Anno 2013 - Volume 4

  • L’Importanza del Satsang 
  • Che Cosa Mi ha Insegnato la Vita 
  • Satsang con Sw. Shivananda e Sw. Satyananda 
  • Yoga Educazione per i Bambini 
  • Hatha Yoga Pradipika 

 

L’Importanza del Satsang

Tratto da: Rikhiapeeth Blog del 6 Novembre 2012 - Satsang con Swami Shivananda Saraswati.

Satsang è una combinazione di due parole: sat e sanga. Sat significa esistenza assoluta, è la natura essenziale di Brahman, è permanente nel mutevole e sorregge il mondo delle apparenze. Sanga significa compagnia o unione. Essere stabiliti in Brahman è il significato letterale del termine satsang. Finché l’ignoranza persiste, la realizzazione diretta di Brahman è impossibile. Quando l’ignoranza è sostituita dalla saggezza, la vera natura si rivela. Questo è il satsang più elevato.
L’altra possibile interpretazione si riferisce a quando sentiamo una tale devozione verso Dio al punto che Egli deve giungere a noi in una qualche forma in base ai nostri desideri. Il mezzo per questa realizzazione è anche chiamato satsang. La compagnia dei saggi porta alla realizzazione di Brahman e, per questo, si chiama anche satsang. In questo senso satsang significa la compagnia di coloro che hanno realizzato la verità e anche di coloro che aspirano alla verità. Il satsang dona illuminazione spirituale ed è uno dei mezzi fondamentali per raggiungere la realizzazione di Dio.

Santi, scritture e luoghi sacri
È molto difficile venire a contatto con un santo e ancor più difficile riconoscerne uno. Una persona mondana vuole giudicare un saggio mediante i propri concetti. La compagnia di un santo esercita un’in-fluenza inevitabile sulla persona interessata che prima o poi se ne renderà conto. Il saggio Narada afferma nei suoi Bhakti Sutra: “La compagnia dei grandi è molto difficile, anche inaccessibile, ma è infallibile”. L’associazione con i santi è infallibile nella sua funzione.
L’amore di Dio si ottiene principalmente e indubbiamente dalla grazia dei santi o, in altre parole, dal tocco della compassione divina. La compagnia dei santi si ottiene con la grazia solo di Dio, perché non c’è distinzione fra Lui e i santi. Entrambi sono identici. Un santo è Dio stesso.
Le Upanishad dichiarano: “Chi conosce Brahman diventa Brah-man”. Lo splendore di un saggio è infinito ed eterno come quello di Brahman. Dio si rivela in un santo nella Sua piena gloria, nella Sua potenza, saggezza e beatitudine. Un saggio è il sale che preserva la società dalla decadenza e dalla degenerazione.
Il saggio è molto silenzioso, dice solo poche parole, e queste parole producono un’enorme impressione. Donano nuova vita e gioia a tutti coloro che comprendono lui e il suo messaggio. Basta solo essere alla sua presenza che i dubbi degli aspiranti si chiariscono, anche se egli rimane muto. La compagnia dei santi genera amore per Dio. Bisognerebbe ricordare i grandi santi e saggi ed esserne ispirati. Essi non sono morti, ma più vivi oggi che mai.
Il Signore Krishna dichiara nella Bhagavad Gita: “Io sono lo stesso per tutti gli esseri; per Me non vi è alcuno odioso o caro; ma coloro che Mi adorano con devozione sono in Me e anche Io sono in loro”. Sebbene i raggi del sole cadano ugualmente su tutti quanti, è la sfaccettatura del diamante che brilla più di qualunque altra cosa. Sebbene Dio sia uguale per tutti quanti, Egli si manifesta in modo più vivido nel cuore di un saggio, che è reso trasparente dalla purezza.
Dove non è possibile il contatto con un saggio, bisognerebbe cercare di essere in contatto con testi sublimi come le Upanishad, la Bhagavad Gita, lo Yoga Vashishtha, il Ramayana o il Bhagavata.
La meditazione sulla vita dei santi e lo studio dei loro insegnamenti equivale alla loro santa compagnia. Si dovrebbe cercare di fare un pellegrinaggio nei luoghi sacri e lì coinvolgersi nell’ascolto della gloria di Dio. Anche questo è satsang. Qualunque cosa aiuti nel raggiungimento della purezza del cuore dovrebbe essere considerata come sat-sang.
Il potere del satsang
Lo splendore e il potere del satsang è indescrivibile. La vibrazione spirituale e le potenti correnti di un adepto evoluto producono un’influenza enorme sulla mente. Il satsang eleva la mente a nobili altezze. L’associazione con saggi santi è del tutto sufficiente per infondere saggezza e amore. Il servizio a una persona simile purifica rapidamente la mente. La conoscenza nasce in coloro i cui errori sono stati spazzati via dalla forza del satsang. Il satsang è il modo più facile e veloce per trasformare la mente di una persona ordinaria in funzione del cammino spirituale e per superare completamente i samskara negativi.
Il santo è la via e anche l’obiettivo ed è considerato persino più grande del Signore stesso. Sebbene Dio sia ovunque, Egli non è rag-giungibile senza la grazia di un guru. Solo il santo o il guru è la via. Non c’è altra barca che il satsang in compagnia di un santo per far attraversare l’oceano del samsara. Il satsang è infallibile nei suoi risultati.

Fasi del satsang
La prima fase del satsang è stare in compagnia di persone giuste e buone e servirle. Da ciò sorge la conoscenza della natura essenziale del nostro Sé, il divino o supremo Sé. Allora sopraggiunge vairagya, il distacco nei confronti delle cose di questo mondo, e bhakti, il desiderio ardente di Dio. Quando bhakti diviene forte, diveniamo coloro che il Signore ama. Gli siamo cari ed Egli ci sceglie. Infine seguirà la visione diretta del Signore.
La pratica del sentire la presenza di Dio in tutte le cose, del vedere Dio in ogni volto e in ogni oggetto è, in se stessa, una forma di sa-tsang. Spesso la nostra devozione si accende associandoci e parlando con dei devoti. Come una fiamma si accende con una fiamma, così il nostro cuore riceve il fuoco da un altro cuore. Sri Krishna dice: “I saggi Mi adorano in devozione rapita. Con la loro mente totalmente in Me, con la loro vita assorbita in Me, illuminandosi a vicenda, conversando sempre su di Me, sono appagati e deliziati”.

Buone e cattive compagnie
Un aspirante spirituale deve evitare ogni genere di compagnia negati-va. Gli effetti di una cattiva compagnia sono disastrosi. La mente si riempie di idee negative attraverso il contatto con cattivi compagni. Come un vivaio è ben recintato all’inizio per proteggere le piante, nello stesso modo dovreste proteggervi attentamente da influenze indesiderate. Dovreste evitare ad ogni costo persone che mentono, rubano, fanno pettegolezzi e sono alla ricerca dei piaceri dei sensi.
La mente umana è uno strumento molto ricettivo. Se la mettete in compagnie negative, acquisirà tendenze negative. Se la mettete in compagnie sante, acquisirà caratteristiche divine. Quando pensa ai santi, la mente si modella nella forma delle qualità cui pensa e di conseguenza diviene pura.
Tutto ciò che porta pensieri impuri nella mente è la cattiva compagnia. Anche una persona sobria inizia a bere in compagnia di un ubriacone. La compagnia negativa porta alla passione, alla rabbia, all’illusione, alla perdita di memoria e di discernimento.
Il satsang con i saggi è il miglior modo per ispirare viveka, il di-scernimento; vairagya, il non attaccamento, non si può ottenere senza il satsang che rimuove l’ignoranza e vi colma di distacco verso i go-dimenti del mondo. Il satsang vi obbliga a condurre una vita divina e ad avere un forte convincimento nell’esistenza di Dio.

Il vero satsang
Ci sono poche persone in questo mondo che possono pensare in modo corretto da sole e che dipendono solo dalla loro intelligenza nella ricerca della verità. Questi individui sono i maestri di se stessi e non hanno necessità di alcun’altra guida. Il loro satsang consiste nella meditazione sull’intelligenza o coscienza suprema.
Le persone che non sono in grado di pensare correttamente e che sono dominate dalla passione e dall’illusione costituiscono la grande maggioranza. Esse hanno bisogno di un bravo e saggio guru per condurre una vita disciplinata. Il loro satsang consiste nella compagnia del guru, nel servirlo e nelle sue dirette istruzioni. Soltanto il sadhaka sincero e serio conosce il vero valore del satsang.
Il vero satsang dona all’aspirante la forza spirituale interiore per affrontare le battaglie della vita, per superare le tentazioni, gestire i desideri interiori e colmare la mente con divini pensieri positivi. La compagnia di un santo può trasformare chiunque. La fede in Dio e nelle scritture, l’attaccamento e la devozione a Dio lentamente si sviluppano in coloro che frequentano i satsang regolarmente. Il satsang è il più grande di tutti i metodi di purificazione. Senza il satsang, la mente colma di impurità non può essere rivolta verso Dio.
Dal satsang si ricevono lezioni pratiche sul controllo della mente, sulla concentrazione e la meditazione. Il satsang, perciò, è di vitale importanza per i capifamiglia che devono impegnarsi nei doveri del mondo. Risveglia la loro spiritualità. Il satsang ispira gli aspiranti spirituali che percorrono il cammino della rinuncia. Non c’è nulla di più ispirante, elevante, indispensabile e piacevole del satsang.


 

Che Cosa Mi ha Insegnato la Vita

Tratto da: Rikhiapeeth Blog del 14 Settembre 2012 - Satsang con Swami Shivananda Saraswati.

Devo dire che è stato con un lampo d’intuizione che presto sono giunto nella mia vita alla conclusione che la vita umana non è completa con le sue attività esteriori e che c’è qualcosa oltre la percezione umana che controlla e dirige tutto ciò che è visibile. Posso affermare con certezza che ho iniziato a percepire le realtà dietro ciò che chiamiamo la vita sulla terra. L’agitazione e l’ansietà febbrile che caratterizzano l’ordinaria esistenza dell’uo-mo rivelano qui un obiettivo più elevato che l’uomo un giorno o l’altro deve raggiungere.
Quando l’uomo resta intrappolato nell’egoismo, nell’avidità, nella lussuria e nell’odio, naturalmente si dimentica di ciò che c’è sotto la sua pelle. Il materialismo e lo scetticismo regnano supremi. L’uomo si irrita per piccole cose e inizia a lottare. In breve, l’uomo è infelice. La professione medica mi ha fornito abbastanza prove delle sofferenze di questo mondo. Ho trovato prove concrete del grande detto: “Sarvam duhkham vivekinah”. Sono stato benedetto con una nuova visione e prospettiva. Ero profondamente convinto che ci dovesse essere un luogo - una dolce dimora d’incorrotta gloria e purezza e di divino splendore - dove poter godere sempre di sicurezza assoluta, perfetta pace e felicità. Conformemente al detto della sruti, ho rinunciato al mondo ed ho sentito di appartenere al mondo intero.
Un programma di severa autodisciplina e di penitenza mi dotò della forza necessaria per muovermi incolume tra le vicissitudini dei fenomeni del mondo. E cominciai a capire che gran bene sarebbe stato per l’umanità se avessi potuto condividere questa nuova visione con tutti quanti. Chiamai il mio strumento di lavoro The Divine Life Society.
Contemporaneamente, gli eventi concitati dall’avvento del vente-simo secolo ebbero il loro effetto sulle persone dotate di un’intelli-genza acuta. Gli orrori del passato e le possibili guerre e le sofferenze conseguenti toccavano la mente delle persone. Non era difficile osservare che le sofferenze del genere umano erano per lo più causate dalle sue stesse azioni. All’epoca si avvertiva la necessità urgente di rendere l’uomo consapevole dei propri errori e dalle sue follie e di farlo ravvedere, in modo che potesse utilizzare la propria vita per raggiungere obiettivi più degni. In risposta a questa necessità, vidi la nascita della missione della Divine Life, con il suo compito di salvare l’uomo dalle forze della natura inferiore ed elevarlo alla coscienza della sua vera relazione con il cosmo. Si tratta del compito di risvegliare la coscienza religiosa, una consapevolezza dell’essenziale divinità dell’uomo.
La religione non può essere insegnata o compresa tramite la sola argomentazione o la discussione. Non si può rendere una persona religiosa soltanto tramite precetti o canoni di insegnamento. Richiede una particolare riconciliazione con il proprio vasto ambiente, una capacità di percepire ciò che è più profondo e ciò che è più esteso, un’autentica armonia. Religione è vivere, non è parlarne o esibirla. Ritengo che qualunque sia la propria religione, qualunque sia il profeta venerato, qualunque sia la lingua o il paese, qualunque sia la propria età o il sesso, si possa essere religiosi, a condizione di praticare nella vita quotidiana la vera implicazione del sacro termine tapas, che essenzialmente significa qualunque forma di autocontrollo, nella misura possibile nell’ambiente e nelle circostanze in cui ci si trova.
Ritengo che la vera religione sia la religione del cuore. Prima deve essere purificato il cuore. Verità, amore e purezza sono la base della vera religione. Il controllo sulla natura inferiore, la conquista della mente, coltivare le virtù, il servizio all’umanità, la benevolenza, la fratellanza e l’amicizia costituiscono le basi della vera religione. Questi ideali sono inclusi nei principi della Divine Life Society ed io cerco di insegnarli principalmente tramite l’esempio, che considero essere di maggior rilevanza rispetto a tutti i precetti.
Il pensatore moderno non ha il tempo necessario né la pazienza di eseguire un rigoroso tapas e austere pratiche religiose; molte di esse sono anche state relegate al livello di superstizione. Per dare all’attuale generazione il beneficio del vero tapas nel vero senso reli-gioso, per rivelare loro il suo vero significato e convincerli del suo senso ed efficacia, ho innalzato la mia torcia della “Divine Life”, che è un sistema di vita religiosa adatto a tutti quanti, che può essere praticato dall’eremita così come da chi va in ufficio tutti i giorni, che può divenire comprensibile per l’erudito e per il semplice nei suoi diversi stadi e nelle sue fasi. È una religione che non è altro se non quello che è essenziale per dare significato ai doveri quotidiani dell’essere umano. La bellezza della “Divine Life” è la sua semplicità e applicabilità alle faccende quotidiane da parte della persona comune. È irrilevante se si va in chiesa, nella moschea o al tempio per offrire le proprie preghiere, perché tutte le preghiere sono ascoltate dall’Uno.
Il ricercatore medio della verità è spesso ingannato dai capricci della sua mente. Una persona che intraprende il cammino spirituale è confusa prima di raggiungere la fine del suo viaggio e, naturalmente, è tentata ad allentare i suoi sforzi a metà strada. Molti sono i tranelli, ma è certo che quanti procedono stabilmente raggiungono lo scopo della vita che è l’universalità dell’essere, la conoscenza e la gioia. In tutti i miei scritti ho dato molta enfasi alla disciplina dei sensi turbolenti, alla conquista della mente, alla purificazione del cuore e al raggiungimento della pace e della forza interiori, in maniera adatta ai diversi stadi nell’evoluzione.
Ho imparato che il primo dovere dell’uomo è imparare a dare, dare in elemosina, dare in abbondanza, dare con amore, dare senza alcuna aspettativa di risultati, perché dando non si perde nulla: d’altra parte ciò che si dà viene restituito mille volte. La carità non è semplicemente un atto di offerta di determinati beni materiali, perché la carità è incompleta senza la predisposizione alla carità, senza la carità del sentimento, la carità della comprensione, della conoscenza e dell’atteg-giamento verso gli altri. Carità è sacrificio di sé a differenti livelli del proprio essere. Io considero che la carità nel senso più alto sia equivalente alla gyana yajna.
Allo stesso modo ritengo che la bontà dell’essere e dell’agire costituiscano le fondamenta della propria vita. Per bontà intendo la capacità di sentire insieme agli altri e di provare e di sentire come provano e sentono gli altri e di essere nella condizione di agire in modo tale che nessuno sia danneggiato dall’azione. La bontà è il volto della Divinità. Penso che essere buoni nei più intimi recessi del proprio cuore in realtà non sia facile, sebbene possa sembrare semplice. Per essere sinceri, è una delle cose più difficili sulla terra.
Per me non esiste il mondo fisico. Quello che vedo, lo vedo come la gloriosa manifestazione dell’Onnipotente. Mi rallegro quando vedo il Purusha con migliaia di teste e migliaia di occhi e piedi, quel sahasrasirsha Purusha. Quando servo le persone, non vedo le persone ma Colui del quale esse sono le membra. Imparo a essere umile davanti al Potente Essere il cui respiro noi respiriamo e della cui gioia noi godiamo. Non penso che ci sia nulla in più da insegnare o da imparare. È qui il fior fiore della religione, la quintessenza della filosofia, ciò di cui ognuno ha veramente bisogno.
La filosofia che adotto non è una dottrina vaga, soggettiva, di negazione del mondo dell’illusione, né una grossolana teoria di affermazione del mondo di un umanesimo dominato dai sensi. È la verità della divinità dell’universo, dell’immortalità dell’anima umana, dell’unità della creazione con l’Assoluto che considero come l’unica dottrina degna di considerazione. Poiché l’unico Brahman appare sotto forma dell’universo diversificato in tutti i piani della sua manifestazione, l’aspirante deve rendere omaggio alle manifestazioni inferiori prima di passare a quelle superiori. Buona salute, chiara comprensione, profonda conoscenza, forte volontà e integrità morale sono tutte parti necessarie del processo di realizzazione dell’ideale di umanità come un insieme. Nel processo di evoluzione verso la realizzazione del Sé, alcuni dei fattori principali che sviluppano un’autentica filosofia di vita sono il conformarsi, l’adattarsi, l’adeguarsi, il vedere il bene in ogni cosa e il mettere in pratica tutti i principi della Natura lungo un percorso di adattamento integrato dei poteri e delle facoltà umane. Per me la filosofia non è soltanto amore per la saggezza ma il possederla veramente. In tutti i miei scritti ho indicato metodi per superare e padroneggiare lo strato fisico, vitale, mentale e intellettuale della coscienza, per essere in grado di procedere col sadhana per il proprio perfezionamento. Coloro che si sono perfezionati sono i “Sarva bhuta-hite ratah”.
Vedere l’Atman in ogni essere o forma, sentire Brahman ovunque, in ogni momento e in ogni condizione di vita, vedere, udire, gustare e sentire tutto come l’Atman è il mio credo. Vivere in Brahman, fon-dermi in Brahman e dissolvermi in Brahman è il mio credo. Dimorando in questa unione, il mio credo è utilizzare le mani, la mente, i sensi e il corpo per il servizio all’umanità, per cantare i nomi del Signore, per elevare i devoti, per dare indicazioni agli aspiranti sinceri e diffondere la conoscenza nel mondo. Essere un amico cosmico e un benefattore cosmico, un amico del povero, del derelitto, dell’indifeso e di chi è caduto è il mio credo. È mio sacro credo servire le persone malate, nutrirle con cura, tenerezza e amore, rallegrare i depressi, infondere energia e gioia in tutti, percepire l’unità con tutti quanti e considerare tutti con visione equanime. Nel mio credo supremo non ci sono né contadini né re, né mendicanti né imperatori, né maschi né femmine, né insegnanti né studenti. Amo vivere, muovermi e avere il mio essere in questo reame indescrivibile.
Il primo passo è spesso il più difficile, ma una volta fatto, il resto diventa facile. C’è bisogno di più coraggio e pazienza da parte delle persone. Esse di solito si tirano indietro, esitano e hanno paura. Tutto ciò è dovuto all’ignoranza circa il proprio vero dovere. Una certa quantità di istruzione e cultura è necessaria per capire con sufficiente chiarezza la propria posizione in questo mondo. Il nostro sistema educativo ha bisogno di una revisione, perché ora è superficiale e non tocca le profondità dell’essere umano. Per ottenere questo, la cooperazione non dovrebbe venire solo dalla società ma anche dal governo. È difficile raggiungere il successo senza un aiuto reciproco. La testa e il cuore dovrebbero andare di pari passo; l’ideale e il reale dovrebbero avere una stretta relazione. Lavorare con questa conoscenza è karma yoga. Il Signore ha dichiarato questa verità nella Bhagavad Gita. Prego che questo ideale supremo sia realizzato nella vita quotidiana di ogni individuo e che ci sia un autentico paradiso in terra. Questo non è soltanto un desiderio, è una possibilità e un fatto che non può essere contraddetto. Bisogna realizzare questo se si vuole che il senso della vita sia quello che dovrebbe essere. 

 


 

Satsang con Sw. Shivananda e Sw. Satyananda

Tratto da: Calendario 2013, Ottobre, Novembre, Dicembre, Shivananda Math, Rikhiapeeth, Deoghar, Jharkhand, India.

Yantra, Mantra e Mandala: Simboli di Energia Divina

Satsang con Swami Satyananda Saraswati

Guardate la rappresentazione simbolica della Devi. È un simbolo yantrico di Devi, non un idolo o una statua. Secondo il Tantra e secondo le scienze mistiche, ci sono tre simboli importanti dell’energia divina noti come mantra, yantra e mandala. Questi sono i tre simboli di Dio, i tre simboli della realtà senza forma. Queste tre forme sono: mantra, che è suono, yantra, che è uno schema geometrico, e mandala, che è nella forma di una statua, di uno shivalinga, o di qualunque cosa che abbia le tre dimensioni della profondità, della larghezza e dell’altezza. Un oggetto che ha dimensioni è chiamato mandala. Io ho dimensioni, io sono un mandala.
Yantra è una formazione geometrica. Il triangolo, o trikona, come lo chiamiamo noi, è molto importante. Questo triangolo è disposto e collocato in modo tale che diventa lo yantra cosmico. Lo yantra co-smico è conosciuto come Sri Yantra. Durante questo programma molti di voi riceveranno uno Sri Yantra come prasad.
In realtà questo è un concetto molto particolare della fisica. Gli scienziati adesso pensano che l’universo sia un gioco di materia e questa materia può essere spezzata in atomi, molecole, ecc. Ma noi diciamo qualcos’altro. Noi diciamo che ci sono cose invisibili in questo universo che sono nella forma di formazioni geometriche e queste formazioni geometriche sono la forma ultima dell’intero universo. Questo significa che tutto l’universo è una realtà matematica, una realtà geometrica. Questo è yantra e non è una scienza semplice.
La letteratura tantrica include il vama marga, il tantra della mano sinistra, e il dakshina marga, il tantra della mano destra. Questo rituale è tantra della mano destra, non della mano sinistra. Nel tantra della mano destra lo Sri Yantra è la Devi, che è la forma femminile. In effetti, l’aspetto femminile della realtà, l’aspetto femminile della creazione, è sempre simboleggiato da un triangolo. Questo triangolo si chiama yoni chakra.
Vi sto dando solo un profilo molto superficiale, perché stiamo parlando di qualcosa che è veramente sottile, che è oltre la mente, che è oltre la materia. Stiamo parlando di qualcosa che non è un oggetto, che non è materia di percezione degli occhi o delle orecchie. È qualcosa che i mistici sperimentano a un certo livello di coscienza, non altrimenti! È logico. Potete sognare adesso? No, non potete sognare adesso. Non potete sviluppare un sogno, non potete manifestarlo, non potete proiettarlo. Non potete produrre un’esperienza di sogno adesso perché non siete in quello stato di coscienza.
Vi sto solo facendo un esempio. Allo stesso modo, se non producete un cambiamento nel regno della coscienza, nella qualità della coscienza, se non riuscite a penetrare quello strato di realtà, non potete avere quell’esperienza che noi chiamiamo yantra, la forma geometrica del mantra.
Così i nostri Guru e acharya hanno detto: “Prima aprite lo strato della mente. Sviluppate la vostra coscienza. Sviluppate la vostra con-sapevolezza. Sviluppate quello stato di coscienza in cui potete vedere il suono. Sviluppate quello stato mentale in cui potete fare esperienza di un suono nella sua forma sottile”.
Durante questo programma è a questo fine che sarà instaurata la vigraha, la forma esterna concreta della Madre, della Devi. Questa è la realtà tantrica. Avete sentito parlare spesso del tantra. Tutta questa adorazione è tantrica. È basata sulle regole di agama. Avete sentito parlare di agama shastra e nigama shastra. Questo è agama shastra. Il suono è il suono del mantra. Il suono è la realtà rivelata.
Questo non è nulla di nuovo per nessuno di noi. I cristiani dicono che la Bibbia è rivelata, i musulmani dicono che il Corano è rivelato e gli indù dicono che i Veda sono rivelati. Che cosa significa? Il suono è udito nelle profondità della coscienza.

Preghiera alla Madre

Satsang con Swami Shivananda Saraswati

Saluti alla Madre Divina, che esiste in tutti gli esseri sotto forma di intelligenza, misericordia e bellezza. Saluti, o Dolce Madre, consorte del Signore Shiva. O Madre Parvati! Tu sei Lakshmi, tu sei Saraswati. Tu sei Kali, Durga e Kundalini. Tu sei la personificazione di tutto il potere. Tu sei Para Shakti. Tu sei nella forma di tutti gli oggetti. Tu sei il solo rifugio di tutti. L’intero universo è il gioco dei tuoi tre guna. Come posso lodarti? La tua gloria e il tuo splendore sono indescrivibili. Proteggimi. Guidami. O Amorevole Madre!
O Compassionevole Madre! A Te mi inchino. Tu sei il mio salvatore. Tu sei la mia meta. Tu sei il mio unico sostegno. Tu sei la mia guida e colei che rimuove tutte le afflizioni, le preoccupazioni e le sofferenze. Tu sei la personificazione della buona fortuna. Tu pervadi l’intero universo. Tutto l’universo è pieno di Te. Tu sei la miniera di tutte le qualità. Proteggimi. Ancora e ancora io Ti saluto.
O Madre Gloriosa! Saluti a Te. Tutte le donne sono Tue parti. Mente, egoismo, intelletto, corpo, prana e sensi sono Tue forme. Tu sei Para Shakti e Apara Prakriti. Tu sei elettricità, magnetismo, forza, energia, potere e volontà. Tutte le forme sono Tue forme soltanto. Rivelami il mistero della creazione. Concedimi la conoscenza divina.
O Madre Amorevole! Tu sei l’energia primaria. Tu hai due aspetti: quello terribile e quello pacifico. Tu sei modestia, gentilezza, timidezza, generosità, coraggio, tolleranza e pazienza. Tu sei la fede nel cuore dei devoti e la generosità nelle persone di nobile animo, la cavalleria nei guerrieri e la ferocia nelle tigri.
Dammi la forza per controllare la mente e i sensi. Rendimi degno di dimorare in Te. Saluti a Te!
O Madre Suprema! Quando avrò una visione equanime e un sereno stato mentale? Quando sarò stabilizzato in ahimsa, satya e brahmacharya? Quando avrò la Tua visione cosmica? Quando raggiungerò pace profonda, durevole e gioia perenne? Quando entrerò nella meditazione profonda e nel samadhi?
O Madre Radiosa! Non ho fatto alcun sadhana spirituale o servizio, nessun atto di carità, japa e meditazione o adorazione. Non ho studiato le scritture religiose. Non ho né discernimento né distacco. Non ho né purezza né un ardente desiderio della liberazione. Tu sei il mio solo rifugio. Tu sei il mio solo sostegno. Le mie silenziose adorazioni a Te. Elimina il velo dell’ignoranza.
O Madre Benevola! A Te mi inchino. Dove sei? Non abbandonar-mi. Sono tuo figlio. Conducimi all’altra sponda di impavidità e gioia. Quando contemplerò i Tuoi piedi di loto con i miei stessi occhi? Tu sei lo sconfinato oceano di misericordia. Mentre la pietra filosofale trasforma il ferro in oro attraverso il contatto, mentre il Gange tra-sforma l’acqua impura in pura, non puoi Tu trasformare me, o Madre Divina, in un’anima pura? Che la mia lingua ripeta sempre il tuo no-me!

Chandi Devi

Satsang con Swami Satyananda Saraswati

La Sat Chandi Mahayajna a Rikhiapith è dedicata alla Madre Cosmi-ca, Devi Chandi, che impersona bellezza, forza, compassione e grazia. Ella è la perfezione al suo culmine, la creazione della volontà divina. La dea Chandi è una potenza che si trova in ciascuno di noi come potenziale dormiente, come la fonte di tutta la conoscenza, la saggezza e il potere. L’altro suo nome è Kula Kundalini. È solo attraverso il suo intervento divino che possiamo costruire la nostra immunità personale ai problemi futuri.
Dal punto di vista tantrico, Chandi è la dea responsabile della tra-sformazione che sperimentiamo nella vita. Ella deve essere invocata e risvegliata con l’adorazione affinché la nostra intelligenza superiore possa essere la fonte attraverso cui proteggiamo noi stessi. La Chandi Yajna è dedicata all’invocazione di questa intelligenza superiore. Il rituale esoterico è compiuto attraverso i tre strumenti tantrici di yantra, mantra e mandala, che influenzano la coscienza archetipica in noi, dando origine a una nuova consapevolezza.
La storia di Chandi è narrata nel testo Durga Saptashati in settecento versi. Sat Chandi è la recitazione di quei versi per cento volte. È il procedimento utilizzato per invocare il potere cosmico di Chandi. Chandi è la dea della trasformazione psicologica, sociale e spirituale. Per la trasformazione esterna si invoca Lakshmi, ma per la trasformazione interiore si invoca Chandi. Abbiamo la ricchezza, ma non siamo in pace con noi stessi. La Chandi Yajna è una yajna per produrre questo tipo di trasformazione nella nostra vita e nella società.
Nel Kali Yuga, Chandi è una divinità molto importante. Ella si manifesta nell’aspetto feroce della Madre quando tutti gli sforzi umani e divini hanno fallito nel distruggere le influenze demoniache che possono minacciare la pace mentale e il dominio celeste degli esseri divini. La storia inizia con una guerra tra i deva, gli dei, e gli asura, i demoni. Tutto l’equilibrio dell’universo era stato turbato. Invece dell’armonia, prevalevano il caos e la lotta. Demoralizzati, gli dei raccontarono le loro afflizioni alla Trinità, rappresentata da Brahma, il creatore, Vishnu, il preservatore e Shiva, il distruttore.
I tre dei si arrabbiarono e dalla loro ira apparve una forma. Quella forma è Chandi, nota anche come Durga. È nata dalla luminosità di ciascun deva e rappresenta la sintesi di tutti i poteri cosmici. La storia descrive come Ella sconfigga i demoni. Nella mitologia, Durga è vista come la manifestazione finale del potere universale che appare per stabilire pace, dharma e giustizia e per eliminare la sofferenza umana. L’intero procedimento della yajna consiste nel ricreare la dimora cosmica di Chandi, l’energia cosmica.

L’Adorazione di Shakti

Satsang con Swami Satyananda Saraswati

Nell’adorazione tantrica, dovreste ricordare che avete a che fare con un potere misterioso, nascosto, di cui non sapete niente. Shakti ha tre forme: la benevola, la distruttiva e la creativa.
Io uso la parola Shakti, ma voi potete anche dire Devi, Dea, Madre e così via. Se risvegliate il suo aspetto della distruzione, sapete quello che accadrà. Se scherzate con vostra madre come scherzate con vostra moglie, quello è un approccio negativo. Allo stesso modo, vi è un approccio negativo nell’adorazione di Shakti e, se adottate quell’ap-proccio, la Madre vi risponderà con un calcio, e quel calcio potrà essere qualsiasi cosa. Se un elefante vi dà un calcio, sarete lanciati per cinquanta metri. Se la Shakti vi dà un calcio, sarete dannati - Namo Narayan!
Quindi, l’adorazione di Shakti deve essere fatta solo per risvegliare i suoi poteri benevoli. Dovete amare e rispettare vostra madre. Potete scherzare con lei, ma non come lo fate con vostra moglie. Non deve esservi cattivo uso della relazione. Per questo le regole sono molto simili nel mantra, nel kriya e nell’upachara. L’adorazione di Devi dà rapide ricompense.
Proprio come avete il fast food, allo stesso modo vi sono veloci benedizioni. Non ve lo sto dicendo dai libri, ma dalla mia esperienza. L’adorazione della Madre dà risultati rapidi, perciò bisogna osservare regole e disposizioni. Le regole sono specificate anche perché c’è una certa grazia e dignità nell’adorazione della dea Madre. Bisogna avere rispetto per questo. Sebbene vi siano molti metodi per adorare Devi o Shakti, l’adorazione eseguita con fede e devozione è la migliore.
Non potete permettervi di comportarvi male con la Madre, perciò vi sono regole riguardanti tutti gli aspetti della dieta, del mantra, del kriya e delle procedure dell’adorazione. Tali metodi e procedure sono necessari per qualunque azione, non solo per l’adorazione.
Quando costruite una casa, dovete prima gettare le fondamenta ed erigere le colonne, poi il tetto. Ci sono metodi specifici per radersi la testa o indossare gli abiti. Se volete imparare la musica, la cucina o le scienze politiche, c’è un procedimento, un sistema.
Vi sono regole sistematiche e metodi in ogni cosa. Perché dunque non dovrebbe esservi un procedimento di adorazione? Quando si se-gue la procedura corretta, non c’è confusione; tutto segue un ordine stabilito. I rituali vedici possono concedere qualche licenza, ma non è così nell’adorazione tantrica di Devi.

Gli Shaktipith

Vishalakshi e Annapurna, Varanasi, U. P. - gli Orecchini e la Mano Sinistra
Gli orecchini di Sati caddero a Varanasi, dove Devi è adorata come Vishalakshi e Manikarni. Collocata negli stessi recinti del tempio del jyotirlingam di Vishwanath, Vishalakshi è adorata come la consorte di Shiva. Si sa che Adi Shankaracharya venne qui in visita e installò uno Sri Yantram in cui si esegue ancora oggi la kumkum archana puja. Ella concede prosperità a tutti.
Varanasi è un’antica città e un luogo di primaria importanza con una sede eternamente risvegliata di Shiva e Shakti. Di fatto, nell’immenso complesso del tempio di Vishwanath, vi sono due shaktipith, non uno solo. Insieme agli orecchini, qui cadde anche la mano sinistra di Sati, che viene adorata come Annapurna, la dea della prosperità che nutre il corpo, la mente e l’anima di tutti i devoti. Si dice che perfino il Signore Shiva prenda bhiksha, o elemosina, da Annapurna a Kashi, Benares.

Kalighat, Kolkata, Bengala occidentale - le Dita del Piede
Le dita del piede destro di Devi caddero qui e gli idoli adorati in questo Kalipith sono Devi come Kali e Shiva come Nakulish o Nakule-shwar. Questo è un famoso luogo di pellegrinaggio situato in mezzo alle animatissime vie di Kolkata. In effetti si ritiene che il nome Kolkata sia derivato dalla parola Kalighat.
Kali è una forma di Shakti dalla carnagione scura che ha una predilezione per l’annullamento dell’ego e la distruzione di tempo e spazio. Kali è la versione femminile di Kala o fine del tempo. L’immagine di Kali in questo tempio è unica: ha tre grandi occhi, una lunga lingua penzolante e quattro mani fatte tutte d’oro. Due di queste mani tengono una scimitarra e la testa tagliata dell’asura Re Shumba. La scimitarra simboleggia la conoscenza divina e la testa dell’asura simboleggia l’ego umano, che deve essere ucciso dalla conoscenza Divina per ottenere moksha, la liberazione. Le altre due mani sono in abhaya mudra (che conferisce assenza di paura) e in varada mudra (che conferisce benefici), che significa che chiunque l’adori con cuore sincero sarà salvato, in quanto Ella lo guiderà qui e nell’al di là.
Le migliaia di pellegrini che affluiscono tutti i giorni al tempio di Kalighat Kali trattano Kali similmente a una madre umana, sottopo-nendole i loro problemi quotidiani e offrendo preghiere per la prosperità, ritornando poi quando le loro preghiere sono soddisfatte per esprimere la loro gratitudine.
Sebbene nessuno conosca veramente le origini di questo tempio, la leggenda asserisce che un brillante raggio di luce emanato dal fiume Bhagirathi abbia condotto la gente a scavare la terra per scoprire la sua origine; le persone trovarono un pezzo di pietra scolpito nella forma di un dito di un piede umano. Trovarono anche uno swayambhu (sviluppatosi da sé) lingam. Così iniziò l’adorazione di Kali e Nakuleshwar in mezzo a una fitta giungla. Oggi il tempio è nel mezzo del denso mare di gente, di case, strade e della frenetica attività di una metropoli.
Così trasformato dal suo darshan in questo sacro shaktipith, Swami Satyananda condivise la sua esperienza dicendo: “Nel Kali Ghat, a Kolkata, ebbi il darshan di Kali, la distruttrice di Kala e del destino”.


 

Yoga Educazione per i Bambini

Tratto da: Swami Niranjanananda Saraswati, Yoga Education for Children, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Lo stress e ciò che esso indica (continuazione)
Una volta mi trovavo in una casa a Delhi e sentii un bambino di non più di sei anni che diceva a sua madre: “Mamma, sono teso!”. Fui sorpreso che un bambino di sei anni avesse la parola tensione nel suo vocabolario. Io non sapevo cosa volesse dire tensione sino all’età di diciotto anni. Non sapevo cosa fosse un mal di testa sino a ventitré anni. Cosa significava questo? Qualcosa non andava bene. Il bambino non aveva avuto l’allenamento a focalizzare l’attenzione, la mente, i suoi pensieri e il suo processo cognitivo.
Perciò, ritengo che la combinazione di surya namaskara (saluto al sole), nadi shodhana pranayama (respirazione a narici alternate) e ajapa japa, insieme con la consapevolezza del respiro, possa giocare un ruolo molto importante nella stimolazione della psiche e nella riduzione degli stimoli esterni, materiali, fisici, sensuali e sensoriali. Una volta in grado di ridurre le nostre stimolazioni sensuali e sensoriali esterne, la psiche inizia a svilupparsi e si fa esperienza del suo potere. Non sto parlando di istruzione come processo di esaltazione dell’intelletto ma come processo di vita e interazione. La capacità di focalizzare la natura dissipata della mente è una formazione che tutti devono avere, così da poter entrare in contatto con i vari aspetti del corpo, delle emozioni, dei sentimenti e dell’intelletto.

Dharana
In precedenza ho fatto l’esempio di come diciamo ai nostri bambini: “Sii coraggioso, sii uomo”. Quando i bambini cadono e si fanno male, diciamo loro: “Non piangere”. Quando accade qualcosa, diamo loro un input, ma è quello l’input giusto che il bambino deve ricevere dai genitori, da noi? Noi diciamo ai nostri figli che le uniche emozioni che possono esprimere nella vita sono rabbia e violenza. Non diciamo loro: “Guarda, sei libero, se desideri piangere, piangi”. Li blocchiamo nell’espressione delle loro emozioni e così c’è già un blocco emozionale creato nel bambino dal nostro atteggiamento, dalla nostra incompleta percezione della vita. E qui interviene dharana. Benché dharana significhi focalizzazione della mente, significa anche bilanciamento e armonizzazione degli aspetti emozionali.
Dharana è di tre tipi:
1. Chidakasha dharana: dharana della mente, concentrazione della mente.
2. Hridayakasha dharana: dharana del cuore, focalizzazione delle energie che governano emozioni e sentimenti, canalizzazione di quelle energie.
3. Daharakasha dharana: dharana degli istinti profondi e della psi-che, focalizzazione e canalizzazione degli istinti e armonizzazione della psiche.
Dharana è una pratica molto importante per i bambini. Insieme ai giochi, insieme alle visualizzazioni, insieme al vivere creativamente, imparano ad apprezzare il processo di interazione che avviene in ogni stadio della loro vita.

Coscienza umana
La meditazione è necessaria perché apre la via per realizzare il potenziale della coscienza umana. Cos’è la coscienza? Cos’è la mente? Parliamo del corpo e del cervello, ma lo yoga parla della mente ed anche della coscienza. Coscienza è la consapevolezza che include tutto, senza limiti o distinzioni. La mente è l’aspetto manifesto della coscienza che concerne il mondo, l’ambiente, questo tempo.
Sebbene la moderna psicologia abbia suddiviso la mente in diverse categorie - conscia, subconscia e inconscia - gli yogi hanno descritto la mente come attributo della coscienza e la coscienza come avere quattro differenti stadi di espressione ed esperienza: (i) jagrat, lo stato di veglia; (ii) swapna, lo stato di sogno, uno stato in cui non siete né svegli né addormentati; (iii) nidra, sonno, l’inconscio; (iv) turiya, lo stato di splendore interiore in cui realizzate il vostro essere.
Queste sono le quattro qualità della coscienza. Jagrat è stato para-gonato al conscio, swapna al subconscio, nidra all’inconscio, ma credo che l’inglese non abbia le parole adatte per definire i reali stati di coscienza, e questi quattro stati sono solo categorie generali.
Il grande autore Abhinav Gupta, che scrisse due bei trattati sul tantra, Tantra Loka e Tantra Sara, ha descritto ventuno stati di coscienza. Ciascuno stadio è diverso dal precedente. Cosa significa questo? Che la nostra conoscenza, la nostra percezione, la nostra comprensione della coscienza umana, della personalità umana, della mente umana è molto limitata. È un’impresa di analisi, di logica e di comprensione se qualcuno, in anni di studi e ricerche, può definire ventuno stati di coscienza. Questo è solo un esempio di quanto si può andare in profondità nello studio della natura umana.
Stiamo parlando di coscienza e voi potete dare una struttura alla coscienza negli anni formativi, potete dare una struttura allo stato di veglia della coscienza che si relaziona al mondo esterno tramite i sensi, tramite la mente e gli indriya. Potete dare una struttura allo stato di coscienza che è tra lo stato di veglia e lo stato di sonno - lo stato del sogno - ma questo stato di sogno della coscienza è, in realtà, la coscienza sottile. Nidra è la coscienza causale. Potete darle una struttura, una forma, un’identità e questo si verifica attraverso i processi di pratyahara, dharana e dhyana.
Bisogna fare un primo passo. Iniziate con gli strumenti che avete, praticate ciò che conoscete con sincerità, dedizione e impegno. Prati-cate ciò che conoscete con fede, sincerità e impegno per trasformare il vostro atteggiamento e la vostra visione. Praticate con sincerità per sviluppare la comprensione della vostra natura e della natura di vostro figlio.
Nelle antiche civiltà c’era un sistema per conoscere la natura del bambino. All’età di otto anni, prima di insegnargli le pratiche di asana, pranayama e mudra, il bambino era portato in una stanza in cui erano stati sistemati diversi oggetti. Le persone osservavano da quale oggetto il bambino era attratto. Quando il bambino prendeva il primo oggetto, i genitori si facevano l’idea di come il bambino si sarebbe sviluppato nel corso degli anni.
C’è una storia a questo riguardo. Un ricco signore sistemò in una stanza quattro cose: denaro, un fucile, un rosario e una bottiglia di vi-no. Egli pensava: “Se il bambino prende il denaro diventerà un grosso uomo d’affari, se prende il fucile so che diventerà un criminale, se prende il rosario so che diventerà un santo e se prende la bottiglia di vino so che diventerà un ubriacone sensuale”. Un bambino di otto anni entrò nella stanza, si guardò intorno, prese il denaro e lo mise in tasca, prese la pistola e la mise nell’altra tasca, prese la bottiglia e bevve, prese il rosario e uscì dalla porta. Il padre disse: “Dio mio, diventerà un politico!”.
Non lasciate che questo accada a vostro figlio. Date a vostro figlio l’opportunità di crescere nella vita con il sostegno e l’incoraggiamento adeguati. I genitori devono diventare il gruppo di sostegno per il bambino. I genitori devono dare al bambino l’opportunità di esprimere la propria creatività. Se potrà farlo, vedrete un nuovo sole splendere su questo mondo.

Educare la mente in modo equilibrato (estratti su un’educazione basata sui valori)
Non c’è alcun dubbio che l’istruzione abbia giocato un ruolo molto importante e vitale nello sviluppo e nell’evoluzione dell’umanità. Allo stesso tempo stiamo sperimentando una crisi d’identità perché non siamo stati capaci di formare e disciplinare la nostra mente. Il mondo intorno a noi offre molte buone cose; esso attrae e nutre anche le nostre credenze, i desideri e le ambizioni. Tuttavia, la crescita della nostra personalità è attualmente diretta verso l’esterno ed in questo processo tendiamo a perdere il contatto con la nostra natura interiore.
Ora, molte persone ritengono che la natura interiore abbia a che fare con la vita spirituale. Forse sì, ma c’è un altro aspetto della natura interiore. La mente umana ha la capacità di sviluppare e utilizzare la saggezza, la conoscenza e la comprensione che otteniamo nella vita tramite la nostra interazione nella società. Allo stesso tempo c’è anche la possibilità di trovare la sorgente della pace e scoprire la natura dello spirito umano.
Questi sono i concetti che hanno guidato diverse filosofie. Anche lo yoga dice che bisogna imparare ad educare la mente umana. Ma cos’è l’educazione della mente? Quello che attualmente si impara a scuola con studi accademici sono concetti intellettuali. L’intelletto è solo un aspetto della mente umana. Ci sono altri aspetti della mente che non hanno a che fare, né riflettono la legge della parola scritta ma sono di natura intuitiva. In yoga li chiamiamo samskara. I samskara sono impressioni, condizioni psicologiche. Riceviamo samskara dal nostro ambiente, dalla nostra cultura, dalla nostra società, dalla nostra famiglia, dal nostro stile di vita. Tuttavia, i samskara che assorbiamo al giorno d’oggi non portano all’autodisciplina e alla consapevolezza di sé, e ci rendono più stressati e coinvolti nel mondo dei sensi.
….La ragione dell’esistenza è la partecipazione totale con consapevolezza all’esperienza esteriore e all’esperienza interiore. Quando osserviamo i nostri figli, auguriamo loro il meglio che noi e la società possiamo offrire. Ma allo steso tempo vediamo che la crescita della loro personalità è ostacolata dagli stress della società.
….Quali sono le pressioni cui stiamo sottoponendo i nostri figli? Con tali pressioni come ci aspettiamo che crescano, che affrontino le di-strazioni della vita, che diventino creativi e abbiano successo nella vita? Qual è la forma della nostra educazione? In cosa manchiamo? Decisi che i samskara, o impressioni, sono necessari nella nostra vita.
….Secondo lo yoga, i samskara concernono un’educazione che si oc-cupa della crescita equilibrata e armoniosa della mente umana e di pensieri, espressioni, comportamenti e atteggiamenti che portano alla realizzazione che “la mia vita non è solo materiale ma ha un’altra di-mensione che è spirituale”.
….Dunque, il corpo e la mente devono giocare i loro ruoli nella vita, ma sono i samskara e le discipline interiori che devono giocare un ruolo più dinamico. Lo yoga inizia anche con la disciplina. Questa disciplina è fisica e mentale, oltre che spirituale. Disciplina significa conoscenza del sé. La parola disciplina in Hindi è anushashan. Shashan significa “comandare, governare” e anu significa “l’aspetto sottile, la natura sottile”. Quando siamo in grado di governare e armonizzare la nostra personalità sottile, allora quello è il vero concetto di disciplina.
….Nel novembre del 1984 si tenne a Parigi una conferenza cui parte-ciparono trecento pedagogisti di diciassette paesi. Il tema di questa conferenza era “Inventare oggi l’educazione di domani”. Il tema prin-cipale fu lo yoga ed io ebbi l’onore di presentarlo. Al termine del di-battito formulammo determinate risoluzioni e dichiarazioni che furono sottoposte ai rispettivi governi dei diciassette paesi. Tutte le dichiarazioni suggerivano che la forma yogica di istruzione fosse inserita nel sistema educativo formale.
Anche in India si sta facendo un tentativo di introdurre lo yoga nelle ultime classi delle elementari e da lì sino alle scuole superiori. Senza parlare di elevate filosofie metafisiche, speriamo che incorporando alcune pratiche di base nel programma scolastico si possa aumentare la consapevolezza, la memoria, la concentrazione e la capacità di rilassamento degli studenti. A sua volta, questo li aiuterà nello sviluppo della propria personalità e natura. Questo è solo un piccolo passo ma, tuttavia, è un inizio ed è anche la necessità di oggi. Date un’opportu-nità alle generazioni future e date un’opportunità allo yoga. Se lo farete, vedrete una bellissima alba in questo nuovo secolo.

Capitolo 7

Accrescere la Capacità di Studiare

Swami Niranjanananda Saraswati

Lo yoga è una materia molto importante per i bambini. Proprio come andiamo a scuola per essere istruiti e aumentare la capacità del nostro intelletto, quando pratichiamo yoga accresciamo la nostra capacità di imparare molto di più.
Quando il famoso santo Swami Vivekananda viveva a Chicago, USA, era solito recarsi in biblioteca, prendere in prestito grandi quantità di libri, portarli a casa e restituirli il giorno successivo. Dopo qualche tempo, la bibliotecaria si incuriosì e gli chiese: “Perché prende così tanti libri, quando non è possibile che li legga tutti in un solo giorno?”. Swami Vivekananda rispose che lui leggeva ogni pagina di ciascun libro. La bibliotecaria non riusciva a credergli e allora Swami Vivekananda le chiese di metterlo alla prova. Lei aprì un libro, scelse pagina e paragrafo e gli chiese di dirle cosa c’era scritto. Swami Vivekananda ripeté la frase esattamente com’era scritta, senza neanche guardarla. La bibliotecaria era attonita e fece altre prove. Ogni volta Swami Vivekananda ripeteva le parole esatte scritte nel libro.
In seguito la bibliotecaria scoprì che Swami Vivekananda aveva una memoria fotografica. Non aveva la necessità di leggere i libri. I suoi occhi, la sua mente, catturavano l’immagine sulla pagina e, a suo piacimento, poteva semplicemente richiamare un libro, una pagina, una frase. Tale era la capacità del suo cervello e della sua mente. Come aveva sviluppato questa capacità? Non l’aveva quando era semplicemente Narendra, prima di diventare Swami Vivekananda. La storia della sua vita ci dice che nella fase iniziale della vita aveva molte difficoltà e molti problemi. Tuttavia, quando iniziò a praticare yoga con sincerità, fu in grado di sviluppare quella qualità del cervello conosciuta come memoria fotografica.
Anche noi possiamo sviluppare il potenziale e la qualità del nostro cervello purché sappiamo come usare e applicare lo yoga. Lo yoga non è una materia per lo sviluppo spirituale o la realizzazione spirituale. Piuttosto, come dice la tradizione, lo yoga è una materia che si occupa della mente.
Come studenti vi siete trovati ad affrontare la vostra mente. Sapete com’è difficile concentrarsi sullo studio, com’è difficile ricordare le cose, come nel momento dell’esame, nonostante si sia completamente sicuri, tutto lo sforzo che avete impiegato nei vostri studi si dissolve improvvisamente e nella stanza dell’esame la vostra mente si svuota. La maggior parte delle persone ha avuto quest’esperienza. Sappiamo che avere a che fare col cervello e sviluppare il suo potenziale è molto difficile. Ma lo yoga fornisce la soluzione.

Esami, memoria e concentrazione
Gli studenti chiedono spesso come sviluppare la concentrazione, come affrontare gli esami senza divenire nervosi e come memorizzare. Una delle facoltà della mente è la memoria, un’altra è l’intelletto e un’altra è la comprensione. Intelletto, memoria e comprensione sono le tre facoltà che gli studenti devono gestire.
In passato le persone hanno riflettuto molto su come migliorare la qualità del corpo e della mente. Le tecniche yoga furono concepite secondo le leggi naturali del corpo. Il corpo ha molte ghiandole e nei bambini la più importante è la ghiandola pineale, nel centro della testa, responsabile per lo sviluppo delle facoltà mentali e cerebrali. Lo yoga dice che se si riesce mantenere la salute della ghiandola pineale, che comincia a decadere dopo gli otto anni, allora il processo di apprendimento, la capacità di trattenere informazioni e la memoria migliorano.
Per mantenere la salute della ghiandola pineale furono concepite tre tecniche. La prima è surya namaskara, che molti di voi hanno praticato. La seconda è trataka, per sviluppare la concentrazione. La terza è pranayama, per equilibrare i due emisferi del cervello.

Surya namaskara
La pratica di surya namaskara è composta di cinque diverse posizioni che influenzano diversi organi e ghiandole nel corpo, assicurando la loro attività in modo ottimale. Surya Namaskara significa “Saluto al Sole”. Deve essere praticato al mattino, quando ci sono calma e tran-quillità, quando siete freschi e non sotto pressione e stress per lo stu-dio. Si fa per migliorare la circolazione del sangue e dare energia alle diverse parti e agli organi del corpo e controllare il respiro.
Il respiro gioca un ruolo molto importante. Quando siete arrabbiati, tesi o frustrati, il vostro respiro diventa molto corto e molto veloce. Quando siete rilassati e tranquilli, il respiro sarà profondo e lungo. Scientificamente è stato dimostrato che il respiro controlla molte attività del cervello e col controllo del respiro possiamo modificare lo stato mentale, ridurre il livello di stress nel cervello e nel sistema nervoso e fare esperienza di armonia e tranquillità.

Trataka
Trataka è la pratica più efficace per sviluppare la concentrazione. Durante il periodo degli esami, se la praticate per cinque minuti prima di iniziare a studiare, scoprirete che è molto utile.
Accendete una candela e sistematela in modo che la fiamma sia a livello degli occhi. Fissate la fiamma senza sbattere gli occhi per mezzo minuto o sino a quando riuscite a mantenere gli occhi aperti.
Quando ne sentite il bisogno, chiudete gli occhi e osservate l’immagine complementare della fiamma davanti agli occhi chiusi.
Quando l’immagine complementare scompare, lo schermo nella fronte diventa scuro. Allora aprite gli occhi e osservate di nuovo la fiamma senza sbattere gli occhi.
Ogni volta che chiudete gli occhi vedrete l’immagine complemen-tare della fiamma e la osserverete.
Scoprirete che l’immagine si muove, non rimane statica. Talvolta si muoverà verso l’alto, a sinistra, a destra, o verso il basso, continuerà a muoversi. Allora dovete fare uno sforzo per mantenere l’immagine fissa in un punto e non permetterle di muoversi.
Fatelo per cinque minuti prima di andare a dormire e prima di iniziare a studiare.
Nel giro di un paio di giorni scoprirete che siete in grado di memorizzare e ricordare più facilmente qualunque cosa leggiate. Questa pratica sviluppa la concentrazione mentale ed è molto importante per avere successo negli studi.


 

Hatha Yoga Pradipika

Tratto da: Sw. Muktibhodhananda Saraswati, Hatha Yoga Pradipika, Yoga Publications Trust, Munger, Bihar, India.

Verso 1 - Capitolo II

Essendosi così stabilizzati nelle asana e avendo il controllo (del cor-po), seguendo una dieta equilibrata, si dovrebbe praticare pranayama secondo le istruzioni del guru.

Un sadhaka dovrebbe cominciare lo stadio successivo dell’hatha yoga, cioè il pranayama, solo quando il corpo è regolato dalle asana e dalla dieta moderata. Non si dovrebbe cominciare finché il guru non indichi il pranayama adatto da praticare. Pranayama è più che semplici esercizi respiratori e deve essere praticato sistematicamente e sotto la giusta guida.
La parola prana è una combinazione di due sillabe, pra e na. Prana denota costanza, è una forza in continuo movimento. Prana è la forza vitale e pranayama è il processo con cui si incrementa la riserva interna di prana. Pranayama è composto dai termini prana e ayama e significa capacità o estensione pranica. Non è semplicemente controllo del respiro, ma una tecnica con cui la quantità di prana nel corpo è attivata a una frequenza più elevata.
Nella terminologia yoga si dice che qualsiasi cosa sia manifesta, questa è la forma grossolana, o sthula rupa, dell’energia cosmica sottile, conosciuta come prana. Nello yoga e nel tantra c’è una verità eterna: la base dell’esistenza dipende da due forze, Shiva e Shakti, o “coscienza” ed “energia”. In definitiva esse non sono due forze, ma una; Shakti, o prana, è la forza creativa della coscienza, o Shiva. Lo scopo dell’hatha yoga è realizzare Shiva, coscienza, per mezzo di Shakti, prana.
Si pratica pranayama per capire e controllare il processo pranico nel corpo. La respirazione è un mezzo diretto per assorbire prana e il modo in cui respiriamo provoca vibrazioni praniche che influenzano tutto il nostro essere.
Il controllo sulla dieta è indicato specificamente insieme alla pratica di pranayama. Mangiare è un mezzo diretto per assorbire prana e influenza il corpo, la mente e le vibrazioni praniche.

Verso 2

Quando prana è in movimento, chitta (la forza mentale) è in movimento. Quando prana è privo di movimento, chitta è priva di movimento. Con questo (l’immobilità di prana) lo yogi ottiene l’immobilità e dovrebbe quindi dominare vayu (il soffio).

Il prana e la mente sono intimamente collegati. La fluttuazione dell’uno significa la fluttuazione dell’altra. Quando o la mente o il prana diviene equilibrata/o, l’altro si stabilizza. L’hatha yoga dice: controlla il prana e la mente è automaticamente controllata; mentre il raja yoga dice: controlla la mente e il prana diventa controllato. Que-ste sono due vie dello yoga.
La mente è paragonata a una scimmia selvaggia che salta di qua e di là. A causa di questa tendenza innata, è molto difficile tenerla fer-ma. L’hatha yoga dice: lasciate stare la mente, concentratevi sulle funzioni autonome del corpo e sull’energia vitale, e la mente si calmerà da sé. Quando gli impulsi nervosi sono stabili e ritmici, le funzioni del cervello sono regolate e le onde cerebrali diventano ritmiche.
Il processo respiratorio è direttamente collegato al cervello e al si-stema nervoso centrale ed è uno dei processi più indispensabili dell’or-ganismo. Possiede anche alcuni collegamenti con l’ipotalamo, il centro cerebrale che controlla le reazioni emotive. L’ipotalamo è responsabile della trasformazione della percezione in esperienza cognitiva. Una respirazione irregolare manda impulsi irregolari a questo centro e produce quindi reazioni disturbate.
Vi sono anche determinate aree della mucosa nasale che sono col-legate ai visceri. Quando gli impulsi che giungono dal naso sono arit-mici, gli organi viscerali, particolarmente quelli collegati al plesso coccigeo, rispondono nella stessa maniera, aritmicamente. Essendo disturbati, questi organi inviano nuovamente impulsi irregolari al cervello e aumentano la disarmonia e lo squilibrio. Questo ciclo è continuo.
Divenendo consapevoli della natura del respiro e dominandola, tutto l’organismo diviene controllato. Quando trattenete il respiro, fermate gli impulsi nervosi in varie parti del corpo e armonizzate gli schemi delle onde cerebrali. Nel pranayama è la durata della ritenzione del respiro che bisogna aumentare. Più a lungo viene trattenuto il respiro e più aumenta l’intervallo tra gli impulsi nervosi e le loro risposte nel cervello. Quando si mantiene la ritenzione per un periodo prolungato, si riduce l’agitazione mentale.
In effetti, Patanjali definisce il pranayama come l’intervallo fra inspirazione ed espirazione. Di solito si considera il pranayama come la pratica dell’inspirazione e dell’espirazione controllate, associate con la ritenzione. Tuttavia, tecnicamente parlando, è solo ritenzione. Inspirazione ed espirazione sono metodi per indurre la ritenzione. La ritenzione è più importante perché concede un periodo più lungo per l’assimilazione del prana, così come per lo scambio dei gas nelle cel-lule, cioè ossigeno e anidride carbonica.
Più avanti Patanjali dice che la ritenzione del respiro dopo l’espirazione elimina gli ostacoli nello yoga. Yoga è l’unione dei due poli di energia in noi. Nello stato di consapevolezza ordinaria questi due poli sono separati l’uno dall’altro. Nella consapevolezza trascen-dentale questi poli si avvicinano fra loro e, durante la ritenzione, i poli si avvicinano ancora di più. La ritenzione del respiro deve essere sviluppata per fermare le fluttuazioni del cervello e della mente, in modo che si possa sviluppare un tipo di esperienza più ampio.
Quando procedete nello yoga, arriva un momento in cui dovete avere un certo controllo della mente, così potete immergervi più pro-fondamente in voi stessi. Quando provate a praticare il mantra o la meditazione, le oscillanti onde mentali creano una barriera fra voi e l’oggetto su cui state cercando di focalizzare la consapevolezza. Dun-que, come controllare la mente?
Per moltissimi secoli le persone hanno saputo che, attraverso il controllo pranico, si possono controllare gli influssi della mente e, attraverso il controllo mentale, si possono controllare gli influssi di prana; ma i vari sistemi spirituali hanno continuato a discutere su quale fosse il metodo migliore per imbrigliare le due energie e indurre l’unità. Cristo e il Signore Buddha hanno detto la stessa cosa: “Conducete una vita buona e la vostra mente sarà controllata”. Naturalmente quello che hanno detto è vero ma oggi la gente è esposta a così tanti fattori esterni di disturbo che questo approccio non funziona per essa. Ci sono tante persone buone, caritatevoli, dalla mente pura e compassionevole, ma se chiedete loro di sedere tranquille, calmare la mente e meditare, non ci riescono. Yama e niyama aiutano, ma sono difficili da sostenere per l’uomo moderno e, per quest’epoca, tali discipline non si sono dimostrate un metodo molto efficace per sviluppare il controllo della mente.
Invece, è stato riscontrato che mediante il pranayama, i mudra, i bandha e determinate posizioni che regolano il prana, la mente può essere portata sotto controllo. In molte tradizioni spirituali, compresi il Sufismo, il Buddhismo e lo Yoga, è stato scoperto che, concentrandosi sul respiro, si può calmare la mente, sviluppare la focalizzazione ed ottenere l’ingresso nei meandri più profondi della mente e della coscienza.

Verso 3

Fin tanto che vayu (soffio e prana) rimane nel corpo, questo si chiama vita. Morte è quando lascia il corpo. Perciò, trattenete vayu.

La morte non è totale. Muore il corpo fisico o la mente, ma non l’anima. La morte non è estinzione, è un processo di dissoluzione. I componenti del corpo, i cinque tattwa, akasha o etere, vayu, aria, agni, fuoco, apas, acqua, prithvi, terra, che sono associati ai cinque prana vayu, si dissolvono e ritornano alla loro fonte originaria. Akasha tattwa ritorna ad akasha, vayu a vayu, agni ad agni, apas ad apas, prithvi a prithvi e allora il jivatma se ne va.
Questo jivatma, spirito, ego, corpo astrale, o comunque vogliate chiamarlo, è qualcosa che sopravvive alla morte. Neanche i prana muoiono, partono dal corpo e tornano alla loro fonte. Se si vuole al-lontanare la morte, bisogna fermare il processo di scollegamento di tutte e tre le componenti, cioè prana, mente e anima.
In questo sloka ci viene detto di trattenere il vayu. Vayu significa aria, ma non si riferisce solo all’aria materiale e alle sue proprietà chimiche; indica aria pranica. Nel corpo pranico, pingala canalizza prana shakti, ma prana vayu si muove in tutto il corpo come onde di energia. Può essere paragonato a un campo elettromagnetico in cui l’energia è in costante movimento.
Ci sono cinque funzioni principali di vayu, note come apana, pra-na, samana, udana e vyana. Esse sono i diversi processi e le manife-stazioni dell’unico vayu, proprio come le varie membra di un uomo fanno parte di un unico corpo.
L’assorbimento pranico avviene maggiormente nella regione tora-cica ed è la funzione di prana vayu. L’eliminazione avviene in gran parte attraverso gli organi urinari, escretori e riproduttivi ed è alimentata da apana. Nello spazio fra prana e apana, nella regione dello stomaco, c’è l’area dell’assimilazione, che è la funzione di samana. Il movimento nella gola e le espressioni facciali sono dovuti a udana. La circolazione è alimentata da vyana, che pervade tutto il corpo.
Tutti i processi che influenzano l’assorbimento o il movimento verso l’interno della forza cosmica sottile sono dovuti a prana. Quelli che coinvolgono l’eliminazione o il movimento verso l’esterno sono dovuti ad apana. L’assimilazione, il mantenimento e la continuazione sono la funzione di samana. L’ascesa e la raffinazione sono la funzione di udana e la diffusione è la proprietà di vyana. Queste azioni avvengono nei vari ambiti di esistenza. Il vayu, comunque, riguarda specificamente il corpo pranico o pranamaya kosha.
Nelle Upanishad, prana vayu è anche chiamato “il respiro all’interno”, apana “il respiro all’esterno”, samana “il respiro di mez-zo” e udana “il respiro in alto”. Prana vayu è l’inspirazione, apana l’espirazione, samana il tempo fra inspirazione ed espirazione e udana l’estensione di samana. Secondo la Maitri Upanishad (11:6) “Samana è la forma superiore di vyana e fra di essi c’è la produzione di udana. Quello che trasporta in alto o in basso ciò che è stato bevuto o mangiato è udana”.
Da un punto di vista yogico il vayu più importante è samana. Esso è correlato a sushumna nadi. Prana vayu è correlato a ida, apana a pingala e l’ascesa di kundalini a udana. Samana vayu deve essere svi-luppato. Ciò avviene sospendendo apana e prana entro la regione di samana. Tutti i vayu sono interdipendenti e interconnessi. Nella Chandogya Upanishad si chiede: “Su che cosa tu (corpo e sensi) e te stesso (l’anima) vi sostenete? Su prana. Su che cosa si sostiene prana? Su apana. Su che cosa si sostiene apana? Su vyana. Su che cosa si sostiene vyana? Su samana”.
A causa di questi cinque movimenti principali, se ne producono cinque supplementari o upaprana. Questi sono noti come kurma, che stimola il battito delle palpebre, krikara, che genera fame, sete, starnuto e tosse, devadatta, che induce sonno e sbadiglio, naga, che causa singhiozzo e rutto, e dhananjaya, che permane immediatamente dopo la morte.
Dal momento del concepimento fino ai quattro mesi, il feto sopravvive soltanto con il prana della madre. È come un tumore nel corpo della madre. Dopo quattro mesi si dice che il prana entri nel feto e che cominci la vita individuale. Appena i prana individuali cominciano a muoversi, le funzioni del corpo dell’individuo diventano attive. Tuttavia, il bambino è indipendente solo una volta nato e quando comincia a respirare.
Nel momento in cui il prana lascia completamente il corpo, la co-scienza si distacca, perché prana e coscienza sono i due poli dell’unica origine, il Sé. La Prashnopanishad dice: “Questo prana nasce dal Sé. Proprio come l’ombra ci può essere quando c’è un uomo, così questo prana è fisso nel Sé…”. (3.3) Nel momento della morte, quando il respiro si ferma e il prana se ne va, la forza magnetica che teneva insieme il corpo si deteriora e, insieme ad essa, anche il corpo. Perciò nella Brihadaranyaka Upanishad il respiro e il prana sono paragonati a un filo: “In verità dal soffio, come da un filo, questo mondo, l’altro mondo e tutti gli esseri sono tenuti insieme. Perciò si dice che, quando un individuo muore, le sue membra si sono allentate perché erano tenute insieme dal soffio, come un filo”.
Quando il prana lascia il corpo, non c’è più forza che lo animi. Fin quando è mantenuto il prana, il corpo non muore. La vita è generata con l’inspirazione e, con l’espirazione, c’è una perdita di prana. Quando si trattiene il respiro, il prana non esce e non entra, diventa stabile.
Il prana è la base della vita e si può controllare direttamente attra-verso il respiro. Gli yogi che vanno sotto terra per giorni di seguito in posti in cui l’aria non può penetrare, fermano completamente il respiro. Questi yogi si concentrano sul prana come un punto di luce nel centro fra le sopracciglia. Quando la loro coscienza è completamente assorbita in quella luce, il respiro si ferma automaticamente. Il prana rimane sempre nel corpo, ma non c’è il processo respiratorio. Non c’è assorbimento di prana, né eliminazione, né la funzione di prana e di apana; c’è solo quella di vyana. Le funzioni corporee sono sospese fino a quando la coscienza rimane assorbita nel punto di luce. È uno stato di animazione sospesa. Nel momento in cui la consapevolezza inizia a ritornare al corpo fisico, comincia il respiro e lo yogi deve uscire. Mediante il respiro, il prana e la coscienza sono sostanzialmente legati; si possono separare con metodi scientifici che cominciano con la tecnica yogica di apprendimento della ritenzione del respiro.
Il prana è la manifestazione tangibile del Sé superiore. L’hatha yo-ga utilizza il prana come chiave per espandere la consapevolezza della coscienza e realizzare il Sé. Alcuni sistemi di yoga si prefiggono la realizzazione del Sé purificando e concentrando la mente, altri purificando e canalizzando le emozioni e alcuni purificando l’intelletto e sviluppando la saggezza. Esistono tanti modi per invertire la direzione della forza vitale dai centri inferiori a quelli superiori. L’hatha yoga ci riesce con mezzi che sono molto pratici per tutti: attraverso il corpo fisico e lavorando direttamente sui movimenti pranici.

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Il soffio vitale non passa nel canale centrale perché le nadi sono piene di impurità. Così, come può sorgere lo stato di unmani e come può verificarsi la perfezione o siddhi?

Se la nostra percezione fosse finemente sintonizzata sul corpo pranico, vedremmo un corpo di luce in cui ci sono migliaia di strutture sottili, simili a fili elettrici, che conducono shakti. Queste strutture simili a fili elettrici sono le nadi. Nadi è un flusso di energia. Lo Shiva Samhita afferma che complessivamente ci sono 350.000 nadi nel corpo; il Prapanchasara Tantra dice che sono 300.000 e il Goraksha Satarka che sono72.000. Ci sono migliaia di migliaia di nadi nella sovrastruttura del corpo materiale che distribuiscono coscienza e prana a ogni atomo. Tuttavia, come asserito qui e nel Gheranda Samhita, “quando le nadi sono piene d’impurità, vayu non ci entra”.
Che cosa sono queste impurità? Sono scorie e residui di un modo di vivere e di desideri sensuali. Come il grasso in eccesso si accumula intorno ai vasi sanguigni e può alla fine ostruire il flusso di sangue, allo stesso modo anche a livello pranico c’è un accumulo di scorie. Con l’accumularsi di materiale di scarto, diminuisce la capacità del corpo di far circolare l’energia. Il corpo diventa letargico, il livello di energia diminuisce e sono ostacolate l’attivazione dei chakra e le funzioni superiori del cervello.
Supponiamo che abbiate una bottiglia di plastica da un litro e al suo interno alcune zone siano ricoperte di cemento; supponiamo che proviate a riempirla con un litro di acido nitrico: succederanno due cose. Una, tutto il litro di acido nitrico non entrerà; due, la plastica si scioglierà. Similmente, se la kundalini shakti si libera quando le nadi sono bloccate e deboli, non riuscirete a gestire l’esperienza. Perciò, tutto il corpo e la rete delle nadi devono essere purificati e i canali energetici rinforzati.
Il corpo pranico è il legame che media fra il corpo fisico e la mente. Perciò si può avvicinare da entrambi i lati. È più facile, comunque, controllare e purificare il corpo pranico attraverso il corpo fisico. Rafforzando il sistema nervoso simpatico e parasimpatico le nadi ida e pingala sono direttamente influenzate e, sviluppando il sistema nervoso centrale, si attiva sushumna. Perciò, le pratiche più importanti dell’hatha yoga sono quelle che risvegliano il sistema nervoso centrale e sushumna.