Anno 2013 - Volume 3

  • Shivananda Gita 
  • Il Potere dei Sensi 
  • Satsang con Sw. Shivananda e Sw. Satyananda 
  • Yoga Educazione per i Bambini 
  • Hatha Yoga Pradipika 

 

Shivananda Gita

Tratto da: Rikhiapeeth Blog dell’8 Settembre 2012 - Satsang con Swami Shivananda Saraswati.

Sono nato da P.S. Vengu Aiyar Parvathiammal l’8 Settembre del 1887 a Pattamadai, nel Distretto di Tirunelvely, nell’India del Sud, nella linea di Appayya Dixit. La mia stella è Bharani.
Durante la mia fanciullezza ero molto birichino; ho studiato nel S.P.G. College, a Trichy, e per dieci anni sono stato medico negli Stati della Malesia. Ho preso sannyasa nel 1924 a Rishikesh. Ho fatto tapas e meditazione per quindici anni. Ho viaggiato per dieci anni tenendo innumerevoli conferenze. Nel 1936 ho fondato la Divine Life Society e nel 1945 la All-World Religions Federation.
Sono come un bambino nella mia swabhava (natura essenziale). Vado d’accordo con tutti, divento uno con tutti, sono sempre felice e gioioso e rendo anche gli altri felici e gioiosi. Sono ricco di umorismo educativo e irradio gioia attraverso l’umorismo. Rispetto tutti, sono il primo a salutare, parlo sempre con dolcezza. Cammino velocemente. Pratico japa e meditazione mentre cammino e anche mentre lavoro. Lavoro sempre sodo e mi applico intensamente al lavoro. Non lascio mai un lavoro fin quando non sia terminato e non rimando mai di fare alcun lavoro. Lo finisco lì per lì e sono molto veloce nel fare le cose.
Non posso reprimere lo spirito di servizio in me. Non posso vivere senza il servizio. Traggo immensa gioia dal servizio. Il servizio mi ha elevato. Il servizio mi ha purificato. So bene come assicurarmi lavoro dagli altri. Ottengo lavoro con la gentilezza, il servizio, il rispetto e l’amore.
Sono molto regolare nel praticare asana ed esercizi fisici. Anche adesso pratico sirshasana, sarvangasana e altre asana. Pratico anche pranayama regolarmente. Queste pratiche mi danno splendida salute ed energia e corro anche intorno alla sala dei bhajan ogni giorno.
Non riesco a tenere conferenze appassionate stando seduto su una sedia speciale. Una sedia speciale mi tormenta. Sto in piedi o butto via la sedia e poi inizio a parlare. Non mi sono mai seduto su una sedia speciale quando ho presieduto conferenze spirituali.
Mi rallegro nel dare. Dò sempre. Ora ho cinquantanove anni (1946). Mi sento sempre molto giovane. Sono pieno di vigore, energia e vitalità. Sono sempre allegro. Canto, danzo, corro e salto di gioia. Sono robusto e forte. Sono in grado di digerire qualsiasi tipo di cibo.
Lavoro, leggo e scrivo continuamente. Non vado mai in montagna o al mare per una vacanza. Un cambio di lavoro dà riposo. La medita-zione dà riposo in abbondanza. Il lavoro mi dà gioia. Il servizio mi dà felicità. Scrivere mi dona gioia. La meditazione mi energizza e rafforza. Il kirtan mi vivifica.
Aham Brahmasmi, Shivoham, Sachidananda Swarupoham: questa è la mia formula preferita per la meditazione Vedantica. Hare Rama Hare Rama, Rama Rama Hare Hare, Hare Krishna Hare Krishna, Kri-shna Krishna Hare Hare: questo kirtan del mahamantra è il mio kirtan preferito.
In questo momento sono l’uomo più ricco del mondo. Il mio cuore è pieno. Inoltre, tutta la ricchezza del Signore appartiene a me adesso. Quindi io sono il re dei re, l’imperatore degli imperatori, lo scià degli scià, il maharaja dei maharaja. Ho pietà dei re del mondo. Il mio dominio è senza limiti. La mia ricchezza è inesauribile.
La mia gioia è inesprimibile. Il mio tesoro è smisurato. Ho ottenuto questo attraverso il sannyasa, la rinuncia, l’instancabile servizio disinteressato, il japa, il kirtan e la meditazione. Sono alto. La mia altezza è di un metro e ottanta. Ho una costituzione robusta. Ho arti simmetrici. Sono stato un ginnasta di prima classe. Digiuno nel giorno di Ekadasi. Non bevo nemmeno una goccia d’acqua. Prendo latte e frutta la domenica. Non uso sale la domenica.
Conduco una vita semplice e naturale. Vi è una fonte di giovinezza in me. Sono raggiante di gioia. Osservo il digiuno, il riposo, sto all’aria aperta, faccio il bagno, la respirazione, l’esercizio, mi espongo al sole e godo di libertà, forza, bellezza, coraggio, equilibrio e salute. Om. Om. Om.
Amo la natura, la musica, l’arte, la poesia, la filosofia, la bellezza, la bontà, la solitudine, la meditazione, lo yoga e il Vedanta. Sono umile e semplice. Sono sincero e diretto. Sono perfettamente tollerante e dalle vedute aperte. Sono misericordioso e comprensivo. Ho una generosità spontanea e senza freni. Sono allegro e audace. Sono paziente. So tollerare insulti e offese. Sono indulgente. Sono libero dalla natura vendicativa. Rispondo con il bene al male. Servo la persona che mi ha offeso, con gioia.
Amo il Gange e l’Himalaya. Il Gange è la mia madre divina. L’Himalaya è il mio padre divino. Essi mi ispirano e mi guidano. Mi bagno nel Gange. Nuoto nel Gange. Adoro il Gange. Do da mangiare ai pesci del Gange. Ondeggio le luci per Madre Ganga. Prego il Gange. Faccio saluti al Gange. Canto le glorie del Gange. Scrivo sulla grandezza e la gloria del Gange.
Il Gange mi ha nutrito. Il Gange mi ha confortato. Il Gange mi ha insegnato la verità delle Upanishad. Gloria al Gange! La mia routine quotidiana è come quella del Signore Buddha. Rimango sempre in camera. Faccio japa, kirtan e meditazione. Studio i testi sacri. Scrivo. Esco dalla stanza per un breve periodo per il lavoro, il servizio e le udienze.
Parlo poco. Penso molto. Medito molto. Cerco di fare molto e di servire molto. Non spreco neanche un minuto. Mi tengo sempre pienamente occupato. Conduco una vita ben regolata. Pratico l’adorazione dell’atman in ogni momento. Lavoro per il bene degli altri. Om. Om. Om.
La Bhagavad Gita, le Upanishad, il Bhagavata, lo Yoga Vashishtha, l’Avadhuta Gita, il Viveka Chudamani sono miei compagni costanti. Sono una singolare miscela di servizio, devozione, yoga e saggezza. Sono un seguace di Sri Shankara. Sono un Keval-Advaita Vedantin. Sono un Vedantin pratico, non solamente a parole.
Pratico e sostengo lo yoga della sintesi. Pratico ahimsa, satyam e brahmacharya. Gloria a Sri Shankara! Rispetto tutti i santi e i profeti di tutte le religioni. Rispetto tutte le religioni, tutti i culti, tutte le fedi e tutti i credo.
Servo tutti, amo tutti, familiarizzo con tutti e vedo il Signore in tutti. Mantengo le mie promesse. Sono al servizio dei poveri. Questo è il mio diletto. Faccio prostrazioni mentali ad asini, cani, alberi, mattoni, sassi e a tutte le creature. Rispetto gli anziani e i sadhu. Obbedisco. Soddisfo tutti con un sincero servizio disinteressato.
Mi occupo degli ospiti con molta cura. Corro di qua e di là per servirli. Lavo le gambe dei malati e dei sadhu. Rispondo subito a tutte le lettere che ricevo. Faccio diverse cose nello stesso momento. Scrivo alla velocità della corrente elettrica.
Spendo tutto. Faccio molta carità. Non tengo nulla. Provo immenso piacere nel nutrire i poveri e i miei studenti. Cerco di essere una madre per loro. Parlo con gli altri di cose che io stesso ho praticato. Guardo sempre dentro di me, pratico l’introspezione, l’analisi e la ricerca interiore. Mantengo il trishul (tridente) del diario spirituale, della routine quotidiana e della risoluzione.
Ho sempre servito i miei maestri con grande sincerità, intensa fede e devozione. Ho imparato tante lezioni utili per la vita. Ho sviluppato molte virtù. Ho peregrinato senza cibo durante la mia vita di parivrajaka. Ho dormito ai margini delle strade di notte senza vestiti in inverno. Ho mangiato il pane secco con l’acqua. Mi attengo strettamente ai miei principi e ideali. Non discuto molto. Vivo in silenzio.
Prego e pratico kirtan per la pace del mondo intero, per la salute e pace dei malati, per la pace dell’anima dei defunti e anche per gli spiriti ancora attaccati alle cose terrene. M’immergo nel Gange in nome di tutti quelli che vorrebbero tanto fare un bagno nel Gange. Canto i nomi di tutti i santi di tutte le religioni nella sala dei bhajan. Osservo la festività dei Santi e quella delle Anime. Om. Om. Om.
Medito continuamente su ciò che segue:

Prajnanam brahman, aham brahmasmi, tat tvam asi, ayam atma brahman.
Satyam jnaman anantam brahman, santam sivam advaitam.
Aham atma gudakesa. Aham atma nirvikarah sarvavyapi svabhavatah.
Brahma satyam jagan mithya jivo brahmaiva na parah.
Akarta, abhokta, asanga, sakshi, ajo nityah sashvatoyam purano.
Jyotisamapi tat jyotih.

Sollevare chi è caduto, guidare il cieco, condividere quel che ho con gli altri, portare conforto agli afflitti, rallegrare i sofferenti sono i miei ideali. Avere perfetta fede in Dio, amare il mio vicino come me stesso, amare Dio con tutto il mio cuore e l’anima, proteggere mucche, animali, donne e bambini sono i miei obiettivi. Il mio motto è l’amore. Il mio scopo è sahaja samadhi avastha, il naturale, continuo stato supercosciente.

Shivananda Janmotsav Aradhana (giorno del compleanno)
In questo giorno ricordate Swami Shivananda con ogni respiro. Ovunque voi siate, qualsiasi cosa facciate, mantenete la consapevolezza focalizzata su di lui. Trascorrete la giornata nel ricordo di Sad Guru Swami Shivananda, questo è Guru Bhakti Yoga.
Dopo le nove di sera potete meditare su Swami Shivananda e cantare lo Shivananda Gayatri mantra:

Om Tatpurushaaya Vidmahe Shivanandaya Dhimahi
Tanno Brahma Prachodayaat

 


 

Il Potere dei Sensi

Tratto da: Rikhiapeeth Blog del 2 Novembre 2012 - Satsang con Swami Shivananda Saraswati.

I sensi o indriya sono desideri ed hanno due stati: statico e dinamico. Quando il desiderio inizia ad agire, gli indriya si mettono in movimento. Questo è lo stato dinamico. Non appena il desiderio viene appagato, gli indriya si contraggono grazie a tripti, la soddisfazione, e rimangono nello stato statico o passivo.

I sensi e la mente
La mente e gli indriya sono una cosa sola. I sensi sono un’estensione della mente. Il mare è alimentato dai fiumi e non può esistere senza i fiumi. Allo stesso modo, la mente è alimentata dagli indriya e non può esistere senza di essi. Se controllate gli indriya, controllate la mente, poiché indriya è solo un altro nome per la mente.
La mente è un ammasso di sensi. È un potere superiore rispetto ai sensi. La mente è un indriya consolidato e l’indriya è la mente che si manifesta. Come un ministro obbedisce al re, così i cinque gyanen-driya, gli organi di conoscenza, agiscono in conformità con i dettami della mente. Il desiderio della mente di mangiare si manifesta come lingua, denti e stomaco. Il desiderio della mente di camminare si ma-nifesta come gambe e piedi. Se potete controllare la mente potete controllare gli indriya. Gli occhi possono solo vedere. Le orecchie possono solo udire. La lingua può solo gustare. La pelle può solo sentire al tatto. Il naso può solamente odorare. Invece, la mente può vedere, ascoltare, gustare, sentire e odorare. La mente è il senso comune a tutti i sensi, poiché può direttamente vedere, ascoltare, odorare, gustare e sentire indipendentemente dai sensi. La mente è un aggregato dei cinque sensi poiché tutte le facoltà sensoriali sono mescolate nella mente. Mediante le pratiche yogiche si può vedere e ascoltare direttamente attraverso la mente e questo si chiama chiaroveggenza e chiaroudienza.
Tutto ciò va contro la teoria psicologica occidentale della percezione. Nella Bhagavad Gita (15:7) la mente è definita il sesto senso, manah shashthanindri yani. I cinque sensi sono i cinque gyanendriya, gli organi di conoscenza, sensazione o percezione. La mente è il substrato delle esperienze di tutti gli altri organi sensoriali. I sensi non possono fare nulla se la mente non è collegata con essi. Quando siete completamente assorti nella lettura di un giornale interessante, non sentite quando il vostro amico vi chiama ad alta voce, o non siete consapevoli che l’orologio ha segnato le cinque. È l’esperienza quotidiana di tutti. La mente era altrove in quel momento e non era connessa con il senso dell’udito. Gli occhi potrebbero essere spalancati durante il sonno, ma non vedono nulla, perché la mente non è presente.
Gli indriya non possono svolgere alcuna attività indipendente senza l’aiuto diretto della mente. È necessaria una pratica adeguata per un lungo periodo di tempo per controllarli. Allora i sensi si affievoliscono e muoiono di fame.

Gli indriya fratelli
Il naso e l’ano sono indriya fratelli. Hanno origine dallo stesso prithvi tanmatra, l’elemento terra; il naso dalla sua parte o amsa sattwica e l’ano dalla parte rajasica. Questi due indriya sono i meno molesti. Il senso dell’olfatto e il nervo olfattivo non vi creano molti fastidi e si possono controllare molto facilmente.
La lingua e i genitali hanno origine da jala tanmatra, l’elemento acqua; il primo dalla parte sattwica e l’altro dalla parte rajasica. Mangiare, in effetti, rafforza l’indriya riproduttivo.
Gli occhi e i piedi hanno origine da agni tanmatra, l’elemento fuoco; gli occhi dalla parte sattwica, i piedi dalla parte rajasica. Agli occhi piace vedere. I loro fratelli, i piedi, dicono: “Siamo pronti a portarvi alla fiera”.
La pelle e le mani hanno origine da vayu tanmatra, l’elemento aria; la pelle dalla parte sattwica e le mani dalla parte rajasica. La pelle dice: “Voglio la seta e altri materiali morbidi per il mio diletto”. Le sue sorelle, le mani, dicono: “Possiamo sentire attraverso i nostri corpuscoli tattili. Ti porteremo della pregiata morbida seta”.
Le orecchie e la parola hanno origine da akasha tanmatra, l’ele-mento etere; le orecchie dalla parte sattwica e la parola dalla parte rajasica. Esse si aiutano a vicenda.

La lingua e gli occhi
Gli indriya più molesti e fastidiosi sono gli organi sessuali, seguiti da lingua, parola, orecchie e occhi. Il controllo dell’organo del gusto è molto più difficile del controllo dei genitali perché fin dalla vostra nascita avete gustato cibi deliziosi. La passione si manifesta appena prima dell’età di diciotto anni. Vi concedete il piacere sessuale solo per un breve periodo in ogni vita. Invece dovete nutrirvi con il cibo anche nella vecchiaia. Il controllo della lingua significa controllo su tutti i sensi.
Musica, cinema, turismo si godono solo nelle nascite umane. Le formiche e i ratti non vedono film al cinema. L’indriya della vista non è così potente come la lingua. Gli organi della vista fanno da amorevoli compagni all’organo del gusto. La mente è subito deliziata alla vista del colore giallo del mango. Gli occhi vedono il bel mango e le varie pietanze che sono servite sul tavolo. Istantaneamente sono prodotti la saliva e i succhi gastrici, facendo aumentare l’appetito. Con l’appetito stimolato, il cibo è reso più gradevole. Il desiderio del cibo è risvegliato prima dal suo aroma e poi dalla sua vista. Perciò, una persona dalla vista acuta potrebbe gustare il proprio cibo più di una persona cieca.

Il controllo dei sensi
Osservate mouna per un paio d’ore ogni giorno in qualunque momen-to sia adatto per voi. Cercate di parlare poco negli altri momenti ed evitate conversazioni inutili. Non dite parole aspre e non usate un linguaggio osceno, ma parlate gentilmente e con dolcezza. Dovete svi-luppare un controllo perfetto sulla parola. Controllo sulla parola significa controllo sulla mente. L’organo della parola, vach indriya, è un grande fattore di distrazione per la mente. Mouna dà pace ed elimina ansie e contrasti, sviluppa forza di volontà e conserva l’energia.
I tre organi di occhi, orecchie e lingua esteriorizzano la mente e vi rendono completamente mondani. Gli occhi e le orecchie sono le vie della conoscenza sensoriale, vritti gyana. Chiudete gli occhi, tappate le orecchie con tappi di cotone o con i due pollici, assumendo shanmukhi mudra, e avrete distrutto due quinti del mondo.
L’obiettivo del sadhana è interiorizzare la mente con l’intro-spezione, antar mukha vritti, e realizzare la verità dentro di sé. Se controllate i tre organi di occhi, orecchie e lingua, allora potete disciplinare la mente e impedire all’energia mentale di fluire verso l’esterno. Questi organi sono la causa principale dell’agitazione mentale.

Sei modi per controllare i sensi
Ci sono sei modi per controllare gli indriya: (i) attraverso vichara, l’investigazione; (ii) attraverso la forza di volontà; (iii) con kumbhaka, la ritenzione del respiro nel pranayama; (iv) con dama, il controllo; (v) con pratyahara, l’astensione o ritiro dai sensi; (vi) con vairagya e tyaga, il distacco e la rinuncia.

Vichara: gli aspiranti possono controllare la mente, i sensi e dissipare le tenebre dell’ignoranza attraverso la meditazione e l’investigazione, vichara. Dovrebbero coltivare l’indifferenza verso la felicità e la sofferenza, l’amore e l’odio e tutti i tipi di coppie di opposti. Si può acquisire una tale equanimità mentale con l’investigazione sul Sé, lo studio delle sacre scritture e il satsang. Non c’è vasana, o desiderio, in Brahman. Il desiderio è nella mente. Se praticate vichara, tutti i desideri si ridurranno a nulla.
La forza di volontà: con una ferrea determinazione, tanta forza di volontà, pazienza e perseveranza, potete vincere tutti gli ostacoli abbastanza facilmente. La determinazione e l’autosufficienza sono necessarie per il successo.
Kumbhaka: kumbhaka aumenta la durata della vita. Aumenta la forza spirituale interiore, il vigore e la vitalità. Il prana dà forza ai sensi. Quando ritirate il prana e cercate di concentrarlo, i sensi non hanno la forza per correre all’esterno. Con la pratica graduale, i sensi saranno assorbiti nella mente.
Dama: il controllo dei sensi, o dama, smorza i sensi. Il perfetto con-trollo dei sensi, comunque, non è possibile soltanto con dama. Se i sensi sono molto fini e acuti, distraggono impetuosamente anche le menti di buoni sadhaka “come il forte vento porta via la barca nella tempesta”. (Bhagavad Gita, 2:67).
Dama è un razionale controllo dei sensi e non li indebolisce con insensate austerità. Il corpo è il tempio mobile di Dio. Deve essere mantenuto sano e forte. Molti sciocchi aspiranti si amputano l’organo riproduttivo o ingoiano grandi quantità di nux vomica per distruggere questo organo. Essi pensano che si possa sradicare completamente la passione con una simile procedura. La lussuria è nella mente e se la mente è dominata, che cosa può fare l’organo esterno? È solo l’uso sbagliato o improprio degli organi che porta sofferenza e risultati sfavorevoli.
Ciò che occorre è un assennato controllo dei sensi. Non bisogna lasciarli scatenare in eccitanti esperienze sensuali. Se i sensi sono correttamente disciplinati, divengono utili servitori.
Pratyahara: l’effetto di dama, il controllo dei sensi, è pratyahara. Quando gli indriya abbandonano gli oggetti, sono assorbiti nella mente. Ciò è definito pratyahara o astrazione. Quando la mente è scollegata dai sensi, avviene l’astrazione mentale.
Se riuscite a praticare pratyahara a volontà, attaccando e staccando coscientemente la mente ai e dai sensi, avete veramente raggiunto un grande controllo sulla mente. Pratyahara è la pietra miliare della vita spirituale interiore. Se il pratyahara è perfetto, tutti gli organi sono perfettamente sotto controllo.
Tyaga e vairagya: la felicità arriva attraverso la calma della mente e dei sensi. Quando abbandonate gli oggetti, tutti i desideri scompariranno. Quando c’è un autentico spirito di tyaga, rinuncia, non potrà mai esserci alcuna idea delle vecchie impressioni o delle passate relazioni con la vostra esperienza mondana.
Vairagya è il non attaccamento o l’indifferenza agli oggetti dei sensi. Riduce la pingue mente sensuale e volge la mente verso l’interno, interrompendo la tendenza estroversa della mente. Vairagya è la qualificazione più importante per un aspirante spirituale.

Controllo del pensiero
Se avete sotto controllo le redini dei cavalli, potete fare un viaggio sicuro. Gli indriya sono i cavalli e non possono fare nulla senza l’aiuto della mente, che è il loro padrone e comandante.
La mente è alla base dei sensi e una tumultuosa battaglia interna va avanti fra i cinque organi di conoscenza, ognuno dei quali cerca di avere la parte del leone per il piacere. Con viveka, il potere del discernimento, i sensi non possono tentarvi e ingannarvi.
Controllo dei sensi significa controllo della mente e assicura perfetta sicurezza e pace suprema. Il controllo sui propri pensieri porta al controllo della mente e dei sensi e al raggiungimento di infinita beatitudine e vita eterna.


 

Satsang con Sw. Shivananda e Sw. Satyananda

Tratto da: Calendario 2013, Luglio, Agosto, Settembre, Shivananda Math, Rikhiapeeth, Deoghar, Jharkhand, India.

Sri Vidya Upasana

Satsang con Swami Shivananda Saraswati

La principale upasana tantrica di Devi è Sri Vidya, che ha due aspetti: essoterico ed esoterico. Essa implica la meditazione esterna sullo Sri Chakra yantra (il simbolo geometrico più rispettato di Devi) e la meditazione interna sulla forma mentale di Devi o Shiva/Shakti. Questa upasana porta all’identificazione con la Madre Divina entro se stessi. La forma interna di adorazione è per i sadhaka più avanzati, mentre l’adorazione esterna è per i meno avanzati.
Nella forma esterna di Sri Vidya upasana, lo Sri Chakra yantra è inciso su una lamina di oro o di metallo. Durante l’adorazione, i mantra sono ripetuti con gesti, posizioni, ondeggiando luci e incenso e con varie offerte di cibo. La forma interna di adorazione non ha né rituali né cerimonie. Shiva unito a Shakti è adorato mentalmente nei vari chakra o centri di energia. Coloro che eseguono la modalità interna di adorazione credono nell’identità di Shiva/Shakti, nel risveglio della kundalini, la coscienza evolutiva, e nell’uomo. Con l’adorazione mentale e mantra japa essi conducono la kundalini risvegliata attraverso i vari chakra, o centri psichici di energia, fino a sahasrara, il loto dai mille petali alla sommità della testa, dove l’anima individuale si unisce con l’anima Suprema.
Un upasaka che sia stato iniziato all’adorazione di Sri Vidya do-vrebbe meditare sulla Devi e identificarsi con Lei, allora diverrà uno con la Devi. Lo Sri Chakra è la residenza o il tempio di Devi ed è importante nella Sri Vidya upasana. Adi Shankaracharya descrive lo Sri Chakra nella Saundarya Lahari (v. 11): “O Madre, i quattro triangoli con l’apice rivolto verso il basso sono chiamati srikantha perché appartengono a Shiva, e il punto centrale è Shiva stesso. I cinque trian-goli con l’apice rivolto verso l’alto, a partire dal punto centrale, appartengono a Shakti. Questi nove triangoli insieme sono chiamati shivayuvati. Intrecciando questi nove triangoli, si creano quarantatre triangoli e il punto principale, che alloggia il bindu o punto centrale, è esso stesso il quarantaquattresimo triangolo. Due cerchi circondano tutti questi triangoli: il primo è un loto con otto petali e il secondo è un loto con sedici petali. Tre cerchi concentrici circondano questi fiori di loto. Un quadrato con triplo contorno e con quattro porte, chiamate bhupura, racchiude l’intero diagramma”.
L’upasaka medita su questo Sri Chakra yantra, passo dopo passo. Prima medita sulle quattro porte situate nelle quattro direzioni dei bhupura. Si dice che le tre linee del bhupura siano rispettivamente bianca, rossa e gialla. Le dieci siddhi risiedono nelle dieci direzioni. Differenti shakti, chiamate yogini, proteggono le differenti parti del chakra e l’upasaka deve compiacerle con la sua upasana. Le otto ma-trika, le “piccole madri” delle lettere sanscrite, risiedono al lato destro e sinistro delle porte della seconda linea. Le yogini risiedono nella terza linea.
Si ritiene che le linee dei tre mekhala traya (cerchi concentrici) siano le forme di sattwa, rajas e tamas, o la luna, il sole e il fuoco, o iccha, jnana e kriya shakti. Il cerchio del loto a sedici petali si ritiene rappresenti la luna, con sedici yogini nelle loro forme immanifeste, che risiedono all’interno di esso. Il cerchio del loto a otto petali è la residenza di Shiva. Gli otto petali simboleggiano i suoi attributi: i cinque elementi, il sole, la luna e l’atman. La porzione più vicina a questi fiori di loto è descritta come kshira sagara, l’oceano di latte.
I quattordici triangoli si chiamano saubhagya chakra, in cui risiedono le quattordici yogini, o le quattordici sampradaya o tradizioni. I dieci triangoli sono chiamati la residenza delle dieci incarnazioni di Sri Vishnu. Le yogini kulottirna e nigarbha sono le divinità che risie-dono in questi triangoli. Poi ci sono gli le otto vag devata note come le rahasya yogini. Attraverso questa meditazione progressiva, l’upasaka ora entra nel triangolo principale, dove risiedono le divinità di sattwa, rajas e tamas. Il nada, o suono, comincia da questo punto, dove i tre cerchi consecutivi rappresentano gli stati di Brahma, Vishnu e Mahesh e le loro consorti. Jagriti (la coscienza di veglia), swapna (la coscienza di sogno) e sushupti (l’incoscienza) sono le tre divinità di queste sedi. Nel triangolo principale Maha Tripura Sundari, nella forma di una ragazza, è unita con Shiva e qui ella è chiamata Parabhattarika. Questa Devi ha lo Sri Mantra o il mantra panchadas sakari (di quindici sillabe). Ogni lettera di questo mantra è un attributo della Devi. L’upasaka deve meditare su questo mantra. Il mantra, la Devi e il mondo sono la stessa cosa.
La kundalini è identificata con Tripura Sundari, che rappresenta l’energia universale o prakriti. È l’energia primaria e nel corpo umano dimora nella forma di kundalini, che giace addormentata in muladhara chakra. I sei chakra principali - muladhara, swadhisthana, manipura, anahata, vishuddhi e agya - sono simili al diagramma dello Sri Chakra, in cui risiede la Devi unita a Shiva. Nel Saundarya Lahari (v. 42 e 47) la forma di Tripura Sundari è descritta così: “Sri Devi è nella forma di donna. Ha tre linee sulla gola. Canta magnificamente. Indossa vestiti rossi e una collana di perle. Guarda nelle otto direzioni i suoi devoti. La sua carnagione è rossa. Ha la fronte cosparsa di pasta di zafferano. Indossa una ghirlanda di fiori rossi. Tiene frecce di fiori, un arco di canna da zucchero, un cappio e il pungolo nelle sue mani”.
Insieme a Shiva/Shakti, anche varie manifestazioni di Mahashakti o Parashakti sono adorate in questa upasana. Il corpo di Parashakti è costituito di sattwa puro e concentrato, senza alcuna mescolanza di rajas e tamas. Le altre shakti hanno soltanto una prevalenza di sattwa su rajas e tamas e non sono di puro sattwa. Perciò, Ella è il più alto prototipo di Parabrahman. Le diverse Shakti sono: Adi Shakti, Iccha Shakti, Kriya Shakti, Jnana Shakti, Bala, Tripura Sundari, Rajarajeswari, Annapurna, Gayatri, Savitri, Kundalini e tante altre. L’adorazione di ogni Shakti produce un risultato specifico, ma può anche produrre un risultato generale. Si può ripetere qualunque nome della Devi; tuttavia, la divinità deve essere invocata col nome corrispondente al risultato particolare che si vuole ottenere.
Come il frutto è nascosto nel seme, il burro nel latte e la virilità nella fanciullezza, così le varie Shakti restano latenti nell’essere umano, celate dall’ignoranza. Se purificate la vostra mente e praticate concentrazione e meditazione, tutti questi poteri latenti risplenderanno. Il frutto migliore dell’upasana o della meditazione è l’identità con l’oggetto su cui si medita. Colui che medita e ciò su cui medita diventano uno. Il devoto di Devi raggiunge la realizzazione dell’unità con Lei attraverso un’intensa upasana, o adorazione. Il Kurma Purana dice: “L’acqua è in grado di spegnere il fuoco, la presenza del sole di disperdere le tenebre e la ripetizione del nome di Devi di distruggere la moltitudine di peccati nell’epoca di Kali”. Il Brahma Purana dice: “Coloro che adorano la Suprema Shakti, sia regolarmente che irregolarmente, non sono intrappolati nel samskara. Non c’è dubbio che siano anime liberate”.

Devi

Satsang con Swami Satyananda Saraswati

I mille nomi della Dea Lalita sono recitati come saluti alla Dea. L’adorazione della Dea fa parte del Tantra shastra. Questa tradizione comprende una diversità di metodi che conducono a Dio, inclusi l’adorazione di Devi e yantra di enorme potenza, come lo Sri Yantra. Quando si stava costruendo questo Akara, posizionammo lo Sri Yan-tra nelle fondamenta in nove posti. Questi yantra erano fatti di una combinazione di metalli, compresi argento e oro. Nei sadhana shastra, Sri Yantra è considerato essere molto significativo ed è immensamente glorificato.
La Dea o Devi ha centinaia di nomi. È nota come Sundari, Ambika, Anandi e così via. È una potere di buon auspicio, che distrugge il male, elimina gli ostacoli e realizza volontà e desideri. Giace anche addormentata in muladhara chakra nella forma di kundalini shakti. Da quel punto ascende attraverso tutti gli altri chakra: swadhisthana, manipura, anahata, vishuddhi, agya e raggiunge sahasrara. Alcuni dei mantra di Lalita Sahasranam descrivono questo processo e fanno anche riferimento all’esplosione dei granthi, o nodi psichici, nel passaggio di sushumna. Questa shakti, che è universale, esiste come energia o potere. Non ha una propria forma fissa e visibile. È manifesta in una miriade di forme e vibrazioni e anche nello stato senza forma. Tutto quello che si può vedere in questo mondo, alberi, animali, esseri umani, predatori, uccelli, terra, suolo, sassi, rocce, oro, argento, acqua, aria, sole, luna, stelle, tutte queste cose sono le forme manifeste di shakti. Noi tutti siamo le forme manifeste della nostra Suprema Madre proprio come siamo le forme manifeste della nostra madre biologica.
Questa stessa Shakti è rappresentata anche in differenti culture e tradizioni. Nel Guru Granth Sahib, il testo sacro dei Sikh, è Astuti Bhavani. Nei miei viaggi in Giappone ho visto molti templi antichi che mostravano influssi Vedici e Buddhisti. In questi templi c’erano numerose immagini di Devi in varie forme. Questi templi si trovano ancora nelle città e nei villaggi tradizionali del Giappone.

Concetto di dualismo
Questo concetto di Devi o Dea fa parte di un principio universale noto come Shiva e Shakti, purusha e prakriti, yin e yang, ida e pingala, coscienza ed energia. Come i fili elettrici devono avere due poli, positivo e negativo, anche nel corpo umano ci sono due canali di energia, ida e pingala, e due sistemi nervosi corrispondenti, il simpatico e il parasimpatico. Anche la sostanza che chiamate mente si può suddividere in due parti: una è il tempo e l’altra lo spazio. Troverete ovunque questa dualità; anche nella bhakti avete Bhagavan e bhakta, Dio e devoto. Essi sono complementari l’uno all’altro, esistono insieme e sono in relazione reciproca.
Nella corrente Shivaita questa dualità è nota come Parvati e Para-meshwara. In una celebrazione nuziale la sposa siede alla sinistra dello sposo. Il lato sinistro appartiene alla partner femminile, il lato destro al partner maschile. Il lato sinistro appartiene a Parvati, il lato destro a Shankara. Il lato sinistro è ida, il lato destro è pingala. Il lato sinistro è il parasimpatico, il destro è il simpatico. Il sinistro è negativo, il destro è positivo, il sinistro è spazio, il destro è tempo. Questo è il concetto di dualità che è stato presentato dai rishi e dai muni. Tuttavia, è difficile capirlo per i profani, così per spiegarlo sono stati usati differenti simboli, divinità e miti.
Prima spiegarono teoricamente che cosa sono ida e pingala, tempo e spazio, materia ed energia, ma, fondamentalmente, dovete fare esperienza di questa teoria in voi stessi. Dovete fare un’esperienza pratica per voi stessi. Ci sono tanti metodi per provare questa esperienza e tanti modi per capirla e comprenderla entro voi stessi. Allo stesso modo ci sono tante strade con cui potete arrivare a Deoghar: da Calcutta, da Delhi, da Madras, dal Nepal, dal Bhutan e dal Sikkim. Le persone arrivano dalle loro rispettive strade che differiscono l’una dall’altra. La strada da Benares non sarà la stessa di quella da Gwalior, Jhansi, Calcutta o Tata Nagar. La strada dipende dal punto di partenza, sebbene la destinazione di Deoghar sia comune a tutte.
È sbagliato affermare che c’è solo una via per tutti. Ci troviamo tutti in diverse posizioni in questo mondo creato da Dio. Abbiamo diversi caratteri e veniamo da diversi livelli, categorie e classi sociali. Alcuni si trovano a Rampur, altri a Benares, Tata Nagar, Kanpur e Allahabad, così tutti dovranno prendere treni diversi per raggiungere Deoghar. Perciò, ci sono tanti percorsi quante sono le persone. Tutti questi percorsi e strade sono definiti sadhana. Ci sono molti percorsi diversi di sadhana per venire incontro alle necessità di ogni individuo.

Ananda Lahari

Satsang con Swami Shivananda Saraswati

Saundarya Lahari significa “onda di bellezza”, perché dà una descrizione della bellezza fisica della perfezione corporea della sthularupa o forma della Devi. Ananda Lahari significa “onda di beatitudine”. Le prime quarantuno strofe comprendono l’Ananda Lahari e gli altri versi costituiscono la Saundarya Lahari. L’autore di questo meraviglioso testo è Sri Shankaracharya, il grande genio intellettuale e predicatore vedantico dell’India del sud, che nacque a Kaladhi, nel Malabar. Tra gli inni dedicati a Devi, la Saundarya Lahari occupa una posizione unica. È uno dei poemi devozionali più ispiranti.
L’Ananda Lahari tratta di kundalini yoga, dei chakra e di altri ar-gomenti tantrici. È un’opera molto importante sul Tantra Shastra. In poche parole contiene l’essenza dello Sri Vidya. Di conseguenza, ha il maggior numero di commenti.
L’Ananda Lahari contiene dei bei poemi che comprendono sutra o inni a lode della Devi o Dea Tripurasundari. Le strofe mostrano i più alti voli dell’immaginazione, uno straordinario fervore devozionale, raffinati tocchi di fantasia poetica e un’intuizione sui segreti degli agama e dei tantra. Le strofe contengono vari mantra o formule mistiche, insieme a yantra, o diagrammi, per l’adorazione di Devi e per il conseguimento di varie siddhi, o poteri.
Ogni verso ha uno yantra con i bija akshara e una procedura stabilita di adorazione. I bija akshara e gli yantra sono incisi su una lamina d’oro o di rame. Le offerte di cibo alla Devi variano secondo la modalità di adorazione e lo scopo. C’è un preciso scopo distinto da raggiungere attraverso una particolare modalità di adorazione con un particolare yantra e una particolare offerta. Anche i giorni di adorazione variano da quattro a centottanta. Ricchezza, capacità di apprendimento, autorità, successo nelle iniziative, padronanza sugli elementi, eloquenza, talenti poetici, conquista del nemico, eliminazione di mali incurabili si possono ottenere con l’adorazione di Devi in differenti yantra, con differenti bija akshara e differenti offerte. Le persone comuni di solito usano i versi dell’inno per invocare la Devi per la realizzazione di desideri mondani. Il successo dipende dalla fede e dalla devozione dell’aspirante. Se c’è qualche ritardo nel raggiungimento del frutto specifico, dovrete adorare per qualche giorno in più con intensa devozione. Questi versi possono aiutarvi anche nel raggiungimento della beatitudine definitiva della vita, se cercate solo quello dalla Madre Divina.
Uno studio quotidiano dell’Ananda Lahari il mattino presto sarà un grande aiuto per tutti coloro che desiderano progressi materiali e anche spirituali. Alzatevi presto al mattino, alle quattro. Fate il bagno e altre azioni purificatorie. Quindi eseguite il vostro nitya karma in una stanza separata per la puja. Mettete lì le foto del vostro ishta devata (divinità personale), del vostro Guru e quella di Tripurasundari, la Madre del Mondo e generatrice di questo universo, a lode della quale si canta Ananda Lahari. Dopo aver eseguito il vostro nitya karma (rituali quotidiani), leggete tutta l’Ananda Lahari con estrema fede e devozione. Tenete un lume a olio acceso per tutto il tempo della vostra puja. Alla fine ondeggiate le luci, bruciate incenso e canfora davanti alla Devi, al vostro ishta devata e alle altre immagini. Mettete le offerte di noce di cocco, miele, latte, frutta, ecc. davanti alla divinità e prendete il sacro prasad. Se non potete leggere quotidianamente tutta l’Ananda Lahari, studiate almeno cinque sloka o anche un solo sloka con intensa fede e devozione. Fate questo regolarmente senza mai ometterlo.

Gli Shaktipith

Kanyakumari, Tamil Nadu - la Schiena
Kanyakumari è uno shaktipith dedicato a una manifestazione di Parvati, la dea vergine, e si ritiene che sia il luogo dove cadde la schiena di Sati. Kanyakumari sta per Kanya (vergine) e Kumari (ragazza).
Il tempio è situato su un promontorio all’estremità più a sud dell’India, nel punto di incontro di tre oceani: l’Oceano Indiano, il Mare Arabico e la Baia del Bengala. Circondato dall’acqua, dà a que-sto posto una potente energia che si pensa lavi via tutti i peccati quando ci si bagna.
Si crede che Devi, come Kanya Kumari, venne in questo luogo e qui stesse per sposare il Signore Shiva, ma quando Narada interruppe il matrimonio, ella rimase lì ad eseguire austerità con la speranza che un giorno egli si unisse a lei.
Nel tempio che venne costruito fu installato il bell’idolo della dea Kanya Kumari che tiene una ghirlanda nella mano destra e fa eterna penitenza mentre aspetta che venga il Signore Shiva. Una particolarità dell’idolo è il suo anello da naso con un diamante che si dice brilli visibilmente perfino dal mare.

Sri Shailam, Colline di Mallikarjuna, Andhra Pradesh - il Collo
Sri Shailam è un luogo sacro nelle fitte foreste delle Colline di Mallikarjuna, del distretto di Kurnul, in Karnataka. Sebbene rinomato come il famoso jyotirlingam di Sri Shailam Mallikarjuna Swami, è anche il sito di uno dei principali shaktipith. Questo è il primo posto dove cadde il collo di Devi e qui Lei è la shakti di Mallikarjuna. Qui Devi è nota come Bhramarambika e il suo tempio è situato dietro al tempio di Mallikarjuna Swami, a un livello superiore nello stesso complesso.
L’idolo è nella forma di Maha Lakshmi e nel garbha griha è presente una statua di Lopamudra, la moglie di Rishi Agastya, e uno sri yantra cui si fa abhishek con il sindur, stabilendo saldamente il legame inseparabile di Shiva e Shakti.

Minakshi, Madurai, Tamil Nadu - il Cranio
Fra i numerosi shaktipith, Minakshi, nella città di Madurai, è considerato uno dei maggiori shaktipith.
Questo bellissimo tempio è una delle meraviglie del mondo, poiché mille colonne sostengono l’enorme struttura del tempio, al centro del quale ci sono due sanctorum per Parvati, nella forma di Minakshi, e per il suo consorte, il Signore Shiva, nella forma di Sundareshwara. Si dice che qui il Signore Shiva assunse la forma umana e sposò Parvati, che era nata nella forma della principessa Minakshi, così chiamata per la sua bellezza e compassione. Qui Devi è in sringara mudra e tiene un pappagallo in una mano. C’è anche un Kalyan mandapam, dove si celebra ogni anno, nel mese di Chaitra, il matrimonio di Shiva e Parvati.
Ogni giorno Shiva e Shakti sono adorati e portati a incontrarsi e, dopo i giorni delle cerimonie, si ritirano insieme in una speciale camera da letto poiché sono adorati come marito e moglie.
La statua di Minakshi è una delle statue più belle di tutta l’India. È fatta di una singola pietra verde smeraldo e rifulge di divino splendo-re.


 

Yoga Educazione per i Bambini

Tratto da: Sw. Niranjanananda Saraswati, Yoga Education for Children, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Capitolo 5

Istruzione Equilibrata

Swami Satyananda Saraswati

I bambini hanno necessità di essere birichini. Se non gli è permesso di essere monelli e sono repressi o limitati, in seguito diventeranno cattivi e i loro genitori non saranno in grado di controllarli. Quando i bambini sono monelli in un piccolo appartamento, è molto difficile per i genitori gestirli a causa dello spazio limitato, ma se c’è uno spazio come quello di un ashram, chi si preoccupa? I bambini possono correre cinque volte da un confine all’altro. Possono giocare, fare monellerie e scaricare tutte le loro energie, poi dormiranno bene. Quel tipo di birichinata è bal lila, il gioco del bambino.
I bambini hanno un eccesso di energia. Dunque hanno bisogno di correre, giocare e divertirsi con molte sfide. Per loro non va bene stare solo seduti e studiare. La loro energia deve essere equilibrata. I genitori hanno la pessima abitudine di rimproverare i propri figli dicendo “Perché non stai studiando?” oppure “Hai fatto i compiti?”. Ai bambini non si dice mai “Perché non vai a giocare a pallone?” oppure: “Oggi c’è un bel film, ecco i soldi per andare a vederlo”. Le persone pensano che i bambini abbiano il loro stesso livello di coscienza.
I livelli di coscienza di un padre e di un bambino di sei anni sono completamente diversi. Quando il bambino dice: “Voglio vedere un film”, nella sua mente c’è un’idea diversa da quella di suo padre che ha ventotto o trent’anni e vuole vedere un film. I bambini non hanno una motivazione impura; il loro livello di consapevolezza è molto alto. I bambini sono molto vicini a Dio. È vero che i bambini sono puri. Questo stato di innocenza è descritto nella prima parte del Ramacharitamanas dove è raccontata l’infanzia di Rama.
Si devono fare degli accordi perché le gare o gli sport possano di-ventare materie scolastiche. I giochi potrebbero essere obbligatori per tutti i bambini tranne quelli con problemi fisici. È necessario che i giochi, le competizioni teatrali e musicali vadano di pari passo con gli obiettivi intellettuali. Che senso ha insegnare a vostro figlio che Akbar era nato nel 1615 e Aurangzeb nel 1750? Chi vuole conoscere tutta questa storia? Quando i bambini hanno tempo e vogliono leggere, lasciateli fare, ma non imponete lo studio come parte dell’istruzione. Non è necessario sovraccaricare i bambini con troppa conoscenza libresca.
I bambini non diventano grandi grazie allo studio o ai diplomi. Di-ventano grandi grazie alla qualità della loro mente, all’intelligenza e alla ricettività. La base è quanto sono in grado di ricevere, trattenere e dare. Ciò non significa che non si debba studiare. Si devono avere delle qualifiche perché attualmente questo è il sistema in tutto il mondo e dobbiamo rispettarlo. Ma quando ai bambini si chiede in continuazione “Hai fatto i compiti?” viene loro paura di non ottenere il massimo dei voti agli esami. Si preoccupano di ciò che diranno i loro genitori perché hanno fallito, sanno che dovranno affrontare questa solfa.
Gli scolari hanno sempre paura di fallire agli esami. Cosa importa se falliscono? I genitori dovrebbero dire ai propri figli: “Non importa, se non riesci, puoi riprovare”. Ma i genitori non hanno il coraggio di dire queste cose e così i figli pensano: “Altri studenti si stanno contendendo il primo posto. Se io ottengo solo il secondo, cosa dirà papà?”. Questa idea che è inculcata nelle menti dei bambini distrugge tutta la loro personalità. Al bambino, piuttosto, bisognerebbe dire: “Vai a studiare se vuoi, ma non ti angustiare troppo”.
Sappiamo che molti studenti che stentavano nei loro studi scolastici, ebbero delle brillanti carriere. Isaac Newton, che scoprì la legge di gravità, era uno studente mediocre, ma divenne un eminente scienziato e oggi la legge di gravità è la base di ogni esperimento scientifico. Se un bambino è uno studente pigro, non significa che rimarrà pigro per tutta la vita. Quando andavo a scuola, ero molto scarso in matematica, ma oggi posso fare qualunque calcolo senza calcolatrice. Dovete essere in grado di affrontare i problemi della vita, siano essi di affari, familiari o istituzionali. Se non siete capaci, allora che importanza ha essere il primo della classe?
Il concetto comune è che se i bambini giocano e si divertono falli-ranno negli studi e nella vita, ma non è vero. Invece, se hanno il tempo per giocare e divertirsi, avranno successo, e se studiano troppo, sciuperanno la loro vita. Il gioco equilibra le energie muscolari e nervose dei bambini e fa circolare bene il sangue in tutto il sistema. Se un bambino sta tutto il giorno seduto davanti alla televisione o studia con una gamba sul tavolo, la sua circolazione sanguigna diventa stagnante come una fogna intasata. I suoi studi ne risentiranno.
La capacità dei bambini di apprendere cose nuove è, normalmente, così forte che l’insegnante ha bisogno di insegnare le cose una sola volta. I bambini sentono solo una volta una canzone al cinema e sono in grado di memorizzarla e tuttavia hanno bisogno di un istitutore per aiutarli a imparare dai libri scolastici. I bambini dovrebbero essere lasciati liberi di giocare. Mi rattristo vedendo ciò che viene fatto ai bambini in questi tempi.
Di solito c’è un enorme divario tra lo stato mentale degli insegnanti e quello dei giovani studenti. Quando si insegna bisognerebbe tenere a mente questo divario. Per insegnare si dovrebbe scendere al livello degli studenti. Un insegnante non dovrebbe sempre dire: “Fai questo, non fare quello”. Non cercate di trovare sempre colpe nei bambini. Un insegnante non è né un poliziotto né un cacciatore. Piuttosto dovrebbe essere un compagno amorevole che può diventare insegnante quando il bambino ha dieci o dodici anni. Fino all’età di sette anni dimenticate di dover insegnare qualsiasi cosa a un bambino. Ci dovrebbe essere educazione attraverso samskara positivi. Ai bambini dovrebbe essere permesso di crescere e svilupparsi in modo naturale: cantare, giocare, fare chiasso e fare monellerie. Non c’è niente di sbagliato in questo.
Un punto importante da ricordare è di non dire al bambino cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa è bene e cosa è male. Questa distinzione è il complesso di una mente colpevole. Non mettete questo senso di colpa nelle menti dei bambini. Quando cresceranno e diventeranno adulti conosceranno la differenza tra giusto e sbagliato, bene e male. Anche gli uccelli e gli animali la conoscono. I genitori non dovrebbero dire ai figli di leggere molto, studiare sodo o cercare di essere grandi e importanti. Lasciate che godano del loro periodo scolastico. Dovrebbero pensare che i loro insegnanti nella scuola sono buoni, amorevoli e amichevoli. Questo genererà nei loro cuori una sensazione di unione.

Capitolo 6

Yoga e Istruzione

Swami Niranjanananda Saraswati

Che cos’è l’istruzione?
Vi sono state molte riflessioni su ciò che lo yoga può offrire all’istru-zione nel suo complesso. Generalmente, quando parliamo di yoga co-me sostegno del processo educativo, parliamo di una componente o in termini di memoria o di capacità di ritenzione, o per aumentare l’intelligenza di differenti esseri umani, o per imparare ad affrontare lo stress in situazioni scolastiche. Tuttavia, il concetto yogico di istruzione è leggermente diverso e copre molti campi.
Noi abbiamo due idee riguardo all’istruzione. Una concerne i libri, le scrivanie e le sedie, l’altra idea è l’individuo. Abbiamo limitato l’istruzione a libri, scrivanie e sedie e abbiamo dimenticato l’essere umano che deve studiare. In effetti, se osserviamo i sistemi di istru-zione prevalenti nel mondo al giorno d’oggi e le materie che si studiano nei collegi e nelle università, possiamo vedere che danno un’istru-zione orientata all’ottenimento di un lavoro. L’istruzione orientata al posto di lavoro significa imparare ciò che aiuta il processo per ottenere un posto di lavoro nella società, che sia fisica, chimica, biologia, medicina, anatomia e fisiologia o storia. Sin dall’infanzia, e fino a quando infine andiamo all’università e ci affermiamo nella vita, la vera spinta nella nostra formazione a scuola e nel college è ottenere un posto di lavoro, una carriera, uno status nella vita.
Talvolta mi domando se quella sia la reale istruzione che un essere umano dovrebbe assimilare. La conclusione cui sono giunto è: “No!”. Questa forma di istruzione è necessaria, ma non contribuisce ad istruire l’essere umano. Perciò, prima dobbiamo ripensare come desideriamo istruire noi stessi e, in secondo luogo, dobbiamo pensare qual è lo scopo dell’istruzione.
È in questo contesto che l’istruzione diventa importante perché ri-tengo che non abbiamo a disposizione un’adeguata istruzione. Abbia-mo bisogno di spostarci dal sistema di istruzione orientata al lavoro verso l’istruzione del sé, e l’educazione del sé è dove entra in campo lo yoga: imparare a canalizzare le facoltà della personalità umana, della natura umana; imparare a focalizzare la mente, ad avere chiarezza mentale e concentrazione mentale; ed imparare a riconoscere i principi che governano una personalità in forma di potenziali, debolezze, ambizioni e bisogni.
Non sto parlando di istruzione scolastica perché, sinceramente, non la condivido e sono riconoscente e grato a Dio e al guru che si sono assicurati che io non andassi a studiare in un ambiente scolastico perché, guardando indietro, se lo avessi fatto, oggi sarei un disastro. Spesso sento dei genitori dire ai propri figli: “Sii uomo, sii coraggioso”. Quando i bambini cadono e si fanno male, diciamo loro: “Non piangere, sii coraggioso, sii uomo”. Quando i bambini hanno bisogno di sostegno, affetto, amore e incoraggiamento, diciamo loro: “Arrangiati!”. Questi sono il quando e il come l’istruzione in effetti inizia nella società attuale. Quando ci viene un flash cranico (non sto usando il termine “flash mentale”) iniziamo a pensare che i bambini o gli individui hanno bisogno di essere indipendenti e liberi, e quella libertà, nella nostra mente, significa che essi non hanno bisogno di sostegno, incoraggiamento o guida. Se questa è la libertà cui aspira l’umanità, io preferisco schiavitù, amore e compassione. Non ho bisogno di quel genere di libertà.

La vera istruzione comincia col principio SWAN
La crescita di un individuo inizia con un’interazione positiva tra il genitore e il figlio. Il nostro concetto educativo deve passare da istruzione scolastica a istruzione personale, esprimendo nel nostro ambiente i samskara, l’intelletto e l’intelligenza che saranno assorbiti dal bambino. Il primo stadio dell’istruzione è il riconoscimento del principio SWAN in ciascun individuo, riconoscendo i punti di forza, le debolezze, le ambizioni e i bisogni dell’individuo e coltivando, rinforzando e comprendendo questi diversi principi della sua natura. Abbiamo già parlato, nel 3° capitolo, del principio SWAN e delle sue applicazioni.

Il sistema del raja yoga di Patanjali
Nel secondo stadio dell’istruzione estendiamo la consapevolezza ver-so l’esterno per valorizzare le abilità mentali. Una delle pratiche che precedono dharana, la concentrazione della mente, è l’espansione della mente. Per focalizzare le facoltà della mente in un punto, è necessario che prima siate capaci di espandere le facoltà della mente per sapere quello che sono. Per questo è adatto il sistema del raja yoga di Patanjali. Parliamo di pratyahara come ritiro dei sensi, ma quello è l’ultimo stadio di pratyahara. Il primo livello di pratyahara è l’espansione dei sensi nel mondo esterno. Parliamo di dharana come concentrazione della mente e consapevolezza mentale, ma quello è l’ultimo stadio di dharana. Il primo livello di dharana è l’espansione della consapevolezza mentale verso l’esterno, nell’ambiente circostante. Parliamo di dhyana, meditazione, come esperienza dell’armonia interiore ma quello è l’ultimo stadio di dhyana. Il primo stadio è l’esperienza dell’armonia esterna. Se non siete capaci di fare esperienza dell’armonia esterna, come potete provarla interiormente? Noi parliamo di samadhi come processo d’illuminazione interiore, ma quello è l’ultimo stadio. Il primo stadio di samadhi è l’armonia ottimale all’esterno, perché solo allora potete sperimentare l’armonia interiore ottimale. Dunque, non dobbiamo guardare agli stadi ultimi e finali di pratyahara, dharana, dhyana e samadhi, ma piuttosto ai primi stadi: espansione della mente, della consapevolezza, coinvolgimento nel mondo esterno, diventare creativi, diventare aperti, capire le nostre interazioni, come siamo, dove siamo nella famiglia, nella società, nel mondo. Questo è il secondo stadio dell’educazione yogica.

Sii ciò che sei
Il terzo stadio dell’istruzione yogica è la meditazione in senso lato. Non sto parlando di meditazione in rapporto allo stadio di dhyana di Patanjali, ma come processo per essere ciò che siete, accettare voi stessi come siete. C’è una storia riguardo Mulla Nasruddin, un grande maestro Sufi del diciottesimo secolo. Un giorno si recò a una fiera. C’era una gara di tiro al bersaglio e Mulla Nasruddin, essendo il più grande maestro della sua epoca, decise improvvisamente di partecipare. Ognuno aveva tre frecce con le quali colpire il centro, che era a circa cento metri di distanza. Come si diffuse la voce che questo grande maestro sufi avrebbe partecipato, arrivarono in migliaia e affollarono l’area in cui si doveva tenere la gara. Mulla Nasruddin raccolse l’arco, la prima freccia, assunse la posizione, verificò la direzione del vento, controllò la corda e la tensione della corda, si tolse il cappello, prese attentamente la mira e scoccò la freccia. Sfortunatamente per lui la freccia mancò il bersaglio. Salì un mormorio dalla folla: “Il grande maestro ha fallito il bersaglio!”. Mulla Nasruddin aveva un discepolo molto intelligente. Il discepolo pensò: “Ci deve essere una ragione per cui il maestro ha mancato il bersaglio”. Quindi chiese: “Maestro, mi spieghi perché la tua freccia ha mancato il bersaglio?”. Mulla Nasruddin ringraziò il suo discepolo e disse: “Sì, posso spiegarti. La persona che ha scagliato la freccia era troppo sicura di sé e una persona troppa sicura manca l’obiettivo molte volte”.
Era il momento di scagliare la seconda freccia e Mulla Nasruddin prese di nuovo la mira ma questa volta era nervoso. Scagliò la freccia. La freccia arrivò a metà strada e cadde. Il discepolo intelligente chiese di nuovo: “Maestro, mi spieghi chi era la persona cha ha scagliato la seconda freccia?”. Mulla Nasruddin disse: “Sì, ti spiego. Era la persona insicura che pensa di non poter raggiungere mai il proprio obiettivo”. La folla iniziò ad applaudire a queste belle parole di saggezza.
Arrivò il momento di scoccare la terza freccia. Mulla semplicemente la scoccò e “bang”, colpì il bersaglio. Molto orgogliosamente, Mulla andò a prendere il suo premio e se ne andò. Il discepolo disse nuovamente: “Maestro, prima di andartene col premio, ci puoi dire chi ha scagliato la terza freccia?”. E Mulla rispose: “Ero io”.
Se potete essere voi stessi, se potete imparare ad accettare le vostre idiosincrasie, se potete imparare ad accettare le vostre manchevolezze e la vostra natura e se riuscite ad evitare di indossare maschere differenti, cosa che tutti facciamo diverse volte nella nostra vita, sarete sulla via della meditazione. Siate voi stessi e una volta che iniziate questo processo di meditazione, inizia l’istruzione.
Il concetto yogico di istruzione
L’istruzione è un sistema grazie al quale impariamo un’adeguata espressione nella vita. Possiamo anche chiamarla scienza del comportamento, una scienza per agire creativamente e costruttivamente nella nostra vita, un processo per apprendere come vivere. Questo è il concetto yogico di istruzione.
Il nostro moderno concetto di istruzione è di accrescere la capacità del nostro intelletto. Confrontate questi due differenti concetti: valo-rizzare le abilità dell’intelletto, che è un’istruzione orientata al lavoro, e valorizzare il processo di imparare a vivere creativamente e costruttivamente, che è l’istruzione yogica o educazione rivolta al sé. Quando uso il termine “orientata al sé”, non intendo nel senso di confinare noi stessi in noi stessi; piuttosto è il divenire consapevoli del sé nel suo complesso. Come già detto, il processo di apprendimento che riguarda la vita, il nostro comportamento, l’atteggiamento e il modo di pensare avviene prima degli otto anni. Perciò dobbiamo pensare: “Quale dovrebbe essere il processo educativo che accresce il nostro apprendimento nella vita durante gli anni formativi?”. È mia ferma convinzione che non apprendiamo nozioni sulla qualità della vita dai libri di storia, chimica, medicina e biologia. Impariamo della qualità della vita attraverso la nostra interazione con l’ambiente, con la famiglia ed anche con l’interazione con la nostra cultura. Dunque, ripeto ancora che la vera istruzione si ha nei primi sette o otto anni di vita. L’educazione che riguarda la vita si ha in questi anni. È in questo contesto che dob-biamo vedere il ruolo dei genitori e dello yoga. Poi riceviamo l’istruzione accademica.

Le pratiche dello yoga
Vediamo il ruolo dello yoga. Prendete, per esempio, il processo di vi-sualizzazione. Nello yoga il processo di visualizzazione è un aspetto delle tecniche di pratyahara. Cos’è pratyahara? Letteralmente, significa ritiro dei sensi ed anche nutrimento dei sensi. Pratyaha significa “seme”, “impressione”, ahara significa “nutrire le impressioni della mente”. Questo è il significato letterale della parola pratyahara, benché si interpreti come ritiro e isolamento della mente. Pratyahara è una materia molto importante perché in questa pratica s’impara a estendere la percezione al di fuori, nel mondo esterno. La vista, il gusto, l’olfatto, i suoni, le impressioni tattili, le facoltà dei sensi devono essere sviluppate, devono evolversi al massimo delle loro capacità. Dopo che conoscete i limiti dei vostri sensi, gradualmente li ritirate; non solo i sensi fisici ma anche i sensi mentali. Dovete ritornare indietro con la memoria, dovete tirare fuori le immagini che sono radicate profondamente nella vostra memoria e poi fare esperienza dello stato di benessere, tranquillità e pace. Per raggiungere questo risultato, nello yoga sono state indicate molte tecniche differenti sia per adulti sia per bambini. Queste pratiche sono yoga nidra, antar mouna e ajapa japa. Esse sono importanti per gli adulti per acquisire la capacità di rilassarsi e lasciar andare, e sono importanti anche per i bambini per sintonizzarsi con la loro personalità e la loro natura.
Antar mouna significa silenzio interiore, essere testimoni e osservare i pensieri, ma prima di poter essere testimoni, osservare ed interrompere il chiacchiericcio della mente, dovete creare pensieri. Ajapa japa, consapevolezza del respiro col mantra, è forse la pratica più importante per adulti e bambini. Nell’antica tradizione vedica, all’età di otto anni, si insegnavano ai bambini, sia maschi che femmine, tre cose: la pratica di surya namaskara per sviluppare e mantenere l’attività della ghiandola del timo; la pratica di nadi shodhana, respirazione a narici alternate, per stimolare la ghiandola pineale; e la pratica di Gayatri mantra, che ha ventiquattro sillabe, per aumentare la concentrazione, sviluppare la capacità di memorizzazione e la tranquillità mentale. (continua)


 

Hatha Yoga Pradipika

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, Hatha Yoga Pradipika, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Verso 60 - Capitolo I

Non si deve seguire una dieta insalubre, con cibo riscaldato dopo es-sere diventato freddo, secco (privo di olio naturale), esageratamente salato o acido, vecchio o con troppe verdure (miste).

Quando il cibo è cotto e poi di nuovo riscaldato dopo essersi raffred-dato, i batteri vi hanno attecchito e, se si mangia questo cibo, esso fermenta nello stomaco, causando indigestione, aria e acidità. Cibo secco significa quello in cui non rimane assolutamente olio naturale o acqua. L’olio è necessario in minime quantità. L’eccesso di sale e di acidità squilibrano l’organismo, in effetti il sale influenza direttamente il ritmo cardiaco. Se si assume troppo sale, esso fa battere più velocemente il cuore e scalda il corpo.
Non dovrebbero essere cucinati assieme tanti diversi tipi di verdure poiché le risultanti reazioni chimiche possono sconvolgere l’apparato digerente e disturbare le funzioni del corpo. La digestione dovrebbe sempre essere un processo rapido e tranquillo, che non affatichi o surriscaldi l’organismo, e il prana non dovrebbe essere sprecato per la digestione.

Verso 61

Fuoco, donne e lunghi pellegrinaggi devono essere evitati. Perciò Gorakhnath dice: bisogna evitare le cattive compagnie, il mescolarsi con le donne, fare il bagno il mattino presto, digiunare e lavori che causino dolore al corpo.

Deve essere evitato tutto ciò che richieda troppa energia ed esaurisca l’organismo. Stare o lavorare vicino a un fuoco esaurisce il prana. Per “cattive compagnie” ci si riferisce a chi vive una vita antispirituale o che pensa in modo negativo. Persone senza alcuno scopo nella vita, che non sono consapevoli dell’importanza dell’evoluzione spirituale, non illuminano l’anima del sadhaka ed egli dovrebbe evitarle.
Il coinvolgimento col sesso opposto e la relazione sessuale solo per il piacere esauriscono l’energia e affaticano il sistema nervoso. Il desiderio sessuale non può mai essere soddisfatto e quando sentite quel desiderio è come gettare cherosene sul fuoco. Non è “male” l’atto fisico, ma le ripercussioni mentali possono essere nocive per un sadhaka. Perciò è meglio non indulgervi per un certo tempo se si vuole risvegliare il prana mediante l’hatha yoga.
Si viene anche sconsigliati dall’intraprendere lunghi viaggi o pellegrinaggi. Naturalmente, bisogna ricordare che quando fu scritto l’Hatha Yoga Pradipika, non esistevano i jet e le veloci automobili. La gente viaggiava a piedi, esaurendo materialmente le riserve fisiche e praniche. Un pellegrinaggio implica una ricerca religiosa per trovare Dio da qualche altra parte. L’hatha yogi può realizzare quello stato supremo senza viaggiare da nessuna parte.
“Fare il bagno il mattino presto va evitato”, ma la frase è incompleta senza aggiungere “con l’acqua fredda quando il clima è invernale”. In India, la maggioranza delle persone si lava con l’acqua del pozzo o della cisterna, pochi fanno la doccia calda. Specialmente quando fa molto caldo, nessuno vuole bagnarsi con l’acqua calda. Tuttavia, in inverno, al mattino presto, è freddo e, se ci si bagna nell’acqua fredda, si sforza il sistema nervoso e si abbassa la temperatura del corpo. I bagni nell’acqua fredda indeboliscono la resistenza del corpo alla temperatura esterna e possono far sentire molto letargici e fiacchi.
L’hatha yogi dovrebbe consumare pasti regolari e non prendere l’abitudine di digiunare spesso. Digiunare è utile per stimolare l’apparato digerente, per eliminare le tossine e per aiutare a portare i sensi e la mente sotto controllo. Durante la malattia stimola il corpo a produrre gli anticorpi necessari a combattere la malattia e a riequilibrare la struttura del corpo.
In India molte persone seguono la vecchissima tradizione di digiu-nare in concomitanza delle fasi della luna. Ci sono giorni particolari che sono favorevoli a una o a mezza giornata di digiuno, cioè il quar-to, il nono, l’undicesimo, il quattordicesimo e il quindicesimo giorno sia del periodo di luna crescente che calante. Swami Shivananda af-ferma: “Un digiuno occasionale una volta al mese o quando le passioni vi tormentano tanto sarà sufficiente”. Sebbene il digiuno abbia molto da offrire e molte persone lo sostengano, chi dedica molte ore al sadhana dell’hatha yoga non dovrebbe affaticare il corpo in questo modo. Nessuna azione che sia ardua e crei sofferenza o condizioni estreme nel corpo deve essere intrapresa dallo yogi. Senza essere fanatici, ci si dovrebbe prendere adeguata cura del corpo e si dovrebbe evitare qualunque sforzo o danno inutile, dato che il corpo è il veicolo verso la coscienza superiore. Naturalmente, bisogna essere pratici su tutte queste istruzioni e tener conto delle situazioni e delle condizioni.

Verso 62

(I cibi più adatti per lo yogi sono:) buoni cereali, grano, riso, orzo, latte, ghi, zucchero scuro, zucchero caramellato (zucchero candito), miele, zenzero secco, frutti di patola (una specie di cetriolo), le cinque verdure, fagiolo mungo e legumi simili e acqua pura.

Cereali integrali e riso forniscono i carboidrati essenziali e le vitamine del complesso B. Il latte fresco e il ghi mantengono il rivestimento mucoso del tratto digerente e del canale alimentare che viene lavato via dalla pratica degli shat karma; essi neutralizzano anche qualunque acidità o bruciore di stomaco che le pratiche potrebbero creare. Lo zucchero è necessario per il funzionamento del cervello così come per le altre funzioni del corpo. Il miele è consigliato perché è un cibo predigerito e completo. Anche lo zenzero essiccato è gradevole.
Nel Gherand Samhita (5:20) le “cinque verdure” sono: balasaka, kalasaka, patolapatraka, vastaka e himalochika. Queste sono verdure in foglia simili agli spinaci. Sono raccomandati legumi leggeri e facilmente digeribili come il fagiolo mungo e la lenticchia rossa, in quanto forniscono proteine, ma sono da evitare legumi come i ceci, che sono difficili da digerire e provocano flatulenza. È essenziale l’acqua pura, priva di sostanze chimiche, minerali in eccesso e batteri nocivi, in particolare per le pratiche di purificazione.
Verso 63

Lo yogi dovrebbe assumere cibo dolce e nutriente misto a ghi e latte; il cibo deve nutrire i dhatu (componenti fondamentali del corpo) ed essere piacevole e adatto.

La caratteristica più importante della dieta è che deve nutrire i dhatu. Ci sono sette dhatu o strutture fondamentali del corpo: la pelle, la carne, il sangue, le ossa, il midollo, il grasso e il seme o l’ovulo. Non si dovrebbe prendere nulla che distrugga il loro naturale equilibrio.
Sebbene siano raccomandati latte e ghi, non se ne dovrebbero as-sumere grandi quantità. Troppo latte crea problemi di muco e l’eccesso di ghi è accumulato nel corpo come grasso. D’altro canto, se avete reazioni allergiche al latte, non consumatelo. Se il riso vi crea gonfiore nell’addome o ritenzione idrica, lasciatelo.
“Cibo piacevole e adatto” significa quello che si addice al personale metabolismo del corpo e che fa sentire sani, mentalmente contenti e stabili. La dieta differisce secondo ciascun individuo, quindi potreste dover sperimentare vari cibi e diverse quantità prima di trovare la giusta dieta per voi stessi.
Naturalmente bisogna considerare che la dieta qui indicata è adatta per il clima e le condizioni ambientali dell’India. È anche la dieta dell’hatha yogi che si dedica a molte ore di sadhana continuo e non di coloro che fanno una lezione di un’ora di yoga una volta alla settimana ed hanno altri impegni di famiglia. Ciononostante, la maggior parte dei cibi indicati in precedenza sono reperibili in tutto il mondo e, anche se siete un capofamiglia, una simile dieta vi aiuterà a purificare il corpo e a stabilizzare la mente e le passioni.

Versi 64-66

Che si sia giovani o anziani, molto vecchi, malati o deboli, con la pratica si può ottenere la perfezione in tutti i tipi di yoga. (64)

La perfezione è il risultato dell’applicazione pratica. Senza praticare, come può realizzarsi? Soltanto leggendo gli shastra non si otterrà mai la perfezione nello yoga. (65)
Non indossando le vesti di un siddha, né parlandone (si ottiene la perfezione). Solamente attraverso l’applicazione pratica si diventa un siddha. Senza alcun dubbio, questa è la verità. (66)

C’è un detto: “la pratica rende perfetti” ed è esattamente quello che viene espresso qui. Potreste leggere tanti principi quanti ne potreste assimilare intellettualmente, ma fino a quando non sono messi in pratica non c’è l’esperienza della loro verità né la manifestazione del loro potenziale inerente. Un dottore non diventa un dottore fino a quando non può praticare tutto quello che ha imparato teoricamente. Un ingegnere non può costruire un macchinario soltanto leggendo istruzioni su come costruirlo. Il prodotto finale non sarà perfetto fino a quando non si sarà provato molte volte.
La pratica regolare di qualunque tecnica yoga crea uno schema nel corpo e nella mente e, dopo molti anni di pratica, si raggiunge la perfezione, indipendentemente dalle circostanze iniziali. Non ci si do-vrebbe scoraggiare dal praticare yoga perché ci si sente fisicamente inadeguati. Non importa se il corpo è vecchio o giovane, malato o debole, ognuno è idoneo a praticare hatha yoga e a ottenere la realizzazione del sé. Se si possiede un desiderio interiore di sperimentare la verità dell’esistenza si avrà successo, a prescindere dalle condizioni fisiche.
Dove esiste la verità non c’è posto per l’illusione o l’inganno. Non si può diventare uno yogi solo assumendone l’apparenza esterna, né si possono imbrogliare gli altri facendoglielo credere; la mancanza di forza interiore e di comprensione mostrerà chiunque sia un impostore. Si può ingannare se stessi sembrando yogi o asceti, ma non si può ingannare l’atma, né l’abito può dare potere e conoscenza. Essi possono venire solo con la preparazione del corpo e l’affinamento della coscienza grossolana.

Verso 67

Le asana, i vari tipi di kumbhaka e gli altri svariati mezzi di illuminazione dovrebbero essere tutti praticati nel sistema dell’hatha yoga fino a quando non si raggiunge il successo nel raja yoga.
Questo capitolo sulle asana si conclude perfettamente facendo ricordare lo scopo per cui si pratica l’hatha yoga. Come viene detto all’inizio, è unicamente per il raggiungimento del raja yoga. L’hatha yoga è la base del raja yoga. Il fatto che si dovrebbe praticare fino ad ottenere conseguimenti nel raja yoga significa che essi sono intimamente connessi. In effetti, sembrerebbe che essi siano un unico yoga; l’hatha sarebbe l’aspetto dinamico e preparatorio, mentre il raja yoga è lo stadio passivo e culminante.
Comunque, hatha e raja yoga sono diventati due sistemi diversi. Il raja yoga prevede all’inizio yama e niyama, poi asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi. L’hatha yoga comincia con asana, pranayama e shatkarma e non dà enfasi ad alcuna disciplina morale. Dichiara soltanto come vivere nel modo più adatto per la pratica e il perfezionamento del sadhana. Non c’è alcun codice morale che causi tensione nella mente.
L’hatha yoga conduce al raja yoga, allora si comincia la pratica di yama e niyama e si continua il sadhana delle asana, ecc. Perciò l’hatha yoga precede il raja yoga. Fino a quando non si ottiene la realizzazione nel raja yoga, non si è ottenuta la perfezione nell’hatha yoga. Perfezione e realizzazione attraverso l’hatha yoga significa samadhi, cioè perfezione di raja, dhyana, laya e samadhi yoga.