio e “io” mangio. Il cibo non è assunto per la gratificazione dei sensi ma per sostenere il veicolo dell’abitante, l’atma. Perciò, mangiare dovrebbe essere considerato come parte del proprio sadhana. La vita stessa è un sadhana.
Molte persone indulgono nel cibo come mezzo di evasione per la mente. Quando sono tese, frustrate o insicure mangiano per placare il problema. Uno yogi dovrebbe considerare sempre il cibo come una medicina che purificherà e nutrirà il corpo e la mente per il manteni-mento della vita e il progresso nel sadhana. Quindi, ogni volta mangerà cautamente, con consapevolezza e con un fine più alto del piacere sensuale.
Mitahara significa cibo sattwico, cibo leggero, che sia facilmente digeribile. Come sottolinea Swami Shivananda di Rishikesh: “Il cibo pesante porta ad uno stato tamasico ed induce solo sonno. C’è un equivoco diffuso secondo cui una gran quantità di cibo sia necessaria per la salute e la forza. Molto dipende dalla capacità di assimilazione e assorbimento. Generalmente, nella grande maggioranza dei casi, la maggior quantità del cibo se ne va non digerita insieme alle feci… Quasi tutte le malattie sono causate da irregolarità dei pasti, alimentazione eccessiva e cibo non genuino”. La sua massima è che mangiando troppo si diviene un rogi (persona malata), con la dieta sattwica uno yogi.

Verso 59

I cibi che sono proibiti (allo yogi) sono: quelli amari, aspri, pungenti, salati, riscaldanti, verdure (diverse da quelle prescritte), brodo acido, olio, sesamo e mostarda, alcool, pesce, carne, cagliata, siero di latte, ceci, frutti di giuggiolo, dolci con l’olio, assafetida e aglio.

La dieta di uno yogi deve essere semplice ed insipida. Tutto ciò che sia molto concentrato, che causi acidità di stomaco e surriscaldi tutto l’organismo va evitato, cioè cibi grassi, speziati e stantii. Cibi che producono tossine e vanno in putrefazione negli intestini, come la carne, dovrebbero sicuramente essere evitati. Assafetida e aglio sono considerati afrodisiaci poiché si suppone che stimolino la produzione degli ormoni sessuali. Naturalmente, non sono nocivi e in piccole quantità sono medicinali, ma sono forti e producono un cattivo odore nel corpo. In particolare, si dice che non si debba prendere l’aglio di sera perché risveglia fantasie sessuali. Chi cerca di mantenere la consapevolezza degli aspetti più elevati della realtà dovrebbe decisamente astenersi dall’assumere tali sostanze fino a quando non sia stabilizzato in quello stato di consapevolezza.
L’alcool va sicuramente evitato, non in modo particolare perché intossica la mente, ma piuttosto perché distrugge le cellule del fegato e del cervello, che non possono riprodursi. Una volta che le cellule del cervello sono distrutte non sono più rimpiazzate. Nell’hatha yoga si mira a mantenere e sostenere il corpo, così gli alcolici è meglio lasciarli stare.